Aggiornamento: link alla versione definitiva apparsa nella Gazzetta Ufficiale del 5.7.2016 

Il tanto atteso D.M. “Criteri e parametri” è stato finalmente inviato agli organismi che, ai sensi della legge 114/2014, devono esprimere un parere, ovvero ANVUR e CUN. Altresì noto come “salsiccia dell’ASN“, esso è, in qualche senso, la “reincarnazione” del famoso D.M. 76/2012, che ha regolato le prime due tornate dell’Abilitazione Scientifica Nazionale e che tante controversie aveva suscitato. Questa la sua denominazione per esteso: Regolamento recante criteri e parametri per la valutazione dei candidati ai fini dell’attribuzione dell’abilitazione scientifica nazionale per l’accesso alla prima e alla seconda fascia dei professori universitari, nonché le modalità di accertamento della qualificazione dei Commissari. In attesa di produrre un meditato commento degli aspetti normativi e tecnici, lo pubblichiamo integralmente insieme agli allegati.


MIURRegolamento recante criteri e parametri per la valutazione dei candidati ai fini dell’attribuzione dell’abilitazione scientifica nazionale per l’accesso alla prima e alla seconda fascia dei professori universitari, nonché le modalità di accertamento della qualificazione dei Commissari, ai sensi dell’articolo 16, comma 3, lettere a), b) e c) della legge 30 dicembre 2010, n. 240, e successive modifiche, e degli articoli 4 e 6, commi 4 e 5, del decreto del Presidente della Repubblica ………… 2015, n. ……….

 

VISTI gli articoli 33, sesto comma, e 117, sesto comma, della Costituzione;
VISTA la legge 30 dicembre 2010, n. 240, recante norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario, come modificata dal decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, e, in particolare, l’articolo 16, comma 3, lettere a), b), c) e h);
VISTO il decreto del Presidente della Repubblica ………….. 2015, n. ………, recante regolamento per il conferimento dell’abilitazione scientifica nazionale per l’accesso al ruolo dei professori universitari e, in particolare, gli articoli 4 e 6, commi 4 e 5;
VISTO il decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, e successive modificazioni;
VISTA la legge 9 maggio 1989, n. 168, e successive modificazioni;
VISTA la legge 4 novembre 2005, n. 230, e successive modificazioni;
VISTO il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, e successive modificazioni;
VISTO l’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni;
VISTO il decreto del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca 7 giugno 2012, n. 76 “Regolamento recante criteri e parametri per la valutazione dei candidati ai fini dell’attribuzione dell’abilitazione scientifica nazionale per l’accesso alla prima e alla seconda fascia dei professori universitari, nonché le modalità di accertamento della qualificazione dei Commissari, ai sensi dell’articolo 16, comma 3, lettere a), b) e c) della legge 30 dicembre 2010, n. 240, e degli articoli 4 e 6, commi 4 e 5, del decreto del Presidente della Repubblica 14 settembre 2011, n. 222”;
ACQUISITI i pareri dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca e del Consiglio universitario nazionale, espressi rispettivamente in data ……………………………………..;
UDITO il parere del Consiglio di Stato, reso dalla sezione consultiva per gli atti normativi nell’adunanza del ……………………;
CONSIDERATA la necessità di definire criteri e parametri per la valutazione dei candidati all’abilitazione scientifica nazionale per le funzioni di professore universitario di prima e di seconda fascia;
RITENUTO altresì di definire i criteri e le modalità mediante le quali è accertata la coerenza dei criteri e parametri di qualificazione scientifica degli aspiranti commissari con quelli richiesti ai candidati all’abilitazione per la prima fascia ai sensi dell’articolo 6, commi 4 e 5, del decreto del Presidente della Repubblica …………………, n. ……….;
VISTA la comunicazione al Presidente del Consiglio dei Ministri, a norma dell’articolo 17, comma 3, della predetta legge n. 400 del 1988, così come attestata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri con nota n………………………………;

Adotta
il seguente regolamento

ART. 1
(Definizioni)

1. Ai fini del presente decreto, si intende:
a) per Ministro e Ministero: il Ministro e Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca;
b) per ANVUR: l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca;
c) per CUN: il Consiglio universitario nazionale;
d) per Direttore generale: il Direttore generale del Ministero competente ad adottare i decreti
relativi alle procedure per l’abilitazione.
e) per Legge: la legge 30 dicembre 2010, n. 240;
f) per Regolamento: il decreto del Presidente della Repubblica ………………… 2015, n. …..,
recante regolamento per il conferimento dell’abilitazione scientifica nazionale per l’accesso al
ruolo dei professori universitari;
g) per abilitazione: l’abilitazione scientifica nazionale di cui all’articolo 16, comma 1, della Legge;
h) per bando candidati: il decreto di cui all’articolo 3, comma 1, del Regolamento;
i) per bando commissari: il decreto di cui all’articolo 6, comma 1, del Regolamento;
j) per commissione: la commissione per l’abilitazione scientifica nazionale di cui all’articolo 16,
comma 3, lettera f), della Legge;
k) per aree disciplinari: le aree disciplinari di cui all’articolo 16, comma 3, lettera b), della Legge,
determinate ai sensi dell’articolo 1, comma 1, lettera a), della legge 16 gennaio 2006, n. 18, di
riordino del CUN;
l) per macrosettori concorsuali, settori concorsuali e settori scientifico-disciplinari: i macrosettori
concorsuali, i settori concorsuali e i settori scientifico-disciplinari di cui all’articolo 15, comma
1, della Legge;
m) per settori bibliometrici, i settori concorsuali di cui all’Allegato C, numero 1;
n) per settori non bibliometrici, i settori concorsuali di cui all’Allegato D, numero 1;
o) per criteri: gli elementi di giudizio suscettibili di una valutazione di carattere qualitativo;
p) per parametri: gli elementi di giudizio che sono suscettibili di una quantificazione e quindi
possono essere valutati mediante il risultato di una misura;
q) perindicatori:glistrumentioperativimedianteiqualièresapossibilelaquantificazioneequindi la misurazione dei parametri;
r) per “valore-soglia”: il valore di riferimento dell’indicatore, superato il quale, è verificato un adeguato grado di impatto della produzione scientifica misurato utilizzando l’indicatore medesimo;
s) per indice h di Hirsch: l’indicatore, definito da Jorge E. Hirsch (Università della California, San Diego – USA), secondo il quale uno studioso ha un indice h, se h delle sue pubblicazioni hanno almeno h citazioni ciascuna, e le altre pubblicazioni dello stesso studioso hanno non più di h citazioni ciascuna;
t) per ISSN: l’International Standard Serial Number, ossia il codice unificato internazionale per l’identificazione univoca delle pubblicazioni in serie, e delle altre risorse in continuazione, su uno specifico supporto fisico, assegnato dalla Rete ISSN, secondo le disposizioni contenute nella norma ISO 3297:2007, adottata in Italia dall’UNI nel 2010 come norma UNI ISO 3297;
u) per ISBN: l’International Standard Book Number, ossia il codice internazionale di identificazione da applicarsi a qualsiasi pubblicazione monografica, a prescindere dal formato e dall’edizione, assegnato ad un richiedente da un’agenzia di registrazione ISBN, secondo le disposizioni contenute nella norma ISO 2108: 2005, adottata in Italia dall’UNI nel 2007 come norma UNI ISO 2108;
v) per ISMN: l’International Standard Music Number, ossia il codice internazionale di identificazione da applicarsi a qualsiasi edizione musicale scritta (a stampa o digitale), assegnato ad un richiedente da un’agenzia di registrazione ISMN, secondo le disposizioni contenute nello standard ISO 10957 del 1993, che fornisce le regole di base del sistema ISMN;
w) per codici identificativi delle pubblicazioni scientifiche i codici di cui alle lettere t), u) e v).

ART. 2
(Oggetto)

1. Il presente regolamento stabilisce, in attuazione dell’articolo 16, comma 3, lettere a), b) e c), della Legge e degli articoli 4 e 6, commi 4 e 5, del Regolamento:
a) i criteri e i parametri di attività scientifica, nonché i relativi indicatori, utilizzabili ai fini della valutazione dei candidati all’abilitazione;
b) il numero massimo di pubblicazioni, distinto per fascia e per area disciplinare, che ciascun candidato può presentare ai fini della valutazione nella procedura di abilitazione;
c) le modalità di scelta dei criteri, dei parametri e dei relativi indicatori, nonché la loro rilevanza ai fini dell’attribuzione o meno dell’abilitazione da parte della commissione;
d) le modalità di accertamento della coerenza dei criteri e dei parametri di qualificazione scientifica degli aspiranti commissari con quelli richiesti per la valutazione dei candidati all’abilitazione per la prima fascia dei professori universitari.

