Col boom del marketing e dell’edonismo reganiano degli anni ’80 arrivarono anche gli acronimi, delle sigle pronunziabili come una sola parola e non necessariamente costituiti dalle iniziali. Nella home page dell’ANVUR campeggiano ben quattro sigle/abbreviazioni/acronimi: ASN, AVA, VQR e TECO. ASN è una sigla, VQR anche, AVA una via di mezzo (autovalutazione, valutazione periodica, accreditamento – i bene informati giurano che all’inizio la volessero denominare AVAPERA), mentre TECO è un acronimo un po’ monco e poco esplicativo. Ebbene, in questa messe di sigle mi è venuto in mente un racconto inglese di molto tempo fa …

Negli articoli scientifici vige la regola, allorché l’autore desideri usare delle sigle, di snocciolare il significato tra parentesi al primo utilizzo nel testo per poi essere autorizzati a tempestare le pagine di acronimi più o meno illeggibili e impronunziabili. Se però l’articolo è molto lungo o la siglomania di cui è affetto l’estensore incoercibile, è opportuno che si dia un aiutino al lettore offrendogli un elenco delle abbreviazioni e delle sigle.

Prima di addentrarci nei meandri dell’ironia desideriamo soffermarci sul significato di tre termini troppo spesso usati come sinonimi.

Ecco le «abbreviazioni», ossia la riduzione di parole o periodi, sia attraverso la sostituzione con un punto di alcune lettere centrali (per es. f.lli per fratelli), sia con il compendio (dott. per dottore). Al riguardo ricordo con simpatia una segretaria che era solita abbreviare “geometra” con “geom.tra”.

Poi ci sono le «sigle», ossia l’insieme delle iniziali che compongono un nome. Nel mio caso la sigla è «BCG» e va letta compitando, ossia “bi-ci-gi”, per chi ha fatto le elementari prima degli anni ’80 e “b-ch-gh” per i più giovani. Anche FIGC (federazione italiana gioco calcio) e OMS (organizzazione mondiale della sanità) sono sigle: in passato erano scritte rigorosamente in maiuscolo con il punto dopo ogni lettera (O.M.S., F.I.G.C.), mentre oggi sono tollerate (Gazzetta dello Sport docet) persino le versioni con solo la prima lettera maiuscola o interamente in minuscolo (Figc e figc).

Arrivarono quindi gli «acronimi», col boom del marketing e dell’edonismo reganiano degli anni ’80, sempre quelli. Gli acronimi sono delle sigle pronunziabili come una sola parola e non necessariamente costituiti dalle iniziali, per la fantasia dei pubblicitari. Il trucco è quello di inventare una parola orecchiabile e quindi di trovare dei collegamenti con qualsiasi vocale o consonante che la costituisce. L’acronimo, in questo caso di tipo ricorsivo, più famoso in ambito informatico è forse GNU, ossia «GNU’s Not Unix!». GNU è un sistema operativo basato su UNIX, ma del tutto diverso e indipendente, oltre che libero. Un acronimo ricorsivo è un acronimo che contiene se stesso nella spiegazione.

E veniamo a noi. C’era una volta il ministero della pubblica istruzione che per non essere secondo a nessuno diventò, da un giorno all’altro, senza che fosse nemmeno dato il tempo ai dirigenti di farsi stampare nuovi biglietti da visita, M.I.U.R. (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) per poi seguire il destino della FICG e trasformarsi fatalmente in MIUR, Miur e addirittura in miur. Ho chiesto a un collega, nemmeno troppo giovane, cosa significasse e lui mi ha risposto, persino con fare severo: “Ministero dell’Insegnamento e dell’UniveRsità”: per lui miur è un acronimo e non una sigla. E, cosa ben più grave, per lui insegnamento e istruzione pari sono!

Dagli anni ’90 in poi abbiamo assistito a una vera e propria esplosione di sigle, abbreviazioni e acronimi a prova di appassionati di enigmistica e rebus.

