Segnaliamo ai lettori la presa di posizione dell’AIS in merito al decreto contenente le soglie per la nuova procedura di abilitazione.

Paola Di Nicola

Presidente AIS

Università degli Studi di Verona

Lungadige Porta Vittoria 17 – 37129 Verona

Tel: 045802 8040

paola.dinicola@univr.it

 

 

Sen. Prof.ssa Stefania Giannini

MIUR

viale Trastevere 76/A – Roma

stefania.giannini@senato.it

Prof. Andrea Graziosi

Pesidente ANVUR

via Ippolito Nievo 35 – Roma

andrea.graziosi@anvur.org

andrea.graziosi@unina.it

Prof. Andrea Lenzi

Presidente CUN

via Carcani 61 – Roma

andrea.lenzi@uniroma1.it

Oggetto: Le soglie di accesso per l’Abilitazione Scientifica Nazionale

 

In merito alla determinazione delle soglie di accesso alle ASN, sia dei candidati che dei commissari, l’Associazione Italiana di Sociologia sottolinea i seguenti elementi critici.

 

Il calcolo delle soglie: pur rilevando l’opportunità che siano definiti dei requisiti  minimi che consentano ai candidati di valutare se accedere o meno all’abilitazione nazionale, le soglie, diverse per i singoli settori scientifici e per le fasce concorsuali,  sono state calcolate in base a parametri statistici di tipo meramente quantitativo, che nulla possono dire sulla qualità del profilo scientifico del candidato e della sua maturità. Di esse andrebbe dunque sottolineato fortemente il significato di mero criterio di orientamento e di autovalutazione per gli aspiranti candidati e non di normatività, né in termini di esclusione automatica per i candidati con valori degli indicatori inferiori a quelli previsti né per i commissari, cui spetta l’onere di valutare, in piena autonomia, la qualità e la maturità della produzione scientifica di ciascun candidato, che non può assolutamente esser fatta dipendere dalla mera quantità delle pubblicazioni.

 

Effetti perversi dell’introduzione di elevate soglie: l’individuazione di soglie quantitative molto elevate (ad es. per accedere alla prima fascia), calcolate su base meramente statistica, sortisce l’effetto di alimentare una iper-produzione di articoli e contributi pesso ripetitivi e poco originali, a discapito della qualità complessiva della produzione scientifica e con un effetto complessivamente negativo per la reputazione della comunità scientifica nazionale.

 

Gli esclusi: con l’introduzione di soglie normativamente escludenti, si divide in due parti (senza esplicitare il criterio e la proporzione con cui è definita la quota degli esclusi) l’insieme di coloro che potenzialmente potrebbero sottoporsi al giudizio di abilitazione, introducendo un astratto criterio valutativo in cui la quantità risulta di fatto prevaricante rispetto alla valutazione di merito che, come detto, spetta alle commissioni. L’effetto perverso sopra richiamato a livello della comunità scientifica potrebbe addirittura dar luogo, a livello individuale, al paradosso di ricercatori con poche pubblicazioni di ottima qualità scientifica, esclusi dal giudizio di abilitazione e di  ricercatori con pubblicazioni quantitativamente numerose, ma di qualità meno elevata rispetto a quelle dei primi. Ancora una volta, le commissioni sarebbero costrette a valutare entro un ventaglio artificiosamente ristretto di candidati, senza che alcun correttivo in termini di autovalutazione da parte dei candidati e in termini di esercizio del giudizio di merito da parte delle commissioni possa controbilanciare la inevitabile fallibilità delle soglie come indicatore del contributo scientifico dato dai candidati, a scapito della qualità complessiva del sistema.

 

– Congedi obbligatori: parificare il congedo per maternità agli altri congedi obbligatori nel calcolare il correttivo sugli indicatori da confrontare con le soglie è fortemente penalizzante per le ricercatrici, dal momento che – al contrario delle altre tipologie cui viene invece parificato – quel tipo di congedo si accompagna a un impegno che non si esaurisce certo nell’arco dei mesi del congedo effettivamente fruito ma ha ripercussioni sulla produzione scientifica che riguardano almeno i tre primi tre anni di età del bambino/a.

