Per i settori “non bibliometrici”, l’ANVUR annuncia di aver esaminato la revisione dei rating delle riviste per l’abilitazione, ma ne rimanda l’approvazione. Come mai? La spiegazione ufficiale è che vuole accludere anche le valutazioni delle nuove riviste incluse nelle domande dei candidati alla seconda tornata. Ma quanto tempo occorrerà? Nella prima tornata l’ANVUR aveva impiegato più di tre mesi. I candidati dovranno decidere se ritirarsi o meno senza sapere se superano o meno le mediane? Oppure, le commissioni verranno congelate ai blocchi di partenza? Se così fosse, verranno congelati per par condicio anche i lavori nei settori bibliometrici? In che misura le revisioni dei ratings aggraveranno i rischi di contenzioso? Domande non facili, a cui cerchiamo di dare qualche risposta ragionata.

Il 6 novembre 2013, è apparso il seguente comunicato sul sito ANVUR:

Il Consiglio Direttivo dell’ANVUR ha esaminato la revisione dei rating delle riviste ai fini della Abilitazione Scientifica Nazionale.

Sono state proposte oltre 2.000 istanze, sia per il riconoscimento di scientificità che per la classificazione in fascia A, da parte di 518 riviste.

Il Gruppo di lavoro Riviste e libri scientifici ha condotto una approfondita istruttoria, basata sul dossier presentato dai direttori delle riviste, sulle informazioni disponibili (pareri delle società scientifiche, classificazione VQR), sul giudizio esperto dei propri membri e, in molti casi, sulla consultazione di referee anonimi esterni. L’istruttoria è avvenuta secondo i criteri previsti dal DM 76/2012 per la classificazione delle riviste.

Il Consiglio ritiene opportuno approvare le revisioni dei giudizi unitamente alla valutazione delle nuove riviste incluse nelle domande dei candidati alla seconda tornata di Abilitazione, chiusa il 31 ottobre u.s.

Dopo tale approvazione, nel rispetto del principio di trasparenza, i direttori delle riviste che hanno chiesto la revisione riceveranno comunicazione personale dell’esito della valutazione, con associato il testo della motivazione e, se presente, il testo del giudizio formulato dai referee anonimi.

Si ricorda che la revisione dei rating avviene con cadenza annuale. È quindi prevista l’apertura di una nuova procedura entro la prima metà del 2014. Le regole di partecipazione saranno definite con una apposita delibera.

Il comunicato, dietro il linguaggio oscuro per i non iniziati, nasconde una materia scottante. Per rendersene conto, è utile rileggere quanto aveva affermato Sabino Cassese, in occasione del primo convegno Roars:

L’assegnazione di un valore legale alla valutazione centralizzata consacra giuridicamente classificazioni in ordini gerarchici o categorie di riviste e di persone, fissando rigidamente livelli e giudizi che sono opinabili. Ad esempio, perché è importante una rivista, piuttosto che l’articolo che vi è pubblicato? Perché giudicare una rivista e non le sue singole annate? Vanno classificate anche le riviste straniere, e come? Il lungo silenzio scientifico di uno studioso non potrebbe essere dovuto a una “pausa creativa”? … La strada della legalizzazione della valutazione centralizzata conduce inesorabilmente al giudice amministrativo. Così, giudice ultimo della valutazione di fisici, medici, psicologi, storici, non sarà l’Anvur, ma il tribunale amministrativo, al quale si rivolgeranno i molti scontenti. Con la paradossale conclusione che, mentre si predica di abolire il valore legale dei titoli di studio, si conferisce, invece, valore legale alla valutazione.

Frasi assai lucide, ma puntualmente fraintese da alcuni collaboratori di ANVUR, come Daniele Checchi – recentemente nominato a capo del comitato sulla spending review del MIUR – che non comprendendo punto le argomentazioni di Cassese, lo accusò su Il Mulino (n. 2/2013), di “auspicare i ricorsi ai TAR” (p. 271).