ART. 3
(Valutazione della qualificazione scientifica per l’abilitazione
alle funzioni di professore di prima e di seconda fascia)

  1. Nelle procedure di abilitazione per l’accesso alle funzioni di professore di prima e di seconda fascia, la commissione formula un motivato giudizio di merito sulla qualificazione scientifica del candidato basato sulla valutazione delle pubblicazioni e dei titoli presentati, prendendo a riferimento esclusivamente le informazioni contenute nella domanda redatta secondo il modello allegato al bando candidati. Nella valutazione la commissione si attiene al principio in base al quale l’abilitazione viene attribuita esclusivamente ai candidati che hanno ottenuto risultati scientifici significativi riconosciuti come tali dalla comunità scientifica di riferimento, tenendo anche in considerazione, in diversa misura per la prima e per la seconda fascia, la rilevanza internazionale degli stessi.
  2. La valutazione delle pubblicazioni scientifiche e dei titoli è volta ad accertare:
    a) per le funzioni di professore di prima fascia, la piena maturità scientifica del candidato, attestata dall’importanza delle tematiche scientifiche affrontate e dal raggiungimento di risultati di rilevante qualità e originalità, tali da conferire una posizione riconosciuta nel panorama anche internazionale della ricerca;
    b) per le funzioni di professore di seconda fascia, la maturità scientifica del candidato, intesa come il riconoscimento di un positivo livello della qualità e originalità dei risultati raggiunti nelle ricerche affrontate e tale da conferire una posizione riconosciuta nel panorama almeno nazionale della ricerca.

ART. 4
(Criteri e parametri per la valutazione delle pubblicazioni scientifiche e dei titoli)

  1. La Commissione valuta le pubblicazioni scientifiche presentate dai candidati ai sensi dell’articolo 6, secondo i seguenti criteri:
    a) la coerenza con le tematiche del settore concorsuale o con tematiche interdisciplinari ad esso pertinenti;
    b) l’apporto individuale nei lavori in collaborazione;
    c) la qualità della produzione scientifica, valutata all’interno del panorama nazionale e
    internazionale della ricerca, sulla base dell’originalità, del rigore metodologico e del
    carattere innovativo, utilizzando le definizioni di cui all’Allegato B;
    d) la collocazione editoriale dei prodotti scientifici presso editori, collane o riviste di rilievo
    nazionale o internazionale che utilizzino procedure trasparenti di valutazione della qualità
    del prodotto da pubblicare;
    e) il numero e il tipo delle pubblicazioni presentate nonché la continuità della produzione
    scientifica sotto il profilo temporale. A tal fine, va tenuto conto dei periodi di congedo per maternità o per motivi di salute e di altri periodi di congedo o aspettativa obbligatori, previsti dalle leggi vigenti e diversi da quelli per motivi di studio;
    f) la rilevanza delle pubblicazioni all’interno del settore concorsuale, tenuto conto delle specifiche caratteristiche dello stesso e dei settori scientifico-disciplinari ricompresi.
  2. Nella valutazione dei titoli presentati dal candidato, la commissione:
    a) accerta l’impatto della produzione scientifica dei candidati, utilizzando obbligatoriamente i parametri relativi al titolo di cui al punto 1 dell’Allegato A;
    b) accerta il possesso di almeno tre titoli tra quelli elencati nell’Allegato A ai punti da 2 a 8.
  3. Ai fini di cui al comma 2, lettera b), la commissione, nella seduta di insediamento, delibera i criteri di valutazione di ciascuno dei titoli di cui all’Allegato A, in relazione alla specificità del settore concorsuale, distintamente per la prima e la seconda fascia. Allo scopo di garantire l’oggettività, la trasparenza e l’omogeneità delle procedure e dei metodi di valutazione, la delibera ha validità per l’intera durata dei lavori della commissione, anche nel caso in cui uno o più commissari siano sostituiti. Tale delibera può essere rivista esclusivamente nel caso in cui la commissione decada per il mancato rispetto dei termini di conclusione delle valutazioni dei candidati.
  4. La commissione attribuisce l’abilitazione esclusivamente ai candidati che soddisfano entrambe le seguenti condizioni:
    a) ottengono una valutazione positiva del titolo di cui al punto 1 dell’Allegato A (impatto della produzione scientifica) e di almeno tre titoli secondo quanto previsto al comma 2, lettera b);
    b) presentano, ai sensi dell’articolo 6, pubblicazioni valutate in base ai criteri di cui al comma 1 e giudicate complessivamente di qualità “elevata” secondo la definizione di cui all’Allegato B.

ART. 5
(Indicatori di impatto dell’attività scientifica)

  1. Nelle procedure di abilitazione per la prima e per la seconda fascia, per i settori concorsuali bibliometrici, la commissione utilizza per la misurazione dell’impatto della produzione scientifica di cui al punto 1 dell’Allegato A, gli indicatori specificati nell’Allegato C distintamente per la prima e per la seconda fascia.
  2. Nelle procedure di abilitazione per la prima e per la seconda fascia, per i settori concorsuali non bibliometrici, la commissione utilizza per la misurazione dell’impatto della produzione scientifica di cui al punto 1 dell’Allegato A, gli indicatori specificati nell’Allegato D distintamente per la prima e per la seconda fascia.
  3. I valori dei parametri attribuiti a ciascun candidato sono calcolati esclusivamente sulla base dei codici identificativi delle pubblicazioni scientifiche riportati nella domanda del candidato
    secondo il modello di domanda allegato al bando. Non saranno prese in considerazione le pubblicazioni prive dei codici identificativi corretti.

ART. 6
(Pubblicazioni presentate dai candidati)

  1. Nelle procedure di abilitazione per la prima e per la seconda fascia, il numero massimo delle pubblicazioni che ciascun candidato può presentare è stabilito, per ciascuna area disciplinare, nell’Allegato B.
  2. Ai fini di cui al comma 1, il candidato presenta le pubblicazioni, a pena di esclusione, in formato elettronico e nel limite massimo prescritto.

ART.7
(Accertamento della qualificazione degli aspiranti commissari)

  1. Ai sensi di quanto previsto dall’articolo 16, comma 3, lettera h), secondo periodo della Legge e dall’articolo 6, commi 3, 4 e 5 del Regolamento, possono essere inseriti nella lista, all’interno della quale sono sorteggiati i componenti della commissione, soltanto coloro i quali:
    a) appartengono al ruolo di professore ordinario;
    b) hanno conseguito la positiva valutazione di cui all’articolo 6, comma 7, della Legge, fatto salvo quanto previsto dal Regolamento all’articolo 9, comma 2;
    c) sono in possesso di una qualificazione scientifica coerente con i criteri e i parametri stabiliti dal presente regolamento attestata dal raggiungimento dei “valori-soglia” degli indicatori secondo quanto previsto all’Allegato E per il settore concorsuale di appartenenza. Se l’aspirante commissario appartiene a un settore concorsuale diverso da quello oggetto della procedura di abilitazione, la qualificazione dello stesso è valutata in relazione al settore concorsuale di appartenenza;
    d) hanno reso pubblico il proprio curriculum, redatto secondo lo schema indicato nel bando commissari, sul sito del Ministero, e corredato dalla documentazione ivi specificata.
  2. Entro dieci giorni dalla scadenza del termine per la presentazione delle domande, il Direttore generale competente:
    a) accerta che gli aspiranti commissari appartengano al medesimo settore concorsuale per il quale hanno presentato domanda;
    b) accerta che sia stato reso pubblico per via telematica il curriculum, redatto ai sensi di quanto previsto nel bando commissari;
    c) accerta che gli aspiranti commissari abbiano conseguito la positiva valutazione da parte dell’ateneo ai sensi dell’articolo 6, comma 7, della Legge, fatto salvo quanto previsto dal Regolamento all’articolo 9, comma 2;
    d) redige la lista degli aspiranti commissari che hanno soddisfatto i requisiti di cui alle lettere a), b) e c) e la trasmette all’ANVUR.
  3. Entro trenta giorni dalla ricezione della lista, l’ANVUR accerta il rispetto dei requisiti stabiliti dal comma 1, lettera c).
  4. I valori dei parametri attribuiti a ciascun aspirante commissario sono calcolati esclusivamente sulla base dei codici identificativi delle pubblicazioni scientifiche riportati nella domanda, secondo il modello allegato al bando. Non saranno prese in considerazione le pubblicazioni prive dei codici identificativi corretti.
  5. Se l’ANVUR reputa che dal curriculum e dalla documentazione acclusi alla domanda non risulti attestato il rispetto dei requisiti stabiliti dal comma 1, lettera c), ne informa per iscritto il Direttore generale, il quale comunica per via telematica all’interessato entro dieci giorni l’esclusione dalle liste per il sorteggio.
  6. Entro quindici giorni dal completamento degli accertamenti, il Direttore generale costituisce, per ciascun settore concorsuale, la lista prevista dall’articolo 6, comma 2, del Regolamento, con i nominativi dei professori ordinari che hanno presentato domanda per esservi inclusi.

ART. 8
(Revisione dei criteri e parametri)

1. Ogni cinque anni il Ministro procede alla verifica dell’adeguatezza e congruità dei criteri, dei parametri e degli indicatori secondo quanto previsto dall’articolo 4 del Regolamento, nonché del numero massimo delle pubblicazioni di cui all’articolo 6, del presente decreto e dei relativi allegati, anche tenendo conto della valutazione delle politiche di reclutamento di cui all’articolo 5, comma 5, della Legge, nonché delle migliori prassi diffuse a livello internazionale, e dispone l’eventuale revisione degli stessi con proprio decreto.

