Con sentenza del 3 novembre 2015, la Sezione terza bis del TAR Lazio ha ritenuto illegittima la previsione – contenuta nel DPR 222/2011 – che richiedeva per l’abilitazione di un candidato la maggioranza qualificata dei 4/5 dei commissari, ritenendo sufficiente la maggioranza semplice.

Come afferma il Giudice, risulta infatti, all’evidenza, impossibile pervenire ad un congruo e motivato giudizio negativo per una Commissione a maggioranza convinta del contrario.

Segue il testo.

12407/2015 REG.PROV.COLL.

04972/2015 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Terza Bis)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 4972 del 2015, proposto da:
Marcello Daniele, rappresentato e difeso dagli avv.ti Roberta M. Avola Faraci e Guerino Fares, con domicilio eletto presso lo studio di quest’ultimo in Roma, via Bisagno, 14;

contro

Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;

per l’annullamento

del giudizio negativo collegiale espresso dalla Commissione nazionale per l’abilitazione alle funzioni di professore universitario di prima fascia, settore concorsuale 12/G2 – diritto processuale penale, con riguardo alla domanda presentata dal ricorrente per ottenere l’abilitazione alla I fascia di docenza;

del D.P.R. 14 settembre 2011, n. 222, che regola la procedura di abilitazione scientifica nazionale, a norma dell’art. 16 della legge n. 240/2010, nella parte in cui (art. 8, comma 5) prevede che la commissione delibera a maggioranza dei quattro quinti dei suoi componenti;

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio dell’amministrazione intimata;

Vista l’ordinanza di questa Sezione n. 2866 del 3 luglio 2015, di accoglimento della proposta domanda cautelare, mediante fissazione a breve dell’udienza di trattazione del merito del ricorso, ai sensi dell’art. 55, comma 10, cod. proc. amm.;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 8 ottobre 2015 il dott. Giuseppe Caruso e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO e DIRITTO

Con atto notificato il 2 aprile 2015 e depositato il 17 aprile 2015 il prof. Daniele – docente associato di diritto processuale penale presso l’Università di Padova – impugna il giudizio negativo espresso dalla Commissione nazionale per l’abilitazione alle funzioni di professore universitario di prima e seconda fascia, settore concorsuale 12/G2 – diritto processuale penale, con riguardo alla sua domanda di abilitazione alla I fascia di docenza. Impugna altresì il presupposto D.P.R. 14 settembre 2011, n. 222, che regola la procedura di abilitazione scientifica nazionale, a norma dell’art. 16 della legge n. 240/2010, nella parte in cui (art. 8, comma 5) prevede che la Commissione delibera a maggioranza dei quattro quinti dei suoi componenti.

Il ricorrente fa presente che la decisione negativa assunta nei suoi riguardi discende dal voto sfavorevole di solo due dei 5 commissari, essendosi invece gli altri tre espressi per il conferimento dell’abilitazione in questione, sicché in definitiva essa è negativa solo in quanto l’art. 8, comma 5, del D.P.R. n. 222/2011 dispone che “la commissione delibera a maggioranza dei quattro quinti dei componenti”.

Deduce il seguente, articolato, motivo unico:

Violazione dell’art. 16 della legge n. 240/2010, in relazione all’art. 17, comma 2, della legge n. 400/1988.

La previsione di una maggioranza dei quattro quinti dei commissari per il conferimento dell’abilitazione non avrebbe alcun riscontro nella legge n. 240/2010, che pure detta i puntuali criteri ai quali il regolamento cui vengono demandate le modalità di espletamento delle procedure abilitative deve conformarsi. In questi ultimi, infatti (v. comma 3, lett. a), dell’art. 16 della legge n. 240/2010), il legislatore si limita a prevedere che l’attribuzione dell’abilitazione avvenga “con motivato giudizio fondato sulla valutazione dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche, previa sintetica descrizione del contributo individuale alle attività di ricerca e sviluppo svolte”, senza fare cenno a maggioranze “qualificate”. Anzi, la previsione di queste ultime sarebbe in contrasto con la necessità – espressamente ribadita dal legislatore – che il giudizio collegiale sia “motivato”, giacché esso – quando, come avviene nella fattispecie, i voti negativi sono solo due su cinque – rifletterebbe incongruamente l’opinione della minoranza della Commissione.