Era sperabile che, accantonate le interpretazioni affrettate di qualche lettore distratto, l’Agenzia avesse invece messo a fuoco le criticità delle classifiche delle riviste. Criticità che nel caso italiano vanno al di là dei problemi stranoti relativi alla loro efficacia e ai loro effetti distorsivi, su cui esiste un’ampia lettteratura internazionale. Cassese, infatti, aveva additato un altro genere – non meno temibile – di rischio:  l’esplodere di un contenzioso amministrativo potenzialmente devastante.

Non siamo in grado di entrare nella mente dei membri del direttivo ANVUR per valutare fino a che punto abbiano compreso le argomentazioni di Cassese. Tra le ipotesi possibili, non si può nemmeno escludere che – loro malgrado – non siano più in grado di fermare l’infernale meccanismo che essi stessi hanno messo in moto. Infatti, nel guazzabuglio normativo dell’abilitazione, che mescola leggi, decreti ministeriali, delibere ANVUR e documenti più volatili, quali frequently asked questions e “note” che, come uccellini di un cucù, appaiono e scompaiono dal sito dell’agenzia, c’è un documento (di cui non è noto se sia una delibera e se abbia un numero di protocollo) intitolato “Indicazioni per la revisione e l’aggiornamento della classificazione delle riviste ai fini dell’Abilitazione Scientifica Nazionale“. Il file, prodotto da Andrea Bonaccorsi il 18 gennaio 2013 (come risulta dalle proprietà del file, dato che esso non riporta nè data nè autori) nella sua Sezione 5 è il primo documento “ufficiale” che affronta la questione della revisione della classificazione delle riviste per i cosiddetti settori “non bibliometrici”:

l’ANVUR ritiene necessario l’aggiornamento degli elenchi delle riviste scientifiche e di classe A con cadenza annuale ai fini del loro utilizzo nell’ambito delle procedure dell’Abilitazione Scientifica Nazionale. Oltre a tener conto dell’ingresso di nuove riviste, l’aggiornamento potrà determinare una revisione dei giudizi di merito delle riviste già considerate, laddove siano resi disponibili dati e informazioni risultanti dalla VQR o da altre fonti che suggeriscano l’opportunità di un riesame della loro collocazione nelle liste delle riviste scientifiche e di classe A.

Si può pertanto dire che il comunicato del 6 novembre scorso si muove nel solco del documento del 18 gennaio 2013, che ignorando gli ammonimenti di Cassese, aveva fischiato la partenza di un treno avviato verso il baratro.

Infatti, la produzione di nuove liste, lungi dall’essere un banale adempimento burocratico, ha le caratteristiche di  un grosso pasticcio, che rischia – ancora una volta – di trascinare il meccanismo, già malato, dell’ASN in un maelstrom di ricorsi amministrativi. Come se non si fossero già forniti spunti sufficienti ai candidati della tornata 2012, dall’indice h-contemporaneo (introdotto in una nota “a cura del Consiglio Direttivo dell’ANVUR” che risulta in palese contraddizione con il più autorevole D.M. 76), agli indicatori fluttuanti dei settori bibliometrici legati a database in continuo aggiornamento, al mancato riconoscimento dei periodi di maternità per i soggetti non strutturati, e così via.

A bando 2013 scaduto e a domande inoltrate, l’Agenzia annuncia soddisfatta di aver “esaminato la revisione del rating delle riviste” scientifiche e anche delle liste di fascia A, quelle – per intenderci – sulla base delle quali è computata la cosiddetta “terza mediana” per i settori non bibliometrici.

Allo stesso tempo, fa però sapere che l’elenco delle pubblicazioni riclassificate non è stato formalmente approvato e nemmeno dice quando sarà reso pubblico. Ci sono diversi problemi che si profilano all’orizzonte.

