Da alcuni anni si discute in modo crescente, a livello internazionale, sul come prevenire ed eventualmente sanzionare i comportamenti scorretti degli accademici, al di là delle retractions. Comportamenti che spesso sono incentivati da sistemi di valutazione publish or perish o peggio ancora be cited or perish: salami slicing, ring citazionali, plagio, autoplagio, frodi, manipolazione dei dati e delle immagini. La questione è particolarmente rilevante quando entrano in gioco fondi pubblici, eventualmente assegnati a soggetti scorretti o spesi dando luogo a una letteratura scientifica discutibile. Ancora, la questione è particolarmente rilevante in Italia, dove a nessun livello sembrano operare sistemi efficaci di prevenzione e sanzione, come denunciato a suo tempo da Nature e come emerso a seguito di un recente scandalo. Ci sono poi casi estremi, come quello – segnalato da Euroscientist – della ex assistant professor e ora giornalista rumena Emilia Sercan. Scrive Euroscientist:

“The problem in Romania is that people in all important leadership positions, in all institutions, parties, secret services, administration and even in the academia have plagiarised Ph.D.’s. No one wants a real change. You can’t imagine how hard the battle is here and what kind of obstacles they try to find just not to change things and not to be in position to pay for this,” said E. Șercan.
She points out the plagiarism of high-ranking public, political, military and security services officials in her book FABRICA DE DOCTORATE sau Cum se surpa fundamentele unei natii (2017, ISBN 978-973-50-5776-3, 210 pages); in English: DOCTORAL FACTORY or How to Destroy Fundamentals of a Nation.
For the past 4 years, she has been constantly publishing investigations on plagiarised theses defended both in military and civil universities. [..] She has constantly been a target for intimidation and denigration campaigns, however, she has continued to do her job with respect for the truth, serving solely public interest. The death threat that she received on the evening of 15 April by a SMS message represents yet another attempt to hinder her disclosures.

Di particolare interesse lo svolgimento delle indagini:

The case was transferred on 25 April from the District 4th Attorney Office and the Bucharest Police Office to the National Anticorruption Directorate (DNA), which is competent to investigate cases involving police officers who have committed certain offenses. DNA is a special unit within the Attorney General Office, specialized in corruption cases. The police officer who threatened her admitted that he was the one who sent her that message, but he said to the prosecutor that it was not his own initiative and he did it because he was asked by the Rector of the Police Academy, who is a police questor and full professor and PhD supervisor (this rank is equivalent to the general in the army), with whom he had a special relationship. The Rector of the Police Academy, Adrian Iacob, devised the threats along with the Deputy Rector, Mihail Petrica Marcoci, who was associate professor, police chief-commissioner and the spokesperson of the Police Academy.
On 25 March, E. Șercan revealed that Adrian Iacob, the Rector of the Police Academy, plagiarised more than 70% of his PhD thesis.

L’intero articolo può essere letto a questo indirizzo.

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11 Commenti

  1. Qualche dato in più dall’articolo. “Emilia Șercan is an investigative journalist (for 22 years) working as an assistant professor (for 7 years) at University of Bucharest, Faculty of Journalism and Communication Sciences, Department of Journalism. […..] The Rector and the Deputy Rector of the Police Academy had been indicted by prosecutors on charges of „instigation to blackmail“ and they have resign. Both are placed under judicial control.”

    A fine maggio si sono dimessi entrambi https://m.digi24.ro/stiri/actualitate/justitie/ministrul-carmen-dan-cere-demisia-rectorului-si-prorectorului-academiei-de-politie-1136668.
    Un mese dopo, a giugno, la commissione etica e deontologica dell’Accademia di polizia, all’uninimità , decide la non revoca del titolo di dottore all’ex rettore, ma la decisione non ha valore legale, solo consultivo, e serve per ripristinare e ripulire nell’opinione pubblica la ‘immagine’. https://pressone.ro/comisia-nufarul-de-la-academia-de-politie-il-exonereaza-de-plagiat-pe-fostul-rector-adrian-iacob/

  2. Ricordiamoci anche del caso Madia.
    D’altronde, come dice il proverbio, a mali estremi estremi rimedi, senza voler giustificare affatto gli ultimi, ma semplicemente constatando. La politica finanziatrice, dinanzi al moltiplicarsi vertiginoso degli studiosi, dei campi di studio, dei luoghi di studio e di ricerca, per affrontare e contenere le relative spese (anche qui, senza commisurare queste spese sulla correttezza e necessita di altre spese pubbliche) cosa fa? Seleziona e classifica, in base ai ‘prodotti’ di qualsiasi tipo. Tra un po’ arriveranno a mettere i bracialetti per misurare i comportamenti e le azioni 24 h su 24. Tipo Amazon. Spinge, inoltre , la politica, alla caccia ai finanziamenti privati e, piu in generale, alla privatizzazione. Il tutto , ovviamente , esalta e ingrandisce altre problematiche ancora, da sempre latenti o presenti, ad es. la neutralita, il conflitto di interessi, l’etica professionale, la trasparenza etc. Se la politica vuole quantita algoritmizzate e percio naturaliter ‘scientifiche’e inoppugnabili (salvo poi riscientifizzare il tutto, continuamente), la gente si adegua, anche per pura sopravvivenza. La dimostrazione è sotto gli occhi di tutti: quantita enormi incontrollabili, tanto meno controllabili sul piano della sostanza e della qualita; classifiche ballerine, procedure di concorsi e di assunzione fallimentari. Il tutto realizzato, da entrambe la parti (controllori e controllati\ produttori) con uno spreco incredibile di danaro, che non viene mai rendicontato.

