Nello stile che i lettori di ROARS ben conoscono, Nicola Casagli rassegna le conclusioni che qualsiasi accademico non può fare a meno di trarre leggendo la perizia prodotta dalla Resis s.r.l. e pubblicata dal Fatto quotidiano, con la quale l’IMT di Lucca ha inteso mettere la parola fine alla vicenda del sospetto plagio operato dalla Ministra Madia per conseguire il titolo di dottorato in economia presso l’Istituto di alta formazione toscano.  Il rapporto – firmato da Enrico Bucci, legale rappresentante della società cui è stata commissionata la perizia, che IMT ha individuato per le sue competenze scientifiche nello scoprire plagi accademici – assolve da ogni addebito la giovane ministra, producendosi in questa “sorprendente” (e si può davvero convenire che lo sia) considerazione finale: “sebbene questo risulti in qualche modo sorprendente anche per chi scrive, a valle della presente analisi è EVIDENTE CON CHIAREZZA che il settore disciplinare all’interno del quale la tesi si situa TOLLERA COMPORTAMENTI che altrove sarebbero definiti INACCETTABILI, senza che questo costituisca un particolare problema”. Economisti italiani del SSD in questione, sappiatelo!

 

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La perizia commissionata dall’IMT di Lucca alla Resis Srl (affidamento diretto per un incarico da 39.900 euro, siamo casualmente sotto soglia) dimostra inequivocabilmente che, sì Marianna Madia ha copiato larghe porzioni della sua tesi di dottorato, ma che ciò non rappresenta un problema perché – “con evidente chiarezza” – in Economia così fan tutti.

Testualmente:

“A valle della presente analisi è evidente con chiarezza che il settore disciplinare [Economia] all’interno del quale la tesi si situa tollera comportamenti che altrove sarebbero definiti inaccettabili senza che questo costituisca un particolare problema”

Questo spiega tutto.

Spiega la perdurante crisi economica, l’enorme debito pubblico, la spesa pubblica in costante aumento, la scellerata e inutile austerità, l’immensa disoccupazione giovanile, la drammatica fuga di cervelli, i premi Nobel conseguiti solo da Italiani all’estero.

L’unico economista che è riuscito a far quadrare i conti negli oltre 150 anni di Storia d’Italia è stato Quintino Sella – col pareggio di bilancio del 1876 – anche perché non era affatto un economista, bensì un matematico-geologo-ingegnere. Se no si sarebbe limitato a copiare Marco Minghetti o, peggio, Urbano Rattazzi.

Secondo la relazione di Resis Srl gli economisti italiani sarebbero buoni solo per fare le fotocopie, copiandosi a vicenda con informale e giocosa serenità. Lunghi brani ripresi senza citare la fonte, una pacca sulle spalle o una strizzatina d’occhio, e via verso il prossimo “prodotto scientifico”, nell’allegra ottica che caratterizza gli adepti di questo SSD.

Forse è per questo che quando vanno al Governo s’inventano inutili stravaganze burocratiche, quali il CONSIP, il MePA, il DUCR, il CIG e il CUP, chiaramente ispirati a sigle di modelli di apparati di riproduzione fotostatica.

Spesso essi fotocopiano documenti in inglese, senza capirli, e (ri)producono meccanicamente spending review, austerity, split payment, auditing, voluntary disclosure, jobs act, spread, subprime, etc.

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13 Commenti

  1. Suvvia! mi sembra che anche in una qualche sedicente agenzia di valutazione si tollerino comportamenti che altrove sarebbero definiti inaccettabili senza che questo costituisca un particolare problema. Non lasciamo il primato ai soli economisti!

    • Loriczi@ sono d’accordo. Dici: “gettarci altro discredito”
      sai o sapete chi sono i professori arrestati nell’ultima operazione in relazione all’Eni e alla corruzzione (pare) di un magistrato? Perfino il FattoQ nel titolo parlava di prof. Ho cercato, ma nel testo non ho trovato nessun professore..boh Ormai se c’è uno scandalo il professore universitario pubblico viene citato per default 🙂

    • Il docente universitario jolly joker? Non male, come idea. Due o tre piccioni con una fava. Universitari, intellettuali, studiosi, universitari-ricercatori, universitari-politici, universitari-consulenti, per deriva.