 

– I  Commissari: per quanto riguarda i candidati commissari, premesso che tutti i docenti di prima fascia dovrebbero essere potenzialmente commissari di diritto (e quindi sorteggiabili), in quanto a loro volta sono stati oggetto di valutazioni comparative, l’introduzione di soglie potrebbe rispondere alla ratio di escludere dalle commissioni chi non risultasse in qualche modo attivo e, quindi, aggiornato sugli sviluppi metodologici e sostantivi del proprio settore concorsuale. Tale ratio tuttavia collide con la scelta di indicatori quantitativi calcolati solo sugli ultimi anni della carriera (quando gli impegni istituzionali sottraggono tempo alla ricerca), rischiando di escludere senza motivi validi ordinari di levatura scientifica indiscussa e ridurre artificiosamente il numero dei sorteggiabili, rendendo la formazione delle commissioni un’impresa complessa e  penalizzante per alcuni SSD ricompresi nei settori concorsuali.

 

La domanda a sportello: l’introduzione della domanda a sportello e i tempi previsti per l’espletamento del concorso, pone le commissioni nell’impossibilità di svolgere seriamente il proprio lavoro, dando adito a seri dubbi, quando non a veri e propri contenziosi, sul tempo dedicato alla valutazione dei prodotti e sulla congruità e pertinenza dei giudizi. I 4 mesi complessivi per la definizione dei criteri e del tempo dato ai candidati di ritirarsi potrebbero essere aumentati a 6.

 

L’ANVUR, agenzia privilegiata di consulenza del MIUR, avrebbe dovuto fare maggiormente tesoro dell’acceso dibattito che si è aperto a conclusione della prima e seconda tornata dell’Abilitazione nazionale e dell’elevato numero di ricorsi, in virtù dei quali, in realtà, le prime due tornate non si sono ancora concluse. In particolare, avrebbe dovuto esprimere maggiore consapevolezza del fatto che la qualità non si estrapola dalla quantità e viceversa, e che gli stessi indicatori bibliometrici sono oggetto di un ampio ripensamento nella comunità scientifica internazionale.

 

L’AIS auspica che l’ANVUR tenga presente quanto di critico, anche in prospettiva costruttiva,  la comunità accademica ha prodotto sul suo operato.

 

Auspica, inoltre, che il MIUR, dal momento che l’impegno a bandire una Abilitazione Scientifica Nazionale all’anno è miseramente fallito, riconsideri la formulazione del nuovo bando, tenendo presente ciò che non ha funzionato nel passato.

 

Il Direttivo AIS

2 agosto 2016

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20 Commenti

  1. delle soglie minime bisogna stabilirle … soglie minime ci vogliono anche per i commissari. Poi la commissione valuta la qualità e tutto il resto.Ma ci vogliono regole semplici. Quando sarà capito sarà troppo tardi.
    Se per es. un settore decide che per abilitare ad associato ci vuole un h.index di almeno 10. Se no ce l hai non partecipi. stop. ma poi se hai in h.index di 50 e la commussione ti sega non deve essere considerato uno scandalo.Un altro settore stabilisce che per ordinario devi avere 20 pubblicaz. con if. se poi ne hai 150 e la commussione ti sega non è uno scandalo. MA SE FANNO ORDINARIO IL FIGLIO NEOLAUREATO DEL RETTORE che ha solo 3 pubblicaz. quello é uno scandalo

  2. Un ordinario che in quindici anni ha scritto una sola monografia deve senza dubbio aver dato alle stampe un capolavoro di scienza sociale, dal valore scientifico inestimabile. E non saranno certo degli indicatori ‘meramente quantitativi’, per quanto accessibili a chiunque abbia dovuto fare ricerca (invece) nel precariato più totale (che significa dover quasi necessariamente puntare sia alla qualità che alla quantità), a mettere in discussione la piena autonomia di siffatti geni ordinari, o a lederne il diritto di continuare ad asservire le proprie modalità di reclutamento alle leggi ferree del feudalesimo accademico.

    • Alzare la conta delle monografie libererà il reclutamento dalle “leggi ferree del feudalesimo accademico”? Dubito che un buon sociologo sosterrebbe una tesi così ingenua.

    • Certo. Così come nessuno dotato di buon senso abboccherebbe all’impossibilità di coniugare la ‘qualità’, con la quantità. O, peggio ancora, non riuscisse a leggere ‘autonomia’ come ‘potere assoluto’.

