Segnaliamo ai lettori il documento pubblicato dal Servizio Studi della Camera il 27 maggio 2019 circa gli “interventi per i professori e i ricercatori universitari”. Il documento offre una sintesi della legislazione in vigore e di alcune modifiche in cantiere. Dalla premessa:

Negli anni più recenti, l’azione legislativa è stata indirizzata ad elevare sempre più le facoltà
assunzionali delle università e ad agevolare il ricambio generazionale. Da ultimo, la legge di bilancio 2019 ha incrementato, dal 2019, il Fondo per il finanziamento ordinario (FFO), al fine di consentire l’accesso di ricercatori universitari a tempo determinato di tipo B e ha
autorizzato le università, per il 2019, a bandire procedure per la chiamata di professori universitari di seconda fascia riservate ai ricercatori universitari a tempo indeterminato in possesso di abilitazione scientifica nazionale. Inoltre, ha consentito alle università “virtuose”, per gli anni 2019 e 2020, facoltà di assunzione oltre il 100% del turn over.
Al contempo, ha abrogato le disposizioni istitutive del “Fondo per le cattedre universitarie del merito Giulio Natta”, destinato al reclutamento per chiamata diretta di professori universitari. Successivamente, la VII Commissione della Camera ha avviato l’esame di una proposta di legge che reintroduce la figura del ricercatore universitario a tempo indeterminato – attualmente, ad esaurimento –, affiancandola a quella del ricercatore a tempo determinato, di cui modifica però la disciplina anche con riguardo alle modalità di reclutamento. Inoltre, interviene sulla disciplina relativa alla programmazione triennale del personale delle università (docente e non docente). Negli anni scorsi, una delle principali novità aveva riguardato il trattamento stipendiale di professori e ricercatori.

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6 Commenti

  1. Ora pare di capire che doveva essere prioritaria l’assunzione di ricercatori e associati giovani. Gli ordinari, specie non giovanissimi, no, dovevano essere fermati. Vi informo che gli scatti stipendiali sono ancora bloccati, a parte l’una tantum.

    • Cara Mariam, in teoria sarebbe stato corretto ed utile dare la precedenza a ricercatori abilitati associati o ordinari, per rafforzare la didattica e gli organi collegiali. Nella pratica credo sia successo di tutto, dal momento che non tutti potevano avere l’avanzamento. Per non parlare degli esterni. Vedi Catania, caso emblematico perché ingrandisce certe possibilità fino al totale stravolgimento. La lotta per l’ordinariato, da parte degli associati, deve essere stata dappertutto dura, poiché anche loro reclamavano, giustamente, i loro diritti. L’invecchiamento di futuri ordinari, o anche di associati, è imputabile anche ai tempi di attesa. In Germania c’era la norma, non so se è ancora valida, che non si diventava ordinari dopo i 55 anni. Anziché valutare le carriere singolarmente, sono stati buttati tutti nello stesso calderone infernale, da dove emergono e si salvano non necessariamente i casi più meritevoli ma i casi più calcolati, calcolabili e di futura affidabilità ( sulla base di: abilitazione, specifico giudizio, età, rete di relazioni, futuro potere e aggressività a favore del proprio gruppo o del gruppo locale che l’ha sostenuto, e simili). Merito scientifico? C’è anche quello da qualche parte. Ovviamente non vale per tutti, ma al 50% sì.

  2. “Negli anni più recenti, l’azione legislativa è stata indirizzata ad elevare sempre più le facoltà assunzionali delle università e ad agevolare il ricambio generazionale.”

    Di quale Stato si sta parlando?

    • “ l’azione legislativa è stata indirizzata ad elevare sempre più le facoltà assunzionali delle università “ = concedere maggiore cd autonomia, non importa quale
      “agevolare il ricambio generazionale.” = boh ….

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