  2. Resis s.r.l. mi sembra che abbia fatto un buon lavoro: si sono accorti che si, la tesi era copiata, e questo, scusatemi, ma può essere una conclusione non banale. Poi hanno fatto valere la loro specifica competenza nel capire che in quel settore copiare è normale. Cosa vogliamo di più per la modica cifra di cui si parla, rientrante peraltro sotto la soglia dell’affidamento diretto. Alla fine, se uno vuole, la burocrazia può essere più snella di quanto si pensi. Che dire che a me hanno fatto fare una gara con le modalità ‘sopra soglia’ per un piccolo computer da 2000,00 Euri? Questione di interpretazione delle ‘norme’, evidentemente. La prossima volta chiederò una deroga al Ministro della Funzione Pubblica.

  3. Temo che la risposta della Resis all’IMT sia veritiera e non riguardi solo Economia. Se qualcuno nel modo accademico e nel mondo politico non si leva a dichiarare che il plagio, proprio perché diffuso, è un piaga che va contrasta, ci saranno conseguenze molto gravi. Accettare, con il proprio silenzio, la tesi che il plagio è tollerato, incoraggia gli studenti universitari nelle cui tesi, per mia esperienza, i copia e incolla sono frequenti, a continuare così e a fare anche di peggio, e delegittima i docenti che cercano di contrastare questa pratica che tanti accettano (o sulla quale chiudono gli occhi).
    Se si aprissero gli occhi, bisognerebbe prendere atto che molti laureandi non sanno scrivere e che occorre prendere qualche provvedimento: attivare di corsi di scrittura, richiedere agli studenti di scrivere brevi saggi o report durante tutto il percorso universitario, includere la padronanza almeno elementare della lingua italiana scritta tra i requisiti per l’iscrizione all’università. Questi provvedimenti richiederebbero profonde trasformazioni dell’università italiana, dove la didattica in molti corsi di laurea si limita alle lezioni frontali che, peraltro, gli studenti sono liberi di non frequentare.
    Credo sia perché non si vogliono attuare (e neppure pensare) queste trasformazioni, che in Italia c’è una diffusa omertà sul plagio (tranne quando si tratta di attaccare un avversario che ha copiato poche righe). Il 3 aprile del 2017 ho inviato a la Repubblica la seguente lettera sul plagio della Madia, a cui seguivano, oltre alla mia, le firme di altri sei colleghi che qui non riporto. Il fatto che non sia stata pubblicata indica, a mio avviso, che c’è poca disponibilità a parlare di questo argomento, se non quando fa comodo.

    “Come studiosi e docenti universitari non intendiamo entrare nel merito dell’adeguatezza o meno dell’on. Madia alla carica di ministro (come hanno fatto il Consiglio di Presidenza di Libertà e Giustizia, sull’ Huffington Post del 30 marzo e il prof. Roberto Perotti su Repubblica del 2 aprile) ma vogliamo la esprimere la nostra preoccupazione per la sua replica in merito alle “quattromila parole copiate” nella sua tesi di dottorato (Il Fatto Quotidiano, 28 marzo 2017). Il servizio giornalistico mostra chiaramente passi abbastanza ampi di altri autori riportati senza virgolette, ma la ministra minimizza questa omissione e proclama di aver agito correttamente dato che il nome degli autori compare nel testo e/o in bibliografia. Questo purtroppo significa non sapere cos’è il plagio (ignoranza questa molto diffusa tra gli studenti): in assenza delle piccole ma importanti virgolette, il lettore non può distinguere a chi appartiene la proprietà intellettuale di quanto è scritto. Per il relatore di tesi diviene impossibile valutare cosa lo studente è in grado di produrre di suo pugno, parafrasando o sintetizzando il pensiero di altri autori e ricorrendo a citazioni testuali (tra virgolette, e con indicazione della pagina!) solo quando indispensabili. Il relatore del plagiario è dunque anch’egli parte lesa, perché vittima di un inganno e perché documentare l’entità del copiato è un duro lavoro anche per chi ben conosce le fonti di cui lo studente si avvale e il software antiplagio si applica solo a testi accessibili in internet.
    Il plagio, facilitato dai mezzi elettronici, si va facendo sempre più diffuso e solo alcune università e singoli docenti sono corsi ai ripari, pubblicando nei loro siti dei testi che spiegano cos’è il plagio e le sanzioni previste per chi lo fa. Le parole della ministra sono uno strumento di difesa offerto ai plagiari e la querela che ella adombra potrebbe avere esiti catastrofici: visto come vanno le cose in Italia, c’è il rischio che qualcuno le dia ragione, legittimando così un comportamento che le università e i docenti più responsabili stanno cercando di arginare. Se questo dovesse accadere, che senso avrà far svolgere la tesi a conclusione di un corso di studi? “

