Segnaliamo ai lettori il documento CRUI del 10.2.2014 recante le osservazioni raccolte dalla CRUI circa la bozza di regolamento relativa all’accreditamento dei dottorati, predisposta da ANVUR. Alleghiamo anche la lista completa delle osservazioni fornite dai 42 atenei che hanno risposto alla CRUI.

Documenti:

1.Osservazioni CRUI Phd

2. Accreditamento corsi di dottorato: criticità e correttivi relativi ai criteri e agli indicatori

Segue il testo delle Osservazioni CRUI


Premessa

La CRUI, aderendo alla consultazione con la comunità scientifica richiesta dall’ANVUR, ha raccolto le osservazioni pervenute dagli Atenei in merito alla definizione degli indicatori e delle soglie per la verifica dei requisiti di accreditamento dei corsi di dottorato contenuti nel documento “L’accreditamento dei corsi di dottorato”, approvato dal Consiglio direttivo dell’ANVUR il 18 dicembre 2013.
Prima di entrare nel merito delle considerazioni sul documento ANVUR, la CRUI ribadisce la necessità di intervenire sul DM 45/2013 per far fronte ad alcune criticità registrate nel corso dell’attivazione del XXIX ciclo di dottorato che per altro ha visto una fortissima riduzione del numero di corsi di dottorato attivati rispetto al precedente XXVIII ciclo. In particolare, sottolinea la grande difficoltà che l’attuale vincolo sul numero minimo di borse per ogni soggetto partecipante al corso di dottorato comporta per le Università, e soprattutto per quelle di piccole dimensioni e le non statali.
Le indicazioni pervenute dalle Università sul documento di accreditamento risultano molto dettagliate per i singoli criteri, ma evidenziano alcune criticità generali che trovano concordi tutte le sedi e sono condivise dagli Organi di Governo della Conferenza.
Si riportano quindi di seguito alcune considerazioni che la CRUI ritiene necessario porre all’attenzione dell’ANVUR, rimandando all’allegato per una lettura analitica delle principali criticità riscontrate.

Valutazioni generali

Il documento ANVUR intende rispondere alla necessità di definire, in ottemperanza a quanto previsto dal DM 45/2013, rigorose modalità di valutazione della qualità scientifica del corso di dottorato e di inquadrarne l’orizzonte culturale in un’ottica di chiara identificazione e caratterizzazione. La qualità e la definizione culturale dei corsi di dottorato sono preoccupazioni certamente condivise dalla comunità scientifica. Tuttavia le modalità con cui vengono declinate nel documento ANVUR comportano conseguenze che devono essere valutate attentamente.
Pur comprendendo la necessità di prevenire offerte dottorali “deboli” e poco sostenute scientificamente, iI documento presenta forti criticità riconducibili da un lato al calcolo degli indicatori proposti e alla loro formulazione, spesso poco chiara, nel testo del documento; dall’altro a una prospettiva fortemente limitante dei percorsi dottorali, ancorati a criteri prevalentemente quantitativi che lasciano poco spazio all’autonomia delle sedi, sia per quanto riguarda la progettazione di percorsi più aderenti alle specificità dei diversi settori, sia per quanto riguarda la definizione di particolari segmenti, quali ad esempio quello dei dottorati internazionali, che necessiterebbero di una maggiore flessibilità nelle modalità attuative.
L’intero processo finalizzato all’accreditamento, infine, prevede una valutazione ex-ante che non tiene conto dei processi migliorativi già adottati dagli Atenei per l’attivazione dei dottorati del XXIX ciclo, attenendosi alle Linee Guida emanate dal MIUR.

