Il 30 settembre 2019  l’Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto ha inviato una circolare rivolta ai lavoratori della scuola dove si promuove un incontro di formazione sul tema dell’autonomia differenziata. Unico e solo relatore il professor Mario Bertolissi, membro della Delegazione Trattante che ha accompagnato il negoziato del governatore Zaia con i governi nazionali. Il decisore veneto trova così consonanti le idee del professore che la giunta regionale ha ordinato, a spese dei contribuenti, ben 1000 copie di un libro di Bertolissi; e lo ha investito del compito di  patrocinare gli interessi della regione Veneto in giudizi di costituzionalità che l’hanno vista coinvolta. Più che formazione, si tratta di indottrinamento. Un indottrinamento non diverso da quello che il decisore politico regionale potrà realizzare su vasta scala se avrà piena competenza sui contenuti dei programmi didattici destinati al bravo studente veneto. 

Data 30 settembre 2019 una circolare con la quale l’Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto si fa promotore di un incontro di formazione sul tema dell’autonomia differenziata, rivolto ai lavoratori della scuola e organizzato a Padova.

Il titolo è “Autonomia differenziata: parliamone, con senso della realtà”, e l’intenzione è: “rappresentare una importante occasione per una riflessione sui futuri scenari di una riforma prevista dall’art 116 della Costituzione, confermata da un referendum consultivo e sul riconoscimento di forme e condizioni particolari di autonomia per le Regioni ordinarie.”

Proprio il senso della realtà, la fondatezza, il rigore dell’argomentazione, tuttavia, imporrebbero che un tema come quello in oggetto, di enorme portata politica e attualità, sia presentato nella sua complessità, tenendo in considerazione tutte le posizioni in campo nell’attuale dibattito pubblico, istituzionale e scientifico.

Questo ancor di più se si parla alla scuola, agli insegnanti e ai dirigenti scolastici.

Che un buon contraddittorio si possa realizzare con la presenza di un singolo relatore, è cosa difficile a pensarsi. Ancora più difficile pensare che possa realizzarsi quando l’unico e solo relatore è un professore universitario membro della Delegazione Trattante che ha accompagnato il negoziato del governatore Zaia con i vari governi; che ha partecipato alla messa a punto delle prime bozze di intesa sulla regionalizzazione veneta, che ha cercato e trovato il parere giuridico necessario ad affermare le tesi dell’autonomia differenziata.

Una piena consonanza di visione e interessi con il decisore politico regionale che è idealmente fotografata dall’acquisto di 1000 copie del volume del prof. Bertolissi, ordinata dalla giunta regionale del Veneto con regolare delibera pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione Veneto. Per non ricordare le tante delibere degli organi regionali attraverso le quali Bertolissi negli ultimi anni è stato investito del compito di patrocinare gli interessi della regione Veneto in giudizi di costituzionalità che l’hanno vista coinvolta (anch’essi attestate nel BUR Veneto).

Così, senza alcun senso della realtà, la formazione (con tanto di attestato) scivola inesorabilmente verso l’indottrinamento.

Un indottrinamento non diverso da quello che il decisore politico regionale potrà inesorabilmente realizzare su vasta scala e in ogni campo del sapere, quando, vedendo accolta la richiesta tesa al riconoscimento della competenza sull’istruzione regionale, avrà carta bianca per confezionare i contenuti dei programmi didattici destinati al bravo studente veneto. In una dinamica che, beninteso, prenderà corpo ovunque nell’Italia delle 20 istruzioni regionalizzate, quando l’istruzione sarà finalmente cosa “locale” con il sigillo dello Stato.

 

Di seguito, la circolare inviata alle scuole.

