Il parere del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari sulle lauree professionalizzanti aiuta a capire cosa potrebbe esserci dietro la bufala di Gaetano Manfredi di qualche giorno fa. Alla luce degli sviluppi, l’approssimativa inchiesta di Repubblica sul fallimento del “3+2”, che ha fatto arrabbiare anche il CUN, profuma sempre più di articolo su commissione (nel 2014 l’input ricevuto doveva essere stato di segno contrario, se il medesimo giornalista aveva sfidato le leggi della logica – “più laureati che matricole” – pur di celebrare il trionfo del 3+2). A cosa serviva sparare sul “3+2”? Semplice: a tirare la volata alle lauree professionalizzanti, fortemente volute dalla CRUI e, soprattutto dal Presidente della Crui, Manfredi. Il quale, meno preparato del suo predecessore Paleari – uno che i numeri dell’università li conosceva –  non riesce a fare di meglio che sparare una percentuale inventata per sostenere che il “3” è poco più che una tappa per la laurea magistrale. Non ha miglior fortuna il Documento di indirizzo della Cabina di regia per il coordinamento di ITS e lauree professionalizzanti, di cui fa parte anche Manfredi. «Fortemente incompleto e privo degli elementi essenziali utili a descrivere le modalità attraverso cui si declineranno i suddetti percorsi» è scritto nel parere (che pubblichiamo di seguito) approvato all’unanimità dal CNSU. Il quale, pur rimando disponibile a discutere l’introduzione di nuovi percorsi di laurea professionalizzanti, «chiede di modificare sostanzialmente il D.M. 987/2016, al fine di ridefinire in maniera completa e all’interno di un quadro normativo certo, la struttura di questi nuovi percorsi formativi». Insomma, su un tema importante per il futuro dei giovani e del paese, invece di affidarsi ad analisi serie e condivise, si naviga a vista, alternando  lobbying e sociologia à la carte, non senza qualche fake number a mo’ di guarnizione. E, come nella favola di Andersen, sono i più giovani i primi ad accorgersene e, soprattutto, a dirlo.

Per approfondire:

 

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Sintesi del Parere a cura dell’UDU

Ieri in IX adunanza il #CNSU ha approvato all’unanimità il parere relativo al documento di indirizzo prodotto dalla Cabina di Regia nazionale istituita dal MIUR sulle #LaureeProfessionalizzanti: goo.gl/2yyLuH

Il parere formulato è molto critico: il documento di indirizzo è purtroppo fortemente incompleto e privo degli elementi essenziali, in particolare manca l’indicazione di quali dovranno essere gli strumenti da utilizzare per raggiungere gli obiettivi elencati nello stesso documento.
Il documento non risponde alla maggior parte delle questioni specifiche sollevate dal CNSU stesso: ritorna, ad esempio, l’esigenza non risolta di definire il profilo formativo e di evitare del tutto inutili sovrapposizioni rispetto ai vari percorsi professionali che già esistono.

Alla luce dell’obiettivo che lo stesso documento di indirizzo si pone, cioè di incrementare complessivamente il numero di persone tra i 20 e i 34 anni in possesso di un diploma di istruzione terziaria o equivalente e sostenere la formazione continua dei lavoratori, ribadiamo la nostra forte preoccupazione rispetto ad un modello che limiti l’accesso esclusivamente a 50 studenti per corso.

Saranno percorsi abilitanti, aspetto che avevamo richiesto e che abbiamo accolto con favore. Tuttavia è grave l’assenza di una proposta chiara sul tipo di rapporti che dovranno intercorrere tra università e imprese o pubblica amministrazione nella definizione dei programmi didattici delle LP. Serve tutelare l’attività di tirocinio che dovranno svolgere gli studenti iscritti: va assicurato un rimborso proporzionato all’attività svolta e ai costi sostenuti per poterlo svolgere; serve riconoscere il diritto a concordare con imprese, ordini professionali, enti ospitanti, l’orario del tirocinio, il diritto a ore/giorni di permesso anche in caso di maternità/paternità e il diritto all’assicurazione sanitaria.

Come CNSU, stante la disponibilità a discutere l’introduzione di nuovi percorsi di laurea professionalizzanti, chiediamo di modificare sostanzialmente il D.M. 987/2016, al fine di ridefinire in maniera completa e all’interno di un quadro normativo certo, la struttura di questi nuovi corsi.

