Sotto il Ministro Profumo per ragioni di razionalizzazione dei costi i consorzi italiani (Cineca, Cilea e Caspur-Ciber) si sono fusi in un unico soggetto che ha mantenuto il nome Cineca. Cineca aveva elaborato Ugov Ricerca (distribuito a quarantasei atenei) mentre Cilea aveva progettato Surplus (utilizzato da 8 atenei). Non aveva senso per il nuovo consorzio portare avanti due sistemi, per cui per circa un anno (il 2013) Cineca si è sforzato di metterli insieme creandone uno nuovo. IRIS. Un passo in avanti verso la tanto sospirata Anagrafe della ricerca? Sembra di sì.

Sotto il Ministro Profumo per ragioni di razionalizzazione dei costi i consorzi italiani (Cineca, Cilea e Caspur-Ciber) si sono fusi in un unico soggetto che ha mantenuto il nome Cineca.

Dal punto di vista dei servizi offerti per la gestione e il monitoraggio dei dati sulla ricerca Cineca aveva elaborato Ugov Ricerca (distribuito a quarantasei atenei) mentre Cilea aveva progettato Surplus (utilizzato da 8 atenei).

Entrambe le soluzioni si componevano di un modulo centrale (anagrafe della ricerca o catalogo prodotti), e di altri moduli: progetti, statistiche, peer review, anagrafiche.

Tutti i moduli di Surplus erano stati implementati presso tre atenei. Invece, per quanto riguarda Ugov Ricerca, il modulo implementato da tutti gli atenei era il catalogo dei prodotti.

Ugov era integrato con gli altri applicativi di Cineca (contabilità e personale) per cui a molti atenei era parsa una cosa logica adottare questo sistema, tuttavia esso era piuttosto vecchio, chiuso (non visibile all’esterno) e interoperabile solo con il sito docente (altrettanto vecchio e chiuso).

Dal punto di vista del marketing non aveva senso per il nuovo consorzio portare avanti due sistemi, per cui per circa un anno (il 2013) Cineca si è sforzato di metterli insieme creandone uno nuovo, IRIS.

A questo punto e progressivamente tutti gli atenei dismetteranno il loro sistema di gestione dei dati sulla ricerca (Surplus e UGov Ricerca) per passare ad un sistema unico, dotato, nella parte di catalogo, di funzionalità di import avanzate, interoperabile con gli altri sistemi aperti e compatibile con lo standard europeo per la descrizione delle informazioni sulla ricerca (CERIF). Un Ateneo ha già fatto questo passaggio e altri seguiranno nei prossimi mesi.

L’adozione di IRIS è un passaggio obbligato in quanto evoluzione dei due sistemi che erano stati adottati dagli atenei e che non verranno più supportati.

In che modo questo passaggio a uno strumento unico per tutti gli atenei si connette al discorso sulla futura anagrafe della ricerca?

Se tutti (o quasi) gli atenei avranno una anagrafe locale costituita da un repository istituzionale pubblico, se i metadati che descrivono le pubblicazioni saranno quelli richiesti dal Ministero per il trasferimento delle pubblicazioni all’anagrafe centrale (più altri utilizzati per scopi locali), se il Ministero riuscirà a dare agli atenei regole sulla validazione e sui prodotti da esporre per la raccolta a livello centrale, e a costituire un gruppo di lavoro che si occupi della qualità dei dati (ad esempio nel caso di pubblicazioni in coautoraggio fra più atenei o strutture), si può dire che questa architettura potrebbe già contribuire alla costituzione della nuova anagrafe della ricerca, che dovrebbe necessariamente (e finalmente) interfacciarsi con le anagrafiche ministeriali, con quelle dei progetti e con quelle dei dottorati. Tali interfacce potrebbero utilmente avvalersi di strumenti già adottati a livello internazionale, quali ad esempio identificativi persistenti per le pubblicazioni (DOI) e per i ricercatori (ORCID).

Le forze, le competenze e gli strumenti ci sono tutti, ma è necessario che la linea da percorrere venga data a livello centrale.

Ciascuno dovrà fare la sua parte. Gli atenei dovranno compiere uno sforzo per la validazione dei dati esposti, il ministero (direttamente o tramite una sua agenzia) dovrà definire gli standard di qualità e validità del dato necessari per poter alimentare l’anagrafe nazionale certificando le fonti di informazione con verifiche periodiche, Cineca dovrà costruire una infrastruttura compatibile con l’esigenza di unicità e uniformità del dato. In tutto questo, mentre le infrastrutture della ricerca a livello mondiale, a partire dai paesi più sviluppati, dopo aver adottato ORCID si stanno attrezzando per renderlo operativo, in Italia siamo ancora lontano dall’adozione anche perché in molti casi non sappiamo neppure cosa sia.

 

 

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