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Il Prof. Raffaele Simone è stato intervistato su Le Monde del 20 Febbraio sul boicottaggio della VQR. Riportiamo di seguito alcuni stralci dell’intervista 

Si tratta di una guerra di logoramento, sottorranea e piuttosto silenziosa. Eppure l’esasperazione dei  professori universitari italiani è reale. “Si parla poco, scrive il linguista e filosofo Raffaele Simone a Il Fatto Quotidiano di 4 febbraio ma in Italia, molti di coloro che lavorano con i loro cervelli sono in rivolta. “In un paese che preferisce giornalisti, politici e artisti del varietà agli intellettuali, la loro rivolta non fa notizia …”  La collera dei professori trova la sua origine, economica e psicologica, nella ingiustizia di cui essi stessi si  considerano vittime. I primi a vedere i loro salari congelati nel 2010 da Giulio Tremonti, ministro delle Finanze di Silvio Berlusconi – che ha sostenuto che “con la cultura non si mangia” – sono gli ultimi a vedere l’aumento con il ritorno della crescita di cui il governo di Matteo Renzi si compiace di questa. C’è sempre qualcuno da soddisfare prima di loro…

Il Primo Ministro li definisce Gufi a causa della loro capacità di criticare quando gli altri applaudono … il Ministro dell’Università, Stefania Giannini,  professore di linguistica, ignora le loro richieste. … Sapendo che la loro battaglia non è una priorità né per il governo né per i media, e ancor meno per gli italiani in generale, i professori universitari sono entrati nella resistenza  …  hanno scelto l’arma del boicottaggio

Ora almeno il 30% di loro si rifiutano di presentare i loro articoli all’Agenzia Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR). Il movimento è macchia di olio. Petizioni hanno raccolto migliaia di firme da nord a sud dello stivale.

La gran parte dei finanziamenti dell’università e dei centri di ricerca dipende proprio dall’Anvur … Per evitare che il rubinetto del finanziamento si esaurisca del tutto, l’amministrazione delle università minaccia di scegliere essa stessa i lavori scientifici dei professori sostendo che la loro la protesta è “strana e eccentrico”.  Un altro modo rilegarli  nella loro caricatura

 

 

 

 

 

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22 Commenti

  1. è verissimo che siamo stati maltrattati. Non capisco solo il legame tra la VQR e i nostri stipendi.
    Chi protesta contro la VQR credo lo faccia perché ritiene sbagliato il sistema di valutazione della qualità della ricerca, certo non per gli stipendi.

  2. Caro Paolo_A, non capisci cosa? Ti sei mai trovato in fila ad un distributore con i bidoni in mano? Hai mai visto tornare a casa tuo figlio perchè la maestra era in assemblea sindacale? Hai mai visto le fermate dei mezzi pubblici vuote perchè bus e metro erano rimasti in deposito?
    Senza retorici, ricordando movimenti che con risultati alterni hanno dato vita alle leggende (da Di Vittorio a Walesa), ma vogliamo chiederci perchè siamo allergici alla più remota idea di coscienza professionale utilizzata per difendere i diritti più basici? Diritti personali e della nostra professione che, come ormai appare chiaro, in Italia è vista come qualcosa di inutile, quando va bene.

  3. Con rispetto parlando (direbbe Sciascia), e senza voler generalizzare.
    Nelle obiezioni di alcuni/molti favorevoli alle ragioni della protesta (scatti stipendiali/anzianità sterilizzata, eventualmente anche altro) ma contrari allo strumento individuato e adottato da altri (astensione dalla VQR), ho trovato spesso la ricerca di una logica quasi da contrapasso dantesco (per analogia o per contrasto: che per la verità, forse, ci sarebbe pure, visto che un periodo reso invisibile ai fini dell’anzianità viene risuscitato dalla potenza taumaturgica della VQR).
    Alle volte – senza voler generalizzare, ripeto – ho avuto la sensazione che si ricada nel vizio del benaltrismo italico. Ma probabilmente mi sbaglio e mi scuso per essere stato banale.
    http://www.lavocedinewyork.com/news/primo-piano/2014/05/15/italia-malata-di-benaltrismo/

    • A questo proposito, credo che il commento più acuto rimanga quello di M.C.Pievatolo:
      _______________________
      “Ho sentito ripetere da più parti, contro chi si astiene dalla VQR, l’argomento per il quale uno sciopero per essere “onesto” deve essere o masochistico, cioè danneggiare chi sciopera, o sadico, cioè far soffrire dei terzi incolpevoli, quali gli studenti.