ART. 9
(Disposizioni finali)

  1. Dall’attuazione del presente regolamento non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
  2. L’ANVUR svolge le attività previste dal presente regolamento nell’ambito delle competenze di cui al decreto del Presidente della Repubblica 1 febbraio 2010, n. 76, e nell’ambito delle risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente.
  3. Gli allegati A, B, C, D ed E sono parte integrante del presente decreto.
  4. Entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento, con decreto ministeriale di natura non regolamentare sono stabiliti, sulla base di una proposta dell’ANVUR e sentito il CUN, i valori-soglia degli indicatori di cui agli allegati C, D ed E.
  5. Il presente regolamento sostituisce il regolamento di cui al decreto del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca 7 giugno 2012, n. 76, le cui disposizioni continuano ad applicarsi alle procedure in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Roma,

IL MINISTRO

Allegato A

Elenco dei titoli

  1. Impatto della produzione scientifica, valutata:
    – per i candidati nei settori bibliometrici secondo quanto indicato nell’Allegato C;
    – per i candidati nei settori non bibliometrici secondo quanto indicato nell’Allegato D;
    – per i commissari secondo quanto indicato nell’Allegato E;
  2. organizzazione e/o partecipazione come relatore a convegni di carattere scientifico in Italia e all’estero;
  3. direzione o partecipazione alle attività di un gruppo di ricerca caratterizzato da collaborazioni a livello nazionale e/o internazionale;
  4. responsabilità scientifica per progetti di ricerca internazionali e nazionali, ammessi al finanziamento sulla base di bandi competitivi che prevedano la revisione tra pari;
  5. direzione o partecipazione a comitati editoriali di riviste, collane editoriali, enciclopedie e trattati di riconosciuto prestigio;
  6. attribuzione di fellowships o di incarichi di insegnamento o di ricerca ufficiali presso qualificati atenei e istituti di ricerca internazionali;
  7. conseguimento di premi e riconoscimenti per l’attività scientifica, inclusa l’affiliazione ad accademie di riconosciuto prestigio nel settore;
  8. risultati ottenuti nel trasferimento tecnologico in termini di partecipazione alla creazione di nuove imprese (spin off), sviluppo, impiego e commercializzazione di brevetti, ovvero specifiche esperienze professionali.

Allegato B
Numero massimo di pubblicazioni che possono essere presentate dal candidato ai fini della valutazione nella procedura per il conseguimento dell’abilitazione scientifica per la prima e la seconda fascia dei professori universitari, ai sensi dell’articolo 6, e definizioni per la loro valutazione

Tabella_n_max_pubblicazioni

Si intende per pubblicazione di qualità elevata una pubblicazione che, per il livello di originalità e rigore metodologico e per il contributo che fornisce al progresso della ricerca, abbia conseguito o è presumibile che consegua un impatto significativo nella comunità scientifica di riferimento a livello anche internazionale.
Si intende per pubblicazione di qualità non elevata una pubblicazione che, per il livello di originalità e rigore metodologico e per il contributo che fornisce al progresso della ricerca, abbia conseguito o è presumibile che consegua un impatto non significativo nella comunità scientifica di riferimento a livello anche internazionale.

Allegato C
Impatto della produzione scientifica pubblicata-Indicatori bibliometrici
e settori concorsuali cui si applicano

  1. I settori concorsuali cui si applicano gli indicatori bibliometrici sono i seguenti:
    a) i settori concorsuali afferenti alle aree disciplinari 1-9, ad eccezione dei settori concorsuali 08/C1: Design e progettazione tecnologica dell’architettura, 08/D1: Progettazione architettonica, 08/E1: Disegno, 08/E2: Restauro e storia dell’architettura, 08/F1: Pianificazione e progettazione urbanistica e territoriale (elenco provvisorio);
    b) i settori concorsuali del macrosettore 11/E: Psicologia (provvisorio).
  2. Gli indicatori bibliometrici da utilizzare nelle procedure di abilitazione a professore di prima e
    seconda fascia sono i seguenti:
    a) il numero di articoli pubblicati nei 10 anni consecutivi precedenti la data stabilita nel bando candidati su riviste scientifiche contenute nelle banche dati internazionali “Scopus” e “Web of Science” pesato per l’indicatore di impatto della rivista scientifica;
    b) l’indice h di Hirsch, rilevato nelle banche dati internazionali “Scopus” e “Web of Science” e calcolato con riferimento alle pubblicazioni edite nei 10 anni consecutivi precedenti la data stabilita nel bando candidati.
  3. Le modalità di utilizzo degli indicatori di cui al numero 2 sono le seguenti:
    a) per ciascuno degli indicatori di cui alle lettere a) e b), ai sensi dell’articolo 9, comma 4, è definito un “valore-soglia” distintamente per i professori di prima e di seconda fascia di ogni settore concorsuale; in relazione alle specifiche caratteristiche del settore concorsuale, tale “valore-soglia” può eccezionalmente essere differenziato per settore scientifico-disciplinare;
    b) ottengono una valutazione positiva dell’impatto della produzione scientifica complessiva i candidati all’abilitazione i cui parametri sono superiori al “valore-soglia” in entrambi gli indicatori di cui al numero 2, lettere a) e b);
    c) al fine del calcolo di cui alla lettera b) saranno calcolati gli indicatori utilizzando entrambe le banche-dati di cui al numero 2 e considerando il valore più favorevole al candidato.

Allegato D
Impatto della produzione scientifica pubblicata-Indicatori di attività scientifica
non bibliometrici e settori concorsuali cui si applicano

  1. I settori concorsuali cui si applicano gli indicatori di attività scientifica non bibliometrici sono i seguenti: i settori concorsuali afferenti alle aree disciplinari 10-14 con l’eccezione di tutti i settori concorsuali del macrosettore 11/E: Psicologia e i settori concorsuali 08/C1: Design e progettazione tecnologica dell’architettura, 08/D1: Progettazione architettonica, 08/E1: Disegno, 08/E2: Restauro e storia dell’architettura, 08/F1: Pianificazione e progettazione urbanistica e territoriale (elenco provvisorio).
  2. Gli indicatori di attività scientifica non bibliometrici da utilizzare nelle procedure di abilitazione a professore di prima e seconda fascia sono i seguenti:
    a) numero di articoli su riviste appartenenti alla fascia A pubblicati nei 10 anni consecutivi precedenti la data indicata nel bando candidati;
    b) il numero di libri dotati di ISBN (o ISMN) e pubblicati nei 10 anni consecutivi precedenti la data indicata nel bando candidati.
  3. Le modalità di utilizzo degli indicatori di cui al numero 2 sono le seguenti:
    a) per ciascuno degli indicatori di cui alle lettere a) e b) ), ai sensi dell’articolo 9, comma 4, è definito un “valore-soglia” distintamente per i professori di prima e di seconda fascia di ogni settore concorsuale; in relazione alle specifiche caratteristiche del settore concorsuale, tale “valore-soglia” può eccezionalmente essere differenziato per settore scientifico-disciplinare;
    b) ottengono una valutazione positiva dell’impatto della produzione scientifica complessiva i candidati all’abilitazione i cui parametri sono superiori al “valore-soglia” in almeno uno degli indicatori di cui al numero 2, lettere a) e b).
  4. Per ciascun settore concorsuale di cui al numero 1, l’ANVUR, anche avvalendosi di esperti e revisori anonimi, determina e aggiorna regolarmente, pubblicandoli sul proprio sito istituzionale:
    a) l’elenco di tutte le riviste di carattere scientifico;
    b) il sottoinsieme delle riviste di carattere scientifico definite “di fascia A”, ovvero riviste dotate di ISSN, riconosciute come eccellenti a livello internazionale per il rigore delle procedure di revisione e per la diffusione, prestigio e impatto nelle comunità degli studiosi del settore, indicati anche dalla presenza delle riviste stesse nelle maggiori banche-dati nazionali e internazionali;
    Ai fini della classificazione delle riviste in fascia A, nell’ambito di quelle che adottano la revisione tra pari, l’ANVUR verifica, rispetto alle caratteristiche del settore concorsuale, il possesso di almeno uno dei seguenti criteri:
    a) qualità dei prodotti scientifici raggiunta nella VQR (Valutazione della qualità della ricerca) dai contributi pubblicati nella rivista;
    b) significativo impatto della produzione scientifica, laddove appropriato.

