Segnaliamo ai lettori la pubblicazione in open access del volume Lauree 30 e frode. Fabbriche di titoli, università non ufficiali e istituzioni dubbie, a cura di Luca Lantero e Sara Finocchietti, assai succintamente prefato da Lorenzo Fioramonti e pubblicato dal Cilea, Roma, 2019.

http://cimea.it/files/fileusers/lauree_30_frode/mobile/index.html#p=1

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7 Commenti

  1. Che emozione! Quando giri le pagine, fanno un fruscio come se si tagliasse la legna. E la pagina si piega in tanti modi, anche se è del tutto inutile, ma la tecnologia non va sprecata. In compenso è un documento bloccato, da dove non è possibile copiare per evidenziazione nemmeno una virgola, non sia mai. Tuttavia sono riuscita a copiare questa frase rivelatrice, dalla prefazione: “La credibilità delle competenze certificate da un titolo di studio è fondamentale per gli istituti che lo rilasciano: se un titolo è associato ad una buona formazione gli ENTI [“enti” per non ripetere “istituti”, ché non è stilisticamente elegante] che li rilasciano SARANNO IN GRADO DI ESIGERE UN ALTO PREZZO PER I LORO SERVIZI. Ecc.” Maiuscole mie. Manicomio educativo futuro? Chiaramente la “certificazione” la fornisce, del tutto neutralmente e disinteressatamente, un ente certificante, tipo, fatemi un po’ pensare … Così si paga due volte: l’ente che rilascia e l’ente che certifica.

  2. Discorso sterile.
    Discorso che presume che l’università sia ancora ritenuta un’istituzione credibile.
    Discorso che presume la libera concorrenza dei talenti senza costrizioni e contingenze della vita che segnano i percorsi delle persone.
    Discorso che presume sempre etica e serietà dei docenti nello svolgere il loro lavoro.
    Discorso che riduce l’ipocrisia al formalismo della certificazione, coi bellissimi risultati cui oggi assistiamo.
    Discorso che nasconde la disperata caccia al capro espiatorio di un mondo accademico che ha perso clienti e cerca di rifarsi dei soldi presumibilmente persi contro queste pseudo-istituzioni.
    Discorso condito di ipocrisia nel dimenticare che forse sono loro stessi i non-sufficientemente preparati per ritenersi tali.

    Vi è una parte di mondo accademico che pensa di poter fare la guerra a questo humus facendo lo gnorri su quanti 110 e frode esistano persino dagli atenei più noti.

    Alzi la mano e scagli la prima pietra chi è sicuro al 100% che nel suo ateneo mai un professore ha regalato spudoratamente un 30 e lode ad un grave errante.
    Alzi la mano e scagli la prima pietra chi è sicuro al 100% che nel suo ateneo mai un professore ha penalizzato un eccellente per futili motivi (personali e non).
    Alzi la mano e scagli la prima pietra chi è sicuro al 100% che nel suo ateneo mai un professore ha cambiato il voto in sede di verbalizzazione.
    Alzi la mano e scagli la prima pietra chi è sicuro al 100% che nel suo ateneo mai un professore ha accettato regalie per riconoscere un esame.
    Alzi la mano e scagli la prima pietra chi è sicuro al 100% che nel suo ateneo mai un professore ha partecipato a bandi/concorsi dove si sapevano a priori i vincitori.
    Alzi la mano e scagli la prima pietra chi è sicuro al 100% che nel suo ateneo mai un professore ha concesso contratti di collaborazione in violazione di trasparenza e correttezza.
    Alzi la mano e scagli la prima pietra chi è sicuro al 100% che nel suo ateneo mai un professore svolge il suo lavoro con incompetenza e crassa ignoranza.
    Alzi la mano e scagli la prima pietra chi è sicuro al 100% che nel suo ateneo mai un professore sia sopravvalutato da propaganda e favori di politici/baroni.

    Perché così come esistono istituzioni fasulle, esistono anche professori fasulli (anche tra quelli famosi).

    • La logica elementare (e la buona fede) suggeriscono di non confondere comportamenti individuali errati, colpevoli o eventualmente dolosi, con associazioni per delinquere, truffe e raggiri. Per questa ragione mi auguro che chi ha scritto questa tiritera non insegni né ora né in futuro in una università.

    • ANche questo come discorso sterile non è male!
      Resta il problema dell’Accademia speso autoreferente e in parte colpevole dell’attuale situazione, ma la lista del post equivale a dire: alzi la mano e scagli la prima pietra chi non ha mai mangiato una pizza schifosa. La risposta è circa il 100%, ma le pizze non sono schifose in genere

    • Oohhh, mio eroe!!!
      Grandissimo figlio di Anvur,
      Tu che combatti contro le ingiustizie terrene tra le mura del palazzo ammuffite senza il tuo anelito di purezza,
      Tu che ti disseti alla fonte di eterna giustizia sommaria,
      Mostra ai plebei il tuo mantello dorato di saggezza inutile e di virtù sprecata,
      Fai di questa melma titolata in modo fraudolento una sterminata distesa di partite IVA
      Restituisci all’Accademia il suo ruolo primigenio di formatrice di lavoratori senza idee
      Ed infine mostra a questi poveri mortali il tuo nome, affinché possano arrivare a comprendere la radice di tanto profondo pensiero,
      la tua mediocrità suprema, per diffondere il Verbo

    • Come omelia funzionerebbe, a certe condizioni. Anzitutto la citazione dal Vangelo di Giovanni è mal impiegata, se proprio dobbiamo introdurla. Recita infatti quella frase e risposta di Gesù: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”. Questa potrebbe essere rivolta anche contro lo scrivente, il quale fustiga l’intero corpo docente universitario, senza eccezioni. Tanto più che la ripete otto volte, se ho contato bene. Ora, anch’io avrei da ‘fustigare’, molto, ma per quel che riguarda anzitutto il funzionamento democratico delle vari istanze, ridotto sia dall’alto che dal basso a una formalità barocca (burocratizzata), il cui significato effettivo e non solo allluso o indicato in maniera cursoria non viene discusso democraticamente. Quanto denuncia lo scrivente deriva, a mio avviso e secondo la mia esperienza, soprattutto da questo stravolgimento delle regole democratiche di discussione e di funzionamento. Il che non è esclusivo dell’università. Tanto per restare nel senso comune dei detti, l’esempio vien dall’alto.

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