Riceviamo e volentieri pubblichiamo. 

Lettera_Ministro

 

 

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28 Commenti

  1. Fatto GRAVISSIMO e INACCETTABILE, contro il quale va espressa tutta la nostra solidarietà ai colleghi discriminati, e tutta la nostra riprovazione al Rettore, o chi per lui abbia voluto agire in questo modo.
    Va detto che, inter nos, lo sapevamo che da qualche parte prima o poi il problema si sarebbe presentato. Anche quaggiù non tira una bella aria… staremo a vedere.

  2. Solidarietà ai colleghi di Sassari! Credo non sia l’unico Ateneo dove succeda questo. Vedremo. Del resto non si capisce cosa c’entra il bando della Fondazione del Banco di Sardegna con i finanziamenti ministeriali, i quali già abusivamente tengono conto della Vqr là dove non si dovrebbe. Così, oltre al danno finanziario causato dal MIUR per estensione arbitraria degli esiti dei conteggi vqr, si ha un ulteriore danno non facendo accedere ai fondi di un’istituzione privata. Sapete cosa si dice chi sarà il valutatore ex post? Un’altra banca. E il Banco di Sardegna, per facilitarsi il compito di valutazione dei progetti, accetta soltanto progetti di gruppi di ricerca, non di singoli, i quali gruppi si inventano dei temi generici per farci entrare molti colleghi. Chi ne è escluso per 3 anni, dopo tre anni avrà di nuovo rogne perché avrà dovuto produrre in proprio contandosi le lire in tasca.
    Solidarietà! Ma voglio vedere se e cosa risponde il MIUR. Immagino niente, considerata la “autonomia dell’Ateneo”. Anzi, sarà contento, così imparano a desanvurizzarsi! Hanno proprio toccato il fondo.

  3. Anche all’Università di Perugia l’assegnazione dei fondi della ricerca di base è limitata ai docenti “attivi”, dove per attivo si intende aver sottoposto almeno un prodotto per la VQR. Non riesco a trovare il link alle Linee Guida che danno queste indicazioni che sono state però recepite come “vincolanti” dai vari Regolamenti di Dipartimento.

  4. Ma lo sa il Rettore di Sassari che deve dire grazie a coloro che hanno aderito allo stopVQR perchè ha beneficiato di una congrua compensazione nella ripartizione della quota premiale dell’FFO?

    vedere BACCINI in https://www.roars.it/online/tutto-quello-che-avreste-voluto-sapere-sullffo-premiale-atto-secondo/

    “La compensazione premia gli atenei i cui docenti hanno aderito allo #stopVQR, trasferendo a loro favore risorse prelevate dagli atenei i cui rettori in un modo o nell’altro sono riusciti a contenere la dimensione della protesta. La compensazione #stopVQR ha spostato complessivamente 8,9 milioni di euro, pari a circa l’1% dell’intero FFO(A). In particolare ha beneficiato della compensazione La Sapienza di Roma che ha ricevuto da sola oltre il 10% dell’ammontare complessivo delle compensazioni. Molti altri atenei hanno visto aumentare il proprio FFO di percentuali pari o di poco superiori a La Sapienza (Politecnico di Milano, Genova, Catania, Roma Tre, Cagliari, Verona, Calabria, Sassari, Salento, Basilicata, Urbino, Partenope). “

  5. Vorrei informare che anche a Cagliari è stato emanato un bando che esclude chi non ha conferito i prodotti per la VQR a meno di non avere due prodotti per gli anni 2015-2016, prodotti da sottoporre all’approvazione del Dipartimento (ma quando mai?). Questo è il testo della email che avevo inviato a Giuseppe De Nicolai in data 18 maggio:

    Gent.mo,

    inoltro i criteri per la partecipazione a un bando di ricerca dell’Università di Cagliari:

    “….possono presentare domanda o partecipare al progetto solo coloro che hanno conferito i prodotti VQR 2011-14 o, in alternativa, avere 2 lavori pubblicati nel 2015-2016:

    a) essere strutturati all’università di Cagliari, anche con contratto a tempo determinato, purché non in scadenza nel 2017;
    b) aver conferito alla Vqr 2011-14 il numero di prodotti attesi previsto, fatta salva la possibilità di partecipazione ai ricercatori a tempo determinato che non siano in possesso del requisito perché assunti successivamente al periodo considerato;
    c) per i ricercatori che non hanno conferito alcun prodotto alla Vqr 2011-2014, aver pubblicato almeno due lavori scientifici ammissibili alla Vqr nell’ultimo biennio (2015-2016) e l’approvazione da parte del Consiglio di dipartimento;
    d) non cessare dal servizio per raggiunti limiti di età nei successivi due anni rispetto alla data di pubblicazione del presente avviso;
    e) non essere beneficiari, in qualità di Pi e di componenti dei gruppi di ricerca, dei progetti biennali finanziati nell’ambito del precedente avviso 2016.

    I criteri dell’anno scorso invece prevedevano essere attivi ai sensi del bando VQR:

    a) essere strutturati nell’università di Cagliari, anche con contratto a tempo determinato;
    b) essere ricercatori attivi ai sensi del bando Vqr 2011-2014, fatta salva la possibilità di partecipazione ai ricercatori a tempo determinato che non siano in possesso del requisito perché assunti successivamente al periodo considerato;
    c) non cessare dal servizio per raggiunti limiti di età nei successivi due anni rispetto alla data di pubblicazione del presente avviso.

    E’ lecito? Ci sono gli estrmi per un ricorso o una denuncia?

    Qui abbiamo consultato un avvocato amministrativista per sapere se ci sono gli estremi per il ricorso.

  6. All’Università di Trento, con il regolamento da poco approvato sugli scatti, negano addirittura gli scatti stipendiali a chi si è macchiato di “mancato adempimento dei compiti previsti dalla VQR”!!! Mi sembra assurdo, nessun collega farà ricorso?? Sapete se altri atenei fanno lo stesso? Qui il regolamento:
    http://www.unitn.it/alfresco/download/workspace/SpacesStore/95b76da4-a44d-4ce0-9e22-491392251503/Regolamento%20scatti%20triennali_docenti.pdf

    • Occorre che noi docenti ci facciamo un attimino più combattivi e, quando ci sono i presupposti, andiamo al TAR. E occorre che stiamo più attenti in generale.
      Ad es., qui trovo il bilancio preventivo dell’Università di Sassari (il mio Ateneo) per il 2017:
      https://www.uniss.it/ateneo/documenti-di-ateneo/bilancio-di-previsione-2017
      A p. 62 leggo:
      “Negli stanziamenti di bilancio per l’esercizio 2017 sono state previste le somme per gli scatti triennali a favore del 50% degli aventi diritto a seguito della valutazione positiva dell’attività didattica, di ricerca e gestionale svolta, ai sensi dall’art. 6, comma 14, della legge 240/2010, come da indicazione dell’Area
      risorse umane.”
      L’Università di Sassari non ha ancora un Regolamento per l’attribuzione degli scatti di stipendio triennali, ma la premessa mi pare chiara: la previsione (chiamiamola così) – sempre che non sbagli a interpretare il passo citato – è quella di dare lo scatto al 50% degli aventi diritto. E se noi docenti ci rivelassimo più bravi?
      Viste le premesse, secondo voi come sarà il Regolamento per gli scatti triennali dell’Università di Sassari? Tipo quello di alcuni Atenei che chiedono un paio di pubblicazioni valutabili ai fini della VQR e la copertura dei compiti didattici assegnati dal Dipartimento, oppure più ‘stretto? Vedremo…
      Aggiungo solo un’altra cosa: diversi Atenei, quello di Sassari compreso, tardano ad emanare il Regolamento per l’attribuzione degli scatti di stipendio triennali. Molti di noi, di fatto, stanno partecipando a una gara di cui non conoscono le regole. Si parla di soldi, stipendio, pensione etc. Allora mi domando: questo è giusto? Ossia: se le regole si fanno dopo, non può sorgere il dubbio – diciamo ‘metodologico’ – che siano state fatte avendo in mente un certo scopo, dopo aver studiato il quadro sul quale si intende intervenire? Una simile pratica è lecita, o un domani potrà essere biasimata in sede di contenzioso amministrativo?
      Un parere di chi intende di diritto sarebbe graditissimo…