Primo problema: gli elenchi saranno resi pubblici prima o dopo la scadenza dei termini per il ritiro dei candidati della sessione 2013? Termine che peraltro varierà da commissione a commissione, se – come sembra – sarà legato alla pubblicazione dei criteri di giudizio delle commissioni. Immaginiamo che una commissione decida di esigere il superamento di almeno una mediana come condicio sine qua non per l’abilitazione. In tal caso, tutti i candidati che non superano il requisito avranno motivo di ritirare la domanda, quanto meno per evitare una bocciatura che precluderebbe la partecipazione alle nuove abilitazioni nei due anni a seguire. Ma come potranno fare i loro conti i candidati se le liste non fossero note? Ci sarebbe il rischio di ritirarsi senza necessità oppure quello di andare incontro a una possibile bocciatura per aver sovrastimato i propri indicatori.

Secondo problema: Cosa succederà con i candidati che non superavano la terza mediana nella tornata nel 2012 e che, grazie al riesame della classificazione di qualche rivista, la superassero per la tornata 2013? Le commissioni ancora al lavoro stanno giudicando i candidati con liste obsolete mentre le nuove liste, pur già esaminate, vengono tenute segrete perché non ancora definitivamente approvate.  In linea di principio è vero che il cambiamento delle regole non produce vizi di legittimità relativi al passato (se non ha effetti retroattivi). Tuttavia, vale la pena di ricordare che la procedura di revisione, stando al documento redatto da Bonaccorsi, riguarda anche

la correzione di eventuali errori materiali riscontrati in relazione agli elenchi delle riviste scientifiche e a quelli delle riviste di classe A

Come si comporterà il candidato inidoneo che dovesse scoprire di non avere superato le mediane prescritte a causa di errori materiali già noti all’ANVUR, ma svelati ai membri della sua commissione solo dopo la chiusura dei verbali? A tale proposito, sempre nel documento 18 gennaio 2013 l’ANVUR si era “cautelata” precisando che

In ogni caso, le operazioni di calcolo degli indicatori per i candidati all’abilitazione e, a partire dal secondo biennio, per gli aspiranti commissari, vengono svolte sulla base dell’ultimo elenco pubblicato.

Occhio non vede cuore non duole? Ma se poi l’occhio finisce per vedere, la strada del tribunale amministrativo diventa assai probabile.

Terzo problema: ANVUR afferma che

il Consiglio ritiene opportuno approvare le revisioni dei giudizi unitamente alla valutazione delle nuove riviste incluse nelle domande dei candidati alla seconda tornata di Abilitazione, chiusa il 31 ottobre u.s..

Come va intesa tale affermazione? Quali potranno essere i tempi per una tale impegnativa valutazione? Per dare una risposta, non possiamo che prendere a riferimento quello che era stato fatto con la prima tornata. Come qualcuno ricorderà, il primo marzo 2013, l’ANVUR aveva pubblicato i risultati della classificazione delle riviste su cui avevano pubblicato i candidati 2012 alla abilitazione e non precedentemente classificate dall’ANVUR (circa 9.000 nuovi titoli di riviste). ANVUR aveva poi fatto scomparire le liste dopo poche ore (Le abilitazioni a cucù! La nuova lista non c’è più!), facendole riapparire a distanza di cinque giorni, non senza aver introdotto numerose modifiche, soprattutto negli SSD di Maurizio Ferrera (40 titoli) e Andrea Graziosi (13 titoli) (Abilitazioni: ecco le liste “last minute” per le riviste di classe A). Al di là del folklore anvuriano, per l’operazione occorsero più di tre mesi. Senza le liste, non si possono calcolare gli indicatori dei candidati.

Cosa succederà? Anche nella seconda tornata gli elenchi determinanti per la definizione degli indicatori dei candidati saranno pubblicati quando gli stessi candidati non potranno più ritirarsi (è possibile ritirarsi entro 15 giorni dalla [ri]pubblicazione dei criteri da parte della commissione).

