Il cavallo di Troia della “Buona” scuola renziana porta in pancia i guerrieri e le armi per la residua “distruzione” del progetto fondativo di una scuola di tutti e per tutti. In questo Ddl – ispirato e scritto da consulenti d’azienda – non c’è una parola che appartenga alla didattica, ma tante attribuibili al “mercato”: finanziamenti, privati, competizione tra scuola e scuola, organizzazione aziendale, catena di comando,  staff, organizzazione e controllo della forza lavoro, selezione del personale, “incentivi di produttività”, peraltro miseri e destinati al solo 5% di meritevoli (il 95% immeritevoli per definizione?). Avremmo bisogno dell’opposto: di una riforma che ci sapesse parlare di pedagogia e non di organizzazione aziendale. Per questa ci basterebbero le promesse fatte più e più volte dal Pd: abrogare i tagli della Gelmini e trovare risorse pari al 6% del Pil, neppure un euro in più della media degli altri. Ora siamo i penultimi: se ci riescono Paesi ben più poveri di noi, perché noi no?

Segnaliamo ai lettori lo scritto di G. Cocchi, apparso il 28 maggio sul sito de Il Mulino.

L’assedio di Troia durò inutilmente per dieci anni: la città ne fu indebolita, ma resistette. Solo con lo stratagemma del cavallo, che i greci riuscirono a “vendere” come dono degli dei, fu possibile distruggerla. Come Troia la scuola è sotto assedio da oltre dieci anni, dalla riforma Moratti alla feroce “razionalizzazione” della Gelmini, e oggi rischia di essere stravolta grazie al “tormentone salvifico” dei 3 miliardi e delle 100.000 assunzioni. Renzi ne è solo l’ultimo epigono, il geniale e abile inventore del cavallo spacciato come opera compassionevole.

Ma al cavallo torneremo dopo. Prima occorre ricordare su quali fondamenta era stata costruita Troia, su quali pilastri era stata “costituita” la scuola dopo le macerie del fascismo e della guerra.

L’istruzione inferiore è obbligatoria e gratuita. La Repubblica istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio.

L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.

I pubblici uffici sono organizzati in modo che sia assicurata l’imparzialità dell’amministrazione.

Dunque, una scuola della “Repubblica” – pubblica, inclusiva, gratuita e adeguatamente sostenuta – nella cornice di un’essenziale “unitarietà del sistema scolastico”, da Sondrio a Mazara del Vallo, con l’obiettivo dichiarato di assicurare a ogni giovane cittadino le medesime opportunità per la propria formazione; una scuola pluralista (tramite la libertà di insegnamento), imparziale e trasparente (nelle assunzioni ed in tutto il resto). E, dal 1962, con la media unificata che sostituiva l’avviamento professionale del 1928, tesa in primis alla formazione della persona e del cittadino e non più solo del lavoratore. Dal 1974, poi, con i decreti delegati, a sovranità e conduzione democratica.

Una scolarizzazione di massa e una partecipazione democratica che, unite a tanti altri significativi passi avanti (la scuola statale dell’infanzia , il tempo pieno e i moduli, l’integrazione dei disabili…), stava cominciando a rendere concreti quei principi costituzionali e che hanno permesso alla nostra scuola di salire ai primi posti nel mondo.

A partire dal 2000 – con la legge di parità, la riduzione del tempo pieno, gli 8 miliardi e mezzo e 150.000 insegnanti/bidelli in meno di Gelmini/Tremonti – si susseguono gli  anni in cui il  ministro dell’Istruzione (che nel frattempo simbolicamente perde l’aggettivo “pubblica”) è di fatto sostituito dal ministro delle Finanze: sono gli anni del disimpegno statale e della tendenza sempre più forte alla “privatizzazione” delle scuole, della loro iscrizione a campionati diversi (serie A, B…).

Il mondo della scuola cerca di resistere all’assedio con movimenti di opposizione e proteste. Ma ora l’attacco è più raffinato, viene portato sia dentro sia fuori la scuola: l’esperienza ha insegnato che occorre separare gli insegnanti dalla società, altrimenti non si riesce a procedere. Così parte una poderosa campagna di delegittimazione dei docenti agli occhi della società: fannulloni, privilegiati, incapaci, da mettere sotto esame.

