Stiamo parlando degli ormai noti “incentivi una tantum”. L’Ateneo di Perugia, anziché privilegiare criteri che premiassero il merito dei propri docenti, ha posto come prerequisito la dichiarazione di essere stato presente ad almeno il 50% delle sedute dei Consigli di Dipartimento e, limitatamente ai Professori Ordinari e Associati, ad almeno il 60% delle sedute dei Consigli di Facoltà  Ed eccoci alla notizia che una famosa attrice comica definirebbe come “balenga”: è scientificamente provato che i Professori Universitari di Perugia non sanno fare il calcolo delle percentuali. Infatti, le liste ufficiali degli aventi diritto sono piene di Professori Ordinari e Associati che pur non superando i criteri, non hanno ritirato la domanda e che verranno “premiati”. Tra coloro che non sanno svolgere il calcolo delle percentuali figurano anche Direttori ed ex-Direttori di Dipartimento, Membri del Consiglio di Amministrazione, Delegati del Rettore, famosi medici, etc.

 

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

 

La notizia è di quelle che di solito si apprendono seguendo “Striscia la Notizia” o “Le Iene”. E riguarda l’Ateneo di Perugia, uno dei più antichi d’Italia, avendo recentemente tagliato il traguardo del suo settimo centenario.

La storia è molto semplice e nel suo antefatto è già stata ampiamente ripresa dai media, carta stampata e siti on-line (“Roars” compreso). Stiamo parlando degli ormai noti “incentivi una tantum” che i vari Atenei italiani stanno assegnando a parziale compensazione del danno economico causato dal blocco degli scatti biennali di progressione economica dello stipendio dei docenti universitari.

L’Ateneo di Perugia si era già “distinto” per aver emesso un bando (e relativo regolamento) contenente criteri di selezione davvero singolari e da più parti aspramente criticati. Infatti, anziché privilegiare criteri che premiassero il merito dei propri docenti, facilmente quantificabile attraverso l’analisi della produzione scientifica e dei questionari compilati dagli studenti alla fine di ciascun corso (valutazione della didattica), ha incredibilmente posto come prerequisito per partecipare alla selezione la dichiarazione di essere stato presente ad almeno il 50% delle sedute dei Consigli di Dipartimento e, limitatamente ai Professori Ordinari e Associati, ad almeno il 60% delle sedute dei Consigli di Facoltà che si sono tenuti nel triennio di riferimento. Ma come detto, su questo si è già polemizzato e ironizzato abbastanza, pur senza ricordare che la scadenza del bando, proprio all’alba del giorno in cui è stata raggiunta, è stata inspiegabilmente prorogata di una settimana “ravvisata la necessità di prorogare i termini per la presentazione delle domande….”. Non esistendo nessuna palese motivazione relativa alla necessità di proroga, i più maliziosi hanno pensato che si sia cercato di agevolare alcuni “distratti”, soprattutto quelli che, non essendo mai presenti nelle rispettive stanze di università, non si erano accorti in tempo della possibilità di partecipare al concorso. Ma questi sono pettegolezzi, che lasciano il tempo che trovano.

Invece, tornando ai fatti, inizialmente hanno presentato domanda quasi tutti, compresi tanti che sapevano di non superare il requisito minimo delle presenze nei Consigli di Facoltà e di Dipartimento, in parte con l’attenuante di non essere in possesso dei verbali per poter effettuare le modifiche, in parte assumendo del tutto arbitrariamente le “assenze giustificate” equiparabili alle presenze, anche se il Senato Accademico si era già espresso chiaramente in merito a questo punto.

Quando le Commissioni si sono riunite (9 Commissioni, di 5 membri ciascuna, per i 9 gruppi di concorrenti; una Commissione per ognuno dei tre anni e per ognuna delle tre categorie di docenti) si sono accorte che erano presenti tante domande di “non aventi diritto”, docenti che non superavano i requisiti minimi delle presenze nei Consigli. Tuttavia, in quel momento le Commissioni non avevano ancora a disposizione i verbali necessari per controllare le presenze di tutti i concorrenti, ne’ era esplicitamente indicato che le Commissioni dovessero fare tali controlli. Il superamento dei vari requisiti minimi gestionali, cioè relativi alle presenze nei Consigli, andava autocertificato e costituiva la condizione di ammissibilità o meno al concorso.

Ne è seguita una fase di confusione totale che ha indotto la Responsabile dell’Area Procedure Selettive e Personale Docente all’invio di una nota a tutti i docenti con invito ad effettuare opportuni controlli circa i propri “numeri”, cioè le percentuali effettive di presenze alle sedute dei Consigli (nel frattempo tutti i verbali erano stati resi disponibili presso le strutture Dipartimentali dell’Ateneo) e di prestare eventualmente istanza di ritiro della propria domanda (pena il rischio della trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica per aver dichiarato il falso). A questo punto in molti hanno ritirato la domanda (con percentuali dell’ordine anche del 20% rispetto al numero delle domande pervenute alla data di scadenza del bando).

Conclusa l’attività delle Commissioni, incentrata sul controllo del possesso dei requisiti minimi in ambito didattico e di ricerca e, in taluni casi anche sulla valutazione di tali attività, il 30 Dicembre 2014 sono state rese pubbliche le liste degli “aventi diritto”, cioè di coloro che riceveranno l’incentivo (vedi “Candidati aventi diritto” alla pagina http://www.unipg.it/docenti/programmazione-e-carriere/incentivo).

Ed eccoci alla notizia che una famosa attrice comica, a cavalcioni del tavolo di un altrettanto noto programma televisivo, definirebbe come “balenga”: è scientificamente provato che i Professori Universitari di Perugia non sanno fare il calcolo delle percentuali. Non vi è altra spiegazione. Infatti, le liste ufficiali degli aventi diritto sono ancora piene di Professori Ordinari e Associati (in totale 6 gruppi di concorrenti) che pur non superando i criteri, non hanno ritirato la domanda e che verranno “premiati”. Ma v’è di più! Tra coloro che non sanno svolgere il calcolo delle percentuali figurano anche Direttori ed ex-Direttori di Dipartimento, Membri del Consiglio di Amministrazione, Delegati del Rettore, famosi medici, etc. …. Vale la pena sottolineare che le sopra citate verifiche sono semplicissime e possono essere condotte da chiunque a partire da documenti pubblici (verbali dei Consigli di Facoltà e di Dipartimento).

 Paolo Bianchi

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3 Commenti

  1. La pubblicazione di questo articolo in questa forma (anonimo e con insinuazioni velate circa “Direttori ed ex-Direttori di Dipartimento, Membri del Consiglio di Amministrazione, Delegati del Rettore, famosi medici”…), lo dico senza polemica, mi pare una caduta di stile da parte vostra, vista la vostra (giustissima) polemica contro i tanti commentatori anonimi e insinuanti.
    Per quanto mi riguarda, la vorando a unipg, devo dire che non trovo affatto bislacco il criterio della presenza a una certa percentuale di consigli come (uno dei) prerequisiti per ottenere l’incentivo (come si sa, sono sempre i “soliti fessi” a presenziare puntualmente a quei consessi). Concordo, invece, con l’anonimo estensore della “lettera” circa la discutibilità di una procedura basata sul ritiro volontario delle domande, senza ulteriori controlli erga omnes circa il possesso dei requisiti; mi auguro che tale controllo sia stato fatto, se così non fosse la cosa sarebbe molto grave. Ad ogni modo, esistono organi giudiziari cui indirizzare le (motivate e circostanziate) denunce; il sistema delle lettere anonime e insinuanti a me personalmente non piace.

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