Oppure, dobbiamo supporre che i lavori delle commissioni dei settori non bibliometrici verranno fermati sui blocchi di partenza per due o tre mesi? E come ci si regolerà con i settori bibliometrici? Verrà loro consentito di iniziare i lavori o verranno bloccati anch’essi per “par condicio“?

Intanto, è già partito il cronometro che conta i cinque mesi a disposizione per concludere i lavori. La seconda tornata non fa in tempo a partire che già si profila già un probabile rosario di proroghe. Senza dimenticare che le commissioni decadono, ex lege, due anni dopo la nomina.

Qualche animo malevolo potrebbe pensare che il fine di tutto questo sia dilazionare ad libitum l’ASN e tutto il reclutamento universitario (con l’ovvia eccezione delle cosiddette “chiamate dirette”, che odorano tanto di “merito”).

Resta da capire se si tratti di un fine perseguito in modo consapevole o meno.

Last, but not least, una domanda: il Ministero offrirà indicazioni in merito, esercitando un qualche ruolo capace di orientare e controllare l’impatto di queste nuove determinazioni di ANVUR o, ancora una volta, si rimetterà in toto alle scelte dell’Agenzia, anche per quanto concerne gli ambiti e i termini di applicazione dei nuovi rankings, tenendo conto che essi cadrebbero su procedure il cui svolgimento ha già comportato la necessità di numerose deroghe alle sequenze temporali fissate dallo stesso Ministero, tanto che la realtà del sistema di abilitazione, con il quale ci si confronta, scorre su un binario diverso da quello lungo il quale prosegue il lavoro di “valutazione” dell’Agenzia?

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9 Commenti

  1. Mi sono presentata alla scorsa tornata e aspetto (senza fiducia alcuna) i risultati. Non mi sono ripresentata a questa tornata, giudicando la cosa inutile, benché da noi si vociferasse che fosse meglio ricandidarsi anche a questo giro, in attesa degli esiti del 2012. Ma una cosa che mi sono sempre chiesta è: se vengono cambiati i criteri per passare l’abilitazione (es. revisione del rating delle riviste), non è profondamente ingiusto che una persona giudicata non idonea nel 2012 non possa ripresentarsi nel 2013? E, se così fosse, mi chiedo, non può esistere uno spazio per fare un ricorso su questa base? Inoltre: quando ci diranno a partire da quando vanno calcolati i due anni di stop tra una domanda e l’altra? Chi non fosse passato alla prima tornata potrà presentarsi alla terza (se mai ci sarà)?

    • Puo’ ripresentarsi dalla quarta in poi, o meglio dalla ASN 2015 (che e’ anche l’ultima attualmente prevista dal decreto ministeriale e dal cronoprogramma).

    • L’interpretazione di marc e’ la piu’ ovvia, ma fin quando non ne verra’ data una ufficiale tutto e’ possibile.

  2. Temo che la frase “Termine che peraltro varierà da commissione a commissione, se – come sembra – sarà legato alla pubblicazione dei criteri di giudizio delle commissioni” contenga un errore.
    Le commissioni sono già nominate per un biennio e – anche se dovessero essere integrate da nuovi commissari per colmare vuoti da dimissioni – non hanno secondo me titolo giuridico per mutare i criteri di giudizio. Resteranno validi quelli già pubblicati appunto all’inizio del loro periodo (biennale) di incarico.

    • La questione è tutt’altro che semplice visto che il bando 2013 prevede esplicitamente che valgano 15 gg di tempo per ritirarsi dalla pubblicazione dei criteri da parte delle commissioni. Leggere per credere.

  3. scusate, ma secondo voi è legittimo che i commissari della tornata ultima siano gli stessi della precedente ? Credo sia stata la prima volta nella quale la “commissione” era nota prima di andare ad affrontare un concorso …. o no ?

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