Le notizie di ritrattazioni di articoli scientifici peer-reviewed sono ormai all’ordine del giorno, tanto da rendere meno credibili gli attuali processi di revisione, ma la ritrattazione raramente è massiva come nel caso del Journal of Vibration and Control, rivista del gruppo Sage dedicata a ricerche matematico-computazionali e sperimentali dei processi di propagazione di onde acustiche e elettromagnetiche.

Attorno al Journal, che oggi conosce un drammatica distruzione di attendibilità scientifica, si era creato negli anni un giro di falsi revisori nascosti da pseudonimi. Dietro gli pseudonimi stavano gli stessi autori o amici degli autori. L’espediente garantiva agli autori revisioni estremamente favorevoli o addirittura la possibilità di valutare “in casa” i propri contributi, al di fuori di ogni effettivo processo di verifica.

Non è chiaro come si sia arrivati a una contraffazione di simile portata, e come la direzione del Journal abbia potuto accreditare come revisori scienziati inesistenti. In base al proprio statuto editoriale, la rivista doveva assicurare un duplice livello di revisione e avrebbe dovuto essere garantita contro la creazione di fakes. Così evidentemente non è stato.

Nel 2013 il direttore scientifico del Journal, l’apparentemente incolpevole Alì H. Nayfeh, ha promosso un’indagine che ha scoperchiato la “cupola” dei fakes. Riconducevano ad essa circa 130 indirizzi mail truccati. In seguito all’accertamento lo stesso direttore ha scelto responsabilmente di dimettersi dal proprio incarico.

Al di là della truffa in questione l’episodio dimostra come la crescente pressione competitiva sugli scienziati, l’urgenza di pubblicare presto e in maniera continuativa indipendentemente dai tempi richiesti dalle ricerche che si stanno svolgendo pregiudichi correttezza e serenità  e induca erroneamente a considerare pubblicazioni seriali e fundraising obiettivi prioritari.

L’intera vicenda del Journal of Vibration and Control è riferita dall’ottimo blog Retraction Watch qui.

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5 Commenti

  1. Io ho fatto parte di molte valutazioni e non mi e’ mai capitato a mia memoria un matematico italiano, tra le persone da giudicare, che avesse pubblicato su questa roba qui. I giornali buoni hanno reputazioni costruite in decenni e comitati editoriali fatti da persone che la comunità’ considera inattaccabili, il resto e’ spazzatura e come tale va trattato. Avere pubblicato su questi giornali spazzatura non va considerato un fatto neutro ma un elemento fortemente negativo di giudizio, quindi chi va nelle commissioni invece di trincerarsi dietro i numeretti, guarda il lavoro e se e’ il caso mette nero su bianco che il lavoro XY e’ una “indecenza”. Chi fa “pollution” scientifica va punito.

  2. Come dimenticare il caso di Chaos solitons and fractals di M. S. El Naschie e del suo comitato editoriale denunciato da Nature con la conseguente perdità di impact della rivista (in realtà è precipitato di oltre 2 punti), che per inciso continua a essere in fascia A e anche tra i top journal di molte classifiche internazionali, compresi gli anni dell’allegra gestione del fisico egiziano?

  3. Journal of Vibration and Control è abbastanza noto fra gli ingegneri che si occupano di vibrazioni e rumore di strutture. Esempi di argomenti: ottimizzazione strutturale per abbattimento del rumore, progettazione di smorzatori (tipo le sospensioni delle auto), vibrazioni indotte dai gas nelle pale dei famosi motori aeronautici, ecc…
    JVC è il fratello meno esigente del Journal of Sound and Vibration di Elsevier.
    Quello che realmente mi stupisce, a parte ovviamente la compagnia dell’anello (ma questi mi sembrano più dei Gollum), è il fatto che 130 finti referee abbiano avuto mano libera. Questo farebbe pensare che in pratica nessuno abbia svolto un controllo minimo sui siti istituzionali, sulle banche dati ecc… dove ormai sono facilmente reperibili molte informazioni.

  4. Ma c’è qualcuno che crede ancora nell’anonimato della peer review? A parte comportamenti fraudolenti, soprattutto nelle discipline di nicchia (quindi con poche riviste) tutti sanno chi si occupa di cosa e l’autore (o il gruppo di ricerca) non è certo anonimo. A me, quantomeno, è capitato più volte di ‘indovinare’ l’autore.
    Detto questo, ci sarebbe molto da dire anche sulla qualità del referaggio. Come fanno certi personaggi a fare i revisori per 10/15 riviste e referare decine di articoli l’anno? A me servono un paio di settimane solo per referarne uno (e questo se non ho altri impegni di mezzo, e cioè mai). Certi revisori si nascondono dietro l’anonimato con referaggi demenziali fatti in mezza giornata solo per mantenere i vantaggi personali derivanti da questo tipo di relazioni.
    PS L’anonimato, poi, vale solo (quando vale) per il revisore e non per il comitato editoriale della rivista, che è l’ultimo che decide. Traete voi le vostre conclusioni.

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