Un esempio di cosa potrà realizzarsi a regime in tutte le scuole d’Italia quando la riforma dell’orientamento sarà legge ci è offerto da un’esperienza di cui siamo venuti a conoscenza e che abbiamo voluto approfondire. La Regione Liguria, nell’ambito del percorso Progettiamoci Il Futuro, riservato agli studenti dalle scuole primarie in poi, propone diverse attività di orientamento: da “Ragazzi in azienda“, in “sinergia con Confindustria Liguria e L’Ufficio Scolastico Regionale” a “Il Testimonial si racconta“,  incontri con professionisti che raccontano “lo storytelling della propria esperienza” per “ispirare i giovani“. Non ultima, una  sorta di profilazione tramite un software dal nome evocativo: SORPRENDO, progettato per “aiutare le persone a prendere in modo responsabile decisioni sul proprio futuro“. In una classe di dodicenni, si è svolta un’ innovativa attività di orientamento: ciascuno studente, tramite tablet, ha costruito il proprio profilo digitale individuale rispondendo ad un test di una cinquantina di domande che “esplora(vano) i loro interessi, le propensioni, le caratteristiche personali e le abilità“, così da “individuare i profili professionali compatibili..“. Alcune domande: quanto ami “maneggiare denaro“, “lavorare con qualsiasi condizione di tempo“, “lavorare sulle scale o sollevato/a da terra“? Ti piace “lavorare in luoghi poco puliti“, “eseguire ordini“? Sei interessato “all’economia, al diritto (commerciale, privato, penale)“? A fine compilazione, per ogni dodicenne, ecco confezionato il profilo professionale pronosticato: baby sitter, contadino, assistente bagnanti, poliziotto, alcuni tra questi. L’esempio di SORPRENDO è paradigmatico. Orientare significa governare fin dall’infanzia le aspirazioni degli studenti. Schiacciandole sulla miseria che offre il presente. Meglio ancora se a farlo è un test tramite software: innovativo, personalizzato, oggettivo.


 

Un esempio di cosa potrà realizzarsi a regime in tutte le scuole d’Italia, Regione per Regione, quando la riforma dell’orientamento sarà legge, ci è offerto da alcune esperienze autonome e pregevolmente innovative, in ottica ministeriale, tra cui quella di cui siamo venuti a conoscenza di recente, nata proprio a Genova, la città della “Carta dell’orientamento” di cui abbiamo parlato qui.

Sul blog Comune.info il racconto della vicenda (qui il commento di Renata Puleo e qui quello del genitore che riporta l’accaduto) che abbiamo voluto anche noi approfondire.

Accade che in un istituto comprensivo, nella secondaria di primo grado – scuola media – alcune classi di dodicenni (classi seconde) partecipino ad un’attività extracurricolare dal titolo accattivante: “Progettiamoci il Futuro”. Si tratta di un progetto della Regione Liguria e dell’agenzia regionale per il lavoro e la formazione e accreditamento ALFA, che vede coinvolto anche l’Ente ligure per l’orientamento, ALISEO. Lo scopo di “Progettiamoci il futuro” è “aiutare i giovani ad avere una maggiore consapevolezza e poter scegliere il proprio futuro”.

Finora il progetto ha coinvolto oltre 16000 studenti e formato oltre 2000 insegnanti.

Le attività proposte sono molteplici e dal sito è possibile navigare attraverso le “storie” di chi le ha realizzate,  oppure scorrere il registro dei “testimonial”, magari anche prenotarne uno per la propria attività in classe:

ai giovani liguri è necessaria la disponibilità di aziende, professionisti e imprenditori che siano disposti a dedicare qualche ora del proprio tempo per condividere la propria esperienza personale e professionale con gli studenti delle scuole della regione. Testimonial pronti a ispirare il futuro dei nostri giovani, soprattutto di quelli che hanno minori possibilità di entrare in contatto con differenti modelli positivi di riferimento”.

In evidenza, nella homepage, spicca il progetto “Ragazzi in azienda”, che parte già con studenti della scuola primaria:

giunto alla sua 6ª edizione, nasce dalla sinergia di #progettiamocilfuturo con Confindustria Liguria e Ufficio Scolastico Regionale.

Il progetto è un’occasione unica che consente ai ragazzi di conoscere le realtà produttive del territorio attraverso il racconto (storytelling) di diverse figure professionali, entrare in contatto con le eccellenze dell’economia ligure e comprendere il tessuto delle imprese della nostra regione.

L’edizione 2022 di Ragazzi in Azienda si rinnova e propone un format di visite virtuali ed eventi streaming creando un dialogo interattivo e dinamico tra aziende e studenti”.

Tra le varie storie di orientamento legate a “Progettiamoci il futuro”, sicuramente non tra quelle pubblicizzate sul sito, siamo venuti a conoscenza di un’esperienza realizzata in una classe di seconda media- bambini di 12 anni – basata sull’impiego di un software dal nome SORPRENDO.

