Il 12 dicembre 2016, mentre il nuovo governo si apprestava al giuramento, la ministra Giannini ha firmato il suo ultimo decreto che istituisce le lauree professionalizzanti. Le lauree professionalizzanti sono lauree triennali (di serie B) a numero chiuso, sviluppate “mediante convenzione con imprese qualificate, ovvero loro associazioni, o ordini professionali”, e che prevedono un intero anno di tirocinio curriculare.  Secondo IlSole24Ore già a marzo il presidente della CRUI ne aveva promesso l’istituzione al Consiglio nazionale dei periti industriali. Le lauree professionalizzanti sono soprattutto una ghiotta occasione per le “imprese qualificate” e per gli studi professionali di avere a disposizione per un intero anno, intere classi di studenti da impiegare, verosimilmente a titolo gratuito, in cambio della certificazione delle competenze acquisite. Le associazioni studentesche giudicano il provvedimento di una “gravità inaudita” e ne chiedono il ritiro alla nuova Ministra Fedeli. Si tratta della prima occasione per verificare la discontinuità nella conduzione del MIUR: eliminare gli effetti dell’ultimo colpo di coda della Ministra Giannini. Visto che ci siamo, suggeriamo alla nuova Ministra di intervenire anche sugli altri colpi di coda inferti all’università dalla legge di stabilità, e voluti dagli economisti  della cabina di regia di Renzi: Cattedre Natta e tornei dipartimentali. Su questo inizieremo a verificare se la Ministra ha intenzione di ricominciare ad ascoltare chi nell’università studia e lavora.

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Il 12 dicembre 2016, mentre il nuovo governo si apprestava al giuramento di fronte al Presidente Mattarella, la ministra Giannini ha firmato il suo ultimo Decreto Ministeriale 987/2016 “Autovalutazione, Valutazione, Accreditamento iniziale e periodico delle sedi e dei corsi di studio”.colpo-coda-giannini

 

Un decreto all’apparenza tecnico e di ordinaria amministrazione, necessario per far partire le attività per l’offerta didattica 2017/2018. Dove all’articolo 8 si introducono le lauree professionalizzanti, che, già da marzo secondo IlSole24Ore erano state “promesse” dal presidente della CRUI Gaetano Manfredi al Consiglio nazionale dei periti industriali e dei periti industriali laureati, confortato altresì dal parere della Consulente tecnica del MIUR Mila Spicola, attualmente esperta ANVUR per le “attività di supporto … in materia di valutazione della didattica dei corsi concernenti l’accesso alle professioni regolate”.

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Cosa sono le lauree professionalizzanti? Sono lauree triennali sviluppate “mediante convenzione con imprese qualificate [chissà cosa significa? Una classifica ANVUR che accrediterà le imprese?], ovvero loro associazioni, o ordini professionali [che si fregavano le mani da tempo, vedi per esempio qui e qui, e che avevano anche predisposto approfonditi studi], a numero chiuso, e che prevedono un intero anno di tirocinio curriculare, “anche con riferimento ad attività di base e caratterizzanti”.

Per avere l’accreditamento, queste nuove lauree dovranno dimostrare che almeno l’80% dei laureati ha trovato un lavoro ad un anno dal titolo di studio. Chissà chi certificherà quell’80% e sulla base di quali dati. Verosimilmente ANVUR che grazie a diverse convenzioni sta attirando nella sua orbita la (forse non più così indipendente) Alma Laurea.

A prima vista proprio un bel pasticcio. Gli atenei potranno quindi affiancare a corsi di laurea triennali “tradizionali”, nella stessa classe di laurea, corsi di studio professionalizzanti. In cosa si differenzieranno? Per il fatto che gli studenti dei corsi professionalizzanti saranno scoraggiati fin da subito a pensare di poter proseguire gli studi, altrimenti il fatidico 80% di occupazione ad un anno non si raggiungerà. Qui potete leggere le rassicurazioni della CRUI. A noi pare che le lauree professionalizzanti siano una ghiotta occasione per le “imprese qualificate” e gli studi professionali che avranno a disposizione per un intero anno, intere classi di studenti da impiegare, verosimilmente a titolo gratuito, in cambio della certificazione delle competenze acquisite a fine anno.

Il provvedimento è stato commentato solo dagli studenti. Elisa Marchetti, coordinatrice nazionale dell’Unione degli Universitari, ha dichiarato a corriereuniv.it

È un atto di una gravità inaudita, l’ultimo colpo di coda di un Ministro che si è sempre rivelato sordo e incapace di ascoltare le istanze che arrivavano da tutta la comunità accademica. … È la dimostrazione di come il precedente Governo non abbia saputo cogliere la sconfitta elettorale e anzi abbia continuato con un atteggiamento arrogante. La prima cosa che chiediamo al nuovo Ministro Fedeli è il ritiro del DM 987 e l’apertura di un tavolo su questi temi, già richiesto dal Consiglio Nazionale Studenti Universitari che nell’ultima seduta ha approvato all’unanimità la nostra mozione.