Parere CNSU in pdf: PARERE PROFESSIONALIZZANTI

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Roma, 8 settembre 2017
Alla cortese attenzione dell’On. Ministro Valeria Fedeli Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
e p.c. Al Capo Dipartimento prof. Marco Mancini Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Al Direttore Generale dott.ssa Maria Letizia Melina Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
LORO SEDI OGGETTO: PARERE SUL DOCUMENTO DI INDIRIZZO ELABORATO DALLA CABINA
DI REGIA RELATIVO ALLE LAUREE PROFESSIONALIZZANTI Adunanza n. 9 dell’8 settembre 2017
IL CONSIGLIO NAZIONALE DEGLI STUDENTI UNIVERSITARI

VISTO il documento di indirizzo pervenuto in data 4 agosto 2017 e formulato dalla Cabina di Regia alla luce dell’audizione svoltasi il 12 aprile 2017 nel merito del nuovo percorso sulle Lauree Professionalizzanti;
CONSIDERATO che durante l’audizione svoltasi il 12 aprile 2017 era stato garantito che se ne sarebbe svolta una seconda nel mese di giugno o comunque prima dell’estate, per realizzare un confronto più specifico grazie al documento di sintesi che avrebbe dovuto formulare la Cabina di Regia;
1 CONSIDERATO che il suddetto documento è giunto con grande ritardo e non ha permesso lo svolgersi di un secondo momento di confronto vero e proprio;
RICHIAMATA la mozione approvata all’unanimità dal CNSU in data 12 e 13 dicembre 2016 in III adunanza;
RICHIAMATA la mozione approvata all’unanimità dal CNSU in data 9 e 10 marzo 2017 in V adunanza con cui si chiedeva l’integrazione della componente studentesca nella Cabina di Regia; mozione successiva alla richiesta formalmente scritta congiuntamente dai Presidenti CNSU e CUN.

