Tutti abbiamo imparato, se non a conoscere, almeno a pronunciare il PNRR, anche se imprechiamo quando ci tocca ripetere quella ridondante seconda R dell’acronimo. Ma presto dovremo imparare a pronunciare una nuova sigla, ancor più ostica: PNSDP, che sta per “Piano Nazionale per Silenziare il Dipendente Pubblico“.

Il nesso fra il PNRR e il PNSDP è reso palese dal d.l. 30 aprile 2022, n. 36, recante “Ulteriori misure urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR)”, il quale è giunto a ritenere che l’attuazione degli ordini impartiti dall’Europa alla democrazia italiana sarebbe gravemente impedita, se non minacciata, dal fatto che i dipendenti pubblici, nel rispetto delle leggi civili e penali già oggi vigenti che ne perimetrano la libertà di espressione, possono esprimere la propria opinione utilizzando i social network, anche per manifestare la propria contrarietà o il loro non allineamento alle riforme che si vanno velocemente affastellando per rincorrere i gloriosi obiettivi del PNRR.

Così, per salvare il PNRR dalla sua inattuabilità, minacciata dalla libera manifestazione del pensiero dei dipendenti pubblici, il decreto legge governativo ha ritenuto opportuno imporre di (ri)educare i dipendenti pubblici al CORRETTO utilizzo delle tecnologie informatiche e dei mezzi di informazione e social media, ANCHE AL FINE DI TUTELARE L’IMMAGINE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE. E a tal fine le pubbliche amministrazioni presto dovranno programmare lo svolgimento di cicli formativi la cui durata e intensità saranno proporzionate al grado di responsabilità (del dipendente pubblico) e nei limiti delle risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente, sui temi dell’etica pubblica e sul comportamento etico.

Di conseguenza entro la fine dell’anno sarà aggiornato il codice di comportamento già previsto dall’articolo 54 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, contemplando verosimilmente specifiche sanzioni disciplinari tese a reprimere anche sui social media il comportamento del pubblico dipendente che manifesti il suo pensiero critico, ove, così facendo, costui si azzardi a mettere a repentaglio l’immagine della P.A. di appartenenza, mentre quest’ultima compie i suoi eroici sforzi verso la luminosa meta dell’implementazione del PNRR.

Un quadro che già qualche anno fa aveva destato serie preoccupazioni, si va quindi decisamente aggravando. Si fa strada la sensazione che fra il PNRR, maneggiato come una sorta di supervalore governativo, e la Costituzione, sia il primo a meritare prevalenza.

Di seguito il testo del provvedimento in questione e il testo attualizzato dell’articolo 54 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Infine il link all’attuale codice di comportamento dei dipendenti della pubblica amministrazione, che entro la fine dell’anno accoglierà le nuove sanzioni annunciate dal decreto.

DECRETO-LEGGE 30 aprile 2022, n. 36

Ulteriori misure urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR).

Art. 4 Aggiornamento dei codici di comportamento e formazione in tema di etica pubblica

Art. 54 d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165 (versione attuale)
Codice di comportamento.

1.  Il Governo definisce un codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni al fine di assicurare la qualità dei servizi, la prevenzione dei fenomeni di corruzione, il rispetto dei doveri costituzionali di diligenza, lealtà, imparzialità e servizio esclusivo alla cura dell’interesse pubblico. Il codice contiene una specifica sezione dedicata ai doveri dei dirigenti, articolati in relazione alle funzioni attribuite, e comunque prevede per tutti i dipendenti pubblici il divieto di chiedere o di accettare, a qualsiasi titolo, compensi, regali o altre utilità, in connessione con l’espletamento delle proprie funzioni o dei compiti affidati, fatti salvi i regali d’uso, purché di modico valore e nei limiti delle normali relazioni di cortesia.

1-bis. Il codice contiene, altresì, una sezione dedicata al corretto utilizzo delle tecnologie informatiche e dei mezzi di informazione e social media da parte dei dipendenti pubblici, anche al fine di tutelare l’immagine della pubblica amministrazione.