Allegato E
Impatto della produzione scientifica pubblicata-Indicatori
per la valutazione degli aspiranti commissari

  1. Nei settori concorsuali bibliometrici, gli indicatori di attività scientifica da utilizzare per la valutazione della qualificazione scientifica degli aspiranti commissari sono i seguenti:
    a) il numero di articoli pubblicati nei 5 anni consecutivi precedenti la data stabilita nel bando commissari su riviste scientifiche contenute nelle banche dati internazionali “Scopus” e “Web of Science” pesato per l’indicatore di impatto della rivista scientifica;
    b) l’indice h di Hirsch, rilevato nelle banche dati internazionali “Scopus” e “Web of Science” e calcolato con riferimento alle pubblicazioni edite nei 15 anni consecutivi precedenti la data stabilita nel bando commissari.
  2. Nei settori concorsuali non bibliometrici, gli indicatori di attività scientifica da utilizzare per la valutazione della qualificazione scientifica degli aspiranti commissari sono i seguenti:
    a) il numero di articoli su riviste appartenenti alla fascia A pubblicati nei 5 anni consecutivi precedenti la data indicata nel bando commissari;
    b) il numero di libri dotati di ISBN (o ISMN) e pubblicati nei 15 anni consecutivi precedenti la data indicata nel bando commissari;
  3. Le modalità di utilizzo degli indicatori di cui ai numeri 1 e 2 sono le seguenti:
    a) ai sensi dell’articolo 9, comma 4, è definito un “valore-soglia” distintamente per ogni settore concorsuale o, ove necessario in relazione alle specifiche caratteristiche dello stesso, di un settore scientifico-disciplinare ricompreso nel settore concorsuale;
    b) ottengono una valutazione positiva gli aspiranti commissari i cui parametri sono superiori :
  • per i settori bibliometrici, al “valore-soglia” di entrambi gli indicatori di cui al numero 1, lettere a) e b);
  • per i settori non bibliometrici, al “valore-soglia” di almeno uno degli indicatori di cui al numero 2 lettere a) e b).
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137 Commenti

  1. Nella prima ASN le due criticità principali erano mediane “fluttuanti” e età accademica, fonti di infinite discussioni. Vedo con piacere che almeno questi due elementi non ci sono più.

    Tuttavia, nella nuova bozza c’è comunque un punto davvero problematico. I candidati per essere abilitati dovranno superare ENTRAMBE le soglie, ad esempio per i settori bibliometrici Hindex(10) e Lavori pesati.

    In mia opinione, è assolutamente necessario prevedere una deroga per le commissioni, del tipo vecchia ASN: “con motivato giudizio possono essere abilitati anche i candidati che non superano le soglie”.

    Questo permetterebbe di evitare contenziosi infiniti sul calcolo degli indici bibliometrici, i quali non si possono determinare con certezza, e soprattutto permetterebbe di muoversi in direzioni più vicine alla letteratura scientifico-bibliometrica internazionale.
    La bibliometria è uno strumento informativo (serve a raccogliere informazioni) ma non può essere uno strumento normativo.

    La correzione minima dovrebbe essere: via le soglie rigide.

    • A me invece sembra che uno degli aspetti più discutibili della precedente ASN fosse proprio la derogabilità dei parametri da parte delle commissioni: quindi spererei che questa venga eliminata. Meglio di tutto sarebbe stato eliminare del tutto questi ridicoli parametri, dando alle commissioni la responsabilità di un giudizio motivato. ma se i parametri ci sono, senz’altro meglio renderli inderogabili anche per evitare le valanghe di contenzioso amministrativo che abbiamo visto nella prima applicazione dell’ASN. A mio avviso il punto sarà a che livello l’ANVUR deciderà di fissare le soglie: un vero e ragionevole “entry level” oppure, più probabilmente, un livello calcolato con l’ausilio delle mediane (e saremmo daccapo).

    • Deroghe o operato normale, non ci sarebbero problemi se le commissioni agissero in modo eticamente corretto. Una deroga, motivata, in un mondo ideale permette di risolvere i casi borderline. Ma siccome, ricorsi a parte, non c’e’ nessuna sanzione per comportamenti scorretti, occorre inventarsi sistemi sempre piu’ bizantini.
      .
      E chiedere valutazioni ex-post dell’ operato delle commissioni da parte del miur (con penalizzazioni reali in caso di comportamenti scorretti) ?

    • Caro Fausto,

      Il problema è che i database commerciali non hanno le caratteristiche per un loro utilizzo normativo (che non trova analogo riscontro in nessun paese tecnologicamente avanzato) ma esclusivamente informativo.

      Una valutazione dirimente di ricercatori su base automatica secondo indicatori bibliometrici è apertamente refutata da tutta la letteratura scientifico-bibliometrica. L’uso automatico di indicatori è considerato scientificamente accettabile solo nel caso in cui si volessero eventualmente “tagliare le code” della distribuzione, ovvero non abilitare in modo automatico candidati i cui indicatori fossero lontanissimi da un ipotetico “valore medio”.

      Da un punto di vista pratico, il calcolo degli indicatori tramite database commerciali in continuo aggiornamento presenta delle problematiche significative.

      -Non è possibile verificare successivamente il valore di un dato indicatore al tempo T;
      -I database commerciali presentano dati soggetti ad errori che sono via via corretti senza alcuna cadenza periodica;

      Queste criticità potrebbero portare a evidenti disparità di trattamento tra i candidati, e conseguentemente generare una serie di contenziosi con significativo aggravio di costi dovuti alle spese legali. La possibilità offerta alle commissioni di valutare positivamente anche i candidati i cui indicatori non soddisfino appieno i valori soglia e permette una valutazione nel merito dei casi potenzialmente controversi, in modo da risparmiare agli uffici del MIUR un significativo aggravio di lavoro (ricalcolo degli indicatori, erroneo “aggancio” dei codici da parte del MIUR, etc).

      E’ proprio per evitare i ricorsi che sarebbe importante che i parametri bibliometrici (che è bene sottolineare, NON possono essere determinati se non con un errore) non fossero dirimenti!

      È da tenere anche presente che il semplice superamento delle soglie non garantisce affatto una qualificazione scientifica. Nei database commerciali sono indicizzate anche le cosiddette riviste “predatory open access”, che a differenza delle pubblicazioni che virtuosamente adottano il modello “open access” pubblicano, dietro congruo contributo economico, qualsiasi articolo con una peer-review inesistente o che non soddisfa alcuno standard di qualità. Paradossalmente, i requisiti riguardo al superamento delle soglie numeriche potrebbero essere semplicemente ”acquistati” dietro congruo pagamento, magari con fondi di ricerca pubblici. Sono queste le indicazioni che vogliamo inviare al nostro corpo docente?

    • Caro Marco, d’accordo su tutto: ma la soluzione, unica possibile e non adottata, a me pare quella di eliminare gli indicatori. Renderli “facoltativi”, come è stato nel caso della prima ASN, di fatto significa dare alle commissioni il potere, puntualmente esercitato, di usare gli indicatori per escludere chi non è gradito e non usarli per includere chi è gradito.

    • Per chi non riesce a vivere senza “indicatori oggettivi” (preciso che l’aggettivo “oggettivo” è ironico) Roars nella sua proposta di revisione ASN aveva proposto nel luglio 2014 questo:

      1. Riformulare adeguatamente parametri e le loro soglie affidando la loro determinazione al CUN.
      2. Scegliere parametri autocertificabili come il numero di pubblicazioni appartenenti a determinate tipologie chiaramente specificate.
      3. Modificare la portata della qualifica di rivista scientifica e cancellare gli elenchi delle rivista di eccellenza.

      L’intera proposta si può leggere qua: https://www.roars.it/online/sulla-revisione-dellasn-alcune-proposte/

    • E sarebbe l’ unica cosa veramente ragionevole. Percio’ non e’ quel che si fara’. :-(

    • Caro Fabio,
      Il problema non è di eliminare gli indicatori ma piuttosto proporne un uso corretto che è appunto di “indicare” qualcosa. È l’suo normativo automatico da stigmatizzare. Se le società scientifiche stabiliscono dei parametri di massima (NON le mediane calcolate in modo automatico) non c’è nulla di sbagliato a tenerne conto in modo ragionevole. In alcune aree gli indicatori sono effettivamente utili a una prima valutazione di articoli e candidati. Se la produzione scientifica è sotto una certa soglia è chiaro che non si può parlare di “maturità scientifica”. Insomma, lasciamoli pure questi indicatori, ma cerchiamo di imparare dal resto del mondo riguardo a come usarli correttamente…

    • Il problema vero è che la ricerca seria si valuta su lavori difficili da fare (capitoli di libri seri invitati, articoli lunghi su riviste veramente di Serie A, numeri speciali, pochi nomi, 5 anni di tempo di revisione), di cui ogni ricercatore ha una quantità minima rispetto ai numeri totali.
      Inoltre lavori simili sono stupendi alla fine, durano nel tempo, ma occupano tutto il tempo del ricercatore, hanno esiti incerti (per invidia dei revisori, rallentamenti interessati, errori subdoli, confilitti di interesse, meccanismi del tipo non capisco = meglio ignorare e non citare) e pesano alla fine molto poco su citazioni, H-index, incarichi, ecc…
      Poi personalmente preferisco gente che vive, sa la materia che insegna e ha delle buone idee, anche episodiche (se un docente ne ha 5-7 nella carriera è un grande da quello che vedo) a topi di laboratorio e “scrittori da concorso” con ciclostili di “paperelli” che poi tanti citano per contestare o addirittura senza leggere o capire.
      Ogni valutazione quantitativa, specie intesa come soglia rigida, è perdente.

