lasceltadisophie-00Per chi non se lo ricorda, o non ne ha mai sentito parlare, “La scelta di Sophie” è un film del 1982 in cui la protagonista (Meryl Streep) internata ad Auschwitz è costretta da un sadico ufficiale nazista a scegliere tra i suoi due figli quale far sopravvivere e quale mandare a morire, avendo come sola alternativa quella che muoiano entrambi e lei medesima.

 

All’ufficiale in questione sembrano ispirarsi i nostri legislatori ogni volta che mettono mano alla normativa sul reclutamento universitario. Ne è testimone da ultimo il provvedimento che conosciamo con il goliardico nome di “Milleproroghe”, tuttora all’esame del Parlamento ma ormai in dirittura d’arrivo. Tra gli emendamenti approvati in Commissione in sede di conversione in legge un brillante terzetto è costituito dai commi 10-sexies, 10-septies e 10-octies dell’Articolo 1, che a modo loro affrontano l’ormai incancrenito tema della mancata riattivazione del meccanismo delle abilitazioni nazionali.

Sorvoliamo sul 10-sexies (che non è il plurale di sexy, come qualche politico ruspante potrebbe aver immaginato), nel quale si concede una proroga all’emanazione dei decreti che sarebbero appunto necessari per rimettere in moto la macchina delle abilitazioni. Se lo potevano risparmiare, tanto i decreti in questione non sarebbero stati ugualmente emanati, neppure con la minaccia delle armi: il MIUR ha più paura dei ricorsi al TAR che del terrorismo islamico, e giustamente si comporta di conseguenza..

La prima trovata veramente geniale è contenuta nel 10-septies – che non è un misprint per septics (tossico), anche se meriterebbe di esserlo- laddove si stabilisce che i contratti triennali per ricercatore di tipologia b), finora non rinnovabili, diventano rinnovabili ma non oltre il 31 dicembre 2016. Sfido chiunque a fornire un’interpretazione univoca di questa frase. Potrebbe significare (ma sarebbe ridicolo) che al termine di un contratto triennale il titolare potrebbe avere un nuovo contratto, eventualmente mensile, purché con scadenza entro questo anno solare. Sorvolando sulla farraginosità burocratica legata all’attivazione di un nuovo contratto, in che cosa questo potrebbe differire dalla proroga disposta dal successivo comma 10-octies con la medesima previsione di scadenza al 31 dicembre2016?

Ecco allora la seconda alternativa (più plausibile sotto il profilo giuridico, anche alla luce dell’Art. 12 delle Disposizioni sulla Legge in Generale del Codice Civile, ancorché folle sotto ogni altro profilo): i contratti si possono rinnovare soltanto fino al 31 dicembre, ma trattandosi di rinnovo varranno per altri tre anni. Bel modo di combattere il precariato a vita! E quale sarebbe, per curiosità, la colpa (o il merito, a seconda dei punti di vista) di quei ricercatori il cui attuale contratto scadrà il 1 gennaio 2017, che non potranno beneficiare (o essere vittime) di questo supplemento di grazia (o di pena)?

Nell’ermeneutica del testo in oggetto si affacciano diverse ipotesi:

  1. che il legislatore creda veramente che entro il 31 dicembre 2016 saranno espletate le nuove procedure di abilitazione (stesura e pubblicazione dei decreti, approvazione da parte di tutti gli organi preposti, formazione delle commissioni, sottomissione e vaglio delle domande di abilitazione); ma in questo caso bastava la proroga di cui al 10-octies
  2. che il legislatore voglia concedere agli Atenei il tempo di risolvere il problema dei ricercatori a tempo indeterminato abilitati ma non chiamati, a spese dei ricercatori di tipo b) e di riflesso dei ricercatori di tipo a) che non potranno prendere il posto dei primi (e questa è la prima scelta di Sophie)
  3. che il legislatore stia già pensando al Milleproroghe 2016
  4. che il legislatore non sappia quello che fa

 

Ma non possiamo esimerci dal prendere in esame anche gli aspetti più curiosi (se ci si consente l’eufemismo) del comma 10-octies (che non è un misprint per octopus, anche perché non c’entra niente).

Il comma parte bene, con l’idea di sancire l’ormai inevitabile proroga per i disgraziati ai quali era stata promessa la possibilità di una chiamata dopo l’abilitazione, ma che non avranno la prima perché non possono avere la seconda. Poi va immediatamente in crisi sulla tempistica: che senso ha una proroga che scade insieme con il termine per l’emanazione di decreti che sono solo il punto di partenza, non certo di arrivo, per il nuovo meccanismo abilitativo?

Anche sei mesi di comporto sarebbero stati una previsione molto ottimistica, figuriamoci zero giorni.

Poi c’è anche una bellissima clausola di esclusione per i ricercatori di tipo b) che hanno commesso in gioventù, presumibilmente prima ancora di vincere il contratto, il fatale errore di partecipare alle prime tornate delle abilitazioni e per di più sono stati bocciati (magari perché non avevano ancora fatto la Cresima).

E comunque non è finita qui. Il 10-octies si accorge (ed è bene che se ne accorga) della insostenibilità accademica e politica dell’esclusione dei “nuovi” assegnisti di ricerca dai concorsi a posti di ricercatore di tipo b), ai quali sono invece ammessi i “vecchi” assegnisti (nell’ipotetico caso in cui fossero sopravvissuti a sei anni di macelleria sociale).

