Non si può non riconoscere che il titolo dell’intervento di Luisa Ribolzi e Massimo Castagnaro (“Il sussidiario.net” del 19 ottobre) è assai ben trovato: “La vendetta del suino: l’Anvur risponde al Corriere”. Ribolzi e Castagnaro, componenti del Consiglio direttivo dell’Agenzia, rispondono al bell’articolo di Gian Antonio Stella del 17 ottobre, “Riviste (per nulla) scientifiche”. E allo stesso articolo risponde il 20 ottobre il Presidente di Anvur, Stefano Fantoni, mediante argomentazioni ricorrenti in simili esternazioni: la colpa è dei docenti universitari, che pubblicano dovunque e qualsiasi cosa, noi abbiamo cercato di ripulire, di sfrondare (ma non ci siamo riusciti) migliaia di titoli di riviste. Quante migliaia? Non si sa.

16.000, forse (ma le cifre ondeggiano, variano, come i criteri matematici in questa sventurata Abilitazione scientifica nazionale),”in media quasi una rivista per docente” (letterale!). Insomma le liste rivelate e commentate da Roars hanno fatto scalpore, le autodifese di chi avrebbe dovuto fornire una classificazione delle sedi di pubblicazione degli universitari italiani e che ha affidato al sito ufficiale dell’Agenzia di valutazione un elenco delirante di fogli patinati da sala di attesa del dentista e di rivistine parrocchiali, sono al limite del patetico e anche fortemente lesive della dignità scientifica dei docenti e ricercatori coinvolti in questa sarabanda di insulti gratuiti, al limite della querela.

Ma chi insulta chi? Soffermiamoci sulla “vendetta”, evocata dall’articolo del “Sussidiario”, una parola carica di fascino, dalla vendetta del Conte di Montecristo (la più bella) a Rambo II. Ma  la Vendetta del suino fa eco (è facile immaginarlo) piuttosto alla “Vendetta del pulcino Pio”, richiama un fenomeno di massa, molto più recente, un tormentone musicale, glorificato dai fans di YouTube e riletto genialmente da Maurizio Crozza in chiave gitana. Vendetta del pulcino Pio o vendetta del povero suino, immortalato, al di là dei suoi meriti e della sua simpatia, nel titolo della rivista che nell’elenco anvuriano spicca maggiormente e pour cause: “Rivista italiana di suinicoltura”? Scrivono infatti Ribolzi e Castagnaro, al fine di “tutelare l’impegno dei [loro] collaboratori, che con sacrificio e senza alcun compenso (sic) hanno collaborato con Anvur nel poco gratificante compito di tentare un riordino nella giungla delle pubblicazioni” (ma chi sono questi eroi che schedano gratuitamente le famose migliaia di riviste?) che “Oggetto di sarcasmo è in particolare la Rivista di suinicoltura […], il cui titolo ha colpito la fantasia dei critici”. C’è una prima ammissione, dunque: un titolo che colpisce la fantasia; c’è un rimedio proposto: “Se il titolo è così importante, suggeriremo alla redazione di cambiarlo…”; e c’è la Vendetta: “Del resto, Il caffè (1764-1766) dovrebbe forse essere escluso dal novero delle riviste che hanno fatto la cultura italiana perché ha un nome che lascia piuttosto pensare alla cucina?”