Per soli 1.90 euro a testa (ma a seconda del tipo di pacchetto e del numero di utenti si può risparmiare), è possibile offrire ai propri studenti finalmente un’esperienza di orientamento efficace, digitale e innovativa. In concreto, una profilazione attraverso test psicoattitudinali da compilare tramite tablet, per certi aspetti simili a quelli che avevamo commentato tempo fa, all’epoca dei sorprendenti quesiti inseriti inaspettatamente dall’INVALSI nei questionari studente del 2018.

Leggiamo infatti che:

“SORPRENDO è l’innovativa piattaforma tecnologica per l’orientamento, progettata per aiutare le persone a prendere, in modo responsabile, decisioni per il loro futuro. Grazie a strumenti di esplorazione dei propri interessi, preferenze, abilità e un database con schede dettagliate su oltre 450 percorsi di carriera, SORPRENDO permette di individuare obiettivi di studio e lavoro e costruire dei piani di azione per raggiungerli.”

Vediamo in che modo lo studente dodicenne che partecipi al progetto, insieme ai suoi compagni di classe, è portato ad “esplorare i propri interessi” e i relativi “percorsi di carriera”.

La piattaforma è suddivisa in tre aree:

Nell’area ‘PERCORSI DI CARRIERA‘ è presente un database con oltre 450 professioni navigabile anche sulla base di 29 ‘Settori’ e 84 ‘Ambiti di lavoro’. [..e..] segue la struttura dell’Atlante del Lavoro e delle Qualificazioni [..].

Nell’area ‘PROFILO PERSONALE’, l’utente può esplorare i propri interessi, propensioni, caratteristiche personali e abilità e individuare i profili professionali compatibili con tali elementi in base al proprio titolo di studio. Può identificare ‘piani di azione’ per raggiungere gli obiettivi individuati e creare il proprio curriculum vitae.

Nell’area ‘FOCUS ON’ accede ad una serie di risorse di approfondimento per conoscere meglio l’offerta formativa e le strategie di inserimento nel mondo del lavoro.”

Lo studente inizia dunque a costruire il proprio profilo digitale in funzione delle risposte a semplici enunciati, da modulare su una sorta di scala psicometrica dal “non mi piace assolutamente” al “mi piace molto”.

Alcune delle domande poste sono state queste.

Ti piace:

  • Vendere o promuovere le vendite .
  • Far funzionare i macchinari.
  • Essere interessati al diritto (ad es. commerciale, privato o penale).
  • Lavorare con il cibo e con le bevande.
  • Svolgere un’attività fisica in piedi.
  • Eseguire ordini e istruzioni.
  • Fornire un servizio al pubblico.
  • Essere interessati alla biologia animale e vegetale.
  • Essere responsabili del controllo e della messa a punto di apparecchiature.
  • Conoscere il funzionamento delle imprese e delle organizzazioni.
  • Stabilire il valore economico di merci, edifici o servizi.
  • Affrontare situazioni pericolose.
  • Ripetere gli stessi compiti di breve durata.
  • Lavorare su scale o sollevati da terra.
  • Lavorare in luoghi rumorosi.
  • Fare lavori poco puliti.
  • Trattare le persone con tatto.
  • Lavorare da soli per lunghi periodi di tempo.
  • Lavorare sotto pressione.
  • Essere regolarmente lontani da casa.
  • Affrontare situazioni dolorose.
  • Maneggiare il denaro.

 

Significativa, nell’elenco delle domande, la quasi totale assenza di enunciati/affermazioni che abbiano a che vedere con percorsi culturali, di prosecuzione dello studio. A parte “Usare la matematica per la soluzione di problemi tecnici o scientifici”, o “Fare calcoli finanziari e commerciali” o “capire e usare la fisica”, “essere interessati alla chimica, alle scienze della terra, alla storia e alla ricerca” sono pochissimi i riferimenti ad un percorso di studi che prosegua verso gli ordini superiori.

Evidentemente oggi domandare a un dodicenne se ama “maneggiare denaro” o “fare lavori poco puliti” o “in piedi” o “con qualsiasi condizione di tempo” non suscita sdegno, ma sembra accettabile.

A fine compilazione, il software produce una rosa di “percorsi di carriera” compatibili con le risposte date:

poliziotto

addetto al guardaroba

facchino

assistente bagnanti

baby sitter..

che il dodicenne compilatore si trova ad esaminare a fine test.

 

I dati dei ragazzini profilati saranno anonimizzati?