Con successive memorie, il ricorrente ha ribadito ed ampliato le sue argomentazioni – sottolineando sia l’assenza di precedenti in materia di maggioranze qualificate per i concorsi universitari, sia la manifesta illogicità del giudizio collegiale reso nei suoi riguardi – e concludendo per l’accoglimento del gravame.

Per l’amministrazione intimata si è costituita in giudizio l’Avvocatura dello Stato ed ha sostenuto la piena legittimità dei provvedimenti impugnati, chiedendo la reiezione del ricorso.

La causa è stata assunta in decisione nella pubblica udienza dell’8 ottobre 2015.

Il ricorso è fondato.

Come correttamente rilevato dal ricorrente con l’unico motivo di censura dedotto, la legge n. 240/2010 (art. 16, comma 2) ha demandato ad un regolamento c.d. di delegificazione (art. 17, comma 2, della legge n. 400/1988) la disciplina delle “modalità di espletamento delle procedure finalizzate al conseguimento dell’abilitazione”, dettando i dettagliati criteri ai quali esso deve attenersi (art. 16, cit., comma 3).

Detti criteri prevedono (art. 16, cit., comma 3, lett. a), “l’attribuzione dell’abilitazione con motivato giudizio fondato sulla valutazione dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche”, senza fare cenno alcuno alla necessità di speciali maggioranze per le deliberazioni assunte al riguardo dalle Commissioni competenti.

Il regolamento emanato in esecuzione delle predetta disposizione di legge (D.P.R. n. 222/2011) ha invece ritenuto di introdurre, per le deliberazioni delle Commissioni, la previsione di una maggioranza qualificata dei quattro quinti dei commissari (art. 8, comma 5).

Siffatta previsione regolamentare, assolutamente innovativa rispetto a tutta la pregressa legislazione in materia di concorsi universitari, risulta in contrasto con quelle di legge sotto due profili:

– in primo luogo, in quanto un’innovazione tanto significativa e contrastante con le regole generali di funzionamento degli organi collegiali avrebbe dovuto essere esplicitamente indicata dal legislatore nei dettagliatissimi criteri che esso ha fornito per l’adozione del regolamento disciplinante la procedura abilitativa;

– in secondo luogo e comunque, perché la previsione di maggioranze qualificate risulta incompatibile con quella – specificamente inserita dal legislatore tra i criteri direttivi per l’adozione del regolamento (art. 16, comma 3, lett. a), della legge n. 240/2010) – secondo cui la Commissione deve in ogni caso (cioè: sia se il giudizio è positivo, sia se è negativo) rendere un “motivato giudizio fondato sulla valutazione dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche”. Risulta infatti, all’evidenza, impossibile pervenire ad un congruo e motivato giudizio negativo per una Commissione a maggioranza convinta del contrario.

Per le considerazioni fin qui svolte, deve ritenersi illegittimo l’art. 8, comma 5, del D.P.R. n. 222/2011, secondo il quale la Commissione delibera a maggioranza dei quattro quinti dei componenti, anziché a maggioranza dei componenti, come del resto previsto dalla previgente normativa (v., da ultimo, art. 9, comma 9, del D.Lg.vo n. 164/2006).

Dall’illegittimità della regola di computo della maggioranza discende quella del giudizio negativo reso nella fattispecie dalla Commissione. A favore dell’abilitazione del ricorrente, invero, hanno votato la maggioranza dei commissari (tre su cinque), sicché il giudizio reso collegialmente non può che considerarsi favorevole, con conseguente conseguimento dell’abilitazione a professore di prima fascia da parte dell’interessato.

In definitiva, il ricorso in esame va accolto, con conseguente annullamento dei provvedimenti impugnati.

Le spese seguono, come di regola, la soccombenza e sono liquidate in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza Bis), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto annulla i provvedimenti impugnati, ai sensi e per gli effetti di cui in motivazione.