    • A me sembra che le criticita’ della prima ASN fossero il sorteggio dei commissari e il potere assoluto delle commissioni. Il sorteggio dei docenti ha fatto si’ che gente cresciuta con il sistema della cooptazione e del baronato e non per meriti personali e spesso sconosciuta all’estero potesse giudicare un intera generazione di giovani studiosi e si ritenesse pienamente legittimata a farlo. La meritocrazia non ha quindi toccato chi doveva giudicare. Sarebbe bello che fossero le comunita’ scientifiche di riferimento ad eleggere su base nazionale i commissari.
      Secondo, siamo stati sommersi di criteri. Ma I criteri che veramente contavano li facevano le commissioni dopo che I candidati avevano fatto domande. Quindi ti prepari un anno prima (legge gelmini) con alcuni parametri e poi davanti alla commissione scopri che i criteri che contano davvero sono altri. In un abilitazione nazionale I criteri li deve fare solo il legislatore, alle commissioni spetta un potere interpretative ma non la fissazione di soglie o l’esclusione sistematica di alcuni tipi di pubblicazioni rispetto ad altri. E’ come se i giudici facessero anche le leggi.
      Terzo, la sanzione di due anni per chi non supera l’abilitazione e’ eccessivamente punitiva. in un paese meritrocarico, uno deve poter provare un concorso ogni anno tenendo conto anche che i processi di pubblicazioni di libri e riviste sono molto lunghi e quindi il curriculum di un candidato puo’ cambiare da un anno all’altro in modo sostanziale.
      Grazie per l’attenzione.

  2. Vorrei fare un’osservazione OTTIMISTICA a proposito dell’attività didattica svolta presso atenei italiani, rilevata dal confronto delle bozze in circolazione con il DECRETO 7 giugno 2012, n. 76.
    Come riportato qui sotto, rispetto alla norma precedente, nelle attuali bozze è SPARITA l’inequivocabile dicitura “ESTERI”, mentre è rimasta soltanto la voce INTERNAZIONALI, quindi, se l’Italia è ancora in questo mondo…

    DECRETO 7 giugno 2012, n. 76
    Art. 5, punto 4, comma d)
    attribuzione di incarichi di insegnamento o ricerca (fellowship) ufficiale presso atenei e istituti di ricerca, esteri e internazionali, di alta qualificazione;

    bozze ASN 2.0
    Allegato A, punto 6
    attribuzione di fellowships o di incarichi di insegnamento o di ricerca ufficiali presso qualificati atenei e istituti di ricerca internazionali

  3. Vorrei tornare sulla questione dell’introduzione del (presunto) impact factor in un indicatore, nonostante DORA.
    A parte quanto affermato in DORA (la presunta qualità della rivista non significa qualità del singolo lavoro), qui non viene fatta distinzione tra i.f. di aree diverse. E’ infatti noto che c’è una forte sperequazione tra gli i.f. riferiti a riviste di discipline diverse.
    Il provvedimento minimo che si dovrebbe intraprendere è considerare l’ i.f. riferito alla corrispondente “subject area”, ad esempio introducendo un punteggio (progressivo) ai quartili Q1,.., Q4 di appartenenza della rivista, già calcolati e disponibili insieme all’ i.f.. Una discretizzazione a 4 livelli dell’ i.f. mi pare più che sufficiente.
    Questo servirebbe anche a saturare i “picchi” di alcune riviste, che farebbero irragionevolmente schizzare in alto l’indicatore del candidato.

    • Fattore di impatto in italiano non significa quartile. Inoltre per definire le subject area con corrispondenze ci vorrebbe un altro decreto. Comunque mi pare poco credibile che questa bozza, ove mai venisse confermata, possa rimanere indenne ai ricorsi.

    • A parte che si parla di “indicatore di impatto”, e non di “fattore di impatto”, e da nessuna parte è definito. Non è manco la traduzione di “impact factor”, ed anche se fosse la traduzione letterale, senza una definizione si presta ad una interpretazione da parte di coloro che sono demandarti a stabilire la modalità di questi calcoli, ovvero Anvur.
      Anvur può tranquillamente rendere un indicatore di impatto discretizzato in quartili, e riferito alla subject area di pertinenza.
      Sarebbe un buon uso dell’arbitrarietà concessa, questa volta.

    • ps. le “subject area” sono già definite con l’impact factor. Ciacuna rivista è collocata in una (o più) subject area nel JCR che definisce l’impact factor. Non occorre nessun decreto.

    • Se fosse come dici tu l’ANVUR avrebbe la prerogativa di interpretare le leggi. In realtà nella vecchia ASN il castello di carte si reggeva sul fatto che poi le commissioni potevano decidere altrimenti.
      Riguardo alle research area, è noto che ogni banca dati ha i suoi settori completamente eterogenei e che non hanno nulla a che vedere con i settori concorsuali o disciplinari. Forse serve più di un decreto.

    • Credo che non ci capiamo: l’impact factor viene definito per riviste che dallo stesso istituto sono classificate in “subject areas”. Non c’entra niente con SC ed SSD. E’ una classificazione delle riviste in ambiti omogenei, in modo che gli i.f. siano comparabili tra loro. La VQR mi risulta lavori con un ranking degli i.f. nelle “subject areas”, anche se non usa i quartili ma altri percentili di i.f. per la classificazione delle riviste in fascie (di merito).
      La legge di per sè non è esaustiva, “indice di impatto” non significa nulla di specifico. Anvur dovrà tradurre questo “indice di impatto” in qualcosa di concreto. Quello che voglio dire è che questa “traduzione” potrebbe (anzi, dovrebbe) non coincidere semplicemente con l’ i.f., ma con una sua elaborazione un pò più razionale.
      Con la normalizzazione dell’H-index in Hc è stato fatto molto, ma molto di peggio (in senso dell’arbitrarietà), avendo Anvur introdotto l’età dell’articolo piuttosto che l’età accademica del ricercatore, come diceva il Regolamento.

    • Caro Gab, nel merito sono sostanzialmente d’accordo con te. Per esempio l’uso di quartili è senz’altro più ragionevole dell’uso di un IF normalizzato non si sa come. Il fatto è che, per effetto di una scelta arbitraria sulla normalizzazione, qualcuno verrebbe escluso. Senza contare che il secondo indicatore, quello delle citazioni, è del tutto inconsistente, in quanto manipolabile con una sola pubblicazione su convegno ( manipolazione che molti avranno già fatto sulla scorta del mitico indice contemporaneo di Katsoros, scodellato dall’ANVUR).Mi chiedo tra l’altro perché l’Hirsh normale su tutte le pubblicazioni non vada bene, forse proprio perché è meno sensibile alle manipolazioni?
      Insomma, il vero difetto di questo regolamento è che probabilmente è stato concepito da un matematico, o comunque non da un giurista.

    • Il candidato bravo (pensa a Maxwell, Einstein, tanti autori economici…) ha pochi lavori e importanti in riviste impattate e notoriamente difficili nella revisione, che magari scartano roba ancora tecnicamente valida. Questa è la sua impronta. Non dovrebbe essere concesso di bilanciare la qualità di un solo articolone su rivistona a pochi nomi (che è indubbiamente molto buona ) con anche 200 letterine di gruppo su “rivistine”, magari pure di serie A perché immesse nell’elenco da una massa che riesce a scrivere solo su quelle. Il professore non può essere uno “spaccapietre”, ma un “cercatore e tagliatore di diamanti”. Nel mondo con queste cose si guadagna di più, perché non nella ricerca accademica?
      Quasi tutti i commissari leggendo un lavoro ne capiscono l’importanza (essere e rimanere allo stato dell’arte), la difficoltà (mente più astratta e complessa, maggiore conoscenza, ragionamenti articolati, controllo di tanti aspetti, mentalità da “cattedra”), gli impedimenti incontrati (macchine, esperimenti, conflitti d’interesse col mondo). Devono però avere il tempo di leggerli.
      Quindi ben vengano i picchi di qualità per le riviste impattate (più che le citazioni stesse…la citazione è un LIKE popolare, se tu hai chiuso un argomento definitivamente potresti pure non averne, tanto lì non ci può scrivere nessuno con cognizione) e nessuno senza aver scritto personalmente qualcosa su riviste/libri seri dovrebbe aspirare a una cattedra.
      Basta presentare e leggere cinque articoli scelti fra tutta la vita accademica. Poi su tanti articoli di conferenza c’è materiale più importante delle rivistine e anche lì bisognerebbe andare a vedere, leggendo.
      La produzione attuale italiana si è spostata su articoletti di piccolo cabotaggio su riviste popolari perché altrimenti non si riesce proprio a pubblicare per fare carriera.
      Senza il clutter di tanti articoletti il lavoro valido emerge. 5 lavori sul tavolo dei commissari, magari pensionati per essere più lontani dal marasma, sarebbero l’optimum per me.

  4. ma…, bisogna sempre distinguere i due piani di critica; quello all’ASN in se e quello tecnico relativo agli indici.
    Criticare gli indici non vuol dire aver accettato il sistema.
    Tornando al tecnico, le citazioni contemporanee rappresentano un rate citazionale e sono quindi più idonee delle citazioni semplici a quantificare l’impatto.
    Vero è che sono anche maggiormente manipolabili e questo è probabilmente il motivo del loro abbandono.

  5. Un altro problema riguardo l’indicatore di impatto della rivista: su Scopus sono pubblicati anche conference proceedings e book chapters che sono privi di impact factor. Quindi, se dovessero usare l’impact factor come “indicatore di impatto”, peserebbero zero ai fini della valutazione?