ESPRIME ALL’UNANIMITÀ IL SEGUENTE PARERE

Il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari ritiene che il documento di indirizzo formulato dalla Cabina di Regia sulle Lauree Professionalizzanti, risulti purtroppo fortemente incompleto e privo degli elementi essenziali utili a descrivere le modalità attraverso cui si declineranno i suddetti percorsi, in particolare quali dovranno essere gli strumenti da utilizzare per raggiungere gli obiettivi elencati nel documento di indirizzo.
Sin da subito l’introduzione di questo nuovo percorso di studio ha acceso un forte e importante dibattito pubblico, che non ha condizionato solo le discussioni interne agli organi istituzionali: le modalità con cui questi nuovi percorsi stavano per essere introdotti nel silenzio generale hanno spinto lo stesso CNSU a richiederne l’immediata sospensione per avviare un confronto preliminare e necessario, nell’interesse soprattutto degli studenti futuri fruitori.
Il documento nella sua formulazione non sembra rispondere alla maggior parte delle questioni specifiche sollevate dal CNSU stesso, anche in sede di audizione, poiché non entra nel merito di come questi nuovi corsi debbano strutturarsi.
Per quanto concerne i punti 1, 2 e 3.1, si ritiene incompleta l’analisi che addebita i bassi livelli di occupazione giovanile, l’esiguo tasso di passaggio dal livello di istruzione secondaria all’Università e il ridotto numero di iscritti e laureati alla scarsa presenza di percorsi brevi e immediatamente professionalizzanti nel nostro Paese. In particolare, nel testo si analizzano i dati sopracitati e il posizionamento dell’Italia tra i Paesi OCSE e in Europa rispetto a tali parametri, ma si omette del tutto di analizzare la spesa in istruzione del nostro Paese a confronto con quelli OCSE e in Europa, così come si trascura totalmente il confronto tra il nostro sistema del diritto allo studio e quelli europei. Per questo sarebbe semplicistico pensare che le LP possano figurare come l’unica possibile soluzione ai fenomeni presi in esame.
Per quel che concerne il punto 3.2 il documento di indirizzo fa riferimento al modello di università delle scienze applicate inesistente nel panorama italiano, rischiando così di risultare fuorviante. Inoltre al punto 3.4 si considera l’esempio di Paesi europei come Francia e Germania che hanno sistemi di istruzione evidentemente diversi da quello italiano – ad esempio in Francia i corsi biennali sono di completamento diretto degli anni di istituto tecnico della analoga secondaria superiore – volendo sottolineare l’assenza di un percorso formativo terziario con orientamento professionalizzante nel nostro Paese.
Nell’intenzione di contestualizzare nel panorama europeo l’introduzione delle LP in Italia, servirebbe invece considerare anche la condizione dei sistemi universitari di partenza. In questo contesto dei corsi di laurea con orientamento professionalizzante sono uno degli strumenti possibili per colmare la mancanza di uno specifico percorso di formazione ritenuto assente nel panorama universitario italiano. D’altra parte nel documento non vengono definite quali siano effettivamente le suddette mancanze nè le finalità e gli indirizzi delle Lauree Professionalizzanti che finora hanno contraddistinto tutta la discussione in materia. Ritorna l’esigenza non risolta di definire il profilo formativo e di evitare del tutto inutili sovrapposizioni rispetto ai vari percorsi professionali esistenti.
Inoltre allo scopo di articolare un sistema organico di formazione terziaria, il CNSU ritene fondamentale partire da un’analisi approfondita del fabbisogno formativo e delle necessità didattiche per soddisfare gli obiettivi formativi da individuare.
Si ritiene, infatti, che la principale differenza con gli altri sistemi di formazione terziaria professionalizzante europei sia rappresentata dalla scarsa efficacia della programmazione e dall’assenza di un disegno organico sulla filiera formativa terziaria (basti pensare che l’OF degli ITS è stata elaborata in maniera totalmente disgiunta dalle contrattazioni nazionali e ad oggi i CCNL non sono aggiornati rispetto ai Diplomi Tecnici Professionali).
Si ritiene che manchi una ricognizione da parte del MIUR sulle “nuove professioni”, come definito al punto 4.2 del documento. Definire un modello unico di LP, in assenza di un disegno organico da parte del MIUR sul fabbisogno formativo, giungerebbe a soluzioni insoddisfacenti o incoerenti.
Nelle linee guida riportate nel documento in oggetto, in particolare nei capitoli 4, 5 e 6, è necessaria un’analisi più approfondita e servono proposte attuative chiare. Inoltre non vengono risolte le problematiche già evidenziate da questo organo presenti nel D.M. 987 del 12 dicembre 2016.
Alla luce dell’obiettivo che lo stesso documento di indirizzo si pone, cioè di incrementare complessivamente il numero di persone tra i 20 e i 34 anni in possesso di un diploma di istruzione terziaria o equivalente e sostenere la formazione continua dei lavoratori, il Consiglio ribadisce la sua preoccupazione rispetto ad un modello che limiti l’accesso esclusivamente a 50 studenti per corso.
Si ritiene che le Università debbano garantire una piena e completa formazione a coloro che si iscriveranno secondo i termini indicati dalla Cabina di Regia, in particolare relativamente alle esperienze di tirocinio delle quali è necessario garantirne la qualità. Parallelamente al sussistere e alla verifica di queste condizioni, il Consiglio auspica che la possibilità di frequentare questi percorsi sia garantita a tutti gli studenti interessati.
Questo Consiglio accoglie con favore la volontà di rendere questi percorsi abilitanti, come richiesto da questo organo nelle precedenti adunanze e in sede di audizione; si ritiene altresì apprezzabile l’impegno a rafforzare i percorsi di orientamento, attraverso l’utilizzo dei finanziamenti promossi nella Legge di Bilancio 2017, anche se anche per questo aspetto non vengono chiarite le modalità attraverso cui l’orientamento verrà declinato.
Il Consiglio ritiene grave l’assenza di una proposta chiara sul tipo di rapporti che dovranno intercorrere tra università e imprese o pubblica amministrazione nella definizione dei programmi didattici delle LP, facendo venir meno il valore generale del percorso di studio. Dunque si ritiene necessaria una programmazione nazionale dell’offerta formativa professionalizzante complessiva e completa evitando così di lasciare piena autonomia ad accordi con imprese e ordini.
In merito all’attività di tirocinio da svolgere presso le imprese, associazioni, ordini professionali, pubbliche amministrazioni di cui al comma 1 dell’art. 8 del D.M. 987, questo Consiglio ritiene che il numero di CFU relativi al tirocinio debba essere adeguato al raggiungimento degli obiettivi formativi del percorso e ribadisce la necessità di definire un apparato di tutele e garanzie per gli studenti nello svolgimento dell’attività in questione. Manca nel documento una definizione della struttura di questi tirocini, che dovrebbero risultare utili e formativi per lo studente, sia nell’ottica del prosieguo del percorso formativo che per l’inserimento nel mondo del lavoro.
Dovrebbe essere assicurato un rimborso proporzionato all’attività svolta e ai costi sostenuti per poterlo svolgere. Si dovrebbero riconoscere anche il diritto a concordare con imprese, ordini professionali, enti ospitanti, l’orario del tirocinio, in modo che sia corrispondente al carico di CFU che viene riconosciuto oltreché conciliabile con gli orari delle altre attività didattiche del corso, il diritto a ore/giorni di permesso da poter concordare con imprese, aziende, enti ospitanti, il diritto a ore/giorni di permesso in caso di maternità/paternità, il diritto all’assicurazione sanitaria.
In conclusione, il CNSU stante la disponibilità a discutere l’introduzione di nuovi percorsi di laurea professionalizzanti, chiede di modificare sostanzialmente il D.M. 987/2016, al fine di ridefinire in maniera completa e all’interno di un quadro normativo certo, la struttura di questi nuovi percorsi formativi.