Nella home page dell’ANVUR campeggiano ben quattro sigle/abbreviazioni/acronimi: ASN, AVA, VQR e TECO. ASN è una sigla (abilitazione scientifica nazionale), VQR anche (valutazione della qualità della ricerca), AVA una via di mezzo (autovalutazione, valutazione periodica, accreditamento – i bene informati giurano che all’inizio la volessero denominare AVAPERA), mentre TECO è un acronimo un po’ monco e poco esplicativo (TEst sulle COmpetenze effettive di carattere generalista dei laureandi italiani).

Chi ha figli in età scolare si starà domandando come mai non ci occupiamo dell’INVALSI. Eccovi accontentati: Istituto Nazionale per la VALutazione del SIstema educativo di istruzione e di formazione. Anche questo è un acronimo, e anche questo non è assolutamente esplicativo. In questi giorni i direttori sono impegnati con la SUA-RD (Scheda Unica Annuale della Ricerca Dipartimentale), per fortuna una sigla vera e propria.

Il concetto che gli acronimi possano anche non essere esplicativi vale in ambiente commerciale e pubblicitario, mentre dalle nostre parti forse basterebbe optare per  denominazioni meno roboanti e facili da ridurre a sigle.

Ebbene, in questa messe di sigle mi è venuto in mente un racconto inglese di molto tempo fa. Ve lo ripropongo, invitandovi a limitare l’uso delle abbreviazioni se non quando strettamente necessarie.

Una signora, desiderando organizzare un viaggio economico (oggi si dice low-cost e per fortuna non LoCo) nella campagna inglese, dopo aver concordato il prezzo con l’agenzia, che le propone un alloggio gestito dalla chiesa, si rivolge con una lettera al gestore della pensione, un pastore anglicano, per avere informazioni sul WC.

Mi è sfuggito un dettaglio sull’alloggio: può dirci dove si trova il WC?”

Il pastore risponde con un esauriente e gentile biglietto. Gli accade però di scambiare il WC, sul quale vengono sollecitati chiarimenti, con la Wayside Chapel anglicana, situata nei pressi.

Gentile signora, ho apprezzato molto la Sua richiesta e ho il piacere di informarLa che il luogo al quale Lei si riferisce si trova a 12 km dalla casa, il che è fastidioso, soprattutto se si ha l’abitudine di andarci spesso. In questo caso, è preferibile portarsi da mangiare per rimanere sul luogo tutto il giorno.

Alcuni ci vanno a piedi, altri in tram o in bicicletta, ma arrivano sempre al momento giusto. C’è posto per ben 400 persone a sedere e 100 in piedi, c’è l’aria condizionata e i sedili sono di velluto.

I bambini siedono vicino ai grandi e tutti cantano in coro. All’entrata, a ciascuno viene dato un foglio: coloro che arrivano in ritardo dopo la distribuzione, potranno utilizzare il foglio del compagno di sedile. All’uscita dovranno poi restituirlo per poterlo utilizzare tutto il mese.

Tutto ciò che si raccoglie viene devoluto ai bambini poveri .

Ci sono fotografi specializzati i quali prendono foto nelle diverse pose. Le foto vengono poi pubblicate in un’apposita rubrica dai quotidiani cittadini.

Tutti possono così vedere le diverse persone nel compimento di atti tanto umani.

Distinti saluti”.

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14 Commenti

  1. Grazie per l’illuminante articolo. Adesso ho capito che TLC per TeLeCommunications non è ignoranza, è acronimo. Vorrei ricordare l’abbondante uso di acronimi nella ricerca medica clinica, come immortalato da un recente articolo di British Medical Journal (BMJ, sigla): “SearCh for humourIstic and Extravagant acroNyms and Thoroughly Inappropriate names For Important Clinical trials (SCIENTIFIC): qualitative and quantitative systematic study” http://dx.doi.org/10.1136/bmj.g7092

  2. l’invalsi è un ente esterno al ministero, che di fatto gli appalta (perchè ? e perchè il regime monopolistico ?) le verifiche (perchè?) sulle performance scolastiche. mi sa tanto di mezza truffa organizzata dai compagnucci della parrocchietta. come per esempio l’indire, che (esperienza quasi diretto) organizzava dei pietosi corsi abilitanti on-line per docenti di scuola superiore. un bel paio di greppie. mi ricordano, nel nome altisonante e fuorviante, l’Agenzia Italiana Pubbliche Amministrazioni, che nonostante la tonitruanza, è una semplice SRL che fa il controllo dei parcheggi a pagamento, su appalto di un Comune dell’area cagliaritana.