Osservazioni: Criteri A1 e A4

Una delle criticità principali individuate riguarda i criteri di valutazione della qualità scientifica del soggetto proponente e del Collegio di dottorato: le modalità di verifica e gli indicatori proposti non risultano sempre valutabili ex ante dal soggetto proponente e sono, in parte, riferiti alla VQR, ovvero a un esercizio che fotografa il sistema della ricerca del Paese in modo parziale (3 lavori/docente) e datato (periodo 2004- 2010 per corsi di dottorato che si svolgeranno fra il 2014 e il 2017, ben 13 anni di distanza dall’inizio del periodo valutato). A ciò si aggiunge il fatto che la VQR è stata concepita per la valutazione delle strutture (Atenei) e non per la valutazione dei singoli, come anche ribadito nella mozione adottata dal CUN in data
29/01/2014.
Si rileva inoltre che in molti casi la sola valutazione di qualità basata sugli indicatori R e X dell’esercizio VQR dimentica la consistenza in termini assoluti dei membri dei vari SSD coinvolti nel soggetto (Ateneo tipicamente) che propone il Dottorato, aspetto fondamentale per assicurare un reale inserimento del dottorando nelle attività di ricerca. Peraltro i valori di R e X, non riscalati per le varianze delle distribuzioni nazionali, non forniscono una misura corretta della qualità, essendo le varianze molto diverse da settore a settore.

Il processo proposto fa uso, per la verifica dei vari criteri, di soglie stabilite a priori, basate sull’uso di indicatori i cui valori però non sono disponibili preventivamente per l’Ateneo. In particolare si evidenzia:

  1. La difficoltà a prevalutare gli indicatori R e X della VQR calcolati sul collegio;
  2. L’indisponibilità dei valori degli indicatori R e X per i SSD con un organico in servizio inferiore alle 4 unità;
  3. L’indisponibilità dei valori R ed X depurate degli inattivi;
  4. La mancata considerazione del numero di membri dei SSD coinvolti nel dottorato afferenti ai soggetti proponenti; per esempio potrebbe essere considerato come “bonus” la presenza di un numero assoluto di membri con valore negli indicatori R e X superiori alla media di SSD;
  5. La criticità insita nella scelta dei valori assoluti delle soglie di R e X che, in caso di mancanza della normalizzazione per la varianza, possono portare alla esclusione sistematica dei SSD nazionali con le valutazioni medie più alte.

Fra l’altro l’utilizzo del punteggio R e X individuale era espressamente non previsto dalla VQR e in questo caso potrebbe diventare, contrariamente a quanto sempre dichiarato dall’ANVUR, un criterio per la inclusione o esclusione di singoli individui.
Nessuno dei criteri per i quali si propongono indicatori prende in considerazione infine il valore aggiunto (positivo o negativo) dell’aggregazione costituita dal collegio dottorale al di là della pura somma delle performance dei suoi membri (es. valore dell’interdisciplinarietà e della composizione di competenze ed esperienze diverse, ecc.).
Accanto a questa forte attenzione a un “rigore quantitativo” di principio, in molti casi “intermedi” invece la valutazione avverrà su criteri non chiaramente definiti e potenzialmente discrezionali: ad esempio per il criterio A4, al paragrafo 5.4.3, per i casi in cui una o due condizioni non siano verificate, il documento ANVUR propone di chiedere “ulteriori informazioni all’Ateneo” proponendo “di valutare in maniera approfondita la produzione scientifica nel quinquennio dei componenti del collegio”. Ciò significa che, a fronte di un sistema di valutazione ex ante rigidamente quantitativo e il cui adempimento risulta complesso e oneroso da parte degli Atenei, probabilmente per molti corsi occorrerà da parte dell’ANVUR un ulteriore approfondimento nella valutazione, secondo criteri e modalità non noti.
Vi sono infine alcune ambiguità interpretative all’interno del testo: ad esempio i riferimenti al Collegio effettivo/Collegio completo o l’interpretazione del “SSD di riferimento” (che non trova fra l’altro riscontro nel dettato normativo) per il calcolo degli indicatori R ed X (punto 5.1.2).
Le osservazioni tecniche e le proposte pervenute dagli Atenei sugli indicatori (e le relative soglie) per i singoli criteri sono naturalmente molto numerose e talvolta diversificate. La CRUI si rende disponibile a discuterne con l’ANVUR e naturalmente tutte le osservazioni pervenute, ordinate per criterio, sono agevolmente consultabili da parte dell’ANVUR.