Il Caffè, vi rendete conto? Accostato, anche solo minimamente paragonato alla rivista di suinicoltura! Vendetta Anvur contro chi? Contro Pietro e Alessandro Verri, contro Cesare Beccaria, contro Paolo Frisi et alii, contro l’illuminismo lombardo verosimilmente, forse talmente poco illuminista da sfuggire alle tanto agognate mediane e alla divisione dei saperi sponsorizzata dall’Agenzia: letteratura, storia, economia, agronomia, storia naturale, medicina. Di tutto questo si scriveva in una rivista che segnava la nascita del giornalismo moderno, una rivista di anti-pedanti, anti-cruscanti, progressisti (permettete questa parola?). Vendetta personale contro di me, ho fantasticato, contro i miei studi, gli anni di liceo, le mie letture. Ma no, sicuramente vendetta contro la scuola e l’università pubblica, contro la comunità scientifica, contro chi studia e insegna con serietà, contro il nostro patrimonio culturale. Come classificare Il Caffè? In fascia A, sembrerebbe di no, visto che viene accostato a una rivista di serie inferiore? E poi il nome del periodico, se anche allude ovviamente alla squisita e eccitante bevanda, non lo fa nel senso di “A tazza e’ café” (“Ma cu sti mode, Briggeta, tazza e’ café parìte  “) o di “Na tazzulella e café” (Ahi, Pino Daniele!),  ma al caffé come luogo (lo sanno tutti), alla bottega del caffè, a una caffetteria, per intenderci (brutta parola!). Che c’entra quel glorioso Caffè illuminista con la pur rispettabile cultura del suino?

Forse Ribolzi e Castagnaro volevano essere spiritosi, ma hanno passato il segno. E mi dispiace che a sottolinearlo sia una non specialista. Tra i Gev dell’area 10 ci sono italianisti di grande livello e ce ne sono anche tra i componenti del Gdl. Sarebbe la vendetta del pulcino Pio se non si dimettessero dopo tale irriverenza culturale. A dir poco.

 

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81 Commenti

  1. Se riportare elementi presi direttamente dal sito dell’ANVUR significa fare disinformazione, sono ben lieto dell’apprezzamento. Sempre in quest’ottica, invito a prendere nota della news apparsa sul sito dell’ANVUR:

    “Abilitazione scientifica nazionale – contatti

    Informiamo che le informazioni telefoniche riguardanti esclusivamente i quesiti di stretta pertinenza ANVUR saranno forniti nei seguenti orari:

    da Lunedì a Giovedì ore 10.00 – 12.00 al numero 06/97726405”

    Forse qualche persona distratta da qualche pulcino Pio potrà ricavarne informazioni utili.

    • Vorrebbe dire che una delle tue interpretazioni del concetto di età accademica (ne hai proposto almeno due, di cui una così anticonvenzionale, diciamo, da parere disinformativa) ha una sanzione ufficiale ANVUR?

      Se no, grazie in ogni caso per l’utile contatto.

    • Nella Delibera 50/2012 (Modalità di calcolo degli indicatori da utilizzare ai fini della selezione degli aspiranti commissari e della valutazione dei candidati per l’ASN), ANVUR include nella entrambi i soggetti interessati alla procedura, aspiranti commissari e candidati per l’abilitazione, per i quali la modalità di calcolo degli indicatori è la stessa (anche se gli indicatori per la selezione sono differenti). E’ scritto che ANVUR:

      – NON si occuperà dell’accertamento del possesso dei requisiti dei candidati (Art. 2 delibera). Come previsto dal DM 76 questo spetta alle commissioni, che saranno verosimilmente supportate da CINECA nei calcoli
      – ha calcolato gli indicatori per i SSD bibliometrici a partire dalle informazioni presenti nel sito docente e nelle banche dati (WOK SCOPUS) da cui sono state estratte le citazioni (art 1, 4 6)
      – ha assunto la piena validita’ e completezza delle informazioni presenti sul sito docente rispetto alle banche dati, (art 5 delibera). Significa che ha assunto (erroneamente o no) che nel sito docente siano presenti (anche) tutti i prodotti ammissibili alla valutazione e (anche) tutte le pubblicazioni indicizzate nelle banche dati.
      – attribuisce la responsabilità della validità e completezza delle informazioni presenti sul sito docente al docente stesso (art 5 delibera). Questo è molto importante
      – specifica che, per coloro incardinati nei SSD bibliometrici, per produzione scientifica complessiva intende la produzione effettuata in ogni data nella carriera scientifica dei soggetti e comprendente qualunque prodotto scientifico (art 6).
      – che per calcolare il numero di citazioni ha considerato la produzione scientifica complessiva (art 6)

      Nel DM 76 per età accademica si intende il periodo di tempo successivo alla data della prima pubblicazione scientifica pertinente al settore concorsuale, tenuto conto dei periodi di (congedo, aspettativa, motivi di studio etc..) (Art.1)

