Il 17 giugno 2021 è stato trasmesso per la votazione d’aula l’atto del Senato n. 2285, recante il disegno di legge in tema di “Disposizioni in materia di attività e ricerca e di reclutamento dei ricercatori nelle università e negli enti pubblici di ricerca”, d’iniziativa parlamentare dell’On. Silvia Fregolent (PD), che approva in testo unificato una congerie di DDL distinti promossi quali primi firmatari, rispettivamente, dagli On. Daniela Torto (M5S), Alessandro Melicchio (M5S), Flavia Piccoli Nardelli (PD), Nunzio Angiola (M5S), Paola Frassinetti (FDI).

L’ultima follia apparsa in questo testo unificato, che ad ogni buon conto riproduciamo in calce nella sua interezza, è quella di prevedere che la qualità della valutazione – che il provvedimento, preoccupandosi di porre una serie di accorgimenti e paletti per le procedure di selezione dei migliori, vorrebbe assicurare al processo che governerà il reclutamento di borsisti e ricercatori – avvenga a costo zero, in tempi in cui il governo si guadagna le mani libere per decidere chi valuterà nei prossimi anni i fondi per la ricerca italiana.

Come vedremo in un prossimo post, la qualità della valutazione a costo zero è già un paradigma applicato nella VQR in corso di svolgimento. Ma nel campo della valutazione dei giovani studiosi avviati a diventare i professori dell’Università italiana di domani qualche geniale manina parlamentare ha ritenuto di spingere il modello all’estremo, addirittura oltre il paradigma del “costo zero”.

Perché far parte di una commissione di valutazione che scelga il base al merito il migliore dei candidati sottopostisi a una procedura di selezione competitiva, ad ogni livello della valutazione richiesta, è stata da sempre considerata un’attività non retribuita, rientrante idealmente nei compiti istituzionali del professore universitario. Nessuno si è mai sognato di retribuire il lavoro dei commissari di una commissione di concorso.

Tuttavia, se lo svolgimento della valutazione avesse comportato per il valutatore prescelto la necessità di sostenere spese di trasferta, per effettuare riunioni o per effettuare prove didattiche in presenza dei candidati, da sempre è stato previsto che il commissario possa, se non altro, non rimetterci di tasca propria, venendo a tal fine rimborsato per le spese sostenute dall’Università che abbia bandito la procedura di selezione e lo abbia invitato al delicato compito del valutare.

Su questo consolidato scenario interviene l’ultima follia dei legislatori, che da apprendisti stregoni, a colpi di emendamenti impazziti stanno cesellando il lunghissimo cammino esistenziale che, all’insegna di un precariato spinto ogni oltre ragionevole misura, accompagnerà la trasformazione di un promettente e brillante laureato manifestante una genuina ed entusiastica attitudine alla ricerca, nel professore che fra qualche anno popolerà i ruoli della docenza dell’Università italiana.

Sì, perché il sistema che si sta escogitando renderà possibile che quel giovane, promettente laureato vocato alla ricerca, prima di conseguire una valutazione da professore associato nell’ambito dell’ASN, e in attesa di poter concorrere a uno stabile posto reale quale professore di una Università italiana, debba attraversare un lungo purgatorio così congegnato: fino a un triennio di borsa post laurea; un triennio di dottorato (salvo l’anno di proroga) e un settennato di contratto da ricercatore. Fanno almeno tredici anni nel Tibet della precarietà istituzionale, senza alcuna garanzia in ordine alla prospettiva di metter su famiglia prima dei 40 anni e di poter dire di non aver fatto un errore madornale quando subito dopo la laurea quel giovane studioso pieno di speranze accettò le lusinghe del suo professore che gli segnalò l’opportunità di una borsa post laurea.

