La settimana ROARS:

1 – 7 giugno 2015.

Una rapida sintesi dei contributi pubblicati
nel corso della settimana appena conclusa.

  • Anche grazie ai contributi spontanei dei lettori, è stato possibile organizzare il terzo convegno di Roars, che si terrà a Roma il prossimo 19 giugno presso la sala del Refettorio della Camera dei Deputati. Nel segnalare il programma del convegno, invitiamo tutti gli interessati a registrarsi all’indirizzo: convegnoroars@gmail.com (Terzo Convegno Roars: Roma 19 giugno). Attenzione: la registrazione è necessaria per potere accedere. Vi sono ancora pochi posti disponibili, preghiamo di registrarsi solo se effettivamente intenzionati ad essere presenti.
  • «L’Università fa schifo»: quello usato da Matteo Renzi è uno slogan facile, ma superficiale. Dopo gli studenti di LINK e i dottorandi dell’ADI, è la volta del Comitato Universitario Nazionale a ricordare che «l’Università non si riforma e non si migliora con gli slogan ma ascoltando chi opera all’interno dell’istituzione» (Il Comitato Nazionale Universitario a Matteo Renzi: «L’Università non si riforma e non si migliora con gli slogan»). E persino le metafore calcistiche, così care al premier, possono riservare delle sorprese. Infatti, se si guarda al livello medio della produzione scientifica, le università italiane militano tutte in una lega maggiore, cosa che non si può dire per altre illustri nazioni (Università italiana: meglio puntare alla Champions League o ai Mondiali?). Ma se i numeri sono confortanti, non si può sempre dire lo stesso del comportamento dei vertici accademici (Miss Università, la polemica: “Egregio Rettore, è un’offesa vederla dare i voti a Miss Università in bikini”).
  • Pure nel mondo della scuola, eludere i numeri serve a “vendere” come unico rimedio possibile alcune parole magiche: competizione, catena di comando, “incentivi di produttività” (peraltro miseri e destinati al solo 5% di meritevoli). Ma se guardiamo i numeri, vediamo che altrove alcune di queste ricette hanno fallito (DDL scuola: cosa impariamo dal caso svedese). Sorge allora il dubbio che il DDL della “Buona Scuola”, ispirato da consulenti d’azienda senza competenze specifiche, sia in realtà un Cavallo di Troia per espugnare la scuola di tutti e per tutti (La Buona Scuola? Un cavallo di Troia).
  • Anche il deragliamento della “cultura della valutazione” trova una spiegazione nell’adesione a parole d’ordine slegate dai fatti e dalla realtà. Si tratta di una deriva mondiale (L’università: un laboratorio per la informetrics society?), di cui l’ANVUR è solo un’espressione locale, come osservato nel libro “Contro l’ideologia della valutazione. L’ANVUR e l’arte della rottamazione dell’università, recensito per noi da Giorgio Sirilli (L’impatto della valutazione sull’università. Rottamare l’ANVUR?). Gli effetti del disegno sul sistema universitario italiano e sul diritto allo studio sono pesanti e distribuiti in modo territorialmente differenziato. Si tratta di scelte politiche rilevanti, ma che si dispegano senza mai essere state rese esplicite e sottoposte a dibattito (“Meriti” e “bisogni” nel finanziamento del sistema universitario italiano). Ben poche luci si vedono all’orizzonte, soprattutto se verranno confermate alcune indiscrezioni relative alla nuova VQR, che – ahimè – non sembra destinata a far tesoro degli errori della precedente edizione (La VQR che verrà).
  • Michele Dantini riprende la discussione sui temi delle humanities e dell’eredità culturale con la recensione di un doppio volume monografico dedicato a Giovanni Previtali dalla rivista Prospettiva (Le origini fatidiche. Giovanni Previtali: storia dell’arte e eredità culturale).
  • Segnaliamo un’interessante ricerca svoltasi all’Università di Bergamo, per iniziativa della FLC nazionale e di Bergamo. In particolare, la ricerca ha analizzato il grado e la qualità della cooperazione tra le varie figure lavorative dell’Università (L’Università riparta da sé). Il Consiglio Universitario Nazionale ha pubblicato un resoconto circa gli ordinamenti dei corsi di studio universitari per l’anno accademico 2015-2016 (Gli ordinamenti dei corsi di studio al vaglio del CUN: ecco i numeri). Abbiamo infine pubblicato una lettera dei docenti precari AFAM circa la situazione di crisi dell’Alta formazione artistica e musicale (Le urgenti priorità dell’AFAM).

 

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GRAZIE


Ricordiamo ai lettori la call for papers di RT, a Journal on Research Policy and Evaluation.

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