      Visto che le modalità di calcolo degli indicatori devono essere le stesse dell’ANVUR, le commissioni si aspetteranno che i candidati abbiano un sito docente aggiornato, valido e completo specie per quanto riguarda la prima pubblicazione indicizzata. Se, da verifiche sistematiche o a campione, emergessero delle incongruenze il cui effetto è ottimizzare gli indicatori del candidato, ci sarebbero gli estremi per l’esclusione. Queste verifiche non sono impossibili, anzi.
      Ritengo quindi rischiosa la scelta di inserire nella domanda solo un sottoinsieme delle pubblicazioni al fine di massimizzare il primo e/o secondo indicatore tramite la riduzione dell’età accademica. Innanzitutto non è detto che sarà questa la lista su cui saranno effettuati i calcoli degli indicatori (dovrebbe essere il sito docente, completo sotto la responsabilità dei candidati secondo la delibera ANVUR 50). In secondo luogo l’età accademica, anche se è un invenzione ministeriale, è definita dal DM. A dirla tutta, la decisione della coerenza delle pubblicazioni con le tematiche del settore concorsuale o con tematiche interdisciplinari ad esso pertinenti è compito delle commissioni. Qui a rigor di regolamento, entrano però in ballo solo le pubblicazioni presentate dai candidati (la seconda colonna da spulciare nella domanda), ma io scommetto che le commissioni focalizzeranno la loro attenzione anche sulla prima pubblicazione indicizzata/presentata in ordine cronologico, perché è su quella che è più semplice la determinazione dell’età accademica.

  2. ….
    Tenuto conto di quello che ho scritto sopra secondo me la stragegia corretta dovrebbe essere:
    – verificare che tutte le pubblicazioni indicizzate siano presenti sul sito docente. Se le commissioni rispetteranno la delibera ANVUR questa dovrebbe essere la base dati migliore perché permette di scaricare sul candidato la responsabilità di eventuali incoerenze tra sito docente e banche dati
    – inserire nella domanda tutte le pubblicazioni indicizzate, indipendentemente dal fatto che mi garbino o meno; questo nel caso il CINECA (o chiunque supporti le commissioni) decida di fare riferimento alla lista di pubblicazioni inserite nella domanda per il calcolo di tutti gli indicatori (sempre nell’ottica illustrata sopra); chi ha il lusso di avere numerose pubblicazioni e indicatori molto elevati può fare altre scelte (togliere quelle senza citazioni e/o che non ritiene coerenti con il SSD), ma non ne vedo il vantaggio
    – in tutti i casi inserire la pubblicazione indicizzata più vecchia coerente con il SSD.
    – escludere dal sito docente (e nella domanda) le pubblicazioni non-indicizzate precedenti la prima pubblicazione indicizzata. In questo modo è verosimile che sia quest’ultima a determinare l’età accademica
    – Ricontrollare i conticini degli indicatori con il data-set inserito nella domanda (specie il primo e il secondo, [citazioni/età accademica])
    – fare una giravolta, e farla un’altra volta.

  3. Io ho certamente fatto le mie personali ricerche, interpellando anche gli uffici competenti, ma non mi metto certo qui a diffondere informazioni di cui nessuno potrebbe verificare l’attendibilità. I miei ragionamenti sono stati avanzati in qualità di opinioni personali, sulla base esclusivamente di documenti pubblici che chiunque può consultare, visto che ne ho indicato la fonte.
    Dopo aver letto i commenti di cui sopra, non ritengo più serio da parte mia proseguire la discussione. Nel momento in cui si auspica che la commissione escluda i candidati che non hanno inserito tutte le loro pubblicazioni nel proprio sito docente, non ho più commenti da fare, proprio per evitare di alimentare la disinformazione. Magari sarebbe opportuno che qualcuno tra gli ottimi curatori di questo blog intervenisse per commentare adeguatamente affermazioni così estreme, sottolineando una volta di più la necessità che ognuno si informi personalmente presso le sedi competenti. Un caro saluto.