Le classi diventano sovraffollate, l’integrazione e l’alfabetizzazione impoverite. Nessuna ora di “sostegno” per le altre difficoltà, “risolte” unicamente con strumenti compensativi (Dsa) o con l’invenzione di nuove sigle come “Bes”: Bisogni educativi speciali. Bisogni talmente speciali da poter essere anch’essi risolti con progetti, per l’appunto, solo sulla carta… Insomma, un ritorno alla scuola classista denunciata da don Milani. Ma è un ritorno ancora troppo lento…

I genitori che sono entrati a scuola negli ultimi anni non sanno che cosa hanno perduto (tempo, ascolto, accoglienza); per loro la scuola è quella che c’è adesso: Invalsi, “oggettività” e la foglia di fico dell’informatica. Una scuola che Renzi – nascondendone le vere cause – ha gioco facile a definire “non funzionante”, e dunque da rinnovare completamente.

Cavallo_guerrieri

Il cavallo di Troia della “Buona” scuola renziana porta in pancia i guerrieri e le armi per la residua “distruzione” del progetto fondativo di una scuola di tutti e per tutti. Non sarà roba di una notte, ma l’ancora costituzionale sarà levata e la barca veleggerà, vento in poppa, verso una nuova terra promessa dove edificare, su nuove fondamenta e 13 deleghe in bianco, un sistema simile a quello statunitense: scuole private per chi potrà permettersele, poche scuole pubbliche d’eccellenza  nei quartieri bene delle città, tante scuole pubbliche “deprivate”e senza speranza nei quartieri popolari e nelle periferie povere. Nelle prime verranno formate le classi dirigenti: condotte come “aziende”, libere da lacci e lacciuoli, con la selezione degli insegnanti migliori e fedeli alle caratterizzazioni ideali e ideologiche proprie di ogni scuola. Contrapposte e attentamente separate dalla stragrande maggioranza delle altre, con gli insegnanti attribuiti “d’ufficio” perché non chiamati da nessuno (perché scarsi, o magari perché troppo sindacalizzati, o con la 104, o gay o…). Dove non si perda tempo a formare coscienza critica, cittadinanza, alta specialità – ritenuti costi non più “sostenibili” né necessari – ma si formi  rapidamente una flessibile e disponibile forza lavoro a basso costo.

Analizziamolo bene, allora, questo furbo cavallo. Cominciamo dall’imbellettamento esterno, da come ci viene dipinto. “Tre miliardi, il più grande investimento sulla scuola”: in realtà siamo a meno della metà, perché quasi 1 miliardo e mezzo non è denaro fresco, ma partita di giro: 2.000 bidelli in meno, tagli ai Fondi d’istituto e dell’autonomia ecc.;  senza contare i 1.200 milioni che arrivano dal prolungamento del blocco contrattuale. Ma per smontare lo spot basta un dato per tutti: questo governo che urla “Riprendiamo a investire sulla scuola!” è lo stesso che abbasserà in cinque anni  la spesa per istruzione, portandola dal 3,7 al 3,5 del Pil (Fonte: Documento di Economia e Finanza 2015, cfr in particolare tavola IV.4, p. 82).

Calo_spesa_istruzione_Italia

“100.000 nuove assunzioni, 50.000 per eliminare la supplentite, 50.000 per ridurre le classi pollaio, aumentare il tempo pieno, combattere la dispersione scolastica ecc.”: in realtà sarebbe più corretto parlare non di assunzioni, ma …

Segue a questo indirizzo.

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17 Commenti

  1. io temo che tutto il fenomeno Renzi sia stato un cavallo di troia. La realizzazione del programma imposto dall’Europa e dal FMI sarebbe stata impossibile ad un governo di destra, a causa dell’opposizione della sinistra. L’unica possibilità di realizzare quel programma era che fosse la stessa sinistra a proporlo.
    lo strumento per realizzare il piano sono state quelle assurde primarie, prive di regole, attraverso cui si è imposto al principale partito del centro sinistra un segretario che il partito stesso non voleva. Un piano veramente ben congegnato. Una delle poche cose che ha funzionato nel paese. Il risultato è un governo sedicente di centro sinistra che realizza un programma di destra, finalizzato alla riduzione della spesa pubblica attraverso la privatizzazione dei servizi.