  3. Divertente ma importante, merita attenzione metafisica. La contrazione del linguaggio è una specie di big crunch dello spirito?
    Così come tutta la fase “Wùwùwù” non ha suonato come un regresso darwinistico?
    Consoliamoci con De Andrè (e Dylan), correggendo però ABC con “abbiccì”(dal vecchio Zingarelli):
    “Einstein travestito da ubriacone / ha nascosto i suoi appunti in un baule / è passato di qui un’ora fa / diretto verso l’ultima Thule, / sembrava così timido e impaurito /quando ha chiesto di fermarsi un po’ qui /
    ma poi ha cominciato a fumare / e a recitare l’abbiccì / ed a vederlo tu non lo diresti mai / ma era famoso qualche tempo fa / per suonare il violino elettrico / in via della Povertà.”
    Un caro saluto
    Francesco Spagna

  4. Mi fa notare mia moglie che “solo tu potevi ironizzare sulle sigle in un rivista che ha una sigla per testata”. Bhé, a parte il fatto che roars è un acronimo, mi piace pensare che la “s” sia stata messa come quando Renzo Arbore, ironizzando sull’uso improprio del plurale dei nomi inglesi di uso comune, col genitivo sassone, diceva “i miei fanS”…

    • Grazie del pensiero. Come spesso accade, la ragione era più prosaica: il dominio http://www.roar.it era già occupato. Ma a tre anni e mezzo di distanza – Arbore o meno – direi che roars con la “s” suona proprio bene. Sarà l’abitudine …

    • No. Roars anticipava le nuove tendenze per cui mai curriculum, sempre curricula.

    • Curricula, tests, powepoints, coffe breaks, fans e poi killato, mecciato, clampato, scrinato, e il sempreverde testato e ora c’è la rivista impattata, l’argomento implementato, il corso a geometria variabile, gli studenti incoming e outgoing, che poi come per magia diventano ingoing e outgoing o peggio incoming e outcoming.
      Insomma c’è molto materiale per un dizionario a uso e consumo di chi conosce bene l’italiano, ma non capisce più di cosa si parla!

  5. Molti anni fa, quando la rete non c’era o quasi, il CDS (Centro Dati Stellari) di Strasburgo aveva fatto una pubblicazione cartacea (rilegata a spirale, da qualche parte ce l’ho ancora) sugli acronimi in astronomia, che includeva

    AMBIT = Acronym May Be Ignored Totally

  6. la mente vaga… e allora, «ma con gran pena le reti cala giu», per chi studia la geografia con i figli, oppure «per poter sembrar sapiente un capitan tradusse tartarino», e «astrazion fatta pel calcaneo un cubo naviga tra due cunei», per gli studenti di medicina e per qualche ortopedico smemorato…
    Però queste erano filastrocche…

  7. Una citazione suppongo scontata.

    […]

    Even in the early decades of
    the twentieth century, telescoped words and phrases had been one of the
    characteristic features of political language; and it had been noticed
    that the tendency to use abbreviations of this kind was most marked in
    totalitarian countries and totalitarian organizations. Examples were such
    words as NAZI, GESTAPO, COMINTERN, INPRECORR, AGITPROP. In the beginning
    the practice had been adopted as it were instinctively, but in Newspeak
    it was used with a conscious purpose. It was perceived that in thus
    abbreviating a name one narrowed and subtly altered its meaning, by
    cutting out most of the associations that would otherwise cling to it.

    • È tutto compendiato qui:

      «subtly altered its meaning, by
      cutting out most of the associations that would otherwise cling to it»

      Resta il dubbio se molte delle sigle nostrane siano frutto di un simile ragionamento o altro.

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