Il Presidente Anna Azzalin

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7 Commenti



  1. ___________
    Anche il Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati boccia il documento della Cabina di regia. Degno di nota che nel loro comunicato stampa stigmatizzino il ricorso alle fake news da parte della Cabina di regia che nel punto 6 del suo documento richiama la “necessità di adeguarsi alle raccomandazioni europee circa l’accesso alle professioni ordinistiche”, raccomandazioni che, secondo gli Agrotecnici, sono inesistenti (nel loro Parere dedicano tre pagine a “L’equivoco delle (inesistenti) raccomandazioni europee sull’accesso agli ordini professionali”). Nel parere,sulla base dei Dati AlmaLaurea stroncano anche l’analisi del documento della Cabina di regia sull’efficacia delle lauree triennali ai fini dell’occupabilità dei laureati.
    Se si deve giudicare dalle forzature (DM adottato fuori tempo massimo dalla Ministra Giannini), dalle spinte (Repubblica che imbastisce un’inchiesta sul fallimento del 3+2 che aiuta a perorare l’introduzione di nuovi corsi triennali) e dalle fake news (fantasiose percentuali di laureati triennali che proseguono e conseguono il titolo magistrale, fantomatiche raccomandazioni europee), il varo di queste lauree professionalizzanti suscita diversi interrogativi sugli interessi in gioco.
    Di seguito alcuni estratti del Comunicato stampa degli agrotecnici
    =========
    Rispetto al Documento della “Cabina di Regia” il Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati si è espresso formalmente il 5 settembre 2017 in senso totalmente negativo all’istituzione delle nuove “lauree professionalizzanti”, per le seguenti ragioni:
    _______
    1. Ragioni di legittimità
    Il Decreto n. 987/2016 risulta viziato da nullità assoluta. E’ stato infatti adottato dall’ex-Ministro Stefania Giannini quando già la stessa era priva dei poteri per poterlo fare.
    […]
    2. Ragioni di merito
    • L’offerta di titoli di studio superiori (lauree e corsi post-diploma) di carattere professionalizzante è già oggi ridondante
    […]
    • […]la diretta concorrenza delle nuove “lauree professionalizzanti”, considerato il maggior appeal e la maggiore autorevolezza del mondo universitario, avrà l’effetto di drenare a favore delle nuove lauree le risorse e le disponibilità che le imprese e gli ordini professionali attualmente destinano agli ITS nonchè a prosciugarne il bacino di utenza studentesca, che solo adesso inizia a sedimentarsi, distruggendo così l’unico esempio di titolo superiore non accademico che funziona e dà occupazione.
    • Le nuove “lauree professionalizzanti”, per le loro caratteristiche (un anno di “studio” su tre è di fatto demandato al sistema delle imprese o degli ordini professionali), non possono essere inserite nell’attuale sistema di formazione universitaria, che è basato sulle Classi di laurea che hanno tutte lo stesso valore legale.
    • Pertanto le nuove “lauree professionalizzanti” […] andranno a costituire nuove Classi di laurea, scollegate dal sistema generale, con la conseguente impossibilità della prosecuzione degli studi per l’eventuale conseguimento della laurea magistrale da parte dei giovani che le frequenteranno, venendo così a determinare un sistema formativo totalmente ingessato, incapace della pur minima flessibilità […]
    • Uno degli assunti su cui il MIUR basa la necessità di costituire le nuove “lauree professionalizzanti”, e precisamente quello dell’esistenza di obblighi e raccomandazioni dell’Unione Europea che imporrebbero il possesso della laurea per accedere ad una professione ordinistica, è del tutto infondato, in quanto non esistono “raccomandazioni” ovvero Regolamenti o Direttive dell’Unione Europea in tal senso.
    _________
    http://www.agrotecnici.it/comunicati_stampa/Comunicato-Stampa-del-11-9-2017.pdf
    http://www.agrotecnici.it/laureeProfessionalizzanti/Parere_CN_5_settembre_2017.pdf