Condanna il MIUR al pagamento delle spese di causa a favore del ricorrente, liquidate in € 1.500,00 oltre rimborso del contributo unificato ed accessori di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 8 ottobre 2015 con l’intervento dei magistrati:

Giuseppe Caruso, Presidente, Estensore

Maria Cristina Quiligotti, Consigliere

Ines Simona Immacolata Pisano, Consigliere

 

 

 

 

 
 
IL PRESIDENTE, ESTENSORE
 
 
 
 
 

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 03/11/2015

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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40 Commenti

  1. “Risulta infatti, all’evidenza, impossibile pervenire ad un congruo e motivato giudizio negativo per una Commissione a maggioranza convinta del contrario.”

    molto interessante – e complimenti al collega che ha evidenziato la debolezza formale della norma (ai limiti dell’illogico)….

    si potrebbe obiettare che nel “motivato giudizio” collegiale dovrebbe rientrare anche la consapevolezza dei commissari della necessità dei “4/5”, il che potrebbe sostenere il giudizio collegiale opposto alla convinzione della maggioranza dei singoli …

    ma allora ci si domanda – come sempre per questa 240 – era tanto difficile scriverla meglio ?

    • La maggioranza del 4/5 non era nella l. 240/2010, ma è stata introdotta nel regolamento emanato successivamente. Non che la 240 fosse un gioiello, intendiamoci, ma i regolamenti sono andati al di là di ogni possibile immaginazione.

    • la maggioranza dei quattro quinti è un ragionevole elemento di riequilibrio della casualità del sorteggio della commissione. Il TAR Lazio sta scrivendo pagine ridicole nella demolizione – ma in peggio, e non era facile – di un sistema in partenza mal congegnato

    • Come sarebbe bello poter argomentare definendo “pagine ridicole” quelle dove stanno scritte le tesi che non ci piacciono. Molto meno faticoso che provare a produrre dei ragionamenti convincenti. E con tutta sincerità, le fondamenta giuridiche di argomenti come il “riequilibrio della casualità del sorteggio” mi sembrano un po’ meno solide di quanto scritto nella sentenza del TAR.

    • Spieghi meglio Barbieri. Così è veramente criptico: a) tre commissari sorteggiati sono parenti del candidato; b) tre commissari sorteggiati sono di altra area e due invece si?
      c) I commissari sorteggiano a caso abilitati e non?
      Di ragionevole qui non c’è niente. Ci sono stati settori, come quello della Sociologia o del Diritto, a cui io non appartengo, dove due commissari hanno avuto il potere di fare muro, anche ideologico, contro schiere di candidati validi (vada a vedere le polemiche dentro l’AIS). Come siamo bravi noi docenti a massacrarci fra di noi: c’è chi gode di tutto questo. De Nicolao, il “riequilibrio della causalità del sorteggio” rientra o no in quello che avrebbe mai immaginato, o va al di là?

  2. Concordo ….”i regolamenti sono andati al di là di ogni possibile immaginazione”. Ma chi li ha scritti? Chi è stato l’ispiratore di tante norme non previste dalla legge, ma inserite nei regolamenti attuativi? Chi era il responsabile dell’ufficio legislativo del Ministero quando i regolamenti sono stati varati? Chi erano il Presidente del Consiglio ed il Ministro competente quando i regolamenti sono stati emanati? Tutti questi svarioni quando sono costati al contribuente ed alle vittime? Dai Giuseppe… un po’ di “fact checking” non sarebbe sbagliato.

  3. Mi chiedo come mai ci sono voluti 4 anni per giungere a questa conclusione, permettendo quindi il “regolare” svolgimento dell’ASN e il dispiegarsi dei sui effetti.
    Detto questo, il Consiglio di Stato nel suo parere al DPR, ha preso atto della maggioranza richiesta di 4/5, ma non ha avuto nulla da eccepire (sull’articolo 8 si legge solo un commento sul comma 2, pareri pro-veritate).
    Dato che il ministero farà sicuramente ricorso vedremo cosa il CdS deciderà. Non che ne freghi niente a nessuno, dato che per allora si spera la nuova ASN 2.0 sarà iniziata.

  4. Altra commissione non ha senso. Il comma 5 è illegittimo. E prima che iniziasse il processo di valutazione. Quindi il dilemma è: chi ha avuto una valutazione positiva in uno stato di diritto viene abilitato senza subire ulteriori ingiustizie, o gli occupanti illegittimi (perché incapaci) del Ministero hanno ancora voglia di protagonismi degni di una repubblica delle banane presentando ricorso al consiglio di stato. Dovremmo pensare ad una class-action contro il rappresentante legale dell’ufficio del ministero in cui è stata pensata la norma (forse un amministrativista saprebbe consigliare cosa fare) per il diritto, illegittimamente negato, a partecipare ai concorsi locali per tre anni.

