Finanziamento / Ludi dipartimentali

In arrivo i ludi dipartimentali. «AVE MIUR ET ANVUR, MORITURI VOS SALUTANT!»

Una pioggia di sesterzi sta per abbattersi su 180 dipartimenti italiani. A dire il vero, ad essere inequivocabile è la riduzione del Fondo di Finanziamento Ordinario: meno 12 milioni di euro (Legge stabilità, art. 41, comma 9, lettera b). Ma, invece di piagnucolare, proviamo a essere virili, una volta tanto. Al decrescere del FFO corrisponde la costituzione del Fondo per il Finanziamento dei Dipartimenti Universitari di Eccellenza: 180 trofei ripartiti dal governo tra 14 discipline gladiatorie in modo ampiamente discrezionale (tra 5 e 20 il numero di dipartimenti premiati in ciascuna delle 14 aree). Lo scopo dei ludi è “incentivare l’attività di ricerca delle università statali che si caratterizzano per l’eccellenza: a) nella qualità della ricerca; b) nella progettualità scientifica, organizzativa e didattica; c) nonché con riferimento alle finalità di ricerca di Industria 4.0”. I sesterzi per i vincitori? Ben 1.350.000 euro l’anno, 6.750.000 in un lustro. Arbitri di stretta osservanza governativa: 2 componenti (fra cui il Presidente) nominati dal MIUR; 4 designati dal MIUR da una rosa di 3 nominativi indicati da ANVUR e da una rosa di 3 nominativi indicati dal CNGR; infine, un componente nominato dal Presidente del Consiglio. Starà ad ANVUR calcolare l’Indicatore Standardizzato della Performance Aziendale (pardon: Dipartimentale), anche detto ISPD, basato sui voti VQR dei dipartimenti. Solo ai primi 350 dipartimenti sarà consentito scendere nell’arena per la sfida finale che incoronerà le migliori 180 scuole gladiatorie. Per vincere, dovranno presentare un progetto dipartimentale, che però conterà solo per il 30% contro il 70% dell’ISPD. Come reagirà l’accademia italiana messa di fronte all’ennesima fantozziana “Coppa Cobram”? Si ispirerà più a Paolo Villaggio o a Russell Crowe?
gladiator
Questa riflessione si sarebbe potuta intitolare
IL DIAVOLO È (SEMPRE) NEI DETTAGLI
oppure
LA PREMIALITÀ DEL TUTTI CONTRO TUTTI
AL COSPETTO DEGLI IMPERATORI MURI E RUNVA
(con la partecipazione speciale dei MAGNIFICI 7 e un occhio all’INDUSTRIA 4.0). Ma è miglior partito intitolarla adattando al tema l’invocazione che, secondo Svetonio, sarebbe stata pronunciata innanzi all’imperatore Claudio da un gruppo di gladiatori avviati a trucidarsi vicendevolmente in una naumachia indetta sul lago Fùcino.
Il lettore scoprirà perché.
Il complesso dispositivo legislativo recato nella prossima legge di stabilità (di cui in questi giorni circola una prima versione) si produce in un meccanismo procedurale assai intricato per dar corpo all’annuncio operato dal capo del Governo.
Il proclama potrebbe essere riassunto in un perentorio: “la pacchia è finita! Si cambia registro”. D’ora in poi si premierà l’eccellenza nella distribuzione dei fondi per la ricerca. [peccato che la “pacchia” narri di fondi destinati alla ricerca in caduta libera almeno a far tempo dal 2008, ma questo sarebbe un altro discorso…].
Il modello – lo studioso quando si parla di modelli è sempre pronto a viaggiare con la mente – avrebbe potuto essere il Canada, la Catalogna, etc.
Ma l’impressione – che risulterà più chiara al termine di queste note – è che la lettura dell’articolato ci consegni un modello molto municipale, nel quale la libertà di ricerca scientifica protetta dalla Costituzione sembra inesorabilmente cadere nelle mani dell’esecutivo di turno, col beneplacito di quella parte dell’accademia italiana che sarà pronta ad avvicinarsi ai desiderata governativi per godere dei benefici che l’avvicinamento gli prospetta.
L’analisi è veramente estemporanea, ma il tempo è prezioso e consiglia di licenziarla senza indugio, così com’è venuta, perchè la legge di stabilità si adotta a dicembre.
Una sintesi introduttiva per cominciare.
Le fonti. Il meccanismo che ci si accinge a decrittare è conchiuso in 3 articoli della legge di stabilità in gestazione: in particolare gli articoli 43, 44 e 45.
La notizia. Una pioggia di denaro sta per abbattersi su 180 dipartimenti operanti negli atenei STATALI italiani.
I fatti. Facciamo parlare le norme, non prima di aver annotato che una misura inequivocabile recata dalla legge di stabilità è la RIDUZIONE DEL FFO. L’art. 41, comma 9, lettera b), recita lapidariamente: “(…) lo stanziamento del Fondo per il finanziamento ordinario delle università, di cui all’articolo 5 della legge 24 dicembre 1993, n. 537, è ridotto di 12 milioni di euro”.

