La settimana ROARS:

12 – 18 settembre 2016.

Una rapida sintesi dei contributi pubblicati
nel corso della settimana appena conclusa.

La valutazione “stile VQR” è davvero inevitabile? Così fan tutti, dirà qualcuno. La valutazione ha indubitabili vantaggi e bisogna anche rendere conto al contribuente, diranno altri. Per non dire dei fannulloni da stanare e dell’eccellenza da premiare. Ebbene, scientificamente parlando, nessuno di questi argomenti è davvero solido (Collaborazionisti o resistenti. L’accademia ai tempi della valutazione della ricerca).

«Di fronte a un investimento di decine di milioni di euro tra passato, presente e futuro, come quello per i robot promessi dall’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) […] chi è del campo resta perplesso di fronte a investimenti pluridecennali su un progetto incerto, di cui non si comprende lo scopo, fermo alla ricerca del millennio scorso, senza mercato né all’estero né in Italia». Sul Sole 24 Ore, un professore emerito del Politecnico di Milano spiega tutti i suoi dubbi su uno dei fiori all’occhiello dell’IIT (Il Sole 24 ore denuncia il bluff della robotica umanoide (fiore all’occhiello di IIT)). Non sono invece incerti i progetti sul futuro di quei ricercatori italiani che, da vincitori di bandi ERC, scelgono istituzioni straniere per ospitare le loro ricerche (ERC Starting Grant 2016 ).

A pensare male si fa peccato. Ma come si fa a non notare che i valori soglia per l’ASN proposti dall’Anvur si discostano dai percentili statistici senza seguire un pattern riconoscibile? E come si fa a non pensare che agendo sulle soglie era possibile includere/escludere questo o quell’aspirante commissario? (Commissari ASN: a pensare male…). Ma sulle commissioni ASN non piovono solo sospetti. Una sentenza del Consiglio di Stato ha messo a nudo l’illegittimità delle commissioni della prima ASN, evidenziando una falla da cui non sembrano immuni nemmeno le commissioni ASN 2.0 (Sentenza del Consiglio di Stato: illegittime le commissioni ASN?). Oltre alle questioni di forma, ci sono poi le questioni di sostanza che continuano ad essere sollevate da società disciplinari (Il Coordinamento delle Società Storiche sull’ASN 2.0), riviste scientifiche (Il Comitato direttivo di Nuova Rivista Storica sul “Regolamento per la classificazione delle riviste nelle aree non bibliometriche”) e singoli studiosi (Sull’ASN: due lettere di Eugenio Mazzarella ). Serve una “protesi al CV”? Niente paura, c’è la “chirurgia plastica bibliometrica”: «Conosco colleghi che hanno pubblicato diverse decine di lavori in un anno! Tanti quanti nei dieci anni precedenti. Pragmaticamente, di colleghi così si dice: “… s’è fatto le mediane”» (« … s’è fatto le mediane». L’ANVUR e le soglie per l’abilitazione scientifica nazionale: un’occasione persa!).

Mentre H2020 decreta l’obbligo di pubblicazione ad accesso aperto dei dati a supporto delle ricerche finanziate nel programma a partire da gennaio 2017 e la LERU dissemina la sua Roadmap for research data, nel rapporto del MIUR sui big data, l’open access ai dati della ricerca si limita ad affermazioni molto generiche che occupano una mezza colonna delle 74 pagine del rapporto (As open as possible, as closed as necessary: Ancora sui dati della ricerca)”.

Pubblichiamo un nuovo appello urgente per i nostri colleghi turchi recentemente espulsi dall’università (Appello urgente per la solidarietà con gli accademici turchi espulsi dalle università il 1 settembre 2016).

 

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GRAZIE


Ricordiamo ai lettori la call for papers di RT, a Journal on Research Policy and Evaluation.

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