  5. … e nel frattempo la bozza del nuovo DM mantiene 4/5, e nessuno dice niente…

    “La commissione attribuisce, come attualmente, l’abilitazione a maggioranza dei quattro quinti dei componenti.
    […]
    Non essendovi altro da segnalare, si può esprimere, salvo quanto sopra osservato, il nulla osta della Sezione al prosieguo dell’iter previsto per il regolamento in
    argomento.”
    https://www.roars.it/online/parere-del-consiglio-di-stato-sulla-bozza-di-dm-criteri-e-parametri-per-lasn/

  6. La follia è evidente. I giudici del TAR conoscono la procedura per cui i DPR passano dal Consiglio di Stato. Il fatto nuovo è l’illogicità del comma: il CDS non può dire è così e basta, ma portare una motivazione plausibile e giurisprudenza pregressa che giustifichi la norma. Ovviamente tutti sappiamo che non esistono nè la prima nè la seconda: al contrario quella norma fu adottata sull’onda della volontà punitiva nei confronti dei docenti universitari. (Baroni nullafacenti… Raccomandati…) Onda emotiva ancora presente, su cui si sospendono le procedure di selezione in vigore per richiamare la legione straniera… si bloccano gli stipendi… si tagliano i fondi. La considerazione finale che mi viene in mente è questa: l’ANVUR ha gestito VQR 1.0 e ASN 1.0 in modo vergognoso. Sta cercando di fare peggio con le versioni 2.0, sbattendo la testa ovunque: centinaia di ricorsi persi sulle abilitazioni, con conseguente esborso di soldi pubblici, perdite di tempo ecc., astensione dichiarata praticamente dall’accademia italiana in blocco, non insegnano niente a questi signori?

  7. Ciò che mi chiedo, io che sono tra coloro che a suo tempo non fecero ricorso ed ebbero tre voti su cinque, è naturalmente cosa oggi si possa ancora fare, se ci sono cioè possibilità giudiziarie di far valere oggi il giudizio del TAR del Lazio che riconosce illeggittima la maggioranza dei 4/5 per vedersi riconsiderato in qualche modo il proprio caso. Sarei grata al giurista amministrativo o collega che volesse tentare una risposta, pur sapendo che bisognerà attendere il pronunciamento del CdS.

  8. Credo che, nell’interesse di tutti, il Ministero non dovrebbe impugnare. Se decidesse di impugnare, dal canto suo il Consiglio di Stato non dovrebbe perdere l’occasione per eliminare una volta per tutte quella che rappresenta la madre di tutte le storture dell’ASN.

    La regola dei 4/5 non esiste in nessuna parte del mondo, per una semplice ragione: è una regola radicalmente incostituzionale. E’ nell’interesse dell’intera comunità scientifica che sia buttata nel dimenticatoio.

    Diversamente, chi difende la regola oggi potrebbe pentirsene amaramente domani.

    • Questa polemica sul 4/5 mi pare assolutamente tardiva. Le commissioni si sono mosse sapendo di questa regola, ed è chiaro che il loro operato ne è stato influenzato. Apportare un cambiamento così significativo a posteriori significherebbe invalidare tutta la procedura ASN, ed anche le conseguenti prese di servizio.

    • Gab, del tipo… Vabbè questo lo bocciamo 3 a 2 perchè è un pò meglio di quell’altro che bocciamo 4 a 1? Chi mette si e chi no? Dai… Io a questo metto si, tu metti no…
      L’importante è aver deciso prima chi passa e chi no… Intende questo?
      E’ REATO!

    • Mi permetto di dissentire. La polemica non è “tardiva”: solo adesso il Tar si è pronunciato, e quindi è naturale parlare solo adesso della regola dei 4/5.

      Partendo dalla premessa – dalla quale io parto – che ciascun commissario abbia scritto nei giudizi individuali esattamente quello che voleva scrivere, non ne deriva nel modo più assoluto l’invalidità dell’intera procedura. Chi ha avuto quattro voti a favore è da ritenersi abilitato a maggior ragione (sarebbero bastati tre voti). Chi (e solo chi) ha avuto tre voti, ottiene l’abilitazione. E’ una conseguenza logica di quello che sta scritto nelle motivazioni.

    • Suvvia Up, sappiamo benissimo che i commissari non lavorano a comparti stagni. Per quasto si parla di “commissione”. Le commissioni hanno operato nella piena consapevolezza della regola 4/5.