1. LE 180 FICHES PER 14 GRUPPI DI GIOCATORI

Al decrescere del FFO corrisponde la costituzione del FFDUE (che abbreviato diventa F2, lo vogliamo chiamare così?), il Fondo per il Finanziamento dei Dipartimenti Universitari di Eccellenza, che beneficerà non più e non meno di 180 dipartimenti fra quelli ospitati dagli atenei statali italiani (qualcuno sarà in grado di reperire il numero preciso e aggiornato dei dipartimenti/reziari pronti a scannarsi per ottenerne i proventi, ma vedi fra qualche rigo).
La premialità dei 180 dipartimenti “eccellenti” sarà distribuita in esito a una valutazione di “eccellenza”, disciplinare nell’ortodossia ANVUR, ma politicamente condizionata. Il condizionamento politico sta nella discrezionalità conferita dalla legge al governo in ordine alla possibilità di scegliere come distribuire le fiches di eccellenza fra i 14 GEV in cui si ripartisce il sapere accademico italiano.
La legge che tentiamo di decrittare fissa una forchetta discrezionale assai ampia.
Ciascun GEV potrà veder premiato un numero di dipartimenti ad esso riferiti che su scala nazionale non potrà essere inferiore a 5 e non potrà essere superiore 20.
In base alla legge in gestazione un possibile esito di distribuzione “legale” operato dal Governo potrebbe, quindi, essere il seguente (chi, ad occhio, non amasse l’esempio è libero di invertire i valori assegnati, appesantendo i premi degli ultimi 7 GEV e diminuendo correlativamente i primi 7):
  • AREA GEV 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14
  • NUM. DIP. PREMIATI 20 20 20 20 20 20 20 10 5 5 5 5 5 5
Tale distribuzione, attenzione, non dipenderà dall’eccellenza scientifica di ciascun singolo dipartimento, ma sarà decisa dal MIUR con il decreto che mette in moto l’intera procedura ogni 5 anni. Il MIUR, nell’emanare l’atto, sarà ovviamente vincolato, nel definire i criteri di distribuzione, a rispettare i macro-obiettivi fissati dalla legge. Sono due le stelle polari della distribuzione ministeriale operata ogni 5 anni fra le AREE GEV:
  1. criteri informati a obiettivi di crescita e miglioramento di particolari area della ricerca scientifica e tecnologica italiana;
  2. la numerosità dei dipartimenti che afferiscono a ciascuna area GEV (dunque sul lungo periodo, questo criterio potrebbe configurare un chiaro incentivo di sistema a spezzettare i dipartimenti troppo numerosi nel rispetto dei parametri fissati dalla legge Gelmini, per vedere aumentare la numerosità dei dipartimenti di ciascuna area GEV).
Il numero reale dei potenziali gladiatori che saranno selezionati per essere ammessi nell’arena non è facile ricavarlo: i dati ANVUR assommano in questo modo i Dipartimenti italiani nelle 14 aree (ma il dato comprende anche le università non statali):
AREA GEV 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14
NUM. DIP. 120 78 114 48 216 215 70 133 136 173 249 157 171 94