Formazione Scuola Autonomia Differenziata

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13 Commenti

  1. Non finirò mai di ringraziare il 60% degli italiani che con il loro NO non hanno permesso di modificare il titolo V della costituzione che rappresenta la base costituzionale del Regionalismo differenziato e quei politici che nel 2001 introdussero la riforma del titolo V che, guarda caso, sono gli stessi che hanno dato vita ai comitati del NO del 2016
    Nicola Ferrara

    • Se si deve ringraziare, bisogna ringraziare bene: in primis chi pensò tecnicamente e politicamente la riforma del 2001, poi quei 32.6 milioni e rotti di italiani (su quasi 50 milioni di aventi diritto) che NON si recarono a votare, lasciando che il Referendum passasse con il voto di 10.4 milioni di italiani: un po’ più di un quinto degli aventi diritto.
      Dati referendum 2001

  2. @umbertorizzo Esatto. La lista dei ringraziamenti potrebbe essere lunga. Ma si sa, in Italia molti lanciano il sasso e tutti nascondono la manina. Non è un caso che il nostro Paese non elabora mai il suo passato
    Nicola Ferrara

  3. Sono uno studente veneto, vorrei dire la mia visto che in ambito istruzione sono tra i primi interessati.
    Intanto ricordo a tutti che c’è stato un referendum, votato in modo PLEBISCITARIO dai veneti di ogni colore politico e ceto sociale, un voto UNANIME che grida quanto l’autonomia e di conseguenza l’auto-governo siano tematiche sentite ed essenziali nonchè di base fondante di questa Regione e del popolo che la abita, differenziato anch’esso da quello italiano per Statuto regionale, come nel caso del popolo sardo. Queste sono le leggi a dirlo, non io personalmente.
    In secondo luogo vorrei dire a questi sedicenti “sindacati” quanto distanti siano non solo dal volere popolare e dalla giustizia sociale, ma anche e soprattutto da noi studenti veneti, a sentire e leggere certe frasi in merito alla questione dell’autonomia vien da chiedersi primo se siate connessi alla realtà o se viviate in un mondo virtuale, e secondo se siate o meno veneti, perchè al di là della questione di popolo qua il vostro interlocutore è il popolo veneto e le scuole venete, non altri.

    Entrando nel merito dell’incontro, dico che è quanto di meglio si possa avere visto che il prof. Bertolissi è un esperto in materia tra i più autorevoli, e si offre per discuterne con le scuole venete.
    Vorrei anche sottolineare quanto l’attuazione dell’autonomia in Veneto sia essenziale anche per colmare quel gap che i veneti e più in generale questa Regione patisce dalla non-attuazione dello statuto speciale come è stato per le 2 Province autonome vicine e il vicino Friuli Venezia Giulia. E’ ormai fondamentale improntare e dare una svolta in stile certamente anni 2000 alla scuola veneta in un mondo globalizzato (penso alla lingua inglese ma soprattutto a quella tedesca che è importantissima per la nostra posizione geografica ed economica), ma anche alle lingue locali come il veneto, il cimbro e il ladino, sullo stile della Provincia autonoma di Bolzano/Bozen.
    Questa è la direzione giusta e la corretta applicazione in senso federalista della riforma costituzionale del 2001.

    Per tutto il resto noto da veneto solamente invidia e rancore in certe affermazione che in special modo arrivano da fuori il Veneto, e che invece di prendere a modello autonomie che funzionano, difendono magari altre che non funzionano affatto (dovrei citare per forza il caso della Sicilia).
    Direi che ce n’è abbastanza per prendere atto che il Veneto ha questa di priorità, e che ogni cosa che chiunque cercherà di fare per rallentare o fermare l’inesorabile percorso verso la nostra autonomia e il nostro auto-governo, si rivolterà contro e non farà che rafforzare le motivazioni della nostra causa.
    W il Veneto, W la libertà e W l’auto-governo!