L’art. 5, comma 1, dell’articolato leggibile in calce nella sua integralità, in ordine alla procedura di selezione del nuovo ruolo unico dei ricercatori universitari dispone che la selezione della futura terza fascia della docenza a basso costo per lo Stato avvenga ad opera di una

commissione giudicatrice formata da professori di prima o di seconda fascia o da dirigenti di ricerca e da primi ricercatori in servizio presso enti pubblici di ricerca e in possesso dell’abilitazione scientifica nazionale di cui all’articolo 16, in numero compreso fra tre e cinque. La maggioranza dei membri della commissione è in ogni caso costituita da professori di ruolo presso università, italiane o straniere, diverse da quella interessata. I membri della commissione sono scelti mediante sorteggio operato dall’università, con modalità automatica, tramite il portale unico dei concorsi dell’università e della ricerca, tra i soggetti iscritti in una banca dati contenente, per ciascun macrosettore concorsuale, i nomi dei professori di prima o di seconda fascia che abbiano presentato domanda per esservi inseriti, con allegata la documentazione di cui all’articolo 16, comma 3, lettera h), relativa a ciascuno di essi, e i nomi dei dirigenti di ricerca e dei primi ricercatori in possesso dell’abilitazione scientifica nazionale che abbiano presentato domanda per esservi inseriti. Non possono essere membri della commissione i rettori in carica, i professori posti in aspettativa obbligatoria ai sensi dell’articolo 13 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, i professori che hanno optato per il regime a tempo definito, i professori che non abbiano maturato un triennio di servizio nel ruolo di appartenenza, i professori cui sia stata inflitta una sanzione disciplinare e i professori che si sono dimessi da qualsiasi commissione concorsuale nei quattro anni antecedenti. Agli adempimenti previsti dalla presente lettera si provvede nell’ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Ai componenti della commissione giudicatrice non spettano compensi, gettoni di presenza, rimborsi di spese o altri emolumenti comunque denominati.

Si prevede che la commissione sia formata per legge da almeno 2, se non 3, professori di una sede diversa di quella dell’Università che bandisce la procedura, tenuto conto che il nuovo articolo 24 della legge 30 dicembre 2010, n. 240, come modificato sempre dall’art. 5 di questo articolato, prevederà che la valutazione del nuovo ricercatore dovrà essere effettuata “anche sulla base di una prova didattica”, che si immagina debba essere svolta in presenza, a meno di non voler ipotizzare che la prova didattica del futuro ricercatore avvenga in DAD, con un bambino che frigna nella stanza accanto e una connessione che va e viene.

Ed ecco il colpo di genio o l’ultima follia (scegliete voi) dei nostri sagaci legislatori: i due o tre professori fuori sede, che avranno la (s)ventura di essere sorteggiati in base al complesso meccanismo cabalistico ministeriale, accetteranno di viaggiare da Palermo a Trieste a proprie spese per effettuare prove didattiche, magari per più giorni, soggiornando e sfamandosi a casa di un collega dell’Università bandente per non mettere in crisi il bilancio famigliare? E se lo faranno, perché lo faranno? La norma appare inequivoca: “ai componenti della commissione giudicatrice non spettano compensi, gettoni di presenza, rimborsi di spese o altri emolumenti comunque denominati”.

Assisteremo al formarsi di una giurisprudenza penale su penosi episodi corruttivi di professori valutatori di concorso intercettati mentre concordano con il professore interessato all’esito della procedura locale un soggiorno in ostello pagato a spese di quest’ultimo, comprensivo di colazione, cestino per panini e volo aereo low cost? E lasciamo che sia l’immaginazione del lettore a catturare i tratti del volto del prestigioso professore straniero chiamato a servire la mission della eccellenza nel reclutamento dei ricercatori italici, quando apprenderà che, per servire la causa del reclutamento nel sistema universitario italiano, egli, oltre a perdere tempo prezioso, dovrà metter mano al portafoglio.

Fra l’altro, i futuri commissari per un concorso da ricercatori non potranno essere i professori che col tempo definito e un’avviata attività professionale svolta del tutto legittimamente a ridosso dell’impegno universitario potrebbero forse anche permettersi di sostenere i costi della trasferta in proprio (accettando l’incarico, magari anche perché a quella valutazione tiene assai qualche amico degli amici). Gli eleggibili saranno solo i “tempo pienisti”, peraltro assai rari in alcuni SSD, che dovranno rassegnarsi a limare il proprio budget famigliare per assecondare al meglio l’alto compito valutativo di cui saranno investiti.