    • Grazie a di Biase per la segnalazione dell’articolo di Bontempelli che merita la lettura. Ne cito un passaggio, perché mi ha fatto venire in mente alcune degenerazioni analoghe …
      ____________________________
      “Fabio Bentivoglio fece su Koinè un articolo stroncatorio contro lo scritto di un pedagogista il quale, senza vergognarsi, prospettava la costruzione di una equazione prima di dare il voto. Cioè io devo calcolare quanti secondi sono passati dalla domanda alla risposta (ha risposto dopo 5 secondi o dopo 30 secondi?), quanti errori leggeri ha fatto, quanti errori gravi, dopodiché si dava, risolvendo l’equazione, la valutazione oggettiva. A parte che la variabilità soggettiva rientra dalla finestra: chi è che stabilisce oggettivamente qual è l’errore leggero o l’errore grave? E poi non è una gara di velocità, per cui se uno mi risponde in un minuto invece che in cinque secondi non vedo perché dovrebbe essere svalutato. Questa impostazione, oltre ad essere francamente demenziale, appartiene a chi, eviden- temente, non ha mai insegnato in una scuola.”

  2. Quelle equazioni sono state il prologo dell’attuale stato. Come chiamarlo? forse delirio equazionale? ma la parola ha un altro significato in biologia; però è una parola espressiva, di cui è giusto inaugurare un nuovo significato.

    Dicevo, quelle ‘equazioni’, di cui parla Bontempelli, sono il prologo dell’attuale delirio equazionale, di cui segnalo un esempio negli allegati al D.I. del 9 dicembre 2014 n. 893 .

    Che significato hanno le formule negli allegati al suddetto decreto interministeriale?

    Per un po’ si è sparsa la voce che penalizzassero gli atenei con tanti studenti fuori corso.

    Poi è intervenuto il Direttore dell’Anvur a chiarire che non è così.

    In effetti, bastava leggerle…

    Però sono formule strane, hanno qualcosa di magico. Quale sia il loro fondamento scientifico non mi è chiaro. Hanno un fondamento scientifico?

    E poi, legare il finanziamento al numero degli studenti ‘regolari’ cioè in sostanza al numero degli iscritti (1) è poco gentile, in un momento di riduzione delle immatricolazioni; (2) ha l’effetto vizioso di incoraggiare una guerra tra poveri.

    Volendo adottare un criterio appena appena più sensato, si potrebbe adottare come misura di produttività un parametro che legge quanti studenti un ateneo riesce a far laureare, rispetto a quelli che si iscrivono, e legarlo anche al parametro che legge quanti studenti trovano lavoro, rispetto a quelli che si laureano. Ma in un momento in cui nessuno trova più lavoro, anche questo è poco gentile.

    Non è semplice. Il delirio equazionale ci illude che un’equazione dica tutto.

  3. Fra pochi giorni iniziano gli esami di stato. Nelle riunioni preliminari dovremo discutere i criteri per l’attribuzione dei cinque punti di bonus. So già che condurrò una discussione inutile: oramai in tutte le commissioni i presidenti, che spesso sono presidi, impongono una procedura automatica di attribuzione dei punti, in proporzione al punteggio delle prove: se prendi di tuo 90 ricevi due punti, se prendi 94 ne ricevi tre e così via. La norma non prevede tale procedura ma solo dei prerequisiti per accedere al bonus e dei criteri stabiliti dalle commissioni. Accade persino che in alcune scuole i presidenti si accordino per individuare un’unica procedura di attribuzione dei punti di bonus per tutte le commissioni della scuola. Se obietti ti rispondo che tale metodo è “oggettivo”. A nulla vale rispondere che una procedura meccanica di quel tipo ha poco a che vedere con l’oggettività. E’ incredibile che si cada in un tale errore concettuale: si confonde l’oggettività con una certa uniformità – come se le differenze e punti di vista diversi fossero un male – e con un’attribuzione automatica che è impersonale. La soggettività, assieme alla pluralità dei punti di vista, è l’altro grande nemico della cosiddetta “valutazione oggettiva”. Forse bisognerebbe che insegnanti e presidi leggessero il magistrale volume di Theodore Porter, Trust in Numbers, dove si spiega come e perché la nozione di oggettività come “giudizio impersonale” si sia sostituita, nel scienze sociali, a quella di oggettività scientifica. Aveva ragione Burckhardt a prevedere che il Novecento sarebbe stato il secolo dei terrible simplificateur.
    Vale la pena di notare che, secondo la buona scuola di Renzi, gli stessi che compiono tali errori concettuali devono poi assumere docenti e distribuire il riconoscimento del merito. C’è davvero poco da stare allegri.

