[in un’università italiana qualsiasi, forse già adesso]

— “ciao, che fai?”
— “sto compilando l’agenda della settimana. è assai piena e variegata!”
— “ma scusa, voi all’università, cosa avete da fare di così variegato?”
— “dici? ecco qui, lunedì mattina: corso di aggiornamento sul portale per gestire le pubblicazioni e gli eventi”.
— “beh, certo, bisogna inserire, rendicontare”.
— “lunedí, primo pomeriggio, secondo modulo del corso sulla sicurezza”.
— “ah beh, cosa si impara?”
— “credo ci siano le varie tipologie di reagenti chimici pericolosi o cose del genere, con le varie etichette da mandare a memoria”.
— “scusa, ma quando mai ti servono ste cose?”
— “mai, infatti. però ci sono e le chiedono anche all’esamino finale. quindi bisogna prepararsi”.
— “giusto”.
— “lunedì sul tardi poi ho anche il corso a puntate sulla gestione dei costi. caso studio: il costo dei i colori della copertina della nuova serie di pubblicazioni”.
— “i colori?”
— “si, dobbiamo accuratamente giustificare, ogni colore ha un costo diverso, è il pubblico bellezza!”
— “capisco. come prosegue?”
— “martedì ho il corso di gestione psicologica dell’utente; mattina e pomeriggio, full immersion”.
— “l’utente?”
— “sì insomma, lo studente”.
— “ah. e mercoledì?”
— “mercoledì ho il corso di gestione psicologica del genitore dell’utente, anche quello è full immersion”.
— “cosa?”
— “eh sì, vedi, capita sempre più spesso che si presentino i genitori a chiedere dei figli. come a scuola”.
— “all’università?”
— “sì, e sono anche abbastanza insistenti. proprio come a scuola”.
— “ma scusa, gli studenti non sono maggiorenni?”
— “è lì che sorge l’inghippo. vedi, per la privacy non puoi dire nulla. ma allora potrebbero sorgere complicazioni emozionali. per questo ci sono due psicologi e un avvocato”.
— “e certo, con questa ossessione per la privacy poi. anche lì esamino finale?”
— “ovvio. anzi diventa più complicato. ce ne sono due, uno sulla parte psicologia e uno sulla parte legale”.
— “pesante. immagino che giovedì tu sia più libero”.
— “ma manco per sogno. di mattina, corso anticorruzione”.
— “beh, con i tempi che corrono, mi pare giusto”.
— “anche a me. di pomeriggio invece devo dare gli esamini dei due corsi precedenti. devo stare concentrato”.
— “oddio, che stress”.
— “questo invece è venerdì. corso sulla trasparenza al mattino; sono stati spiritosi, gli hanno anche dato un titolo”.
— “quale?”
— “dall’utente invisibile al professore visibile”.
— “un po’ enigmatico, non trovi? non sono sicuro di capire il significato”.
— “neanche io, ma suona bene. e quello è l’importante”.
— “vero. immagino che venerdì pomeriggio sia finalmente libero”.
— “magari. seconda parte del corso sulla rendicontazione avanzata dei progetti”.
— “ancora?! ma non c’è tregua!”
— “è importante saper gestire progetti”.
— “gestire? ma io sapevo che dovevate fare ricerca”.
— “fuori avete sempre questa visione vecchia e polverosa dell’università. noi ci siamo evoluti, ci siamo aperti al mondo, siamo usciti dalla torre d’avorio, le differenze si sono assottigliate. guardiamo al mercato, alla complessità. e la complessità va prima di tutto gestita”.
— “mah! guarda che io lavoro nel privato e lì tutti sti corsi non mi pare di vederli. noi dobbiamo produrre se no falliamo. se andiamo a tutti questi corsi, poi quando lavoriamo?”
— “ma nella nostra visione i corsi servono al lavoro! anzi, nella visione degli Uffici sono già e soprattutto lavoro. e poi sono obbligo di legge”.
— “sarà. ma a proposito, i tuoi corsi?”
— “come i corsi?”
— “sì, i tuoi corsi”.
— “ma scusa ho passato un quarto d’ora a farteli vedere tutti”.
— “no, non ci siamo capiti. i corsi che devi tenere tu, agli studenti. le lezioni”.
— “….oddio! le lezioni! è vero, me ne ero dimenticato! e quando le tengo se sono tutto pieno?”
— “eh, mi pareva che nell’agenda mancasse qualcosa”.
— “hai ragione. devo spostarle allora. fammi ricordare l’orario”.
— “e dove le sposti, se sei pieno?”.
— “adesso vedo; magari trovo qualche buco nelle pause pranzo, o di sera”.
— “ma non è scomodo per gli studenti?”
— “sì, ma i corsi agli studenti si possono spostare, quegli altri no. hanno priorità”.
— “vabbè dai allora, telefona al personale e trova qualcosa, qualche aula libera”.
— “personale? ma no, non voglio disturbare. gli Uffici sono impegnati in mansioni superiori”.
— “e chi lo fa?”
— “lo faccio io, dal sistema integrato di gestione aule. un po’ lungo e complicato ma alla fine si riesce a farlo funzionale”.
— “sicuro che poi non ti confondi?”
— “ma figurati, per usarlo ho seguito un corso apposta”.

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4 Commenti

  1. Mancano due oggetti fondamentali per la comunicazione didattica e convegnistica moderna: il power point (software per presentazioni in riunioni, [n.b.] corsi di formazione e proposte aziendali [proposte in genere, non sottilizziamo, anche matrimoniali]) e la lavagna interattiva multimediale (che apre al mondo). Se uno non li usa (dopo aver seguito i corsi appropriati), non vale un fico, anzi un tablet, secco.

  2. Ho finito ieri a pranzo con gli orari del secondo semestre (ma a valle dell’intervento di altro PTA ci sarà 100% da mettere a posto ancora qualcosa). Adesso correggo compiti per l’insegnamento del primo anno, ho dato ok a fare una review per un collega, ma non so quando la riuscirò a fare, e ho un articolo da sottomettere che non so quando potrò rileggere. Questo post non mi riesce a far ridere.

  3. Io invece correggo tesi. È una soddisfazione vedere che gli studenti migliorano e sono felici della loro ‘creazione’. Lavoro anche di domenica. Tutto lavoro invisibile. Neanche un grazie, forse un po’ di invidia da parte dei colleghi. Quando ci sarà la commissione saprò se e quanto dovrò far finta di non vedere e sentire.

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