    • Concorrono al primo indicatore solo gli articoli su rivista. Indipendentemente da come verrà calcolato “l’indicatore di impatto”….

    • Si parla di riviste scientifiche (questo e’ certo), quindi a prescindere da che cosa sia l'”indicatore di impatto” conferenze, book e altro valgono zero. O meglio, non sono proprio prese in considerazione.
      Ma questo era cosi’ anche per l’abilitazione 1.0.

    • Non mi sembra molto sensata la scelta di escludere i conference proceedings. In alcuni campi ad esempio in ingegneria è frequente pubblicare su conference proceedings, che in alcuni casi possono essere anche molto citati. Inoltre, Scopus tiene conto nel conteggio delle citazioni degli articoli anche delle citazioni provenienti da conference proceedings. Quindi, le citazioni da parte dei conference proceedings concorrerebbero a determinare l’H index (se calcolato in base al catalogo Scopus) ma un conference proceedings non conterebbe nel computo del numero dei lavori? Dov’è la logica?

    • In merito al primo indicatore, sul sito dell’ANVUR:

      “L’ ANVUR ha acquisito attraverso il CINECA le versioni delle due banche dati Scopus e Web of Science che includono le date più antiche disponibili (a titolo di esempio per WoS: 1975-2013 per le versioni Science Citation Index Expanded (SCIE), Social Sciences Citation Index (SSCI) e Arts & Humanities Citation Index (AHCI) e 1991-2013 per le versioni CONFERENCE PROCEEDINGS CITATION INDEX – Science Edition (CPCI-S) Social Science & Humanities Edition (CPCI-SS)).”

      pertanto mi sembra di capire che anche i conference proceedings dovrebbero concorrere agli indicatori purché rientrino in una delle due banche dati.

    • Gli articoli su conferenze concorrono alle citazione. Ovvero le citazioni che ricevono sono conteggiate ai fini del secondo indicatore.
      E’ vero che ci sono conferenze su cui e’ piu’ difficile pubblicare rispetto a molte riviste.
      Secondo me, si dovrebbero lasciare liberi i settori di definire cosa “conta” e cosa no…
      Ma se si pone un criterio per tutti, sono favorevole a lasciare fuori le conferenze, altrimenti poi ci sarebbe la lotta a quali includere e quali no.

    • Sono d’accordo nel lasciare solo gli articoli su rivista nel primo indicatore, anche perchè nella stragrande maggioranza dei casi non è definito un indicatore di impatto per i congressi (e certo non è definito l’i.f.).
      Ma ogni qual volta si contano le citazioni si dovrebbe includere tutto quello che compare sui database, ovvero sia riviste che proceedings, anche per il terzo indicatore proposto da Anvur (citazioni totali dei lavori pubblicati negli ultimi 10 anni).

    • C.v.d. per “l’indicatore di impatto”…
      Concordo con l’introduzione di un terzo indicatore, le citazioni, ma ritengo dovrebbe includere anche le citazioni dei lavori a congresso indicizzati sulle banche dati, così come per l’indice h.
      Condivisibili anche le modifiche proposte per indicatori dei commissari.
      Personalmente non condivido la “deroga” al 2/3, ma ne abbiamo già discusso…

  6. Carissimi,
    forse può interessare che la Conferenza delle Associazioni di area giuridica, con il suo documento del 15 settembre, si è espressa criticamente anche su uno degli aspetti che invece molti (non io) danno per scontato essere positivo, cioè la famosa abilitazione a sportello (la tanto vantata riforma dell’asn che, nelle dichiarazioni di alcuni, sarebbe qualcosa di diverso -“nuova asn”- proprio perché a sportello, mentre si tratta di un aspetto inutile, se non dannoso).
    Riporto uno stralcio del più ampio documento:

    “Fortissime sono anche le perplessità per la concreta disciplina del sistema a sportello. La
    bozza di dPR, infatti, prevede un’articolazione dei procedimenti manifestamente irrazionale e
    prevedibilmente foriera di inconvenienti che non possono essere sottovalutati.
    Il maggiore elemento critico è costituito dalla scansione temporale delle procedure (art. 8).
    Basti considerare che, in base alla disposizione appena citata:
    – le domande debbono essere prese in carico ogni due mesi (art. 8, comma 3); e,
    cioè: a febbraio, aprile, giugno, settembre, novembre (del primo anno di attività
    della commissione) e gennaio, marzo, maggio luglio del secondo (art. 3, comma
    1);
    – la commissione deve valutarle entro tre mesi dalla scadenza del bimestre di
    presentazione (art. 8, comma 3), e, cioè, entro maggio (quelle di febbraio), entro
    luglio (quelle di aprile), entro ottobre, per la sospensione feriale di agosto, quelle
    di giugno, entro dicembre, quelle di settembre, entro febbraio dell’anno
    successivo quelle di novembre, entro marzo quelle di gennaio del secondo anno,
    e così via …;
    – il mancato rispetto del termine trimestrale comporta sostituzione della
    commissione (art. 8, comma 8).
    La sfasatura tra il termine per la presa in carico delle domande (che è bimestrale) e quello
    per la relativa valutazione (che è trimestrale) comporta che, a partire dalla seconda tornata, il
    termine effettivo a disposizione della commissione è destinato a ridursi a due mesi.
    Per rendersene conto, è sufficiente considerare la seguente proiezione:
    a) le domande del secondo bimestre (che scade ad aprile) devono essere valutate
    entro luglio, ma la commissione ha termine sino a maggio per completare l’esame
    delle domande della prima tornata, e, poiché non può iniziare ad occuparsi di
    quelle della seconda prima di avere esaurito i lavori relativi alla prima, disporrà di
    soli due mesi (giugno e luglio) per esaminare le domande della seconda tornata;
    b) le domande del terzo bimestre vengono raccolte a giugno e la commissione deve
    esaminarle entro ottobre; però essa sarà occupata fino a luglio, per il
    completamento dell’esame delle domande della seconda tornata, con la
    conseguenza che disporrà, per quelle della terza tornata, dei soli mesi di settembre
    ed ottobre, non computandosi la sospensione feriale di agosto;
    c) e così continuando …
    Non può, quindi, sottovalutarsi il rischio che, per evitare la sanzione della sostituzione, le
    commissioni siano spinte ad accelerare i tempi, con pregiudizio della serietà dei giudizi loro
    affidati.
    Ma non è tutto. Sulla tempistica prevista dalla norma interferiscono possibili incidenti di
    percorso suscettibili di impattare sulle procedure, come la sostituzione dei commissari (cui
    corrisponde, ex art. 7, comma 4, la sospensione del termine per la conclusione dei lavori) o la
    sostituzione dell’intera commissione (che comporta, ex art. 8, comma 7, l’assegnazione ad essa di
    un termine “non superiore a tre mesi” per la conclusione dei lavori); incidenti di percorso, che,
    tenuto conto della cadenza bimestrale della presa in carico delle domande e del termine trimestrale
    per la valutazione delle stesse, rischiano di condannare il sistema al collasso.
    Su queste basi, sarebbe decisamente preferibile o ritornare al sistema della cadenza annuale,
    o, almeno, uniformare i due termini, prevedendo che anche la presa in carico delle domande
    avvenga con cadenza trimestrale.”.

    Io, ovviamente, rimango sempre della mia idea iniziale: uccidiamo il mostro nella culla, aboliamola!
    Tom Bombadillo

    • La proiezione andrebbe fatta tenendo conto che il flusso delle domande non sara’ costante.
      Ipotizzo molte piu’ domande all’apertura e mi chiedo come il transitorio sará gestito.
      Per alcune commissioni potrebbe significare ricevere un numero di domande paragonabile alla ASN 1.0 gia’ alla prima finestra utile. Come faranno a fare in 3 mesi quelli che in passato e’ stato fatto in 1 anno?

  7. Sono d’accordo con Plymouthian. La seconda tornata di ASN 1.0 è stata poco praticata perchè era in vigore l’interdizione per chi non era passato alla prima tornata. In pratica per migliaia di candidati, la prima finestra del 2016 (??) costituirà la prima possibilità dal 2012.
    Credo invece che sia preoccupante l’introduzione di valori soglia. Chi decide a che punto sta la soglia? Non vedo nella bozza indicazioni riguardanti dati “oggettivi” com’erano le famigerate mediane (che nelle intenzioni oggettive lo erano, in quanto valori mediani di una distribuzione; ma che poi, non essendo stati resi pubblici i valori grezzi, oggettive non lo sono state più).
    Barcolliamo nel buio?

    • Credo sia imprescindibile riferire in qualche modo la “soglia” al corrispondente indicatore della comunità scientifica di quel settore.
      Un qualsiasi altro modo per determinare la soglia sarebbe totalmente arbitrario e sganciato dalla realtà. Certo potrebbe non essere la mediana ma un diverso percentile, o una frazione della media, o altre diavolerie, ma applicate ugualmente ad ogni settore disciplinare. Se Anvur non fissa un “criterio” di massima per determinare le soglie si rischia una forte sperequazione introdotta dai vari settori disciplinari (tramite il CUN). E’ noto che in alcuni settori si vorrebbe l’ “asticella alta” ed in altri l’opposto. Questo non mi parrebbe accettabile nel contesto di una abilitazione nazionale.