    • Gentile sig. Sperotto,
      “Così, senza alcun senso della realtà, la formazione (con tanto di attestato) scivola inesorabilmente verso l’indottrinamento” si scrive nell’articolo.
      Il suo commento dimostra questa transizione in modo lampante: dalla formazione all’indottrinamento nel giro di due generazioni.
      Non perché le sue posizioni non siano legittime (almeno quanto le contrapposte) ma perché nel suo discorso, ripeto pienamente legittimo, lei dimostra di non avere la minima considerazione delle altrettanto legittime posizioni contrapposte: queste posizioni, ad una lettura più attenta, possono avere argomenti fondanti di notevole interesse e spessore: es. il residuo fiscale, su cui si basa la richiesta di autonomia, è oggetto di accesa discussione istituzionale in quanto per molti del tutto inesistente sia a livello teorico (il termine fa riferimento alla necessità del decisore politico di garantire che, a parità di reddito, i cittadini ricevano eguale trattamento in qualsiasi parte del territorio dello
      Stato intendano risiedere. Quindi il residuo fiscale misura l’adeguatezza della redistribuzione: praticamente il contrario del significato attribuito al termine nella richiesta di autonomia), sia in termini pratici (considerando anche gli interessi sul debito pubblico, il residuo fiscale tanto agognato nella richiesta di autonomia della “LOVEROGNA” si assottiglia fino a sparire).
      La prego quindi di lasciare da parte il tifo da stadio, che in massima parte è un’attività che coinvolge l’intestino delle persone e, sebbene costi fatica (ma nella cultura popolare italiana la persona veneta è da sempre considerata stakanovista), analizzi più approfonditamente la questione, valutando in dettaglio tutti i pro e tutti i contro della proposta di autonomia PER I VENETI e SOLO alla fine si faccia una SUA opinione.
      Applichi cioè il pensiero critico che distingue le persone consapevoli della realtà in cui vivono dalla massa facilmente manipolabile.
      La saluto cordialmente

  4. Gentile sig. Sperotto, io invece rispondo con “invidia e rancore”, per mettermi in sintonia. Ripeto, mi farebbe piacere ricevere il libro del prof. Bertolissi, non sto scherzando, dal momento che mi occupo di sardo e di minoranze linguistiche da un sacco di tempo. Direi che me lo merito. Quanto alla posizione del veneto, ho l’impresssione che sia ben vitale per conto suo e che la scuola, anche nel Veneto, abbia bisogno di altri sostegni o obiettivi. La frase “E’ ormai fondamentale improntare e dare una svolta in stile certamente anni 2000 alla scuola veneta in un mondo globalizzato (penso alla lingua inglese ma soprattutto a quella tedesca che è importantissima per la nostra posizione geografica ed economica), ma anche alle lingue locali come il veneto, il cimbro e il ladino, sullo stile della Provincia autonoma di Bolzano/Bozen.” è capziosa perche non c’e bisogno di modifiche di statuto per imparare inglese e tedesco (magari anche cinese,cosa ne dice?, o arabo? o russo? o spagnolo? o francese.). Cimbro e ladino sono gia tutelate dalla 482\99 e appellarsi alle necessita della globalizzazione fa ridere, soprattutto dopo le ultime trovate di Trump. Per quanto riguarda Bolzano, si studi anzitutto la storia di quella provincia, magari anche in tedesco. Saluti.

  5. Gent.li Salvatore Valiante e Marinella Lorinczi,

    intanto vorrei sottolineare quanto tipicamente italiano sia il vostro approccio, in pratica il “prendersi del tempo” senza entrare nel merito della questione autonomista del Veneto, che sottolineo non nasce oggi o di recente, ma è frutto di più di 1000 anni, sottolineo MILLE anni di storia indipendente.
    Non è molto diverso il vostro approccio rispetto a quello dello stato centrale che continua a rimandare (invano) la nostra richiesta di auto-governo, che non ha alcun colore politco.

    Sig. Valiante, intanto vorrei dire che il tifo da stadio ce l’ha lei visto il tono che usa nel suo messaggio, non privo di errori tralaltro riguardo all’autonomia che stiamo chiedendo come veneti. Non è solamente una questione di residuo fiscale, ma la nostra autonomia ha un profondissimo significato storico, linguistico, culturale, economico e sociale. Se è per quello esistono già degli statuti speciali quindi la predica col solito discorso del “siamo tutti uguali” la deve fare a qualcun’altro, non a noi veneti. Troppo comodo tirar fuori storielle per mantenere il “comodo status-quo” all’italiana maniera.