    • @hope. Il termine data-set mi è sfuggito ( come la “stragegia” di sopra…). Intendo la lista delle pubblicazioni inserita nella domanda per l’abilitazione (quella che si ottiene apponendo i flag nella prima colonna, le pubblicazioni da visualizzare), che a mio parere dovrebbe includere tutto ciò che può essere utilizzato per il calcolo degli indicatori da parte dei candidati e, auspico, della commissione.

      Da buon estremista/terrorista, colgo l’occasione per integrare i miei messaggi di sopra ricordando che le commissioni:
      – potrebbero anche fregarsene delle mediane (fornendo una valida motivazione) (art 6 DM)
      – dovrebbero valutare, anche in parte, altri parametri (partecipazione a progetti di ricerca soggetti a valutazione tra pari, a comitati di riviste….) (articolo 5 DM)
      Queste scelte verranno rese note dopo l’insediamento… che potrebbe anche essere posteriore alla data di chiusura del bando

    • @gonzoman

      Ma insomma, nel DM76 e delibera 50 che citi gli indicatori si calcolano sull’intera produzione accademica. Ora come c’entra il data-set?

    • (… me e il data-set).
      Non lo so con certezza, ho scritto ad anvur per chiarimenti su questo ed altri aspetti ma non ho ancora ricevuto risposta.
      La mia interpretazione (e sottolineo mia interpretazione) è che la lista delle pubblicazioni sia l’elenco dei lavori che il candidato ritiene utili per la valutazione secondo le regole della delibera (e/o della commissione, se usciranno in tempo): nel caso dei bibliometrici potrebbero essere quelle che testimoniano il superamento della prima mediana nel periodo 2002-2012 e quelle indicizzate. Potrebbero aiutare la commissione (o il cineca o archimede pitagorico) nel caso di problemi di disambiguazione con le banche dati.
      Altri suggerimenti?

  4. Dalla relazione di R29A sulla audizione presso il CUN di Fantoni si deduce che:
    Non sono previsti semafori per i candidati
    Ci si aspetta (augura) che CINECA metta in piedi un sistema di correzione a “piu ordini”.
    Che il CINECA sarà lo strumento delle commissioni per avere la posizione relativa rispetto alle mediane.

    In sostanza non ci sono fotografie di WoS e Scopus ad una data ma il controllo sarà secondo me al momento in cui sarà richiesto. D’altra parte se uno viene escluso perchè non supera le mediane, chi lo può dire a quale data? Se la citazione viene da un articolo del 2013 chiaramente non vale ma per tutti gli altri non si può dire altrettanto. L’unica fotografia che viene conservata è quella dei lavori caricati al cineca al momento della domanda.

  5. Benedetta Età Accademica:
    Mi sono riletto i commenti di Sam e li condivido, ma rileggendo i vari scritti dell’ANVUR rimani spiazzato. Inclusa la famosa “e/o” che si può interpretare come uno meglio crede etc..
    Qui sotto riporto un’altra FAQ che fa pensare che Sam abbia ragione:
    “Ai fini della abilitazione occorre presentare solo le pubblicazioni del decennio 2002-2012?
    No, i candidati potranno presentare qualunque pubblicazione senza vincoli di data.”
    Senza vincoli di data! Quindi quello che uno vuole!(?)

    • Senza vincoli di data riguarda il gruppo di x pubblicazioni che invii per la valutazione, perché dopo tutta questa pagliacciata delle mediane qualcuno (non un software anvur-cineca) dovrebbe valutare la tua maturità scientifica per l’abilitazione. In quegli x lavori puoi mettere quel che vuoi. Almeno così ho capito io.

  6. Grazie StefanoL
    Riporto un passo della delibera n. 50 dell’ANVUR
    “… La data della prima pubblicazione scientifica viene rilevata sulla base delle infornmazioni contenute nelle banche dati e nel sito docente.” Mi sa che io e Sam abbiamo torto.
    Ora io ho un lavoro che ho fatto quando ero studente che anche se lo tengo supero comunque tutte le mediane, ma io non voglio presentarlo. Se non lo presnto e lo elimino dal sito docente che succede?
    Sam che mi dici?