  4. Il pupazzo – vale a dire ovviamente la troika, fmi e confindustria – ha appena portato a casa l’orrida scuola. Porta-portano a casa tutto ciò che vuole, cioè vogliono. Dopo un riposantissimo passaggio finale alla camera (questione di una quindicina di giorni a dir tanto), tocca all’università, dove non pochi saranno contenti, a moltissimi non farà né caldo né freddo e alcuni, in modo altamente meritorio e vano, si opporranno.
    Preparatevi-prepariamoci. E nessuno creda di sfuggire in virtù del fattore-tempo: il suddetto dura altri tre anni. E poi il pueblo lo rielegge. O, se mai il pueblo dovesse “sgarrare” (lo ritengo peraltro altamente improbabile), i suoi mandanti trovano e mandano tosto al governo un altro loro schiavo-sicario.
    Buon futuro a tutti

  5. Carissimi,
    a nessuno della scuola importa più niente. La scuola, come del resto l’università, sono state espropriate e date in appalto.
    Gli scopi fondamentali:
    vendere computer, sopprimere i libri;
    punire l’individuo pensante,
    punire la lentezza (cioè l’approfondimento scrupoloso delle materie),
    distruggere la tradizione umanistica dell’Europa,
    imporre l’idea dell’individuo studiante come spesa da comprimere ai minimi termini.
    Non a caso il linguaggio è quello della televisione e del supermercato (quiz, bonus, punti-premio).

  6. Vorrei aggiungere una cosa (censurate se credete). Coloro che ci dicono di ‘scordarci di insegnare le nostre materie, ma dirigerci verso le esigenze del mercato’ etc. non sono meglio dei nazisti che ammazzavano gli studiosi ebrei.
    Adesso ti lasciano vivere, ma ti impediscono di trasmettere il sapere. La volontà di distruzione è spaventosa.

  7. Un caro saluto a tutti i lettori e redattori di Roars che votando il PD e i suoi satelliti hanno consentito la riforma della scuola renziana.

    Ma no, non è colpa vostra, come potevate sapere? Certo il PD aveva lealmente sostenuto il governo Monti ma voi, impegnati forse a stabilire quanti angeli danzano sulla capocchia di una mediana, mica potevate badare a questo irrilevante dettaglio.

    Certo Monti è quel gentiluomo che ha dichiarato esplicitamente alla CNN che fra i suoi scopi c’era quello della distruzione della domanda interna italiana. Ma voi non vi occupate di simili volgarità. Essendo dei veri intellettuali di sinistra sapete cosa dovete votare.

    Su queste colonne Bersani era stato paragonato addirittura a Roosevelt (meglio smettere con le sostanze eccitanti). Ma forse Bruning può essere un riferimento migliore.

    E adesso quello che succede non è colpa vostra. Dormite tranquilli.

    Sarà tutta colpa della senatrice Puglisi.

    Bravi, complimenti.

    • “Su queste colonne Bersani era stato paragonato addirittura a Roosevelt (meglio smettere con le sostanze eccitanti)”
      _______________________________
      Non mi risulta che questo paragone sia stato scritto in alcun articolo apparso sul blog. Una veloce ricerca mi ha restituito il seguente commento di un lettore:
      https://www.roars.it/online/bersani-risponde-a-roars/comment-page-1/#comment-11895
      In cui compaiono Bersani e Roosvelt:
      “Beh, come sempre ci sarebbe spazio per miglioramenti e precisazioni, e tuttavia questa è una risposta sensata e dotata di un minimo di visione (il che non traspare in genere nelle performance orali del Pierluigi).
      Se poi la confrontiamo (incluso il rinvio al programma) con quanto presentato da competitor come Grillo, allora il nostro San Pierluigi da Bettola sembra Roosevelt!”
      ____________________________
      Il commento si riferiva alla risposta di Bersani a Roars, che (buona o cattiva, ognuno giudichi da sé) si può leggere qui:
      https://www.roars.it/online/bersani-risponde-a-roars/
      ____________________________
      Questo solo per chiarire chi ha scritto cosa e in che misura la redazione si fosse lanciata in paragoni agiografici.