SORPRENDO, a questo interrogativo, risponde così:

“la possibilità di utilizzare in diversi modi i dati d’uso di SORPRENDO rappresenta un elemento di innovazione straordinario perché permette agli enti regionali che lo utilizzano di valutare in termini non solo individuali, ma anche aggregati, i risultati raggiunti e gli impatti di tali risultati sulla nuova programmazione delle attività formative e di orientamento. Per il sistema regionale di orientamento si tratta di un’opportunità per mappare le aspirazioni dei propri utenti in base a diversi criteri e individuare criticità e punti di forza su cui poter costruire politiche, programmazioni e specifiche iniziative”

2. Un nuovo governo degli studenti e delle loro aspirazioni

L’esperienza della piattaforma digitale SORPRENDO appena mostrata è solo uno dei molteplici esempi di come le pratiche di orientamento attivo si realizzano già oggi, nel silenzio generale di scuole e famiglie, e si realizzeranno concretamente e sempre più diffusamente in futuro.

Quella di SORPRENDO è infatti un’esperienza individualizzata, digitale, aperta al territorio. Presenta dunque tutti quei canoni ministeriali che ne fanno una “buona pratica”, di quelle proposte sempre entusiasticamente dagli Uffici Scolastici Regionali e – a cascata – accolte da dirigenti scolastici e insegnanti assetati di innovazione.

In particolare, l’interfaccia digitale, dunque apparentemente neutra, propone al dodicenne/tredicenne che si sottopone alle domande un profilo e una rappresentazione di sé che ha tutte le caratteristiche dell’oggettività e dell’efficacia. L’esito di un test, che sostituisce l’assai problematico e spesso classista “consiglio orientativo” degli insegnanti (fondamentale il lavoro di ricerca sul campo svolto da Marco Romito su questo tema) è più difficilmente confutabile, appare concretamente legato alla realtà e alle opportunità professionali locali.

Proviamo ad immaginare allora dodicenni/tredicenni di estrazione diversa che vi si sottopongono. Come cambierà il profilo d’uscita, in base alle risposte date in funzione della diversità delle condizioni di vita delle famiglie di quegli studenti? Come in base al genere, all’essere nativo o migrante? Come verrà interpretato l’invito a “fare il macchinista ferroviario” o l’”assistente bagnante” o la “baby sitter” nei vari casi?

Per le famiglie appartenenti alle categorie sociali popolari o più svantaggiate, l’output del software di profilazione rappresenterà un esito meccanico e incontestabile, ben più di quello di un gruppo di insegnanti in carne ed ossa. Sarà interpretato come la naturale conclusione di un percorso di autolimitazione e adattamento. Per le famiglie appartenenti alle classi più agiate, d’altra parte, un esito ritenuto non adeguato al capitale socio-culturale ed economico di partenza verrà semplicemente disatteso.

La “mappa delle aspirazioni degli utenti regionali”, ovvero dei profili di tutti gli studenti, in possesso delle regioni, permetterebbe poi la costruzione di archivi informatizzati di dossier/porftoli e relative qualifiche, che consentirebbe esercizi di strategie politiche facili da immaginare, determinanti soprattutto per il segmento di istruzione e formazione professionale, che è governato dalle stesse Regioni.

A questi aspetti, che fanno del nuovo orientamento un dispositivo di selezione precoce, rafforzata e tecnocratica, vanno aggiunti quelli di dispositivo di controllo “dall’interno” – durante la vita scolastica – dei comportamenti e delle attività proposte agli studenti.

Non solo software più o meno rozzi di profilazione psicoattitudinale, ma visite in azienda,  presentazioni delle opportunità del territorio, costruzione di un curriculum efficace, elaborazione di brochure/piccoli esercizi di marketing, testimonianze dirette di imprenditori. Saranno queste le attività che occuperanno in modo legittimo, oltre che finalmente utile, sempre più spazio nell’insegnamento.

Sono gli imprenditori i nuovi modelli da proporre a bambini e adolescenti, capaci di suscitare emulazione tra chi è dotato di maggiore “spirito d’impresa”, o, viceversa di misurare, nel confronto diretto con le loro storie di successo quella distanza incolmabile capace di sviluppare fin da subito la giusta docilità ad “eseguire” (i loro)  “ordini e istruzioni “.

A complemento del futuro insegnamento delle soft skills, il nuovo orientamento insegnerà fin da bambini che la responsabilità del proprio destino scolastico e professionale è frutto della capacità individuale di fare le scelte giuste, di possedere quelle attitudini e quegli atteggiamenti più richiesti: socievolezza, spirito di iniziativa, estroversione, capacità di sopportare la fatica e le avversità.  E lo farà – capolavoro di retorica – in nome della libertà di scelta individuale e della valorizzazione di ciascuno, importando direttamente nella scuola metodi e codici del mondo delle risorse umane e inculcando una visione positiva dell’attuale economia di mercato.

L’autonomia tanto vantata dal Ministro e dai suoi tecnici, che la scuola nell’era Draghi sarà chiama a sviluppare, altro non è che capacità di insegnare a concepire se stessi, il più in fretta possibile, come capitale umano.

 

 

 

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