Il 10 maggio 2017 si è svolta a Pisa una conferenza dedicata a Ruolo e dignità dell’Università. Stato e prospettive, organizzata dal coordinamento locale del MDDU (Movimento per la Dignità della Docenza Universitaria). Pubblichiamo le slide dell’intervento di Alberto Baccini.

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5 Commenti

  1. Alla luce del tema della dignità, mi permetto di presentare un mio recentissimo caso personale. PA di geografia in unimi, due giorni fa ho avuto conferma – mediante loginmiur CINECA – della mia espulsione dal collegio di dottorato in Filosofia e scienze dell’uomo presso il mio ateneo, a cui ho afferito finora. Perché? Mancanza di articoli su riviste di classe A. Completamente inutile avere documentato molteplici pubblicazioni in Italia e all’estero edite negli ultimi anni (2017 compreso), tutte sottoposte a rigorose peer review. Insomma, al criterio di una valutazione dell’attività scientifica fondata su “cosa” si scrive, è subentrato – producendo effetti immediati – quello del “dove”. Ovviamente, per questioni di dignità, anche in futuro me ne starò lontano dai periodici di “classe A” del mio ssd: molto meglio rivolgere i miei contributi scientifici all’estero, dove la mia attività di ricerca viene apprezzata – tra l’altro – assai più che in Italia, in cui l’establishment accademico accetta senza fiatare tutto quanto propinato (regole dall’applicazione retroattiva comprese) dalla burocrazia anvuriana. Ho sottoposto immediatamente quanto capitato all’attenzione dei circa 40 colleghi di collegio dottorale, confidando (pur senza una richiesta esplicita in tale senso) non in un moto di solidarietà di cui non ho affatto bisogno, ma in una condivisione delle mie critiche al presente sistema con cui si pretende di garantire “il livello di eccellenza” dei dottorati. Risposte: zero, eccetto quella di un amico/collega di vecchia data, il quale mi ha fatto presente che ad articoli in classe A sono equiparabili anche semplici recensioni. Mi astengo dal commentare siffatto esito, avendo però la consapevolezza che se i docenti italiani non recupereranno un po’ di senso critico smarrito insieme a un sussulto di dignità, la fine della libera ricerca nonché dell’accademia tutta come intesa finora, è dietro l’angolo.

  2. Purtroppo non c’è nulla da recuperare. Noi professori universitari – con sparute eccezioni – non abbiamo mai avuto nessuna dignità (forse il senso critico non è del tutto assente, ma è accuratamente celato). L’accademia nulla ha a che spartire con la libera ricerca o con la cultura, di entrambe essendo acerrima nemica.

  3. Che vergogna il comportamento di questi colleghi. Direi che siamo a una forma di collaborazionismo con una dittatura assurda e profondamente capace di penetrare nei cervelli. In cambio di niente.

  4. trovo improprio definire “fannulloni” coloro che pubblicano poco. O per lo meno, non tutti lo sono: spesso si tratta di ricercatori che forse, sì, sono usciti dal “giro” della ricerca, ma che per converso sono oberati da carichi didattici spaventosi. Per converso vorrei capire meglio qual’è la qualità della ricerca di coloro che pubblicano a ripetizione articoli che paiono scritti col ciclostile, e quale tipo di didattica erogano agli studenti.

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