    • Sì, l’accostamento bersani-roosevelt fu sfoderato, in chiave chiaramente paradossale, alla vigilia delle politiche di due anni fa da uno che credeva nel pd (è augurabile che abbia smesso).
      Va detto che, sotto bersani, il suddetto partito era e avrebbe continuato ad essere di centro inclinante al centro-destra, mentre sotto il tosco pupazzo è e continuerà per lustri ad essere di dispiegata, arrogante, impreparatissima, ferocemente arrembante destra; conoscendo bene anche il profilo psicologico di bersani, con lui al governo a scuola e università non sarebbe avvenuto niente di buono ma anche niente di cattivo, insomma praticamente niente di niente, mentre col pupazzo in sella sta avvenendo loro quello che sta avvenendo e avverrà loro quello che ancora avverrà.
      Resta comunque l’errore madornale e altamente masochistico di tant(issim)o elettorato di sinistra, anche accademico (errore sul quale ho richiamato più volte l’attenzione nei miei commenti), di indulgere al vezzo di trattare in modo sprezzante il M5S come una congrega di pittoreschi burattini e di portare invece rispetto (come avrebbe detto l’immenso Totò) a prescindere al pd in quanto erede di una tradizione politicamente e anche culturalmente piuttosto alta. Peccato per il piccolo particolare che il pd, tale tradizione, l’ha stuprata-rinnegata-rovesciata con inarrivabile volgarità.
      Non si può certo sottovalutare che l’elettorato di sinistra non è certo blandito dai M5S, che della sinistra parlano sempre male. Lo fanno per 4 motivi essenziali: perché grillo è oggettivamente e chiaramente destreggiante su alcune, non certo trascurabili questioni; perché sanno che, in un paese (cioè popolo) profondamente di destra, dichiararsi di sinistra equivale ipso facto a condannarsi a non poter mai vincere elettoralmente; perché si sono allineati all’infondatissima vulgata, non a caso cara soprattutto alle destre, secondo cui la dicotomia destra-sinistra non avrebbe più alcun potere d’interpretazione delle cose politiche e non solo politiche; e perché, in modo chiaramente arbitrario, fanno coincidere sinistra con sinistra ITALIANA, anzi con la filiera pds-ds-pd, la quale, altrettanto chiaramente e indiscutibilmente, ha percorso una parabola con cui si è irriscattabilmente coperta di vergogna e infamia.
      Resta il fatto che, nello spaventoso parlamento italico attuale, è assolutamente solo il M5S (oltre ai pochi di Sel non ancora transumati al pd) a fare proposte e a condurre battaglie di segno opposto a quello della trionfante “cultura” della destra neoliberista che stringe in una morsa d’acciaio l’intero continente
      Comunque, i “segni” che avrebbero dovuto indurre l’elettorato di sinistra, anche accademico, a non votare assolutamente pd già nel ’13 e poi soprattutto alle europee dell’anno scorso, non solo non mancavano ma abbondavano. Uno su tutti: la turpe parabola del comunista di estrema destra (a proposito, dopodomani taglia il novantesimo traguardo in splendida forma, tant’è vero che l’altro ieri, fra le sacrosante pernacchie del M5S, ha dato, bello tonico, il suo voto favorevole all’orrida scuola del pupazzo), ridottosi a cinghia di trasmissione degli ukase di Bruxelles, troika e confindustria e quindi, come ricorda gibilisco, a “donatore” già nell’11 di monti e l’anno scorso, in totale coerenza e per perfezionare-completare davvero e alla grande l’opera, dello squallidissimo e operativissimo arrampicatorello tosco

    • La puntuale precisazione di De Nicolao (mi riferivo in effetti allo scherzoso paragone del lettore) è precisa e irrilevante.

      Nel mio commento parlavo appunto di “lettori e redattori” e sollevavo, senza infingimenti, un punto politico. PO-LI-TI-CO.

      Come avete fatto, dopo il sostegno del PD al governo Monti, a votare l’allegra combriccola PD, SEL (o Ingroia)?

      Nel dibattito italiano o internazionale non mancavano le riflessioni documentate su cosa sta accadendo in Europa e quindi in Italia. State seguendo la vicenda greca o siete impegnati con le circolari del MIUR?

      Ci sono (e c’erano!!!) i lavori di Jacques Sapir, Luciano Barra-Caracciolo, Vladimiro Giacchè, Alberto Bagnai e tanti altri. Roba troppo difficile per voi? A guardare i vostri CV non si direbbe. Queste cose erano già chiare e stranote nel 2013.

      Ed era chiaro che per fare emergere qualcosa nella sinistra italiana che non fosse asservito al progetto di distruzione delle costituzioni nazionali nei loro aspetti più progressisti (penso a persone come Stefano Fassina) la prima cosa necessaria sarebbe stata una robusta batosta elettorale per il PD.

      Adesso la senatrice Puglisi, dopo il “successo” della riforma della scuola, sta arrivando anche all’università e vi ha già spiegato cosa pensa del gran lavoro di controiformazione che avete fatto.

      Chi le ha dato il potere di cui adesso dispone?

      Nel vostro specchio la triste risposta.

  8. Suggerirei le altrettanto istruttive opere di Alain de Benoist:

    – annullamento dell’identità europea,
    – commercializzazione dell’esistente,
    – trasformazione della scuola in un business,
    – concentrare la ricerca nelle mani di pochi.

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