2.  Il codice, approvato con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, previa intesa in sede di Conferenza unificata, è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale e consegnato al dipendente, che lo sottoscrive all’atto dell’assunzione.

3.  La violazione dei doveri contenuti nel codice di comportamento, compresi quelli relativi all’attuazione del Piano di prevenzione della corruzione, è fonte di responsabilità disciplinare. La violazione dei doveri è altresì rilevante ai fini della responsabilità civile, amministrativa e contabile ogniqualvolta le stesse responsabilità siano collegate alla violazione di doveri, obblighi, leggi o regolamenti. Violazioni gravi o reiterate del codice comportano l’applicazione della sanzione di cui all’articolo 55-quater, comma 1.

4.  Per ciascuna magistratura e per l’Avvocatura dello Stato, gli organi delle associazioni di categoria adottano un codice etico a cui devono aderire gli appartenenti alla magistratura interessata. In caso di iner-zia, il codice è adottato dall’organo di autogoverno.

5.  Ciascuna pubblica amministrazione definisce, con procedura aperta alla partecipazione e previo parere obbligatorio del proprio organismo indipendente di valutazione, un proprio codice di comportamento che integra e specifica il codice di comportamento di cui al comma 1. Al codice di comportamento di cui al presente comma si applicano le disposizioni del comma 3. A tali fini, la Commissione per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche (CIVIT) definisce criteri, linee guida e modelli uniformi per singoli settori o tipologie di amministrazione.

6.  Sull’applicazione dei codici di cui al presente articolo vigilano i dirigenti responsabili di ciascuna struttura, le strutture di controllo interno e gli uffici di disciplina.

7.  Le pubbliche amministrazioni verificano annualmente lo stato di applicazione dei codici e organizzano attività di formazione del personale per la conoscenza e la corretta applicazione degli stessi. Le pubbliche amministrazioni prevedono lo svolgimento di un ciclo formativo la cui durata e intensità sono proporzionate al grado di responsabilità e nei limiti delle risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente, sui temi dell’etica pubblica e sul comportamento etico.

(1) L’articolo che recitava: “1. Il Dipartimento della funzione pubblica, sentite le confederazioni sindacali rappresentative ai sensi dell’articolo 43, definisce un codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, anche in relazione alle necessarie misure organizzative da adottare al fine di assicurare la qualità dei servizi che le stesse amministrazioni rendono ai cittadini.
2. Il codice è pubblicato nella Gazzetta ufficiale e consegnato al dipendente all’atto dell’assunzione.
3. Le pubbliche amministrazioni formulano all’ARAN indirizzi, ai sensi dell’articolo 41, comma 1 e dell’articolo 70, comma 4, affinché il codice venga recepito nei contratti, in allegato, e perché i suoi principi vengano coordinati con le previsioni contrattuali in materia di responsabilità disciplinare.
4. Per ciascuna magistratura e per l’Avvocatura dello Stato, gli organi delle associazioni di categoria adottano un codice etico che viene sottoposto all’adesione degli appartenenti alla magistratura interessata. In caso di inerzia il codice è adottato dall’organo di autogoverno.
5. L’organo di vertice di ciascuna pubblica amministrazione verifica, sentite le organizzazioni sindacali rappresentative ai sensi dell’articolo 43 e le associazioni di utenti e consumatori, l’applicabilità del codice di cui al comma 1, anche per apportare eventuali integrazioni e specificazioni al fine della pubblicazione e dell’adozione di uno specifico codice di comportamento per ogni singola amministrazione.
6. Sull’applicazione dei codici di cui al presente articolo vigilano i dirigenti responsabili di ciascuna struttura.
7. Le pubbliche amministrazioni organizzano attività di formazione del personale per la conoscenza e la corretta applicazione dei codici di cui al presente articolo
.” è stato così sostituito dall’art. 1, co. 44, L. 6 novembre 2012, n. 190.

https://www.mise.gov.it/images/stories/recuperi/Normativa/Codice_di_comportamento.pdf

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