Per un totale di 1974 dipartimenti elencati utilmente per la VQR (qualcuno, armato di certosina pazienza, potrà espungere da questa cifra i dipartimenti che – eventualmente – nella VQR concorrono su più GEV, e potrà eliminare dalla cifra quelli afferenti ad atenei non statali).
Lo scopo normativamente dichiarato è “incentivare l’attività di ricerca delle università statali che si caratterizzano per l’eccellenza: a) nella qualità della ricerca; b) nella progettualità scientifica, organizzativa e didattica; c) nonché con riferimento alle finalità di ricerca di Industria 4.0”.
Partiamo da quest’ultimo requisito, visto che è destinato a conformare nel merito il modo di essere di un finanziamento strutturale avente base quinquennale. Di industria 4.0 sul piano normativo si sa quanto contiene l’art. 3 della legge di stabilità in via di approvazione, laddove si prevede il rafforzamento della disciplina di maggiorazione della deduzione di ammortamenti in relazione a tutta una serie di beni strumentali elencati dalla legge stessa e ritenuti funzionali agli obiettivi di Industria 4.0.
Sul piano della comunicazione, a parte le solite slides e i consueti annunci, possiamo avvalerci di una chiara identificazione di benefici attesi che ci viene comunicata nel dossier presentato da una pagina WEB della Presidenza del Consiglio dei Ministri: “I benefici derivanti attesi (sic) da Industria 4.0:
  • Maggiore flessibilità attraverso la produzione di piccoli lotti ai costi della grande scala
  • Maggiore velocità dal prototipo alla produzione in serie attraverso tecnologie innovative
  • Maggiore produttività Attraverso minori tempi di set-up, riduzione errori e fermi macchina
  • Migliore qualità e minori scarti mediante sensori che monitorano la produzione in tempo reale
  • Maggiore competitività del prodotto grazie a maggiori funzionalità derivanti dall’Internet delle cose”
Già a livello di dichiarazioni di intenti normative, o di macro-obiettivi della misura legislativa in discorso, si realizza così una chiarissima (e assai nefasta) ibridazione fra didattica (si parla, infatti, esplicitamente di progettualità didattica) e ricerca di base (quella cui è – era? – destinato fra le altre cose il FFO) e un obiettivo di politica industriale che dovrebbe invece rientrare in un orizzonte di ricerca applicata, per essere finanziato da appositi e specifici programmi normativi.
Questa premialità, pertanto, sarà anche al servizio dell’industria e sul piano normativo sarà possibile allocare più fiches sulla ricerca oggetto di premialità, perché quella ricerca premia gli obiettivi di ricerca applicata che la legge fissa per 5 anni e decide di promuovere con questo meccanismo.
Questa premialità in ogni caso è resa strutturale, e ammonterà a 271 milioni di euro annui, con decorrenza 2018. Come si distribuisce il cospicuo gruzzoletto lo dice l’art. 44 della legge di stabilità.