  8. Sono d’accordo con pes084k1.
    Pochi lavori con paternità certa e univoca (e si può fare), per i quali venga accertato il grado di innovazione, la complessità dell’approccio metodologico e il potenziale beneficio apportato alla collettività tutta prima ancora che su quella accademica (citazionale). Gli articoli innovativi e complessi sono poco citabili per ovvi motivi di immediata praticabilità, altro risvolto è che spesso introducono filiere scientifiche e di pensiero che non riscuotono un seguito immediato. Le citazioni per la stragrande maggioranza dei casi rappresentano la sagra dell’ovvietà e del populismo scientifico, per non parlare delle citazioni di scambio e delle autocitazioni.
    Pochi lavori davvero letti, commentati e giudicati da più singoli commissari che restano tali per tempi brevi e differiti.

    • bellissimi questi discorsi…… sui punteggi di impatto delle pubblicazioni….

      però, i vorrei tornare al problema di COERENZA con il settore concorsuale…
      questo credo che sia il verto problema della ASN… in questa fase di abilitazione scientifica nazionale, secondo il mio modesto parere NON dovrebbe esistere nemmeno il concetto di SSD,
      limiterei l’abilitazione per settori alle sole macroaree.
      Successivamente nei concorsi di cattedra si potrà anche dare una indicazione restrittiva di coerenza con l’SSD per cui verrà scelto il docente per quella cattedra e quella università.
      Abilitiamo in massa e selezioniamo poi i docenti valorizzare le vocazioni storiche, opportunistiche o pratiche delle università …
      ….meditate gente meditate…

    • Abilitiamo in massa?!?! Ah perché la selezione delle Università funziona bene….? Forse ci siamo dimenticati perché e da dove ha avuto origine tutto questo carrozzone delle ASN….

  9. Mdpirro@
    E cosa ce ne faremmo di un’abilitazione per macroaree che non abiliterebbe a nulla? Perché bisognerebbe prosciugare le poche risorse per questi carrozzoni? A quel punto si torni ai concorsi locali con alcune regole inderogabili.

    • i concorsi locali sono sempre vivi e vegeti e lo saranno sempre,
      l’abilitazione per macroaree serve a definire un livello di capacità di “produrre scienza” appunto “Abilitazione Scientifica”.
      Il concorso locale dovrà a quel punto a valutare SOLO la COERENZA della produzione scientifica del candidato con l’insegnamento SSD o Cattedra che l’università XYZ andrà a bandire.

    • Certo, ma un’abilitazione per macroaree si ridurrebbe a una sorta di verifica fredda su parametri di produttività. Ma questi parametri li possono verificare tranquillamente i commissari dei concorsi locali, a cosa serve un carrozzone tipo l’asn per verificare pochi parametri prefissati?

    • il carrozzone serve perchè deve definire standard unici per tutti i candidati nazionali, ti ricordo che si chiama Abilitazione Scientifica Nazionale.

      Di solito chi partecipa al concorso locale è perché vuole entrare in quella specifica università lavorare in quella città e insegnare quella materia specifica ricusati dal bando.

      hai mai pensato che esistano delle persone che pubblicano e fanno ricerca ma che stanno già lavorando al di fuori dell’università e che non vogliono fare il concorso locale??

    • Per definire gli standard unici basta il lavoro di ANVUR e Cun, non serve scomodare un esercito di commissari e tribunali.

  10. …veramente, il concorso serve per selezionare il migliore dei candidati (al plurale), e non la coerenza del candidato (al singolare) con un particolare profilo indicato dall’università nel bando, che per altro non è neppure chiaro se vorresti limitarlo, come per legge, al ssd, o ulteriormente specificarlo come da tuo riferimento alla Cattedra (che significa? intendi i corsi di insegnamento?), o alle esigenze storiche, etc. Ciò che non si comprende, piuttosto, è a cosa servirebbe mai una abilitazione alla todos caballeros, se non a consentire chiamate dirette, appunto ad personam e non concorsuali che ti piacciono tanto, ex art. 24, co. 6, di gente che magari nell’università non ci sarebbe mai dovuta entrare, figuriamoci progredire.
    Insomma tu predichi il sistema attuale, ma gettata la maschera di un minimo di selezione a livello di asn. Praticamente, il male allo stato puro. Bene, preferisco sempre i puristi agli ipocriti.
    Non prevalebunt!
    Tom Bombadillo

    • vedo che l’argomento interessa,
      1) l’abilitazione nazionale non è un concorso, vero?
      la ASN per me dovrebbe servire SOLO per definire quando la preparazione scientifica di un scienziato è sufficiente per poter accedere al concorso di cattedra per insegnare. 10 o 100.000 abilitati non fa differenza per me è importante che l’abilitazione scada ogni anno PER TUTTI anche per chi è già in cattedra.
      Avete mai sentito parlare di licenziamento, il problema non è quanti abilitati ci sono ma quanti INABILI insegnano e come per entrare serve l’abilitazione anche per insegnare dovrebbe essere sempre mantenuta e se vengono meno i requisiti minimi per essere abilitati si deve uscire.

      2) il concorso è un altra cosa, quando si apre posto cattedra, bene , che siano le università e solo il corpo docente a decidere che tipo di insegnamento vogliono e cosa dovrà insegnare, così nel bando si indica la tipologia di coerenza e solo chi tra gli abilitati ha i titoli COERENTI con l’insegnamento partecipa.
      ….meditate gente meditate….

  11. …Pirro, mettiti d’accordo con te stesso. Tu hai scritto, testualmente, di abilitare in massa e selezionare a livello locale. Ora scrivi che l’abilitazione dovrebbe servire solo a selezionare gli abili, e su questo siamo tutti d’accordo. E sai perché? Semplice, perché è una tautologia. Negata, tuttavia, dalla tua prima e, forse, più sincera, prima affermazione per una asn a-selettiva, di massa, con selezione solo a livello locale, che poi selezione già non è, visto che le commissioni sono dipartimentali, e sarebbe ancora peggio se si reinserissero i profili, consentendo bandi ad personam, cuciti sui cv dei candidati “predestinati”.
    A questo punto, non ha alcun senso parlare di concorsi: diciamo che vuoi dare il potere ai dipartimenti di assumere chi vogliono, come se fossero aziende private. Da giurista, però, ti faccio presente che ciò necessiterebbe una modifica costituzionale. E io a suo tempo l’avevo pure proposta, specifica per la sola università, ma si basava sulla culpa in eligendo, mentre la tua si basa sul nulla, cioè sulla libera chiamata dipartimentale irresponsabile.
    Tom Bombadillo

    • non innervosirti… l’argomento è solo la COERENZA al settore concorsuale o alla macroarea e se la coerenza ha un senso quando questa dovrebbe essere verificata.
      nel concorso locale per se il collegio dei docenti decide di attivare una cattedra in scienza delle costruzioni di marionette… per non dire altro. Pio facesse pure il bando e dica che vuole un docente ABILITATO in marcare ingegneria che sia COERENTE con l’insegnamento del corso di scienza delle costruzioni di marionette….
      sono stato abbastanza coerente con me stesso?

  12. …no, continui a contraddirti. Prima hai scritto di coerenza con un insegnamento, che è qualcosa di affatto più specifico di un ssd, ora di coerenza con un ssd. Solo che è già possibile, e sempre avviene che nei bandi sia indicato il ssd. E non ho mai sentito parlare di qualcuno che sia sognato di partecipare a un concorso per un ssd diverso dal suo. Un penalista non si presenta a un concorso di diritto amministrativo. Ma se dai la possibilità di specificare un insegnamento, ottieni bandi ad personam. Ad es., insegnamento di diritto penale minorile e di diritto penale finanziario…e indovina il candidato interno su cosa ha scritto?
    Inoltre,invece di pretendere che io mi sia innervosito (figuriamoci,stavo steso sul lettino in prima fila di un bellissimo lido di Polignano: mare strepitoso e clima perfetto),ti consiglio di scrivere con maggiore attenzione,perché il periodare del tuo ultimo commento sembra frutto di google traduttore.
    Tom Bombadillo

    • mi dispiaccio dele mia contraddizione…. io non sono addentro alla materia legale… ci provo a spiegarmi meglio e scusa la mia dislessia che qualche volta ha il sopravvento…
      chiariamo subito io sono favorevole al bando per insegnamento ad personam.
      così come sono favorevole al licenziamento ad personam.
      sono contrario alla COERENZA nazionale all’SSD “ad minchiam”….
      perchè ho visto che questo è il sistema che è stato usato dalle commissioni nazionali per scegliere gli amici degli amici…..
      Io vorrei vedere applicati gli stessi parametri ASN sia per l’ASN validi anche per una altrettanto efficace DSN dove la D significa Disabilitazione Scientifica Nazionale….
      perceè se per poter insegnare bisogna essere capaci di fare ricerca anche per rimanere ad insegnare bisogna essere sempre capaci a fare ricerca.
      ricoardo di un mio professore che aveva mantenuto le sue dispense valide per oltre 10 anni e si vantava di ciò……