Convenzioni – consorzi – Disponibilità Borse di studio

Come citato in premessa, molte perplessità sono state sollevate sul numero minimo di borse richiesto per l’attivazione dei corsi di dottorato e, in particolare, sulla disponibilità di tre borse per soggetto, previsto per i dottorati in convenzione (eccezion fatta per i dottorati in convenzione con istituzioni estere) e in consorzio, considerato oneroso. Per tale requisito contenuto nel DM 45/2013 (art.2, c.2, lettera a e lettere c e d) si rinvia anche a quanto già evidenziato nel documento finale della Commissione di studio istituita con DM 596 del 3 luglio 2013.

Internazionalizzazione

Poca chiarezza, a partire da quanto contenuto nel DM 45/2013, è anche rilevata per quanto attiene i dottorati con istituzioni estere, su cui andrebbe fatta una riflessione specifica, anche al fine di apportare le opportune modifiche allo stesso DM. E’ in ogni caso fondamentale riconoscere le esigenze di carattere particolare di iniziative e percorsi così importanti e dare quindi al dottorato la possibilità di stabilire solide collaborazioni di carattere internazionale, non vincolate a soglie numeriche (es. numero minimo di borse). Si richiede la possibilità di operare con maggiore flessibilità in caso di dottorati da attivarsi in base ad accordi e collaborazioni internazionali, lasciando alle relative convenzioni la previsione delle borse o altre forme di finanziamento che tengano conto della condizione di reciprocità. Andrebbe inoltre rivisto o eliminato quanto previsto al punto 5.1.2. (ranking internazionali).

Ambito scientifico del Corso di dottorato

Viceversa, la condizione che l’ambito scientifico di un corso di dottorato debba essere caratterizzato “da tematiche e metodologie di ricerca affini, tipicamente contenute per ampiezza non oltre un singolo macrosettore concorsuale”, presente nel documento ANVUR (punto 5.2.2) non ha riscontro nel dettato normativo, e prefigura radicali tagli nell’attività dottorale degli Atenei (in molte sedi la maggior parte dei dottorati aggrega utilmente vari macrosettori con risultati scientifici e didattici documentati di primissimo livello). Tale indicazione appare anzi in contrasto con l’indicazione del DM 45, che all’articolo 2 stabilisce che i soggetti che presentano domanda di accreditamento di un corso di dottorato devono possedere “una specifica, ampia, originale, qualificata e continuativa attività, sia didattica che di ricerca, adeguatamente riconosciuta a livello internazionale nei settori di interesse per il dottorato”.
Un’istanza tecnica di verifica (quale è quella contenuta nel documento ANVUR) non dovrebbe sconfinare in interventi su aspetti regolatori di competenza ministeriale. Su questo punto si conviene con la mozione adottata dal CUN in data 29/01/2014 (punto a).
Il confinamento di ciascun corso di dottorato in un macrosettore risulta essere molto limitativo: ad esempio, impedirebbe di accreditare un corso di dottorato in Electrical Engineering and Computer Science, ampiamente riconosciuto ovunque, poiché in Italia le relative competenze sono in quattro macrosettori diversi. Inoltre, combinato con i vincoli sulla numerosità delle borse, potrebbe causare serie difficoltà di aggregazione specialmente nei piccoli Atenei.
La riduzione delle tematiche ai settori disciplinari impone vincoli anacronistici al dottorato: sebbene se ne comprenda la ratio (quella di prevenire “mescolanze improprie” finalizzate esclusivamente al raggiungimento di requisiti minimi per le attivazioni) l’eccessivo confinamento ai settori concorsuali scoraggia – quando non inibisce completamente – la progettazione di dottorati veramente interdisciplinari, peraltro sempre più richiesti anche dalla nuova programmazione comunitaria, es. Horizon2020.
Ciò è tanto più grave, in quanto la richiesta di avere un numero congruo di docenti con alti valori qualitativi di produzione scientifica in un ambito disciplinare ristretto (ovvero limitato al macrosettore) potrà essere certamente soddisfatta da alcune grandi sedi universitarie, mentre le sedi medio-piccole, pur in presenza di aree di eccellenza, potrebbero avere difficoltà a raggiungere le soglie richieste.
L’innalzamento delle soglie qualitative da un lato e il restringimento degli ambiti scientifici dall’altro, se non si coniugano con una facilitazione alla creazione di corsi di dottorato in consorzio, rischiano di portare alla concentrazione in pochissime grandi Università dell’intera offerta di corsi di dottorato.