2. I MAGNIFICI 7

Protagonista assoluta della distribuzione sarà la politica pronunciata dall’esecutivo, attraverso una commissione interamente nominata dal MIUR e così composta:
  • 2 componenti (fra cui il Presidente) nominati dal MIUR stesso;
  • 4 designati dal MIUR da una rosa di 3 nominativi indicati da ANVUR e da una rosa di 3 nominativi indicati dal Comitato Nazionale dei Garanti della Ricerca (oggi così composto: http://attiministeriali.miur.it/anno-2015/novembre/dm-03112015.aspx);
  • uno direttamente dal Presidente del Consiglio.
Saranno loro i “Magnifici 7.
Per operare la selezione, il suddetto comitato chiederà ad ANVUR (che già seleziona 2 componenti della commissione – potrebbe forse sorgere qualche conflittuccio di interesse con tutti questi pesanti munera affidati ai padri della valutazione scientifica italica?) di calcolare l’Indicatore Standardizzato della Performance Aziendale (pardon: Dipartimentale), anche detto ISPD. L’accademia italiana – grata – saluta la nascita di una nuova sigla destinata a entrare nel suo lessico quotidiano: “e voi come state messi a ISPD?”.
L’ISPD elaborato da ANVUR, questa specie di LEA della ricerca (il Livello Essenziale di Eccellenza), tiene conto del ranking ottenuto dai singoli dipartimenti nella VQR, nei rispettivi SSD.
Solo i dipartimenti che con il loro ISPD entrano nelle prime 350 posizioni del ranking che mette in fila tutti i dipartimenti nazionali (quale che sia la loro area GEV) potranno fare domanda per sfidarsi nell’arena del fondo di premialità.
Ogni ateneo potrà portare a selezione fino a un massimo di 15 dipartimenti e, avendone di più, dovrà istituire procedure interne di selezione per individuare i 15 dipartimenti candidabili, potendo istituire con regolamento anche autonomi parametri di selezione, ulteriori e innovativi rispetto all’ISPD. Ogni dipartimento potrà concorrere su una soltanto delle 14 aree GEV (ulteriore e nefasta tendenza alla monocultura disciplinare dei dipartimenti in cui si organizza la ricerca italiana, condannata prospetticamente alla “gevvificazione spinta”).
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3. IL CERTAMEN E LE SUE REGOLE

