La settimana ROARS: 13 -26 ottobre 2014.

Una rapida sintesi dei contributi pubblicati
nel corso delle due settimane appena concluse.

20-26 ottobre

  • «Un’aggiunta da 150 milioni di euro al budget delle università … che azzera quasi del tutto il taglio già in programma per il fondo di finanziamento ordinario del 2015». Non solo: «Una prima boccata d’ossigeno che può aprire le porte degli atenei subito a 700-800 ricercatori e a regime fino a 2mila nuovi cervelli all’anno». Se prestiamo fede ai quotidiani, nonostante le preoccupazioni del CUN (Lettera aperta del CUN sulla legge di stabilità), la Legge di stabilità 2014 sarebbe un vero affare per l’università. Ma è tutto oro quel che luccica? Abbiamo analizzato in dettaglio il testo ed abbiamo scoperto che, da qui al 2023, verranno complessivamente sottratti all’università più di un miliardo e quattrocento milioni di Euro e che alla fine il finanziamento annuale sarà di 278 milioni inferiore a quello del 2014 (Legge di stabilità 2014: un vero affare per l’università?). Eppure, se si va alle radici del successo della Apple, si scopre che l’investimento statale nella ricerca è tutt’altro che uno spreco (Ricerca scientifica e rischio dell’investimento: perché lo Stato serve)   E sempre a proposito di finanziamento, proviamo ad analizzare il possibile impatto dell’introduzione del cosiddetto “costo standard” (Il finanziamento dell’Università e la meritocrazia in salsa italiana).
  • Il Presidente dell’Anvur ha additato ai rettori di alcuni atenei i nomi dei coordinatori di dottorato che presentano dei “problemi” in quanto i loro indicatori bibliometrici sarebbero sub-normali. Eppure l’accreditamento è già concluso e nei futuri criteri di valutazione non c’è traccia dei CV dei coordinatori. E allora cosa sono queste lettere? Un “avvertimento” come nel più classico dei film noir? (Coordinatori dei Dottorati: le strane lettere di “avvertimento” dell’ANVUR ) Non va meglio sul fronte di AVA, a proposito di cui Stefano Semplici cita Carlo Scoppola: «deve scattare una massiccia, condivisa, generalizzata obiezione di coscienza. Con lo scopo dichiarato di liberarci definitivamente di un mucchio di cretinate che ci fanno perdere un sacco di tempo… La chiamerei una campagna per l’obiezione di scienza» (Disobbedienza o resa?).
  • Nel 2015 la Commissione Europea prevede la carenza di 900.000 lavoratori nel settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Ma da dove viene questo numero? Enrico Nardelli esamina i dati da vicino e scopre che … («Informatico e pizzaiolo: il lavoro c’è, nessuno lo vuole»: una verifica delle stime sui Digital Jobs)
  • Cineca si è sforzato di mettere insieme i due archivi Ugov Ricerca (distribuito a quarantasei atenei) e Surplus (utilizzato da 8 atenei), creandone uno nuovo, IRIS. Un passo in avanti verso la tanto sospirata Anagrafe della ricerca? Sembra di sì (IRIS e l’Anagrafe della ricerca).

13-19 ottobre

  • Hanno scelto l’ignoranza” è il titolo della lettera aperta che in dieci giorni ha ricevuto più di 12.000 adesioni da tutta Europa, Italia in testa con più di 3.300 adesioni («Hanno scelto l’ignoranza» … ma è ora di cambiare). Ma l’ignoranza potrebbe anche essere quella del Corriere della Sera che nel dare la notizia della marcia su Parigi delle biciclette dei ricercatori francesi, osserva che “i nostri scienziati dovrebbero organizzare una corsa in bicicletta verso il ministero dell’Università e della Ricerca a Roma”, apparentemente ignaro non solo delle iniziative svolte in Italia, ma anche di quanto è stato scritto su Nature, Science, New Scientist, le Monde, el Pais, the Guardian, e finanche la Repubblica. Di certo, sono le nazioni del Sud Europa a soffrire maggiormente gli effetti dei tagli alla ricerca come testimoniato dal numero di firme che dietro l’Italia vede Spagna e Portogallo contendersi il secondo posto (Portugal in a research maelstrom). Intanto, i segnali che arrivano dalla Grecia sono sempre più allarmanti (PETITION Greek Scientific Research “under attack” by the new Governmental Policy for Research, Technology and Innovation).
  • I tagli all’istruzione e alla ricerca vengono spesso giustificati in nome di parole chiave come “merito”, “valutazione” e “competizione”, sia che si tratti di scuola (Merito – valutazione – competizione: le maglie di una catena da rifiutare) che di ricerca scientifica. È giunto il momento di aprire una riflessione sulla sostanza di queste politiche ed anche sulla loro capacità di rispondere ai reali bisogni della società e della scienza (The ERC must take risks to make the most of Europe’s scientists).
  • Confindustria ha pubblicato 100 proposte nel suo documento “L’Education per la crescita”. Se da un lato, va visto positivamente l’interesse per i problemi dell’educazione, la visione generale appare troppo poco ambiziosa. Gli assi portanti sono le esigenze immediate dell’impresa, lasciando sullo sfondo l’esigenza di formare anche ottimi fisici, biologi, chimici, matematici, come pure la cultura umanistica (Education Confindustria: servono scienza e cultura umanistica). E che un po’ di cultura umanistica serva davvero, ce lo mostra la vicenda dei Bronzi di Riace all’Expo, su cui pubblichiamo un commento di Michele Dantini (Cosa possiamo imparare dalla vicenda dei Bronzi di Riace all’Expo).
  • Chiudiamo con una questione tecnica, ma di grande rilievo dal punto di vista del finanziamento degli atenei che ospitano una facoltà di Medicina. Alessandro Figà Talamanca prende spunto da un parere CRUI relativo alla bozza di Decreto FFO 2014, per analizzare una questione per certi versi ormai storica (Il parere della CRUI su FFO 2014 sembra una proposta molto innovativa).
Send to Kindle

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.