Ricominciare ad ascoltare chi nell’università lavora e studia. La sfida degli studenti è un bel banco di prova per la nuova ministra non-laureata, per segnalare la discontinuità rispetto alla disastrosa gestione degli ultimi tre ministri laureati e soprattutto ex-rettori. E, visto che ci siamo, ricordiamo alla nuova ministra che sarebbe il caso di segnalare una discontinuità sui temi universitari anche rispetto alle follie tecnocratiche (ludi dipartimentali e cattedre Natta) proposte dalla cabina di regia dei “bravi professori” (così li chiama Repubblica) di cui si era circondato Renzi a Palazzo Chigi, e che (fortunatamente) hanno fatto le valigie con lui.

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14 Commenti

  1. La collega Giannini era già di per sé improponibile come docente, poi come Rettore e quindi come Ministro: ha sempre fatto danni, in qualsiasi ruolo ricoprisse e ovunque si trovasse. Di cosa ci sorprendiamo, dei suoi colpi di coda? io mi sarei sorpreso altrimenti…. Siamo sempre lì, a sperare che chiunque venga non faccia peggio del suo predecessore!

  2. Non capisco, ho un grave problema lessicale (conseguentemente semantico): ma le triennali ‘normali’, generalizzate a partire per quel che ricordo dai corsi bi o triennali (di tipo ingegneristico o altro) che si concludevano con un esame di diploma, non erano state concepite proprio per essere professionalizzanti? Ho visto ad es. che nei corsi di studio di lingue straniere ci si scervella(va) per far sembrare professionalizzante un corso triennale che non lo poteva essere se non altro per il livello non eccelso della competenza linguistica. Anziché dire allo studente che con la triennale “hai raggiunto un livello medio (e dunque rimanda i festeggiamenti con coroncine ecc.) e puoi quindi proseguire con la biennale che ti assicura un buon livello da dove poter iniziare la tua professione (se hai la fortuna di poter iniziarla)”, si sosteneva – in base a non so che (articolo di legge, forse?) – che la triennale doveva assicurare una professione. E quindi, perché tutti questi giochetti italici con la stupidaggine dell’80%? per riconoscere implicitamente che la triennale ‘normale’ non può professionalizzare, almeno non sempre? E allora a cosa serve?

  3. Veramente quella norma sulla lauree professionalizzanti, più che da un colpo di coda della Giannini nasce da un lungo e meditato dibattito all’interno della CRUI sull’opportunità di introdurre in Italia un percorso universitario professionalizzante simile a quello che esistente da tempo in altri paesi europei ed è ritenuto alla base del più elevato numero di laureati in quei paesi. Valga l’esempio della Germania in testa, dove esiste il modello delle Fachhocschulen con 880mila iscritti a fronte di
    1,6 milioni di studenti delle università a fronte dell’Italia in cui si contano 1,7 milioni universitari e null’altro. O l’esempio degli IUT francesi con numeri simili.
    Inoltre, sempre per restare sul tono dell’articolo, non capisco come si possa essere per principio contrari ad un più stretto collegamento tra formazione e mondo del lavoro.
    Sarà la vecchia tradizione accademica italiana in cui i corsi di studio sono progettati non sulla base della domanda di lavoro ma sull’offerta di docenza??
    O la peggiore cultura vetero-sindacalista rimasta ormai ai perduti anni settanta??
    Poi non stupiamoci che le percentuali di laureati di quei paesi sono il doppio che in Italia e i tassi di occupazione la metà o anche meno..
    Si potrebbe sempre suggerire alla nuova ministra, sindacalista del comparto tessile, di emanare un nuovo decreto per far assumere tutti gli studenti alle imprese e agli studi professionali in cui svolgono il tirocinio! E magari di equiparare i diplomi in lauree così non devono nemmeno sforzarsi di completare gli studi..

    • A dire il vero il problema qui sollevato non è quello dei corsi professionalizzanti né quello dei collegamenti con il mondo del lavoro che vanno benissimo. Provi a rileggere, la questione è un poco più complicata.

    • Invece di pensare alla cultura vetero sindacale degli anni ’70, forse sarebbe il caso di leggere con attenzione ciò che c’è scritto nel post. E soprattutto nel DM.

  4. C’è una corsa da parte di alcuni Atenei per attivare queste Lauree “Professionalizzanti”. In particolare, corsi di LP in “Ingegneria XXXX”. Ma è possibile chiamare “ingegneri” questi laureati? Fino ad oggi abbiamo scherzato nel pretendere per un ingegnere una preparazione di base, una maturazione tecnico scientifica, un approfondimento disciplinare specialistico. Prima da 5 a 3 anni, con le triennali, ora da 3 a 2 anni, con le LP (1 anno intero è di tirocinio). Mi appello agli “ingegneri” di Roars per un riscontro di opinioni.

  5. Non sono lauree, il loro livello isced 2011 e’ 5 che corrisponde ad un eqf level uguale a 5.
    Il livello eqf ed isced 2011 della laurea italiana e’ 6.
    Per questo motivo , sarebbe più’ corretto chiamarli diplomi universitari non equiparabili al bachelor italiano.
    No bachelor no titolo dottore.
    No bachelor no competenze sufficienti per titolo ingegnere sezione b