La procedura per accedere a questo meccanismo sarà rinnovata solo ogni 5 anni, per cui si entrerà nell’arena sapendo che i gladiatori sopravvissuti potranno godere delle risorse aggiuntive per un periodo di tempo tale da lasciare sempre più indietro i gladiatori/dipartimenti che non avranno la ventura di sopravvivere al certamen, entrando fra i primi 180. Morituri te salutant!
Come avviene la selezione dei 180 dipartimenti premiati sui 350 che avranno visto riconosciuta la possibilità di presentare domanda?
Ciascuno dei 350 dipartimenti deve allegare alla domanda un progetto dipartimentale di sviluppo quinquennale, redatto tenendo fermi questi elementi:
a) non meglio definiti “obiettivi di carattere scientifico”;
b) un piano di reclutamento di professori, ricercatori RTD e personale amministrativo associato al progetto;
c) la possibilità di conferire risorse al fondo di premialità di cui all’art. 9 della legge Gelmini [quanto destinare? l’obiettivo – a ben vedere – si pone in conflitto con quanto valorizzato nella lettera b)];
d) l’investimento in infrastrutture di ricerca [si attenderà la puntuale elencazione chiarificatrice ministeriale: acquisto macchinari? attrezzature informatiche? software? libri? arredi per una sala videoconferenze? i beni strumentali funzionali a Industria 4.0?];
e) la volontà di istituire o rafforzare attività didattiche di elevata qualificazione (dottorati, ma anche master);
f) eventuali cofinanziamenti investiti dall’ateneo o da enti pubblici o privati per supportare il progetto dipartimentale [così che la quota premiale eventualmente vinta dal dipartimento possa drenare ed esaurire ulteriori risorse del dipartimento stesso, onde impedire che agli afferenti eventualmente non coinvolti nel progetto possa essere concesso qualcosa, oppure premiando ancor più chi nel dipartimento già disponga di risorse acquisite aliunde].
Si stabilisce che all’interno di ciascun dipartimento avranno preminenza gli afferenti il cui SSD avrà ottenuto i migliori risultati in seno alla VQR, e sarà a quel settore e ai desiderata (in termini di obiettivi della ricerca oggetto di elaborazione) di quegli afferenti che il progetto dipartimentale dovrà guardare. Qui l’autonomia del dipartimento svanisce. A parlare per almeno 5 anni sarà la legge e nulla potrà scalfire l’oggettività vuquriana.
Le domande saranno affidate al vaglio dei Magnifici 7, che a questo punto arbitreranno due fasi (o due tornei distinti).
La prima fase – definiamola Girone A – porterà a premiare, per ciascuna delle 67 università statali concorrenti da Trieste a Palermo, il progetto del dipartimento di quell’ateneo che risulterà avere ottenuto la migliore collocazione nel ranking dei 350 ammessi con riferimento ai risultati conseguiti nella VQR nazionale.
Ognuno dei 67 atenei avrà il suo campione da lanciare nel torneo.
Se il progetto convincerà la commissione dei Magnifici 7 (ma solo se), quel dipartimento sarà subito ammesso alla piena premialità (1.350.000 euro annui, per 5 anni: 6.750.000 euro nel quinquiennio!).
Il Girone A coinvolgerà, dunque, tutti gli atenei statali italiani, che in questo girone si giocheranno il proprio dipartimento “campione”, proprio come facevano le armate greche e troiane nell’Iliade.
Nella seconda fase – definiamola per coerenza Girone B – quanti fra i 350 non avranno potuto già partecipare al Girone A saranno valutati per formare una graduatoria di merito (che, togliendo dal giro i già premiati nel Girone A, potrà arrivare a considerare i restanti fino al 350esimo dipartimento in lizza).
Ciascuna delle domande dei concorrenti del Girone B sarà messa in graduatoria, non prima di aver assegnato questa volta 70 punti in base al ranking ISPD ottenuto dal dipartimento proponente e 30 punti in relazione alla valutazione che i Magnifici 7 effettueranno del progetto dipartimentale, scrutinandone coerenza e fattibilità (elementi di giudizio che nel Girone A non sono oggetto di richiamo, almeno sul piano normativo, il che induce a rilevare quanto ampia – per legge – sarà la discrezionalità dei Magnifici 7 nell’esercitare lo ius necandi sulle speranze dei 67 campioni partecipanti al Girone A).
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Il Girone B si concluderà con una graduatoria suddivisa per Area GEV. Risulteranno premiati, fino alla concorrenza dei numeri di fantasia prodotti nell’esempio della tabella illustrata in apertura, i dipartimenti collocati in base al ranking nella propria colonna GEV. Quanti posti saranno disponibili in totale e per ciascun GEV per il Girone B?
Non è dato vaticinarlo.
In astratto, se tutti i 67 atenei statali italiani vedessero premiato nel Girone A il progetto del proprio top department, i posti contendibili nel Girone B sarebbero solo 113.
E – in ipotesi – potrebbe accadere che i post premiabili per un dato GEV, in base alla determina ministeriale (non meno di 5, non più di 20), risultino esauriti già in esito al Girone A. Si ipotizzi che il Ministero decida di allocare 7 premialità per l’area 12. Fra i 67 campioni d’ateneo vincitori ci potrebbero essere 7 campioni di area 12, con l’effetto di consegnare al limbo dell’incapienza le attese dei partecipanti al girone B sull’area 12.
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4. AURI SACRA FAMES