  2. Raramente si è visto un documento sottoposto a stroncature così dure (e argomentate) come quello di questa cabina di regia. In particolare, merita di essere letto il parere degli agrotecnici, che si accaniscono impietosamente, evidenziando ad una ad una falle e incongruenze, sull’orlo (e forse oltre) dell’accusa di incompetenza agli estensori:
    ________
    http://www.agrotecnici.it/laureeProfessionalizzanti/Parere_CN_5_settembre_2017.pdf).
    ________
    Eppure, i componenti della Cabina di regia non erano di secondo piano:
    ________
    “Alla cabina di regia, che si riunirà presso il Gabinetto del Miur e sarà presieduta dalla Ministra dell’Istruzione o da un Sottosegretario delegato, parteciperanno la Capo di Gabinetto del Ministero, la Capo del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione del Ministero, il Capo del Dipartimento per la formazione superiore e per la ricerca del Ministero, il Presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI) o un suo delegato, il Coordinatore della Cabina di Regia degli Istituti Tecnici Superiori (ITS).”
    http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/ministero/cs240217

    • Forse non erano di secondo piano. A me sembra che non arrivassero neanche all’ ammezzato 🙂
      Sono tutti o funzionari ministeriali o comunque prossimi al sistema universitario (a parte la domanda di sempre: perché la CRUI e non il CUN?). E non e’ che il capoverso successivo sul sito MIUR sia più tranquillizzante:
      “Ai lavori della cabina di regia parteciperanno, su richiesta dei componenti, uno o più rappresentanti della Direzione Generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione e del Dipartimento per la formazione superiore e per la ricerca. Su specifiche tematiche interverranno poi esperti del settore, rappresentanti del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari, rappresentanti del Consiglio Universitario Nazionale, rappresentanti degli Istituti Tecnici Superiori e del mondo universitario.”
      .
      Sorge spontanea la domanda: perché se un ateneo vuole partire con un nuovo corso di studi deve passare per una documentata consultazione con le parti interessate (esterni) e il MIUR/cabina di regia no? Quali parti interessate del mondo del lavoro e delle associazioni professionali sono stati sentite? Sicuramente non il Collegio Nazionale degli Agrotecnici.

    • No, gli Agrotecnici li hanno sentiti. E la risposta è stata: studiate di più prima di stilare documenti approssimativi.

  3. LA MINISTRA DELL'(D)ISTRUZIONE, NE HA COMBINATA UN’ALTRA DELLE SUE!

    Le cosidette lauree profesionalizzanti, non sono LAUREE!
    Infatti hanno un livello isced97 5B, un livello isced11 uguale a 5 ed un EQF level pari a 5.
    Il bachelor (la laurea italiana), invece ha i seguenti livelli: isced97 5A, isced2011 6, EQF 6.

    In ragione di cio’, e’ ovvio, che tali nuovi corsi di studio, rappresentano una classe a se’ stante e gerarchicamente inferiore rispetto ad una laurea di primo livello.
    Sarebbe piu’ corretto chiamarle DIPLOMI UNIVERSITARI PROFESSIONALIZZANTI, non equiparabili (per ragione qualitative inerenti i contenuti formativi), alle lauree di primo livello.
    Inoltre le figure professionali ad esse associate (dato che scaturiscono da un livello di formazione teorico inferiore rispetto alla laurea), per quanto detto (e per come e’ logico che sia), avranno competenze tecniche piu’ ristrette, rispetto
    a quelle provenienti da un corso di studio superiore. (lauree non professionalizzanti).

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