    Sig.ra Lorinczi, lei deve seriamente prendersi dei libri i mano e studiarsi un po’ di storia veneta, e glielo sta dicendo uno di 20 anni come me, il che dovrebbe farla pensare (qualcosa mi dice che lei appartenga ad un’altra età, non certo la mia). Intanto mi preme dire che oltre alla lingua veneta in veneto si parla anche cimbro, e siccome io per metà discendo da una famiglia cimbra (quindi tedesca) dovrebbe innanzitutto portare rispetto per le minoranze linguistiche, presenti nel territorio veneto, visto anche che le cita di proposito. La realtà di Bolzano la conosco meglio di lei, ho vissuto ben 3 anni lì per motivi di studio, e inoltre noi veneti conosciamo perfettamente l’autonomia speciale dei nostri vicini (Trento, Bolzano e Friuli Venezia Giulia). Ho il B2 in lingua tedesca, e tengo a informarla che in Sudtirolo non si parla Hochdeutsch, ma un dialetto di origine tedesca, che ha molte varianti, per esempio quello della Pustertal è diverso da quello della Vinschgau. Mi sa che è lei a doverlo studiare, ma non il tedesco, il sudtirolese.
    Il ladino ha molte varianti, e viene parlato anche in alcune zone del Veneto. La lingua veneta ha come quella ladina molte varianti, ma è a sè stante e con il percorso di autonomia che la mia Regione ha avviato è previsto l’inserimento nelle scuole della storia, della cultura e della lingua veneta, nè più nè meno di come avviene già in Val Badia col ladino per esempio. Non c’è alcun colore politico o progetto politico in tutto questo, solo consapevolezza dei valori territoriali e dei diritti che ci spettano in quanto veneti.

    Quindi cari i miei signori (che non sono neanche veneti per altro), imparate a rispettare le lingue locali come il veneto, la storia e la cultura regionale, e fatevi qualche domanda sul come affrontate in senso schifosamente nazionalistico e colonialistico la questione veneta, visto che è palese quanto vi dia fastidio che un’intero popolo stia chiedendo ciò che per natura spetta ad ogni popolo, ovvero l’auto-governo.

    Saluti e come diciamo noi in lingua veneta, ndaxì trinkar o cavar jara che xe mejo 🙂

    • Gentile Signor Sperotto, la sua giovane eta e la sua determinazione sono del tutto rispettabili. E’ tuttavia facile immaginare , per chiunque, che chi dirige o frequenta Roars solitamente abbia piu di vent’anni. Ma, comunque, a 20 anni uno e’ gia ampiamemte maggiorenne e responsabile delle proprie azioni. Come la lettura ad esempio. Percio, ripeto, cimbro e ladino sono gia tutelati dalla 482/99, che significa, per chi si occupa di queste questioni, legge nazionale 482 del 1999. Per il veneto la questione e’ diversa e piu complessa. Comunque, e al contrario, che tutte queste lingue siano un insieme di varieta o dialetti, cosa ampiamente nota e studiata, e’ del tutto irrilevante rispetto al trattamento o riconoscimento da parte delle leggi nazionali o regionali. Io non ho fatto illazioni sulla sua biografia , percio lei non ne faccia su quella degli altri. Si rischia di sbagliare di grosso o di dire sciocchezze. Rimanendo sul terreno del solo veneto, che le sta giustamente a cuore, questa era stata la lingua, una delle lingue, dei miei nonni materni. Ne tragga le dovute conclusioni pratiche e teoriche. Saluti.

    • Cercando tra i libri mi sono ritrovata questo vol.: “Le minoranze del Veneto: Ladini, Cimbri e germanofoni di Sappada”, Atti del Convegno di Arabba (Belluno), 7-8 nov. 1997, a c. di L. Palla, con “Premessa” di Giancarlo Galan. Da leggiucchiare a tempo perso.

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