    • Cosa posso dirti se non riportare per l’ennesima volta la definizione UFFICIALE data dall’ANVUR sul sito http://www.anvur.org?

      Domanda: “Come è stata effettuata la normalizzazione per età accademica?”

      Risposta: “Come da delibera 50, è stato considerato l’anno nel quale compare la prima pubblicazione su loginmiur. Sia esso l’anno T. L’ età accademica (EA) è pari a ((2012 – T) +1).”

      Viene considerato L’ANNO NEL QUALE COMPARE LA PRIMA PUBBLICAZIONE SU LOGINMIUR. Telefonate all’ANVUR e chiedete, se avete ancora dubbi. Su loginmiur ognuno ci mette ciò che vuole. I commissari ad esempio sono stati “invitati” a mettere quante più pubblicazioni possibili, ma non è stato possibile ordinargli di inserirle tutte. Consultate un legale che si occupi di diritto del lavoro e vi dirà perchè. Non è possibile obbligare un concorrente a presentare alcuni titoli piuttosto che altri. I titoli li sceglie il concorrente. Ma ripeto: telefonate all’ANVUR se avete dubbi, quello che vi dicono gli altri (me compreso) non vale niente.

  7. Sì, il ridicolo non è mai abbastanza.
    Vi invito a leggere le “rivelazioni” di Fantoni al Cun

    http://www.area09cun.it/documenti.html

    Dunque, gli indicatori li calcolerà il cineca non si sa come né quando.
    In effetti fa fede loginmiur, cioè dovremmo in un certo senso dar ragione a “sam”: visto che loginmiur è modificabile a piacere, chi ha problemi di età accademica può alterare i propri record. Lasciamo perdere quanto tutto ciò sia ridicolo, per non dire umiliante.

    Ci sono anche fortissime controindicazioni, almeno potenzialmente:
    – Cineca potrebbe usare U-Gov. Da lì non cancelli niente.
    – non ci saranno semafori, e non è detto che si possa conoscere i propri indicatori in tempo per prendere l’uscita di sicurezza.
    A questo punto, pur avendo “massaggiato” i dati, ci si becca il cartellino rosso per due anni.

    Ho volutamente tralasciato l’aspetto grottesco e umiliante del dover cancellare anni di lavoro, per quanto inefficace, maldiretto o poco fruttuoso, per doversi conformare a una banca dati privata, peraltro ampiamente incompleta.

    Per fortuna l’umiliazione richiede la partecipazione attiva della vittima, che deve sentirsi umiliata.

    Ma, dal basso di indicatori sconsolatamente posti nell’intorno sinistro delle rispettive mediane, posso serenamente osservare come anche h index decupli del mio non esimano da spettacolari prove di incapacità.

    • Ridicolo è avere introdotto le misure bibliometriche per valutare la ricerca, quando tutta la comunità scientifica mondiale le ha stigmatizzate. La ricerca si misura sulla qualità, e la qualità è valutabile solo da esperti umani e non da indicatori quantitativi. Questi ultimi possono servire per integrare l’analisi qualitativa, non per sostituirsi ad essa facendo addirittura da “semafori”. Assurdo poi auspicare che si venga valutati su tutta la propria produzione scientifica, compresa quella fatta egli esordi, da studente o da ricercatore precario, in maniera acritica e senza che il candidato possa presentare i suoi migliori titoli. In pratica, si vorrebbe che chi ha dimostrato ottima produttività mentre era ad esempio ricercatore o associato venga penalizzato per quello che ha fatto da studente o da precario, quando non aveva nessun obbligo di fare ricerca. Fortunatamente almeno questo non avverrà, perchè l’ANVUR ha avuto il buon senso di non introdurre quest’altro motivo di ricorso, e tramite il sito CINECA ognuno potrà presentare i suoi titoli migliori, confrontandosi in modo coerente con mediane che sono state calcolate permettendo ad ordinari e associati di popolare liberamente le loro pagine personali. I migliori titoli del candidato si confronteranno quindi con mediane calcolate sui migliori titoli degli appartenenti alla categoria superiore. Almeno una cosa sensata, in tutta questa confusione.

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