L’attitudine a fare le nozze coi fichi secchi sembra quindi avviata a diventare la stella polare prescelta per illuminare il cammino del perseguimento della qualità nella valutazione della ricerca e nella selezione dei futuri professori italiani, come vedremo in un prossimo post che illustrerà come questa attitudine stia condizionando anche la VQR in corso di svolgimento.

Il Piano Nazionale per il Reclutamento al Ribasso è dunque pronto ed è di imminente approvazione, sta solo a noi accettarlo supinamente, per conclamare un ormai acquisito status di straccioni della PA (come non ricordare la vicenda degli scatti?) o, per una volta, reagire con veemenza, comprendendo che in questo sciagurato processo legislativo non è solo in gioco la nostra dignità professionale, ma anche il modo in cui si svilupperà l’Università a venire, selezionando i giovani avviati a diventare i professori nell’Università italiana del futuro.


DISEGNO DI LEGGE

Art. 1 (Oggetto e ambito di applicazione)

1. La presente legge reca disposizioni in materia di borse di ricerca post lauream, di dottorato di ricerca, di personale accademico, di reclutamento dei ricercatori presso le università e gli enti pubblici di ricerca nonché di pubblicità delle procedure di selezione.

2. Ai fini della presente legge:

a) per « università » si intendono le università statali e le università non statali legalmente riconosciute, comprese le università telematiche, e gli istituti di istruzione universitaria, anche ad ordinamento speciale;

b) per « enti pubblici di ricerca » si intendono gli enti di cui all’articolo 1, comma 1, del decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 218.

3. Le disposizioni di cui alla presente legge, ove compatibili, si applicano anche alle istituzioni il cui diploma di perfezionamento scientifico è riconosciuto equipollente al titolo di dottore di ricerca ai sensi dell’articolo 74, quarto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382.

Art. 2. (Borse di ricerca)

1. Le università e gli enti pubblici di ricerca possono conferire borse post lauream per la formazione e la collaborazione alle attività di ricerca, di seguito denominate « borse di ricerca ».

2. Alle borse di ricerca di cui al comma 1 si applicano le disposizioni di cui all’articolo 6, commi 1, 5, 6, 6-bis e 7, della legge 30 novembre 1989, n. 398.

3. Possono concorrere alle borse di ricerca esclusivamente coloro che sono in possesso di laurea magistrale, di laurea specialistica ovvero di diploma di laurea conseguito ai sensi dell’ordinamento previgente a quello previsto dal regolamento di cui al decreto del Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre 1999, n. 509, o di titolo equipollente conseguito in Italia o all’estero, in discipline coerenti con l’attività di ricerca per cui è bandita la borsa di ricerca, con esclusione del personale di ruolo delle università e degli enti pubblici di ricerca, dei ricercatori a tempo determinato e di chi è già in possesso del titolo di dottore di ricerca.

4. Le procedure per il conferimento delle borse di ricerca sono disciplinate con regolamento dell’università ovvero dell’ente pubblico di ricerca, che prevede una procedura di valutazione comparativa secondo i princìpi di pubblicità e di trasparenza, resa pubblica nel portale unico di cui all’articolo 7, e la costituzione di una commissione giudicatrice composta dal responsabile del progetto di ricerca di cui al comma 5 del presente articolo e da altri due membri designati dall’università o dall’ente pubblico di ricerca. Al termine della procedura di valutazione comparativa la commissione giudicatrice forma una graduatoria generale di merito in base al punteggio conseguito da ciascun candidato. Agli adempimenti previsti dal presente comma si provvede nell’ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Ai componenti della commissione giudicatrice non spettano compensi, gettoni di presenza, rimborsi di spese o altri emolumenti comunque denominati.