Ciò di cui il 10-octies non sembra accorgersi è l’esistenza di migliaia di giovani, e meno giovani, che, per i motivi più vari e comunque tutti legittimi, non sono in possesso di alcuno dei titoli richiesti per la partecipazione a un concorso per ricercatore di tipo b), ma che hanno già raggiunto da un pezzo (almeno dal 2012) una sufficiente maturità scientifica e perciò hanno già in tasca la loro brava abilitazione a professore associato (e talvolta a ordinario),

ma non sanno che farsene perché la strada verso il posto di ruolo è sbarrata dalle migliaia di ricercatori a tempo indeterminato, abilitati ma non chiamati, ancora in attesa del completamento di un piano straordinario che probabilmente non sarà mai completato, ma fermamente intenzionati a non farsi “sorpassare” dai loro (relativamente) più giovani colleghi.

Ecco dunque che cosa propone il legislatore: mandiamo al macero questa generazione di valenti ricercatori non strutturati, impedendo loro di accedere all’unica posizione potenzialmente ancora aperta per loro (a meno di una retrocessione a ricercatore di tipo a), malgrado abbiano titolo ad accedere a posizioni addirittura superiori, perché impelle una nuova generazione di assegnisti e altri precari (beninteso anch’essi indubbiamente valenti, non è questo il punto). E così siamo giunti alla seconda scelta di Sophie.

A parte il fatto che mi piacerebbe sapere che cosa pensano i giudici della Corte Costituzionale a proposito di questo singolare interdetto (in sintesi: sei troppo bravo per essere ammesso):

è mai possibile che non esista il modo di evitare che una fetta consistente del miglior capitale umano prodotto in questo Paese vada dispersa malamente, con enorme spreco di soldi e di energie individuali e collettive?

Sappiamo che c’è un giudice a Berlino: sarà per questo che i nostri migliori ricercatori ormai sono quasi tutti da quelle parti.

 

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9 Commenti

  1. Mi sembra una pezza a colore per (provare a) salvaguardare (rectius, prolungare il supplizio degli RTDb di) quelle università in cui sono risultati vincitori ai concorsi RTDb persone che non avevano ancora ottenuto l’abilitazione. Sarebbe interessante capire quanti, tra i settecento circa RTDb ad oggi, si trovano in questa condizione. E se la distribuzione tra gli atenei è uniforme. L’anno prossimo, penso possa convenire chiamarlo decreto patchwork.

  2. “Ecco dunque che cosa propone il legislatore: mandiamo al macero questa generazione di valenti ricercatori non strutturati…”
    .
    Diciamo la verità: al legislatore di Università non gliene importa niente. E’ solo una bestia da affamare per far cassa e magari offrire un contentino ai vari poteri forti (Confindustria per non far nomi).
    .
    Ci sono invece colleghi che considerano una (magari spiacevole ma) necessità storica il macero di un paio di generazioni di ricercatori non strutturati. E questo è grave. Dovremmo essere noi, come fa in questo articolo Paolo Rossi, a denunciare il disinteresse criminale della Politica nei contronti dell’ Università.

  3. Belli erano i tempi quando le Università erano normate da provvedimenti specifici e non da finanziarie, leggi di stabilità e milleproroghe, con il loro corteo di commi sexies, septies, octies e via con il latinorum.
    La tenure track all’italiana è naufragata alla prima applicazione. L’ASN si è impaludata nelle aule dei tribunali.
    Per uscire dalla terribile condizione della scelta di Sophie servono due cose: semplificazione e investimenti. Entrambi da fare con idee chiare in testa.
    Arriveranno invece ulteriori complicazioni e tagli. La vicenda della VQR ha solo evidenziato la lotta per la sopravvivenza e per l’inutile spartizione di risorse che non ci sono più.

  4. Alcuni lettori hanno scritto alla redazione di Roars segnalando il disagio per l’accostamento tra uno dei più drammatici dilemmi etici che una persona possa affrontare -la scelta di Sophie- e ciò di cui si parla nell’articolo.
    L’accostamento è ovviamente un’iperbole: si esagera la descrizione della realtà allo scopo di imprimere nel lettore il messaggio che si vuole esprimere (la drammaticità della situazione dell’università italiana). Nessuno crede che le scelte di Sophie e del legislatore italiano sull’università siano davvero paragonabili.

  5. Quanto so’ sensibili, porelli, questi “alcuni lettori”! E a quale insigne livello intellettuale e di comprensione dei testi e degli artifici retorici si stagliano! Che siano virtuosi fans di pupazzo, ministra e mirabil governo tutto, indignati perché se ne parla, ohibò, tanto irrispettosamente da parte di Paolo Rossi (come sempre ottimo)?
    A proposito, io sono proprio uno dei non aventi i presupposti per partecipare ai concorsi per RTDb, ma allo stesso tempo abilitati sia ad associati che a ordinari, sopra i quali grazie a questa milleprorogata i suddetti pupazzo, ministra e mirabil governo tutto sistemano in via definitiva con una saggia manatina la pietra sepolcrale. E di questo, non lasciandomi trascinare da Rossi sulla “cattiva strada”, ringrazio sempre più commossamente devoto le loro autorità

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