A quanto ammonterà il guidrigildo del premiatissimi, che alla fine saranno 180, sui 350 che entreranno nell’arena sotto il palco imperiale di ANVUR e MIUR? Avete letto bene prima: 1.350.000 euro l’anno, 6.750.000 in un lustro!
Una somma appena corretta con un meccanismo di perequazione calcolato in aumento o diminuzione, in una misura variabile in base all’organico nazionale dei dipartimenti che saranno risultati assegnatari di premialità (il criptico meccanismo attende migliori spiegazioni, si legga l’art. 45, che parrebbe indicare 5 ordini di grandezza premiale secondo la riconducibilità del dipartimento a 5 fasce di grandezza di organico: 1.080.000, 1.215.000, 1.350.000, 1.485.000 e ben 1.620.000 euro per i più grandi).
Infine, con una disposizione del tutto eccentrica rispetto ai contenuti di questa procedura, si stabilisce (art. 44.12 della proposta legge di stabilità), che “le università possono prevedere, con appositi regolamenti, compensi aggiuntivi per il personale docente e tecnico amministrativo che contribuisce all’acquisizione di commesse conto terzi, ovvero di finanziamenti pubblici e privati”.
Come detto, la norma sembra essere completamente slegata dalla previsione del FFDUE e sembra contemplare la possibilità che anche una porzione della premialità descritta nella misura in esame possa essere utilizzata per distribuire compensi aggiuntivi fra gli afferenti dei dipartimenti vincitori di FFDUE (con beneficio esteso – almeno questo meritoriamente – anche al personale amministrativo).
Ce n’è abbastanza per far partire in ciascuno di noi quei meccanismi mentali che inducono a proiettarsi nel futuro di un’università italiana ormai rassegnatasi a convivere con la misura che la legge di stabilità le propone. Divisa in reziari, sucutores e mirmiloni, pronti a scannarsi dentro e fuori i propri dipartimenti per conquistare il proprio aureo guidrigildo d’eccellenza, sotto gli occhi compiaciuti di un imperatore che ha già scritto per tabulas quanto conti nell’agone l’industria 4.0, sapendo di poter contare su un manipolo di esperti consiglieri, temprati dalle note (e severissime) selezioni necessarie per prender posto sul vascello dedicato al culto di RUNVA e salpare verso la Britannia.
cobramState ancora immaginando quello che potrebbe accadere, vero?
Sappiamo come finisce il film di Russell Crowe. Non sappiamo in quale film la comunità accademica italiana si lascerà ritrarre dallo Stato cui appartiene. Sappiamo che quell’appartenenza è accompagnata dal riconoscimento di un’autonomia, sancita in una Carta che evidentemente qualcuno giudica sempre più unfit nella corsa ad interpretare lo zeitgeist imperante.
La coppa COBRAM – piaccia, o no, la caduta nel nazional-popolare – uno scenario lo ipotizza.
Ma l’auspicio è che risuoni – e da subito – un’epica frase che molti ricorderanno.

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11 Comments

  1. Enrico Mauro says:

    Stento a credere che funzionari della Repubblica italiana siano pagati per partorire questa roba.

    Credo dovremmo rivalutare il Grande fratello televisivo e il gioco dell’oca.

  2. Se come docenti e come cittadini non riusciremo a fermare questi folli, l’Università sarà distrutta e con essa il futuro dei nostri figli, dei tanti nostri studenti pieni di talento e di passione.

  3. indrani maitravaruni says:

    Sono effettivamente casi psichiatrici, odiano la cultura, lo studio, il proprio paese e la costituzione. Godono a vedere i miseri che si sbranano, inventano videogames cui partecipiamo nostro malgrado, scavalcano ogni regola, correttezza e rispetto, riducono il pensiero a slogan e rifilano algoritmi. E a loro si uniscono onnipresenti intrallazzoni e leccapiedi. Ci stanno mandando in rovina in nome di cosa?

  4. Immaginiamo il giorno in cui il sito del MIUR pubblicherà il “rankone ISPD”, mettendo in fila ben più di 1000 dipartimenti italiani (esiste qualche volenteroso che dalle tabelle ANVUR VQR ricavi una stima attendibile dei dipartimenti pronti ai ludi gladiatorii?).

    E’ difficile pensarlo, ma in astratto potrebbe accadere (per come è configurato, il meccanismo legislativo non esclude l’eventualità) che uno dei 67 atenei italiani non vanti nemmeno un dipartimento fra i primi 350, uscendo subito dal gioco senz’appello.