5. Le borse di ricerca sono collegate a uno specifico progetto di ricerca e possono avere una durata compresa tra sei e dodici mesi, prorogabili fino a trentasei mesi ove richiesto dalla tipologia del progetto di ricerca. La durata della fruizione delle borse di ricerca, anche se erogate da più università o enti pubblici di ricerca, non può superare, per ciascun beneficiario, il limite complessivo di trentasei mesi. Ai fini del calcolo di cui al periodo precedente non sono computati i periodi di sospensione di cui al comma 7.

6. Le borse di ricerca non danno luogo ad alcun rapporto di lavoro subordinato alle dipendenze dell’università o dell’ente pubblico di ricerca né danno alcun diritto in ordine all’accesso ai ruoli presso gli stessi.

7. La borsa di ricerca è sospesa in caso di maternità o paternità, nei limiti stabiliti dagli articoli 16, 16-bis, 17 e 28 del testo unico di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, o per gravi motivi di salute.

8. All’articolo 4, comma 3, della legge 3 luglio 1998, n. 210, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al primo periodo, le parole: « , nonché alle borse di studio conferite dalle università per attività di ricerca post laurea » sono soppresse;

b) al secondo periodo, le parole: « , per i corsi di dottorato di ricerca e per attività di ricerca post laurea e post dottorato » sono sostituite dalle seguenti: « nonché per i corsi di dottorato di ricerca ».

9. All’articolo 1, comma 1, della legge 30 novembre 1989, n. 398, le parole: « , per lo svolgimento di attività di ricerca dopo il dottorato » sono soppresse.

Art. 3. (Dottorato di ricerca)

1. All’articolo 4 della legge 3 luglio 1998, n. 210, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1 sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: « nonché per l’accesso alle carriere nelle amministrazioni pubbliche o l’integrazione di percorsi professionali di elevata innovatività »;

b) al comma 2:

1) al primo periodo, le parole: « , dagli istituti di istruzione universitaria ad ordinamento speciale e da qualificate istituzioni italiane di formazione e ricerca avanzate » sono sostituite dalle seguenti: « e dagli istituti di istruzione universitaria ad ordinamento speciale »;

2) al terzo periodo, le parole: « , nonché le modalità di individuazione delle qualificate istituzioni italiane di formazione e ricerca di cui al primo periodo, » sono soppresse.

2. All’articolo 2 della legge 21 dicembre 1999, n. 508, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 5, secondo periodo, le parole: « formazione alla ricerca » sono sostituite dalle seguenti: « dottorato di ricerca »;

b) dopo il comma 5 è inserito il seguente:

« 5-bis. Le istituzioni di cui all’articolo 1, a decorrere dall’anno accademico successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore della presente disposizione, possono attivare i corsi di dottorato di ricerca di cui al comma 5. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, il Ministro dell’università e della ricerca definisce, con proprio decreto, le modalità di accreditamento delle sedi e dei corsi ».

3. All’articolo 35 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 3, lettera e-ter), le parole: « , che deve prioritariamente essere valutato, ove pertinente, tra i titoli rilevanti ai fini del concorso » sono sostituite dalle seguenti: « pertinente in relazione alle aree dei settori scientifico-disciplinari individuate ai sensi dell’articolo 17, comma 99, della legge 15 maggio 1997, n. 127 »;

b) il comma 3-quater è sostituito dal seguente:

« 3quater. Al titolo di dottore di ricerca di cui alla lettera e-ter) del comma 3 è riconosciuto un punteggio aggiuntivo, comunque non inferiore:

a) al doppio di quello riconosciuto al possesso di ulteriori titoli di laurea o laurea magistrale;

b) al triplo di quello riconosciuto al possesso di master universitari o di altri titoli post lauream di durata annuale ».

4. A decorrere dall’anno 2022 è autorizzata la spesa di 1,5 milioni di euro annui da destinare a procedure di selezione comparativa a evidenza pubblica per dottorati di ricerca riservate alle categorie protette di cui alla legge 12 marzo 1999, n. 68. I fondi di cui al primo periodo sono ripartiti, con decreto del Ministro dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, tra le università in base al numero degli iscritti ai corsi di laurea.