Osservazioni conclusive

In conclusione, la comunità scientifica apprezza lo sforzo dell’ANVUR di spingere al miglioramento qualitativo dei corsi di dottorato. La necessaria formulazione di criteri e di soglie qualitative dovrebbe però accompagnarsi ad una accurata analisi delle conseguenze che tali interventi avranno, prevedendone un riesame periodico.
Nel suo complesso l’eccessiva regolamentazione inibisce l’autonomia degli Atenei soprattutto nel terzo livello della formazione, dove è ancor più necessario poter prevedere modalità moderne, flessibili e in rapporto sempre più stretto con le professioni e il mondo del lavoro. Non vanno trascurate, a tale proposito, le difficoltà che potrebbero sorgere per la realizzazione di apprendistati di alta formazione e di ricerca finalizzati anche al conseguimento del dottorato.
Si auspica quindi che le indicazioni per il miglioramento dell’offerta formativa di terzo livello possano collocarsi, pur nel rispetto di criteri e indicatori, all’interno di un progetto organico e di ampio respiro di rilancio dei dottorati italiani.

Roma, 10 febbraio 2014

 

Osservazioni CRUI Phd

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2 Commenti

  1. Vorrei far notare un passaggio, non di poco conto, che è sfuggito (casualmente?) alle critiche dell’associazione privata dei Rettori finanziata con denaro pubblico.
    Il criterio A4, tra le altre cose, prevede:
    “Un indicatore discreto, denominato I, ottenuto mediando sui componenti del collegio il seguente indicatore A in grado di tener conto della produzione scientifica complessiva dal 2003 al 2012:
    A = 0, 0,4, 0,8, 1,2 se il relativo componente del collegio, professore ordinario, associato e ricercatore, supera 0, 1, 2 o 3 mediane, calcolate nella categoria di
    appartenenza del componente del collegio, degli indicatori di cui alle lettere a), b) e c) del comma 2 dell’allegato A, e alle lettere a) e b) del comma 3 dell’Allegato B del Decreto Ministeriale n. 76 del 7 giugno 2012″.
    Il problema sta nella frase “supera 0, 1, 2 o 3 mediane, calcolate nella categoria di appartenenza” che sembra logica (ognuno è valutato rispetto alla propria categoria) ma appare abbastanza difficile da perseguire.
    Ammesso e non concesso che ci sia la disponibilità dei dati (corretti?) delle mediane per i professori di I e II fascia (di derivazione ASN), come si fa a calcolare il superamento delle mediane per i ricercatori (nella loro categoria di appartenenza)?
    Questi dati non sono stati calcolati e non sono attualmente disponibili.
    Il CINECA calcolerà le mediane della categoria dei ricercatori?
    Tutti i ricercatori saranno chiamati a popolare il proprio sito docente con tutte le pubblicazioni, DOI e quant’altro?
    Ovviamente queste sono tutte domande retoriche, non c’è né tempo, né voglia di fare tutto questo lavoro per una categoria (più esaurita che in esaurimento) candidata al mobbing (Giovanni Federico docet).
    La genialata per valutare i ricercatori nel collegio di dottorato è stata annunciata da Sergio Benedetto in un recente incontro pubblico, proprio in materia di dottorato.
    Benedetto ha anticipato che le mediane dei ricercatori saranno calcolate sulla base dei dati caricati dai ricercatori che hanno partecipato all’abilitazione alla II fascia.
    Che questi siano solo dati parziali, che i ricercatori che hanno partecipato all’abilitazione nazionale siano solo un sotto insieme della categoria e che ci sia una evidente disparità di trattamento rispetto alle altre categorie, è un dettaglio di poco conto.
    Sono solo quisquilie e pinzillacchere, direbbe Totò.
    Mi fermo qui e lascio a voi immaginare quali altre storture e conseguenze possano essere generate dall’applicazione di queste regole indecenti.
    La logica è sempre la solita, tutti sono uguali ma qualcuno è più uguale degli altri.
    Ovviamente ancora non c’è nulla di scritto ma abbiate fede, presto sarà scritto nero su bianco e i Rettori, dopo essersi stracciate le vesti, ingoieranno anche questo amaro boccone.

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