    • “che senso avrà far svolgere la tesi a conclusione di un corso di studi?”
      E infatti qualcuno mi ha detto proprio questo, cioè che considerato che molto studenti copiano da documenti in internet, la tesi andrebbe abolita. E l’ambito di riferimento era sempre quello degli studi di economia.

    • se gli studenti universitari non sanno scrivere viene da chiedersi perché non siano stati bocciati alle superiori, se non prima; in tal caso il problema del plagio della tesi sarebbe marginale (per quanto gravissimo): il vero problema è che non si fa selezione, a partire dalla primaria.
      inoltre, non sarà che a volte i docenti se ne infischiano dei loro tesisti (triennali, magistrali e dottorato)? danno loro un argomento e poi, che si aggiustino…?
      in questo caso le tesi diventano ‘compilative’ o quasi perdendo originalità e rischiando sempre di più il plagio, seppur nella buona fede dello studente.

    • Quello che risulta incomprensibile è la posizione di IMT. Nel loro “Code of Conduct and Ethics” datata 2011, leggo:
      .
      “4.2 Academic Integrity Policy for Ph.D. Students
      As regards students, the principles outlined above apply to general comportment as well as to
      any assignment or work carried out in completion of the requirements of a Ph.D. program
      including assignments, theses, presentations, progress reports, etc.
      Prohibited behavior falling under the auspices of this clause includes, but is not limited to:
      a) Plagiarism: defined herein as the representation of another’s words or ideas as one’s
      own. Plagiarism can take many forms and can range from the deliberate
      misappropriation of others’ work to a failure to properly cite sources used in academic
      or other scholarly work.
      b) Unauthorized collaboration: students are prohibited from undertaking any unauthorized
      collaboration with another student of IMT or outside party in respect of the fulfillment
      of any requirement for his or her degree. Any such collaboration will be deemed
      unauthorized until the express consent of the student’s supervisor, tutor or the
      instructor of the course, as the case may be, is given.
      c) Falsification, fabrication or misrepresentation of results: manipulation or dishonest
      reporting of research, or data; misrepresentation of the nature or results of research
      and ideas of others; false reporting concerning the fulfillment of requirements for a
      course, internship or placement; falsification of letters of support, letters of reference,
      academic records or transcripts.
      IMT is committed to the detection of plagiarism and other instances of academic dishonesty and
      places electronic plagiarism technologies at the disposal of its academic staff. Any assignment or
      piece of work carried out in satisfaction of the requirements for the granting of an IMT degree or
      diploma may be subject to control and verification using such technology.

      Indipendentemente da “lo fan tutti”, perche’ IMT non prende provvedimenti? Non mi basta l’arzigogolo leguleio che si tratta di un regolamento successivo alla discussione della tesi. Qui si parla di etica e il plagio e’ inaccettabile da sempre (oltre ad essere un reato). Quindi se il plagio c’e’ IMT dovrebbe prendere provvedimenti, a parte la segnalazione alla Procura della Repubblica per eventuali risvolti penali.

  4. A me di recente una rivista Q1 ha fatto riscrivere tutti i metodi (analisi microbiologiche) perchè c’era plagio con un mio precedente lavoro. Si tratta di una descrizione dei metodi che suona così: «, grown on , at , for , per una dozzina di microbi. Immaginatevi che salti mortali per rendere “unico” questo pezzo.

  5. Io non insegno ad Economia ma a Psicologia e Scienze della Formazione e posso documentare che molti studenti non sanno scrivere. A chi propone di abolire la tesi si potrebbe chiedere se non è il caso di abolire i corsi di laurea che sfornano laureati che non sanno scrivere. Ovviamente non è questa la soluzione che propongo.

  6. La questione che gli studenti non sappiano scrivere è seria ed investe la scuola primaria e secondaria, non certo l’università. Che si sia scivolati su questa questione partendo dalla Madia, sottintende che, sotto, sotto, quanto ha fatto la Ministra per noi non è poi così grave. E questo si che è un grosso problema!