5. Agli oneri derivanti dal comma 4, pari a 1,5 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2022, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per la disabilità e la non autosufficienza, di cui all’articolo 1, comma 330, della legge 27 dicembre 2019, n. 160.

Art. 4. (Assegni di ricerca)

1. All’articolo 22 della legge 30 dicembre 2010, n. 240, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il comma 2 è sostituito dal seguente:

« 2. Possono essere destinatari degli assegni di ricerca esclusivamente studiosi in possesso di un titolo di dottorato di ricerca, conseguito in Italia o all’estero, o iscritti all’ultimo anno di un corso di dottorato di ricerca, i quali sono ammessi alla procedura di selezione con riserva e comunque a condizione che conseguano il titolo di dottore di ricerca prima della presa di servizio, ovvero, per le discipline mediche, in possesso di un diploma di specializzazione, comunque con esclusione del personale in servizio, con contratto di lavoro a tempo determinato o indeterminato, presso le istituzioni di cui al comma 1 »;

b) al comma 3, terzo periodo, le parole da: « , ad esclusione del periodo » fino alla fine del periodo sono soppresse;

c) al comma 9, primo periodo, le parole: « e dei contratti di cui all’articolo 24 » sono soppresse e la parola: « dodici » è sostituita dalla seguente: « quattro ».

2. Il comma 2-bis dell’articolo 6 del decreto-legge 31 dicembre 2014, n. 192, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2015, n. 11, è abrogato.

Art. 5. (Ricercatori universitari)

1. All’articolo 24 della legge 30 dicembre 2010, n. 240, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) dopo il comma 1 è inserito il seguente:

« 1-bis. Ciascuna università, nell’ambito della programmazione triennale, vincola risorse corrispondenti ad almeno un terzo degli importi destinati alla stipulazione dei contratti di cui al comma 1, in favore di candidati che per almeno trentasei mesi, anche cumulativamente, abbiano frequentato corsi di dottorato di ricerca o svolto attività di ricerca sulla base di formale attribuzione di incarichi, escluse le attività a titolo gratuito, presso università o istituti di ricerca, italiani o stranieri, diversi da quello che ha emanato il bando »;

b) al comma 2:

1) all’alinea, dopo le parole: « I destinatari » sono inserite le seguenti: « dei contratti di cui al comma 1 »;

2) alla lettera a), le parole: « settore concorsuale » sono sostituite dalle seguenti: « macrosettore concorsuale »;

3) dopo la lettera b) è inserita la seguente:

« b-bis) nomina di una commissione giudicatrice formata da professori di prima o di seconda fascia o da dirigenti di ricerca e da primi ricercatori in servizio presso enti pubblici di ricerca e in possesso dell’abilitazione scientifica nazionale di cui all’articolo 16, in numero compreso fra tre e cinque. La maggioranza dei membri della commissione è in ogni caso costituita da professori di ruolo presso università, italiane o straniere, diverse da quella interessata. I membri della commissione sono scelti mediante sorteggio operato dall’università, con modalità automatica, tramite il portale unico dei concorsi dell’università e della ricerca, tra i soggetti iscritti in una banca dati contenente, per ciascun macrosettore concorsuale, i nomi dei professori di prima o di seconda fascia che abbiano presentato domanda per esservi inseriti, con allegata la documentazione di cui all’articolo 16, comma 3, lettera h), relativa a ciascuno di essi, e i nomi dei dirigenti di ricerca e dei primi ricercatori in possesso dell’abilitazione scientifica nazionale che abbiano presentato domanda per esservi inseriti. Non possono essere membri della commissione i rettori in carica, i professori posti in aspettativa obbligatoria ai sensi dell’articolo 13 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, i professori che hanno optato per il regime a tempo definito, i professori che non abbiano maturato un triennio di servizio nel ruolo di appartenenza, i professori cui sia stata inflitta una sanzione disciplinare e i professori che si sono dimessi da qualsiasi commissione concorsuale nei quattro anni antecedenti. Agli adempimenti previsti dalla presente lettera si provvede nell’ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Ai componenti della commissione giudicatrice non spettano compensi, gettoni di presenza, rimborsi di spese o altri emolumenti comunque denominati »;