  3. Questo avvitarsi di polemiche tra non strutturati e strutturati, tra i detentori perenni dei privilegi accademici e gli eterni esclusi, non può che essere la chiamata diretta responsabile. Indicatori, soglie e tutte le diavolerie che leggo non cambiano di una virgola le logiche di reclutamento, anzi non fanno che scatenare ancora più forti istinti di sopravvivenza dei soliti gruppi autoreferenziali. Il problema è che la Giannini vuole praticare la chiamata diretta nella Scuola ma se ne guarderà bene di farlo nel mondo dell’università. L’ironia e (a volte) il sarcasmo di De Nicolao verso il “popolo straccione” che gravita attorno ai palazzi gentilizi del mondo accademico(precariato e sottoprecariato) non aiuta certo a schiarirci le idee. Ma dopotutto la tensione a cui si assiste da un po’ sulle pagine di Roars (già un successo considerato che fino a poco fa era silenziato da numerosi partecipanti brutti sporchi e cattivi bloccati in chat) è parte di una lotta sistemica più ampia che vede l’intera società italiana fratturata tra chi ce l’ha fatta e chi arranca a posizionarsi (anche con quintali di titoli e pubblicazioni) spesso senza concrete possibilità di successo.

    • Sul “popolo straccione” aveva già scritto Marx. Il problema è che precariato e sotto-precariato intellettuale dovrebbero avere gli strumenti culturali e tecnici per non essere straccioni ovvero per mettere a fuoco natura e origine dei problemi. L’accademia (i suoi vertici in particolare, ordinari inclusi) per la gran parte fa schifo: non tanto per mitologica neghittosità o amanti messe in cattedra, quanto per la disponibilità a svendere futuro e dignità di un’istituzione fondamentale per il paese. Da questo punto di vista, chi sta all’Anvur ha almeno l’attenuante di guadagnarci un sacco di soldi. Altri colleghi lo fanno a prezzi di saldo. Fare da megafono alle narrative (spesso sballate, come abbiamo mostrato su Roars) con cui un nucleo, esiguo ma influente, di opinionisti ha promosso il più colossale downsizing dell’università della storia d’Italia non è un buon viatico per salvarsi (e il primo a perire è il “popolo straccione”). Da questo punto di vista, il post-Gelmini è un tremendo contrappasso per quei precari che avevano riposto talmente tante speranze nella Gelmini da cavalcarne le retoriche da talk-show. Tremendo, ma prevedibile.

    • Ogni incendiario prima o poi con molta probabilità morirà pompiere. Il professionista della rivoluzione comprende in sè tutti i professionismi, dall’antimafia all’antipolitica… Ha provato ad essere “rivoluzionaria” anche la Gelmini, per mezzo del governo Berlusconi. Ora accade al Renzismo. Oggi al vero rivoluzionario non può che rimanere che farsi una risata.

    • «Ogni incendiario prima o poi con molta probabilità morirà pompiere.»
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      Un motto che potrebbe suonare un po’ qualunquista, ma come si fa ad obiettare quando si pensa ad Andrea Graziosi? Parte come rivoluzionario di Lotta Continua e finisce come Presidente dell’Anvur, uomo d’ordine funzionale ai progetti di riforma di stampo confindustriale, ma sempre pronto a difendere i “compagni che sbagliano” (o meglio, “che copiano”).
      https://www.roars.it/online/di-lotta-e-di-governo-andrea-graziosi-e-il-nuovo-presidente-anvur/
      https://www.roars.it/online/graziosi-assolve-miccoli-il-documento-e-privato-i-plagi-si-fanno-negli-articoli-scientifici/

  4. E’ molto ingenuo ritenere che delle regole possano fermare il fenomeno dello strapotere di alcuni: i vecchi baroni sono quasi tutti in pensione, i nuovi, giovani, sono assai più temibili e sfacciati. Vi pare molto chiedere che, per esempio, un’eccedenza elevata di articoli compensi poche monografie o viceversa? Dovremo sapere tutti il lavoro di ricerca diverso richiesto da una monografia, il tempo diverso ecc.
    Se il buonsenso non rientra nella valutazione, si dà un unico messaggio, e si rafforzano alcuni gruppi di potere. Ma davvero si vuole questo?

    • Avrei molto da dire sui £vecchi” e “nuovi baroni”. Innanzitutto, i baroni non sono mai esisti, o almeno io non li ho mai visti né conosciuti. Sono sempre esistiti invece, dei truffatori, disonesti, megalomani, piaggi sottopancia di una politica marcia e corrotta, quelli si, ce n’è sono stati e ce n’è sono ancora, è quello è un problema antropologico che nessuna soglia potrà mai risolvere, la magistratura nemmeno, tanto meno un dittatura. E’ il classico problema insolubile.

    • baroni o delinquenti che siano non esistono problemi insolubili. esistono solo problemi complessi, ma se c’è la volontà si risolvono

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