  7. Caro Lapo, a quanto ricordo il limite del 50% è proprio di legge.

    In generale questi regolamenti si stanno rivelando applicazioni pasticciate di una legge già di suo terribile.

    Spesso le università fissano paletti minimi rigidi pensati proprio per trovare un numero di domande non superiore a quel 50% fissato dalla legge, in modo da non dover fare poi una vera e propria valutazione che rischierebbe di essere “sanguinosa”.

    • Ciccoli ricorda male e fa confusione con l’elemosina della scatto “una tantum” che era stato riservato solo al 50%. Per gli scatti “post-Gelmini” vale il comma 14 dell’art. 6 della 240/2010 che non fa cenno a limiti del 50% o altro:
      ———————-
      14. I professori e i ricercatori sono tenuti a presentare una relazione triennale sul complesso delle attivita’ didattiche, di ricerca e gestionali svolte, unitamente alla richiesta di attribuzione dello scatto stipendiale di cui agli articoli 36 e 38 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, fermo restando quanto previsto in materia dal decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122. La valutazione del complessivo impegno didattico, di ricerca e gestionale ai fini dell’attribuzione degli scatti triennali di cui all’articolo 8 e’ di competenza delle singole universita’ secondo quanto stabilito nei regolamenti di ateneo. In caso di valutazione negativa, la richiesta di attribuzione dello scatto puo’ essere reiterata dopo che sia trascorso almeno un anno accademico. Nell’ipotesi di mancata attribuzione dello scatto, la somma corrispondente e’ conferita al Fondo di ateneo per la premialita’ dei professori e dei ricercatori di cui all’articolo 9.

  8. Non sono un giurista, ma provo a partire da De Nicolao e a ragionare a voce alta:
    “Nell’ipotesi di mancata attribuzione dello scatto, la somma corrispondente è conferita al Fondo di ateneo per la premialità dei professori e dei ricercatori di cui all’articolo 9.”
    Partendo da una simile norma, mi domando io (e se sbaglio correggetemi, per favore), come fa un Ateneo a mettere in bilancio preventivo solo il 50% di quanto necessario a coprire gli scatti triennali di tutti gli aventi diritto? Infatti, a prescindere da ogni altra considerazione, supponiamo pure che la previsione si riveli esatta: i meritevoli sono solo il 50% (e l’ecatombe si compie). Il 50% risparmiato non dovrebbe (obbligatoriamente?) andare “al Fondo di ateneo per la premialità dei professori e dei ricercatori di cui all’articolo 9”?
    Ho capito male?

    • Credo che sia esattamente come scrivi. Si può realizzare un regolamento molto restrittivo se si vuole impinguare il fondo per la premialità oppure qualcuno pensa (forse?) di utilizzare i risparmi per altro. E magari se nessuno ci bada quel qualcuno ci riesce. In realtà questo tema sta sempre più diventando attuale, dopo che è stato inizialmente trascurato perché non appariva di immediata applicazione stante il blocco di stipendi e scatti. Sta anche diventando un ulteriore sistema di frammentazione della nostra figura giuridica e del sistema universitario (atenei e docenti/ricercatori di serie A, B, C. ….). I rettori, penso la gran parte, non si rendono che stanno allegramente tagliando il ramo su cui sono e siamo seduti. Prima o poi se non sapremo reagire la deforestazione sarà completa.