4) la lettera d) è sostituita dalla seguente:

« d) deliberazione della chiamata del vincitore da parte dell’università al termine dei lavori della commissione giudicatrice. Il contratto per la funzione di ricercatore universitario a tempo determinato è stipulato entro il termine perentorio di novanta giorni dalla conclusione della procedura di selezione. In caso di mancata stipulazione del contratto, per i tre anni successivi, l’università non può bandire nuove procedure di selezione per il medesimo macrosettore »;

c) il comma 3 è sostituito dal seguente:

« 3. Il contratto per ricercatore universitario a tempo determinato ha una durata complessiva di sette anni e non è rinnovabile. Il conferimento del contratto è incompatibile con qualsiasi altro rapporto di lavoro subordinato presso soggetti pubblici o privati, con la titolarità di assegni di ricerca anche presso altre università o enti pubblici di ricerca, con le borse di dottorato e in generale con qualsiasi borsa di studio a qualunque titolo conferita anche da enti terzi. Ai fini della durata del rapporto instaurato con il titolare del contratto, i periodi trascorsi in aspettativa per maternità, paternità o per motivi di salute secondo la normativa vigente non sono computati su richiesta del titolare del contratto »;

d) al comma 4, le parole: « di cui al comma 3, lettere a) e b), » sono sostituite dalle seguenti: « di cui al comma 3 »;

e) al comma 5:

1) al primo periodo, le parole: « nel terzo anno di contratto di cui al comma 3, lettera b) » sono sostituite dalle seguenti: « a partire dal terzo anno e per ciascuno dei successivi anni di titolarità del contratto »;

2) al primo periodo, dopo la parola: « valuta » sono inserite le seguenti: « , anche sulla base di una prova didattica, »;

3) al secondo periodo, le parole: « , alla scadenza dello stesso, » sono soppresse;

4) è aggiunto, in fine, il seguente periodo: « In caso di esito negativo della valutazione, l’università è tenuta a fornire adeguata motivazione sulla base del curriculum e della produzione scientifica del titolare del contratto e può procedere nuovamente alla valutazione di cui al presente comma per ciascuno dei successivi anni di titolarità del contratto »;

f) il comma 5-bis è abrogato;

g) dopo il comma 5-bis è inserito il seguente:

« 5ter. Il ricercatore universitario che ha conseguito l’abilitazione scientifica nazionale in un settore concorsuale diverso da quello di riferimento del contratto può chiedere di modificare, nell’ambito del proprio contratto, il settore concorsuale di riferimento, purché rientrante nello stesso macrosettore concorsuale. Sull’istanza di cui al periodo precedente l’università si esprime motivatamente entro il termine di tre mesi dalla sua ricezione »;

h) al comma 8:

1) il primo periodo è soppresso;

2) al secondo periodo, le parole: « lettera b), » sono soppresse;

i) al comma 9, le parole: « , lettere a) e b), » sono soppresse;

l) al comma 9-ter, le parole: « , lettera b), », ovunque ricorrono, e la parola: « triennale » sono soppresse;

m) dopo il comma 9-ter è aggiunto il seguente:

« 9-quater. L’attività didattica e scientifica svolta dai ricercatori di cui al comma 3 concorre alla valutazione delle politiche di reclutamento, svolta dall’Agenzia nazionale per la valutazione dell’università e della ricerca (ANVUR), ai fini dell’accesso alla quota di finanziamento premiale a valere sul Fondo per il finanziamento ordinario delle università ai sensi dell’articolo 60, comma 01, del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98 ».

2. Alla legge 30 dicembre 2010, n. 240, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 18, comma 3, le parole da: « , lettera b) » fino alla fine del comma sono soppresse;

b) all’articolo 29, comma 5, le parole: « lettera b), » sono soppresse.

