Ci risiamo. Qualche tempo fa avevamo sollevato il problema dell’autonomia negata all’interno del CNR e del conflitto di interessi. Oggi siamo alle solite: per quanto è dato sapere, il consiglio di amministrazione dell’ente continua a nominare, nelle commissioni per la selezione dei direttori dei propri istituti di ricerca, commissari esterni senza una qualificazione certificata, ignari della realtà del CNR ed in conflitto di interessi.

I casi più recenti riguardano l’Istituto di ricerca sulla crescita economica sostenibile (IRCrES) e l’Istituto di studi sui sistemi regionali federali e sulle autonomie “Massimo Severo Giannini” (ISSiRFA).

Nel caso dell’IRCrES la terna dei commissari è composta da un docente italiano, da uno che insegna in Francia e da un funzionario della Confindustria. Nella composizione della commissione si nota subito che non è rispettata la rappresentanza di genere. Si nota inoltre che, mentre due membri sono “certificati” nelle loro competenze in quanto docenti universitari, il terzo è un funzionario della Confindustria di cui non si conoscono i titoli scientifici ed accademici (l’idoneità scientifica a far parte della commissione è stata decretata inappropriatamente dal consiglio di amministrazione del CNR, organo amministrativo, non scientifico). Appare peraltro del tutto anomalo che, con tutti gli economisti di cui dispone il nostro paese, se ne sia scelto uno proveniente da oltralpe; e la scelta ha il sapore di uno stantìo provincialismo superato con il dl. 90/2014, poi convertito in legge, che elimina la figura del “commissario OCSE nell’Abilitazione scientifica nazionale, figura aspramente contestata nella prima tornata del processo abilitativo. L’aspetto forse più inaccettabile è che tra i commissari non figuri alcun ricercatore del CNR. A tale proposito giova riportare quanto detto in un precedente articolo, allorché venivano formate le analoghe commissioni per una serie di istituti di ricerca del CNR.

Le  Commissioni esaminatrici hanno il compito di selezionare tra i candidati una terna di soggetti idonei a dirigere gli Istituti; successivamente il  Consiglio di amministrazione dell’ente, organo amministrativo, effettua la scelta e procede alla nomina. Nel caso in questione, in 47 casi su 48 i membri delle Commissioni sono eminenti scienziati esterni al CNR che non hanno, per definizione, le competenze per verificare se il profilo scientifico dei candidati si attaglia ai progetti, alla struttura ed alla storia degli Istituti, né hanno le  competenze per valutarne le capacità manageriali necessarie per gestire uno specifico organo del CNR. Tali competenze sarebbero dovute essere introdotte nelle Commissioni nominando ricercatori dell’ente (non dimentichiamo che i dirigenti di ricerca del CNR sono non soltanto valenti scienziati, ma che hanno una professionalità specifica di direzione di progetti e strutture scientifiche). Le affermazioni fatte sopra trovano conferma nei colloqui dei candidati alla direzione di un Dipartimento del CNR, a cui ho avuto modo di assistere alcuni mesi fa. I tre commissari,  docenti universitari esterni all’ente, hanno posto ai candidati questioni relative alla gestione del Dipartimento: le domande mettevano in luce una crassa ignoranza della realtà del CNR, come pure era evidente l’incapacità dei commissari di valutare le risposte (talvolta cervellotiche ma accettate senza batter ciglio!).

Inoltre,

Uno dei motivi addotti al massiccio ricorso ad esperti esterni nelle Commissioni (è fuori discussione che il CNR ha bisogno di competenze esterne) è il presunto conflitto di interessi dei ricercatori, mentre gli esterni sarebbero “indipendenti” e quindi garantirebbero un sereno giudizio. Niente di più erroneo. In primis non si capisce perché nel caso dell’università, in cui le cariche sono elettive tra i “pari”, non vale il conflitto di interessi – lo stesso vale per l’INFN. In secundis, tra i commissari sono ben visibili cordate universitarie che hanno il chiaro interesse a determinare i destini degli Istituti del CNR, che spesso vengono utilizzati come strutture tecniche e per posizionarvi propri membri. In tertium, conflitti di interessi sono ben visibili nel nostro caso: per esempio un membro di Commissione è stato chiamato a svolgere una funzione dirigenziale al MIUR e la vigilanza ministeriale è incompatibile con l’autonomia dell’ente. In quartiis, pur apprezzando la disponibilità del membri delle Commissioni a contribuire al bene della scienza e del paese, andrebbe chiarito qual è il motivo per cui stimati e indaffarati professionisti (che costano ai propri datori di lavoro centinaia di euro al giorno e che in non pochi casi svolgono attività professionale retribuita) si rendono disponibili a dedicare al compito assegnato giornate di lavoro, a spostarsi dalla propria sede, a rischiare di essere coinvolti nei ricorsi dei candidati, senza ricevere alcun compenso economico.

Passiamo all’ISSiRFA. La commissione incaricata di individuare la terna degli idonei è composta da due professori universitari e dal capo di gabinetto del ministro degli Affari regionali. Ancora una volta nessun ricercatore del CNR ed un membro non in possesso delle credenziali scientifiche “certificate”. In questo caso si appalesano alcuni conflitti di interessi effettivi o potenziali. Primo: l’ufficio del ministro degli Affari regionali è uno dei “clienti” dell’Istituto, per cui affidare la scelta del suo direttore ad un “committente” (in alcuni casi pagante) pregiudica la libertà di ricerca dei ricercatori. Il secondo conflitto di interessi riguarda il presidente della commissione. Si tratta dell’ex direttore dell’ISSiRFA. Buona norma avrebbe suggerito di evitare di coinvolgerlo in quanto, inesorabilmente, è portato a giudicare in base ai suoi successi ed ai suoi insuccessi, perpetuando una linea d’azione tendenzialmente conservatrice. Ma c’è di più: l’attuale direttore dell’ISSiRFA verosimilmente riproporrà la propria candidatura per un secondo mandato. Il punto è che l’attuale direttore è allievo del presidente della commissione giudicatrice: potrà dunque questi dire che il suo allievo non è idoneo? No, sarebbe come chiedere all’oste se il vino è buono.

Sarebbe dunque opportuno che il consiglio di amministrazione del CNR, come direbbero gli inglesi, “go back to the drawing board”, e formasse commissioni rispettose della dignità dei ricercatori del CNR e che non siano affette da conflitti di interesse; ciò anche per evitare contenziosi simili a quelli dell’Abilitazione scientifica nazionale.

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