  9. Già, cui prodest? Ragioniamo in generale, astraendo dal caso di Sassari.
    Apparentemente non giova a nessuno avere dei docenti massacrati e disincentivati da logiche competitive che, anziché portare a una crescita del sistema con meccanismi di premialità veri (= che aggiungono risorse), sta portando invece allo svilimento dell’impegno dei singoli con formule matematiche astruse che imbellettano il taglio di risorse e di strutture, che è poi la sostanza della questione.
    A quante università giova giocare con le regole imposte da ANVUR? Perché solo Macerata ha fatto ricorso contro il costo standard?
    E a chi giova la nuova figura del rettore-prefetto?
    Mi pare che un dubbio possa nascere legittimo: non è che tutto quello che sta accadendo in questi anni all’università, e che ora sta subendo un’accelerazione drammatica, è manifestazione di un disegno – opportunamente mascherato sotto la parola d’ordine del ‘merito’ – di ridimensionamento e di tagli che passa attraverso la ‘dimostrazione’ che le cose, così come stanno, funzionano male? Anche l’aver ‘dimostrato’ che una buona parte del corpo docente universitario è formata da ‘inattivi’, ‘soggetti sotto la media’, ‘non meritevoli di scatti stipendiali’ sarà funzionale a un simile disegno, non degno di un paese civile.

    • “Anche l’aver ‘dimostrato’ che una buona parte del corpo docente universitario è formata da ‘inattivi’, ‘soggetti sotto la media’, ‘non meritevoli di scatti stipendiali’ sarà funzionale a un simile disegno”
      _____________
      In effetti desta un certa sensazione che nel 2012 un docente ogni due non superasse i valori mediani su quantità e qualità delle pubblicazioni. Un’anomalia prontamente denunciata da Gianni Trovati sul Sole 24 Ore e che, da sola, spiega la necessità della frusta dell’ANVUR. Inutile pensare di confrontarci con altre nazioni evolute, dove – sono pronto a scommettere – la percentuale di docenti che sta sotto la mediana è di gran lunga inferiore al 50%.
      Ma se diamo fiducia all’ANVUR e li lasciamo lavorare, vedrete che anche da noi non sarà più vero che un docente ogni due sta sotto la mediana.
      I primi segni già si vedono. Se date un occhio all’ISPD dei dipartimenti di eccellenza (che è un percentile), potete verificare che nel top 1% cade il 18% dei dipartimenti italiani (119 dipartimenti hanno ISPD=100, mentre altri 29 hanno ISPD=99,5 su un totale di circa 800 dipartimenti italiani). E questo dopo solo sei anni di ANVUR …


    • Esatto! Quello che desta schietta e incontenibile ammirazione sono le ‘dimostrazioni’ more mathematico dell’ANVUR 🙂
      L’importante è avere ben chiaro lo scopo, per strada si acconceranno gli strumenti, i ragionamenti, la logica, la filosofia, la terminologia… Bisogna dare tempo al tempo.

    • Ma secondo me la stupidità umana non è tanto il non accorgersi dell’inconsistenza matematica di un calcolo, quanto rivelarsi succube di una ideologia fino ad arrivare al delirio.
      Nel nostro caso gli anvuriani o i giornalisti del sole 24 ore sono un palese esempio di dogmatismo: il dogma qui sarebbe la ‘competizione’ elevata a categoria morale (cioè un imperativo a cui TUTTI devono obbedire). I’offuscamento ideologico gli impedisce di accorgersi che ciò è impossibile: se si fa una gara e si stila una classifica necessariamente qualcuno andrà in fondo alla classifica. Il delirio comincia quando chi va ‘sotto la media’ (cioè in bassa classifica) viene fatto oggetto di riprovazione morale (non ha obbedito all’imperativo categorico).

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