Illustre Ministro, sono venuto a conoscenza del tenore della lettera che Le ha scritto il ricercatore Giuliano Grüner in merito al contenzioso che lo ha visto contrapposto all’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”. Tale contenzioso ha come oggetto il Regolamento sulle chiamate dei professori approvato dall’Università nel gennaio 2013 e, cioè, in epoca precedente all’inizio del mandato dell’attuale Rettore e mio personale quale Prorettore vicario. […] Ritengo opportuno richiamare la Sua attenzione sul fatto che la questione decisa dal Consiglio di Stato era palesemente controversa […] Ne sono conferma evidente le circostanze che: 1. in primo grado il Tar del Lazio ha dato una soluzione contraria alla questione, respingendo il ricorso del ricercatore Grüner; 2. il Consiglio di Stato, nella parte terminale della decisione, compensa le spese del giudizio in considerazione della “novità della questione”. Ovviamente, l’Università sta dando tempestiva e completa esecuzione alla sentenza del Consiglio di Stato. Ho ritenuto utile e doveroso portare alla Sua attenzione tali circostanze per ristabilire la verità dei fatti, tanto più che la lettera è stata inviata dal firmatario Grüner agli organi di informazione con il possibile deplorevole effetto, da un lato, di gettare ombre sull’istituzione – presentando la vicenda in modo da suggerire la sensazione di un comportamento consapevolmente illegittimo dell’Università e mio personale

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera che il Prorettore Vicario di Roma Tor Vergata, Prof. Claudio Franchini, ha inviato al Viceministro Lorenzo Fioramonti in replica alla lettera del Prof. Grüner.

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9 Commenti

  1. Peccato: un’occasione persa per dire: “Ora che il supremo grado di giudizio ha totalmente sconfessato il nostro operato, ci scusiamo con Grüner e con l’intera comunità accademica per il comportamento tenuto nei suoi confronti, soprattutto per i toni intimidatori più vicini ad un’associazione mafiosa che a una istituzione pubblica”

  2. Effettivamente, ignorare il contenuto delle affermazioni del Rettore di Tor Vergata nei confronti del Prof. GRUNER per farne una questione di pseudo diritto è veramente deplorevole.
    Ci credo che la questione era nuova, indichi il Prof. Franchini un altro Regolamento di Ateneo che consenta di operare come facevano a Tor Vergata, sono molto curioso di conoscere quali sedi escludono dai concorsi la valutazione degli interni abilitati.

  3. Ma vi pare normale “chiamare” o “far progredire in carriera” nelle Università docenti già incardinati con abilitazione fresca di ricezione, senza dare la possibilità aperta all’esterno di far partecipare altri abilitati o docenti esterni?

    Ed il ruolo delle “Call for expressions of interest for positions”? Come la mettiamo? Selezioni di docenti da immettere in ruolo, senza alcun concorso ufficiale e con commissioni scelte in toto dall’Ateneo che le organizza?

    Povera Università italiana…….!!!! Speriamo qualcuno al MIUR intervenga rapidamente e soprattutto verifichi gli atti finora prodotti da tali “obbrobri”

  4. La decisione del CdS è ineccepibile. Non è ammissibile una discriminazione fra abilitati della medesima Università appartenenti al medesimo ssd oggetto del bando. Resta, però, un aspetto non trascurabile, che non c’entra nulla con la controversia decisa, ma che ha a che fare pur sempre con le c.d. procedure valutative. A me sembra che queste procedure non concorsuali siano di dubbia legittimità – ancorché previste dalla legge – e, comunque, inopportune, perché consentono l’accesso nei ruoli universitari senza passare per un concorso, ossia una procedura comparativa, possibilmente con una commissione non designata dal dipartimento che propone il bando. L’abilitazione diventa – per i già strutturati – il vero canale di accesso al ruolo superiore, pur non essendo, per definizione, un concorso. Poi tutti in fila con il numerino, in attesa di quella che viene ormai impropriamente chiamata la … chiamata.. Per i PA e i PO doveva essere un regime transitorio, ma a me sembra che sia destinato a essere la disciplina a regime, soprattutto per consentire l’assorbimento dei ricercatori a tempo indeterminato, con un minor costo teorico per l’ateneo di appartenenza.

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