  3. Vorrei sottolineare che in Romania, paese membro della comunità europea dal 2007, ci sono inchieste giornalistiche che danno per assodato il rispetto che si deve al titolo di dottore di ricerca, e ringrazio ROARS per contribuire a dare la massima visibilità e copertura mediatica a questa nostra coraggiosa concittadina UE.

    Mi addolora che nel nostro paese i dottori di ricerca non esibiscano il loro titolo ne’ alla Camera ne’ al Senato
    https://www.camera.it/leg17/564?tiposezione=C&sezione=1&tabella=C_1_3
    http://www.senato.it/leg/18/BGT/Schede/Statistiche/Composizione/SenatoriPerTitoloDiStudio.html
    penso che se si volesse questo titolo si dovrebbe pretendere altrimenti.

    Ho trovato poi istruttivo le due inchieste
    https://www.liberopensiero.eu/03/12/2015/attualita/istruzione-parlamentari-italia-maglia-nera-in-europa/
    http://espresso.repubblica.it/palazzo/2018/02/22/news/elezioni-abbiamo-passato-i-candidati-ai-raggi-x-il-titolo-di-studi-piu-alto-lo-hanno-i-5-stelle-1.318627

    Infine, leggendo il seguente bando
    http://blog.edises.it/concorso-253-funzionari-miur-2018-10315
    mi sembra di capire che per diventare funzionario del MIUR, il massimo titolo accademico nel nostro paese – il dottorato – non valga come titolo di preferenza. Non ho idea quanti funzionari o dirigenti del MIUR abbiano questo titolo, mi piacerebbe saperlo.

    • Un altro esempio dell’inutilità dell’aver introdotto il sistema dei tre cicli di istruzione accademica, quando poi a livello dei concorsi pubblici si considera quasi sempre (e toglierei anche il quasi) il titolo magistrale, ovvero l’equivalente alla vecchia laurea.
      Per quanto mi riguarda, toglierei il titolo di “Dottore” e “Dottore Magistrale” per coloro che completano i primi due cicli, lasciando il privilegio di tale titolo solo a coloro che raggiungono il massimo grado di istruzione, ovvero il Dottorato di Ricerca. Questo darebbe al Dottorato la giusta importanza, e forse comincerebbe ad essere indicato e preferito nei concorsi pubblici per le posizioni dirigenziali.

  4. Grazie per la risposta Francesco.

    Riguardo il problema che tocchi, ho scoperto da qualche tempo che c’e’ una alternativa che non urterebbe nessuno e che e’ pienamente compatibile con le leggi vigenti (legge Gelmini 240/2010, art. 19, comma 1d vedi https://www.camera.it/parlam/leggi/10240l.htm) e cioè indicare il titolo alla maniera inglese, tipo “Francesco Belardo, Ph. D.” L’ho sottolineato proprio io sulla pagina di Wiki del dottorato, vedi https://it.wikipedia.org/wiki/Dottorato_di_ricerca

    Resta il problema di convincere i politici a dare la giusta importanza a questo titolo (che e’ aggravato dal fatto che i percorsi tipici postlaurea in giurisprudenza e medicina, in Italia, non includono come regola il dottorato). Nel frattempo mi accontenterei se il prossimo ministro della Istruzione Universita’ e Ricerca fosse una persona competente.

    Dopo le belle parole pronunziate da Conte su scuola e ricerca nell’occasione del secondo incarico un poco ci spero, anche perche’ sono coerenti con quello che ha sempre detto (ne sono stato testimone io stesso https://www.linkedin.com/pulse/cronache-dal-2-forum-internazionale-del-gran-sasso-vissani-phd/)

    • “Resta il problema di convincere i politici …” Chi è che dovrebbe convincere i politici? Ci sono una serie di istanze rappresetantive tra le istituzioni accademiche e i politici, come Crui, Cun, che dovrebbero fare da tramite e “convincere”. Ma non lo fanno. Eppure sono formate da persone elette e tuttavia non fanno gli interessi dell’elettorato nel senso che non lo consultano o ascoltano nemmeno quando sarebbe veramente necessario e URGENTE.

    • Cara Marinella, come faccio a darti torto?

      Non solo sui politici, ma anche su CRUI CUN ecc ci spero anche io, ma mi sembra che non tutti i membri di quegli autorevoli consessi abbiano questo titolo – sbaglio? Temo che uno dei motivi per cui siamo a questo punto e’ che una intera classe dirigente accademica, che poteva vantare solo la laurea, non ha mosso un dito per la dignità del dottorato (o se l’ha mosso e’ per dire no). Provo a dirlo meglio. Secondo me, prima ancora che nelle organizzazioni e nelle istituzioni, il problema e’ dei singoli accademici e ricercatori: troppe volte ho sentito dei distinguo, dei pero’, dei “poi vedremo”. Vedo poca generosità e tanta cura dei propri interessi.

      Certo nessuno ci proibisce di parlare, e prima o poi un numero sufficiente di persone con il titolo di dottore di ricerca (o di PhD) si renderanno conto del problema. Tante volte bastano piccole cose per fare grandi passi in avanti; che so un ministro della Istruzione Universita’ e Ricerca che sia andato oltre le scuole superiori?

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