3. All’attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo si provvede nell’ambito delle risorse assunzionali disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Art. 6. (Ulteriori misure per il reclutamento del personale presso gli enti pubblici di ricerca)

1. Dopo l’articolo 12-bis del decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 218, è inserito il seguente:

« Art. 12-ter. – (Ulteriori misure per il reclutamento del personale presso gli enti pubblici di ricerca) – 1. Ferme restando le vigenti disposizioni normative e contrattuali per le assunzioni a tempo determinato, gli enti possono indire procedure concorsuali per la stipulazione di contratti per ricercatore o tecnologo a tempo determinato con durata di sette anni, non rinnovabili, secondo quanto previsto dal presente articolo. Alle procedure concorsuali di cui al presente articolo è dedicata un’apposita sezione del piano di fabbisogno di cui all’articolo 7. A partire dal terzo anno di titolarità del contratto e per ciascuno degli anni successivi, l’ente valuta il ricercatore o il tecnologo a tempo determinato ai fini dell’inquadramento a tempo indeterminato con la qualifica di primo ricercatore o primo tecnologo. Le procedure concorsuali di cui al presente comma sono adottate con le medesime modalità previste dalla legge per l’assunzione a tempo indeterminato. Ai fini della partecipazione i candidati devono essere in possesso dei requisiti previsti dal secondo periodo della lettera a) del comma 4 dell’articolo 20 del decreto legislativo 4 giugno 2003, n. 127. La valutazione si svolge in conformità ai parametri qualitativi internazionali individuati con decreto del Ministro dell’università e della ricerca, sentiti la Consulta dei Presidenti di cui all’articolo 8 del presente decreto e l’Agenzia nazionale per la valutazione dell’università e della ricerca (ANVUR).

2. Gli enti, nell’ambito del piano di fabbisogno di personale e in coerenza con le esigenze derivanti dal piano triennale di attività, possono assumere, con chiamata diretta, con la qualifica di primo ricercatore, i titolari di contratto per ricercatore a tempo determinato di cui all’articolo 24, comma 3, della legge 30 dicembre 2010, n. 240, purché in servizio presso le università con tale qualifica da almeno tre anni, previa valutazione ai sensi del comma 1 del presente articolo.

3. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 24, comma 5, della legge 30 dicembre 2010, n. 240, le università possono assumere con chiamata diretta, ai fini dell’inquadramento nel ruolo di professore associato, i titolari di contratto per ricercatore a tempo determinato previsto dal presente articolo, purché in servizio da almeno tre anni presso gli enti pubblici di ricerca e in possesso dell’abilitazione scientifica nazionale di cui all’articolo 16 della legge 30 dicembre 2010, n. 240.

4. All’attuazione delle disposizioni del presente articolo si provvede nel rispetto dell’indicatore del limite massimo alle spese di personale, di cui all’articolo 9, comma 2, del presente decreto, e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica ».

Art. 7. (Portale unico dei concorsi dell’università e della ricerca)

1. Le università e gli enti pubblici di ricerca sono tenuti a pubblicare, pena l’invalidità della procedura di selezione, nel rispetto dei princìpi di trasparenza e di celerità nonché della normativa vigente in materia di protezione dei dati personali, nel portale unico dei concorsi dell’università e della ricerca, da attivare, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, nell’ambito del sito internet istituzionale del Ministero dell’università e della ricerca, entro ragionevole termine, comunque non inferiore a venti giorni prima della scadenza dei termini di presentazione delle domande, i bandi per le procedure di selezione relative alle borse di ricerca di cui all’articolo 2 della presente legge, ai dottorati di ricerca, agli assegni di ricerca e ai contratti per ricercatore a tempo determinato di cui all’articolo 24 della legge 30 dicembre 2010, n. 240, e ai ruoli di professore di prima o seconda fascia di cui all’articolo 18 della medesima legge n. 240 del 2010.