      Gli scioperi, però, non si fanno per soddisfare le proprie parafilie, ma per far prendere sul serio una propria rivendicazione. Hanno quindi speranza di essere efficaci se riescono a creare un problema all’interlocutore da cui si vuole essere ascoltati, cioè, in questo caso, non sono certo gli studenti.

      Se lo scopo è farsi sentire dai rettori,l’astensione dalla VQR è un atto efficace, che ha il pregio supplementare di puntare su un procedimento inviso a molti per motivi non salariali, ma scientifici, politici e morali”
      https://www.roars.it/online/stopvqr-rettori-e-cda-oltre-lorlo-di-una-crisi-di-nervi/comment-page-1/#comment-55601

    • Grazie per la segnalazione, mi era sfuggito. Centra con rara lucidità il punto vero della questione.

  4. Caro Up, quando scioperano loro (operai, impiegati ecc.) perdono lo stipendio, noi boicottando la VQR no, noi facciamo solo lavorare di più i direttori di Dipartimento. E c’è differenza. A mio parere sarebbe più corretto scioperare.

    • Dopo il blocco della VQR si prospettano azioni più incisive, a quanto detto dallo stesso Ferraro, tipo blocco degli esami , delle tesi e anche della didattica, che a quanto pare si possono fare a certe condizioni.

      Non si tratta di masochismo. Del blocco della VQR non interessa niente a nessuno. Quando invece si troveranno , speriamo molti, felici studenti a spasso, come in passato, allora qualcuno si sveglierà. Una azione che non provoca disagio sociale non è percepita,

  5. Continuo a non capire, Paolo_A. Farsi valutare (male, come continuano a dire i giudici amministrativi) non è scritto in nessun contratto. In quante ore di astensione da un non obbligo quantifichi il non caricamento. Siamo ormai trattati in modo che il nostro senso di colpa gestisce la relazione fra docenti e MIUR/ANVUR. L’astensione ha creato un barlume di coscienza. Cosa non ti convince?

    • Effettivamente l’ impressione che ha l’ uomo della strada è che gli universitari non facciano nulla….oggi ho incontrato un muratore che passeggiava (quindi libero ), con grembiule e cazzuola, che mi ha detto : “beato allei professò che nun fa niente….”

  6. D’accordo scioperare, però il giorno che sciopero magari ho lezione e/o ricevimento. Entrambi li dovrò recuperare, giusto? e se avessi gli esami? o una seduta di laurea? quando sciopera l’operaio, i pezzi che non ha prodotto mica li recupera lavorando in più dopo; l’autista di autobus non è che recupera le corse che non ha fatto… La prof o il prof delle superiori, le recupera le ore che ha saltato per lo sciopero?

    Se scioperassi(mo) io(noi)? come funziona? stipendio ridotto ma carico (o scarico) di lavoro uguale a prima?

    • No. Semplicemente dilazionato, quello che veniva dopo dilazionato ancora, questo è perchè sarebbe incisivo e avrebbe successo.

  7. @up:

    Lei ha centrato il cuore del problema, perché ha messo insieme il concetto di “contratto” con il concetto “valutazione”. Ecco l’ASSURDITA’ della VQR: come nel contratto non vi è la parola “valutazione”, così nella parola “valutazione” non vi è la parola “contratto”, nel senso che la valutazione può andare bene o male, ma tanto ciò non incide sul contratto, cioè sulla posizione del lavoratore che non viene né PROMOSSO né LICENZIATO.
    Data l’inutilità della VQR, si dovrebbe dire, in termini giuridici che la regola che la prevede è “NULLA PER MANCANZA DI MERITEVOLEZZA DI TUTELA”.
    Cmq, sciopero a oltranza!!!!
    Io non posso farlo in quanto sono disoccupato, quindi un non lavoratore

    • Il bello è che la VQR non incide nè sul singolo, ma neanche sulle strutture, in quanto le più scarse, dovranno per forza essere rifinanziate, pena rivolte e disordini. Quindi è tutto un carrozzone inutile e dispendioso oltrechè poco serio.

  8. a questo punto anche inutilità delle funzioni di Ministro dell’attuale Ministro, visto che non sta neppure tentando di risolvere i problemi dell’università che, in quanto ex rettore, dovrebbe ben conoscere.
    #gianninidimettiti!

    • il ministro non si può dimettere, perchè sarebbe sostituito da uno peggio. Magari proveniente dall’ ANVUR: Quindi stia li, creiamogli molti problemi con blocco tesi, blocco didattica, blocco tirocini ecc. cc.

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