    • Devo dire che non finisco di meravigliarmi di come la professione scientifica (o l’aspirazione a praticarla) possa accompagnarsi a modalità argomentative rudimentali applicate su terreni in gran parte ignoti. Un po’ come si chiacchiera della nazionale o del derby. Non arrivo a dire che di questi argomenti dovrebbero parlare solo i colleghi giuristi, ma immagino cosa debbano provare quando leggono certi commenti. Qualcosa di simile a quello che provo io (che sono laureato in ingegneria) quando ascolto Abravanel di che discetta di auto ad energia cinetica o Giavazzi che magnifica le vernici fotovoltaiche (https://www.roars.it/online/roger-abravanel-lauto-a-energia-cinetica-e-larcivernice-di-giavazzi/). I quali, una volta, erano anche ingegneri. E qui, per un attimo, provo una simpatia viscerale per la DSN, che però io applicherei prima di tutto a chi parla e valuta a vanvera, candidati ANVUR in testa ;-)

  13. ironia a parte, un grosso problema della prima asn è stato sicuramente legato alla possibilità per i commissari di scegliere chi era coerente con l’ssd e chi no.
    Adesso state ripetendo lo stesso errore, i commissari non dovrebbero poter decidere se la mia o la tua capacitta di fare scienza sia coerente, uniformata o dispersiva e se pubblicare su argomenti di ssd differenti è considerato una colpa grave.

    Ti faccio una domanda: è meglio dal punto di vista della dimostrazione di essere capace di fare scienza che tu pubblichi sulla stessa rivista 20 articoli sullo stesso argomento o su 20 riviste differenti con argomenti differenti?

    Nel mio modo semplice di pensare, dare agli ssd una valore discriminante in fase di una abilitazione nazionale mi sembra un grande errore, al contrario a livello di concorso locale di cattedra questa coerenza su di un argomento o ssd specifico avrà un senso anche perché si cercherà l’esperto che insegni quella materia specifica.

    • “è meglio dal punto di vista della dimostrazione di essere capace di fare scienza che tu pubblichi sulla stessa rivista 20 articoli sullo stesso argomento o su 20 riviste differenti con argomenti differenti?”
      Bisogna leggere gli articoli e valutare caso per caso, non esiste una risposta univoca. La commissione dovrebbe fare proprio questo lavoro, passata la soglia di minima decenza, deve capire se il candidato è maturo e se quello che ha presentato è tutta farina del suo sacco.

    • Giusto, ma è solo la commisione del concorso di insegnamento che deve fare quello che te hai detto.
      La commissione della ASN dovrebbe per contro, secondo me, usando solo dei parametri oggettivi tipo IF, mediane o tutti gli altri già discussi verificare solamente se la scienza prodotta non sia troppo spezzettata, ripetitiva o contraddittoria.
      es. un articolo può essere pubblicato su 20 riviste differenti cambiando poche virgole, o sulla stessa rivista ritrattando la ricerca precedente o errata corrige e altro.

  14. …vabbe, replico per l’ultima volta, perché le acque sono troppo confuse. Scrivere che un grosso problema asn è stato la valutazione della coerenza del candidato con il ssd non ha senso, per la semplice ragione che l’asn non era per ssd ma per settore concorsuale. La coerenza col settore concorsuale, inoltre, non è stato un problema, come risulta dalla mancanza di contenzioso a riguardo. Al proposito, l’unico problema che si è posto è stata la mancanza di rappresentanza di commissari di uno ssd più piccolo (ad es., diritto ue non ha espresso commissari, erano tutti di internazionale), ma è stato risolto. I concorsi non possono essere per un insegnamento (quelli sono i professori a contratto; vogliamo una università di tutti precari?), ma devono essere per un ssd, la cui declaratoria copre numerosi insegnamenti, in quanto un professore, negli anni, anzi nei decenni, deve poter coprire diversi insegnamenti.
    Tom

    • Dire che “La coerenza col settore concorsuale, inoltre, non è stato un problema, come risulta dalla mancanza di contenzioso a riguardo.” è come dire che la violenza sulle donne è un problema di nicchia perché ci sono poche denunce. Occorre chiedersi prima quanta frazione dei problemi sfocia in un vero contenzioso legale. Nell’ ASN 1.0 ho presente alcuni SC in cui l’ uso della non pertinenza è stato utilizzato come metodo di “pulizia etnica”. Bastava leggere i curricula di alcuni dei candidati non abilitati e le motivazioni della commissione per averne conferma. Dopo di che, se le persone coinvolte hanno deciso di non far nulla, questo non implica che tutto sia ok.
      .
      Vedo poi che continua a tornare a galla la contraddizione di un’ abilitazione “scientifica” basata unicamente sulla ricerca e la necessita’ di far quadrare le necessita’ didattiche (organizzate a livello di SSD).
      .
      Vogliamo dirlo che il sistema ASN/reclutamento fa acqua da tutte le parti e che non è questione di sfumatura del mascara ma di rivedere tutto da capo, a partire dalle risorse ?

  15. …insomma, con la valanga di ricorsi che la asn si è tirata dietro, scopriamo oggi che l’unica cifra oscura di vittime non denuncianti (rectius: non ricorrenti) ha riguardato questo grande problema della mancata coerenza col settore concorsuale, in alcuni settori che, per altro, ci si guarda bene da indicare. I quesiti rimangono due: perché proprio e solo loro non hanno ricorso; perché, ammesso e niente affatto concesso, che un problema del genere si sia verificato in 4 settori, ciò possa essere definito un grosso problema in una procedura da, non lo so, 150 settori? Che poi visto che la maggioranza dei candidati era già strutturata e afferente ad un ssd, e avrà presentato domanda per il sc in cui il suo ssd era compreso, come ha fatto la commissione a bocciare sulla mancata coerenza?…sarebbe come offrire al candidato il ricorso su di un piatto di argento.
    L’asn ha 100 motivi fondati per essere criticata. Il sistema asn + concorsi locali ne ha 100000. Lasciamo perdere fatti che, sempre che esistano davvero, sono assolutamente marginali, specie se sono il pretesto per chiedere il ritorno dei profili che, con la passata disciplina in cui erano ammessi, hanno rappresentato il peggio del peggio.
    Tom

    • calmi, il ricorso per la mancanza di coerenza al SC (all.2 DM159/12) non può essere fatto per il semplice motivo che il giudizio della commissione è insindacabile, e quindi con la mancanza di coerenza ti buttano fuori con tre mediane e non puoi dire niente.
      per questo è stato usato questo metodo per fare la epurazione di più del 80% dei candidati nelle materie scientifiche che superavano due o più mediane.
      Adesso faranno la stessa cosa se superi il valore di ammissione e non ti vogliono allora diciamo che non sei coerente con SC e poi quando faremo il concorso diremo che non sei coerente con l’SSD così continuiamo prendere solo chi vogliamo noi.
      per quanto riguarda lo status di professore, si penso che possibilità di fare solo posti a contratto con docenti solo a contratto sia da prendere in seria considerazione. il personale strutturato a tempo indeterminato nell’università non dovrebbe comprende i docenti universitari, infatti loro più che glia mminstrativi o i tecnici sono dei quadri di altissimo livello che per loro natura sono professionisti che insegnano la materia che studiano e di cui fanno ricerca, per questo quando finisce la vocazione o la loro ricerca non porta più frutti dovrebbero lasciare il posto a chi è più motivato di loro. sbaglio??

  16. …ovviamente, il ricorso avverso il giudizio negativo all’asn motivato sulla mancata coerenza con il sc può essere fatto, come qualsiasi altro, perché il giudizio della commissione non è insindacabile, ma sindacabile, ed anzi, nella specie, molto più facilmente sindacabile di un giudizio, ad es., di scarsa originalità et similia.
    Ora siamo arrivati all’80×100 di bocciati per quel motivo in date aree: numero di fantasia,non supportato da alcun riscontro. Mentre bocciare, ad es., un associato di geometria all’asn di ordinario di geometria, per mancanza di coerenza col settore di geometria, sarebbe da folli. Non foss’altro perché sarebbe ovvio che ti beccheresti il ricorso e la sentenza di annullamento.
    Qui si sta montando un problema che non esiste, fattualmente e giuridicamente, solo per supportare proposte che spingono per la precarizzazione del mondo del lavoro, visto che non si è ancora capito che l’export led è una chimera, specie se non puoi barare come la Germania con l’euro, evitando che a un surplus commerciale da paura consegua una ipervalutazione della tua richiestissima moneta (al che quelle esportazioni non arrivi proprio a farle, in quanto, man mano che le tue esportazioni crescono, la tua merce diviene meno competitiva). Insomma, mi pare un mix di odio per la domanda interna e di avversione ai docenti di ruolo, più una voglia matta di un bando ad personam, cucito sulle proprie specificità.
    Io comincio a disperare. Insomma, se gli studiosi di questo Paese sono così,l’uomo della strada come sarà?
    Tom

    • “se gli studiosi di questo Paese sono così,l’uomo della strada come sarà?”
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      Non voglio nemmeno saperlo. Non so se reggerei l’impatto della cruda realtà.

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