2. Il portale di cui al comma 1 è indicizzato in base alla procedura di selezione messa a bando, al settore scientifico di riferimento e all’istituzione di appartenenza. Nell’ambito del predetto portale è prevista una sezione nella quale è pubblicato l’elenco dei componenti delle commissioni di cui alla lettera b-bis) del comma 2 dell’articolo 24 della legge 30 dicembre 2010, n. 240, introdotta dall’articolo 5, comma 1, lettera b), numero 3), della presente legge.

3. Le istituzioni di cui al comma 1, pena l’invalidità della procedura pubblica di selezione, sono tenute a pubblicare nel portale unico dei concorsi, ai sensi del comma 2, le informazioni e le comunicazioni relative alle procedure di valutazione in corso o scadute, ai fini dell’osservanza dei princìpi di pubblicità e di trasparenza e nel rispetto della normativa vigente in materia di protezione dei dati personali. Le istituzioni di cui al comma 1 sono tenute altresì a pubblicare nel medesimo portale unico dei concorsi gli atti relativi alle procedure di selezione entro cinque giorni dalla loro adozione.

4. Le modalità di funzionamento del portale di cui al comma 1 nonché la tipologia e le modalità di pubblicazione dei dati di cui ai commi 1 e 3 nel medesimo portale sono stabilite con decreto del Ministro dell’università e della ricerca, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge

Art. 8. (Norme transitorie e finali)

1. All’articolo 60, comma 1, del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, dopo le parole: « post lauream » sono inserite le seguenti: « , comprese le borse di ricerca ».

2. Le università e gli enti pubblici di ricerca adeguano i propri regolamenti, relativamente alle borse di studio post lauream per la formazione e la collaborazione alle attività di ricerca, alle disposizioni di cui all’articolo 2 entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.

3. In deroga alla disposizione di cui all’articolo 4, comma 1, lettera c), della presente legge, il limite massimo di quattro anni per la durata dei rapporti instaurati ai sensi dell’articolo 22, comma 9, della legge 30 dicembre 2010, n. 240, non si applica a coloro che, alla data di entrata in vigore della presente legge, abbiano già instaurato rapporti ai sensi del predetto comma 9. Ad essi continua ad applicarsi il limite di durata complessivamente non superiore a dodici anni; tale limite continua ad applicarsi anche ai rapporti instaurati ai sensi dell’articolo 24, comma 3, lettere a) e b), della legge 30 dicembre 2010, n. 240, nel testo vigente il giorno antecedente la data di entrata in vigore della presente legge.

4. Per i dodici mesi successivi alla data di entrata in vigore della presente legge, le università possono indire procedure per il reclutamento di ricercatori ai sensi dell’articolo 24 della legge 30 dicembre 2010, n. 240, nel testo vigente il giorno antecedente la data di entrata in vigore della presente legge. Le medesime disposizioni, nel testo vigente il giorno antecedente la data di entrata in vigore della presente legge, continuano ad applicarsi alle procedure pubbliche di selezione in corso alla data di entrata in vigore della presente legge.

5. Fino al 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, possono partecipare, altresì, alle procedure pubbliche di selezione di cui all’articolo 24, comma 2, della legge 30 dicembre 2010, n. 240, come modificato dall’articolo 5, comma 1, della presente legge, coloro i quali siano in possesso dell’abilitazione scientifica nazionale alle funzioni di professore di prima o di seconda fascia, di cui all’articolo 16 della legge 30 dicembre 2010, n. 240.

6. Il Governo, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, adegua il regolamento recante disciplina per la definizione degli ordinamenti didattici delle Istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 luglio 2005, n. 212, per conformarlo alle disposizioni dell’articolo 2 della legge 21 dicembre 1999, n. 508, come modificato dall’articolo 3, comma 2, della presente legge.

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1 commento

  1. Beh è comprensibile che non abbiano previsto compensi per i commissari…sappiamo bene che i nostri politici sono da sempre abituati a non ricevere compensi, rimborsi o agevolazioni di alcun genere, dobbiamo adeguarci!!!
    Ironia a parte, ma questa gente pensa prima di agire? E si prenderà mai la responsabilità delle proprie azioni? Legislatori da operetta!

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