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La questione meridionale dell’università italiana

All’interno della questione meridionale generale e del gap economico e sociale creatosi tra Nord e Sud, esiste una questione che investe il sistema universitario e che rischia di trasformarsi rapidamente in un danno incalcolabile per il Meridione.

Le Università meridionali, infatti, hanno perso 45.000 immatricolati negli ultimi 10 anni, mentre il Centro-Nord, dopo un’iniziale perdita, ha superato la crisi di immatricolazioni. Globalmente, in Italia, 7 diplomati su 10 proseguono gli studi immatricolandosi all’Università, ma vi è un flusso migratorio di studenti dal sud al centronord pari al 25%. (dati Rapporto ANVUR sullo Stato del sistema universitario)

In totale, quindi, le Università del Sud riescono a “trattenere” poco più del 60% dei diplomati meridionali, nel mentre pochissimi studenti del Centro-Nord si immatricolano nelle Università del sud. Il sistema universitario del centro-nord, invece, oltre ai diplomati locali riesce ad attrarre altri 2 diplomati su 10 provenienti dal sud.

Questo fenomeno non può essere semplicisticamente motivato dall’attrazione “intellettuale” esercitata dalle grandi Università o città del Nord.

In realtà, un motivo rilevante – e inadeguatamente valutato – è rappresentato dalle scarse risorse del diritto allo studio e dall’iniqua distribuzione delle stesse. Di recente, su tale argomento, non sono mancati gli interventi degli studenti, dei docenti, della CRUI, degli enti del diritto allo studio. Tuttavia, la cifra messa in campo dal Governo (160 milioni di euro) non aumenterà, in base alla legge di Stabilità varata dal Consiglio dei Ministri nella scorsa settimana. Sulle scarsissime risorse messe in campo dalle Regioni, tra loro molto differenti, si discute poco, ma ancora meno si discute sull’iniquo meccanismo di distribuzione dei fondi statali alle Regioni. Infatti la ripartizione dei fondi è paradossalmente basata sulla ricchezza delle Regioni, e tiene solo parzialmente conto del numero di potenziali beneficiari, rappresentato da studenti capaci e privi di mezzi (ai quali la Costituzione Italiana attribuisce il diritto a raggiungere i più alti gradi degli studi), che sono maggiormente presenti al Sud.

Di fatto, le Regioni che riescono a dare un maggiore numero di borse di studio, perché più ricche, ottengono di più dallo Stato, mentre quelle più povere ottengono di meno. Tale distribuzione di risorse attiva un circolo vizioso per il quale sempre più risorse vanno al Nord e sempre meno al Sud.

A titolo esemplificativo, i fondi attribuiti nel 2014 a Lombardia e Campania, regioni con eguale numero di potenziali studenti beneficiari, rendono plastica la feroce ingiustizia sociale e il danno economico: la Lombardia, infatti, ottiene quasi 18 milioni, e la Campania ne ottiene 5,5 milioni (DPCM 3 Luglio 2015). Ne consegue che il 76% dei 46.000 studenti capaci e privi di mezzo – ma senza borsa di studio – sono iscritti alle Università meridionali.

Ovviamente nel giro di pochi anni, questi dati insieme alla denatalità, porteranno alla desertificazione culturale del mezzogiorno, che inevitabilmente risulterà in un incremento della forbice economica e sociale tra Nord e Sud.

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7 Comments

  1. Enrico Mauro says:

    Propongo di approfittare della riforma costituzionale in corso – ma non in discorso – per modificare il 34.3 come segue:
    “I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, purchè residenti nelle Regioni ricche, hanno diritto di raggiungere
    i gradi più alti degli studi”.
    Così, visto che non si vuole e non si è capaci di adeguare le politiche alla Costituzione, si adegua la Costituzione alle politiche.

  2. Guido Danieli says:

    E in tutto questo, dà una mano alla distruzione ulteriore del Mezzogiorno anche la VQR!
    Che non deve essere applicata per dare più risorse a chi già ne ha di più, ma per eventualmente punire le persone, non le strutture, e solo dopo averla integrata e corretta. Non possono essere valutati solo gli articoli su riviste high impact, ma anche brevetti ottenuti, spin-off funzionanti, e sopra tutto didattica!

  3. Beniamino Cappelletti Montano says:

    Articolo molto interessante.
    Vorrei chiedere all’autore se può esplicitare la fonte del dato da lui citato che il 76% degli studenti idonei ma non beneficiari sono concentrati al Sud. Mi sembra un dato davvero allarmante,

  4. Vito Plantamura says:

    …sì, articolo molto interessante,io vorrei sapere,invece,esattamente qual è la norma per cui,in sede applicativa di dpcm,le regioni più ricche prendono di più.
    Grazie.
    Tom Bombadillo

  5. Arturo Pujia says:

    Ringrazio per i commenti. Il dato del 76% si evince dai dati MIUR (ufficio statistico), anche l’Osservatorio del diritto allo studio del Piemonte ha elaborato questi dati. La norma “sperequativa” è contenuta nel dpcm 9 Aprile 2001 che prevede di distribuire il fondo prevalentemente in base alle borse di studio erogate ed agli alloggi per studenti. Ovviamente questi ultimi parametri sono in relazione a quanto la Regione finanzia. In genere le Regioni del sud finanziano meno di quelle del Nord avendo risorse più scarse.

  6. Vito Plantamura says:

    …grazie della risposta. In effetti, il dpcm 2015 rinvia ai criteri di riparto del 2001, che sono il 50% in proporzione del numero delle borse erogate dalle diverse Regioni con le risorse proprie, il 35% in base al numero degli idonei in graduatoria, e questo sembra un criterio giusto ma, attenzione, i fuori sede contano per due, quindi è ancora un criterio che avvantaggia le Regioni più ricche (le sole che hanno i fuori sede: te lo vedi un milanese che va a studiare all’Università del Molise, magari per essere in contatto col mondo del lavoro); il restante 15% il base al numero degli alloggi per studenti.
    Insomma, diamo di più a chi ha già di più. La classica concentrazione della ricchezza dei (neo?) classici.
    C’è da dire, però, che, almeno da quanto ho colto io, in base ad una velocissima lettura di un guazzabuglio di norme (dunque è probabile che abbia colto male, e la cosa andrebbe approfondita e verificata), anche in questo caso si tratterebbe della reiterazione (sbagliata nel metodo) di criteri (sbagliati nel merito) che dovevano valere per un solo triennio (vi ricorda qualcosa?), nelle more di un decreto delegato, previsto dalla legge, che però non è mai stato fatto. E figuratevi se lo fanno, visto che è dal 2001 che le Università e le Regioni meridionali si tengono questi criteri punitivi senza manco protestare.
    Alla volte ho proprio la sensazione che sia una battaglia persa in partenza…
    Tom Bombadillo

    • Arturo Pujia says:

      SI hai ragione, dovrebbero fare un nuovo decreto ma non lo faranno mai perché gli unici a capirne qualcosa sono quelli del nord che, ovviamente, non insistono

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