    A quel punto tutti gli atenei in grado di vantare un dipartimento 350ista conosceranno, con la forza e l’evidenza di un numerino, il loro Achille.

    Anche i dipartimenti campioni di ateneo devono però redigere il loro “progettone”. Visto che in questo caso la legge non parla di congruenza e fattibilità, il “progettone” sarà vagliato dai Magnifici 7 senza apparenti vincoli normativi (il MIUR con decreto fisserà a suo piacimento i parametri?).

    Se ai Magnifici 7 piacerà, il “campione” di ateneo passa, se no, l’Achille locale muore, liberando un posto nel girone B.

    Anche se la norma tace sul punto, nel Girone A la “libera” valutazione sul “progettone” conta per il 100%.

    Qui – lo si ripete – i Magnifici 7 non devono per legge vagliare né fattibilità, né coerenza.

    Dopo il Girone A si tirano le fila.

    Gli atenei statali italiani sono 67. Sono passati 65 dipartimenti di 65 diversi atenei.

    Di questi ve ne sono (sono numeri di pura fantasia):

    7 di area 1
    3 di area 2
    6 di area 3
    4 di area 4
    5 di area 5
    5 di area 6
    4 di area 7
    4 di area 8
    3 di area 9
    7 di area 10
    5 di area 11
    5 di area 12
    3 di area 13
    4 di area 14

    Ne segue che il girone B mette in palio 115 posti, ma qualche GEV, premiatissimo nel girone A, avrà meno slot su cui concorrere.

    Nel girone B solo il 30 % della valutazione dipende dal giudizio sul progettone.

    Potrebbe aversi, se l’allocazione iniziale delle fiches operata dal ministero è quella che fantasiosamente ipotizzo nell’articolo (la ricordo, sapendo che di fantasia pura si tratta, se ricordiamo quali sono gli obiettivi a cui la legge piega questa misura strutturale di premialità)

    • AREA GEV 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14
    • DIP. PREMIATI 20 20 20 20 20 20 20 10 5 5 5 5 5 5

    che i premi contendibili nel Girone B siano così distribuiti:

    • AREA GEV 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14
    • Girone B 13 17 14 16 15 15 16 6 2 0 0 0 2 1

    In questo esempio di fantasia in AREA 10 si potrebbe addirittura verificare l’incapienza nell’allocazione iniziale rispetto agli esiti numerici che legittimano al Girone A.

    Che succede?

    I Magnifici 7 saranno costretti a dire che due di quei 7 progetti non piacciono?

    La competizione a quel punto si sposta fra i 7 atenei di cui i 7 Achilli del GEV 10 ammessi al girone A sono espressione.

    Fine della simulazione prospettica estemporanea.

    Questa è una procedura complessa fatta di singoli atti ricorribili al TAR.

    I premi valgono 6.75 milioni di euro in media.

    Il gioco varrà una sospensiva…

    E tutto, in ultima analisi, dipenderà da un numerino, che riuscirà a realizzare il sogno di istituire un metrica uniforme del sapere.

    Senza contare che di fronte a questo disegno normativo i commissari alla VQR potrebbero essere tentati di appesantire le proprie valutazioni nell’ambito del proprio recinto GEV, nella consapevolezza che il risultato finale premierà il GEV nel suo complesso nell’allocazione della risorse premiali.

    Un esercizio di pura fantasia basta per cominciare a litigare fra noi…

    Forza e onore.

  5. ma adesso si sa qualcosa di più preciso su come si svolgeranno i giochi?

  6. Si, grazie. Avevo visto. Mi sono spiegato male. Chiedevo se si sa come dai 350 e passa dipartimenti si arriverà a 180.
    Nel sito MIUR vi è anche la tabella degli slot disponibili per ogni area, ma non spiegano come si arriverà a scegliere i 180.
    Sorpresa???

  7. Leggere gli articoli pregressi sui Ludi. Dove?

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