  9. Complimenti al collega Daniele per il coraggio e la tenacia grazie alle quali ha ottenuto questo giudizio di ottemperanza nei confronti del MIUR. Gli faccio i migliori auguri per la sua futura carriera. Questa sentenza è un precedente molto importante che evidenzia come il nuovo corso dell’Università italiana sia basato su norme illegali. Mi viene da pensare se anche la normativa che regola la nomina dei GEV della VQR (di fatto una cooptazione) rispetti i termini di legge.

  10. il TAR Lazio sta scrivendo pagine ridicole, ribadisco. E, nei limiti in cui questioni giuridiche possano interessare l’intera comunità, provo ad argomentare: demolire ex post, e solo a vantaggio di un ricorrente, una regola di giudizio che ovviamente ha influenzato l’operato delle Commissioni, cosa è se non un sorteggio-bis, questa volta non dei commissari ma direttamente degli abilitati? è vero che vigilantibus, non dormientibus, iura succurunt, ma tutte/i coloro che avendo ottenuto tre voti non abbiano ricorso, sono meno meritevoli? E poi, nella mia materia gli accoglimenti e le reiezioni dei ricorsi o delle istanze cautelari fondati sul falso: non risulta assegnato il punteggio, perché la Commmissione aveva previsto e assegnato un punteggio; oppure il ricorso non può essere accolto perché il canidato ha ricevuto prevalentemente giudizi di limitato; entrambe le cose totalmente smentite dagli atti della procedura, che dunque non sono stati letti. In genere, la invenzione che le Commissioni non potessero fare quello che erano legittimate invece a fare dal regolamento, cioè fissare criteri e parametri più severi di quelli ministeriali. In sostanza, il Tar Lazio è stato ampiamente complice della linea ministeriale, la quale, come si sa, era di fare todos caballeros, riducendo il giudizio a un automatismo (donde i tempi ridicoli concessi, e poi ripetutamente prorogati per necessità) più o meno bibliometrico anche nei settori – moltissimi – dove la bibliometria è perniciosa, onde consentire poi nei concorsi locali l’esplicarsi della “libera concorrenza” e del “libero mercato” tra le Università, nella caricatura del modello americano (ma fatto con i fichi secchi) che tanto seduce i nostri governanti. Potrei a lungo proseguire, ovviamente

    • “… della linea ministeriale, la quale, come si sa, era di fare todos caballeros…”
      Veramente la linea ministeriale mi e’ sempre stata molto ambigua e altalenante anche perche’ e’ stata portata avanti da ministri diversi.
      La regola dei 4/5 fu messa per rendere piu’ difficili le abilitazioni, certo non per facilitarle, nel timore che si facessero “troppi” abilitati.
      Ricordo che Profumo (che aveva questo problema) aveva preparato un bozza di decreto per bloccare l’abilitazione e tornare ai concorsi locali.
      L’ASN e’ stata il risultato di un lavoro a molte mani che spingevano in direzioni opposte, non mi stupisce che il TAR la trovi illogica.

  11. Premetto che sono parte in causa: non sono stato abilitato pur con 3 voti positivi, ho fatto risorso, l’ho vinto, sono in attesa di un nuovo giudizio.

    Spero che qualche amministrativista fra voi possa darmi una mano a capire quale sono le opzioni davanti a quelli nella mia posizione, o anche per quelli che non hanno fatto ricorso.

    Il fatto che il TAR abbia sancito l’illeggittimità del regolamento (nella parte relativa alla maggioranza deliberante):

    Riapre i termini per tutti per un nuovo ricorso?

    Rende possibile a chi il ricorso lo ha già fatto (ed è già stato giudicato) di eccepire nuovi motivi?

    Rende possibile a chi il ricorso lo ha già fatto (ma non è già stato giudicato) di eccepire nuovi motivi?

    Rende possibile al MIUR procedere “in Autotutela”, abilitando tutti i 3-2, oppure è necessaria una pronuncia del Consiglio di Stato?

    Se questa pronuncia è necessaria, chi la può richiedere e come?

  12. Vorrei riprendere l,appello ad un amministrativista lanciato da ultimo da civil a cercare di chiarire a me e ai colleghi che non sono stati abilitati con i 3/5 e che a suo tempo non fecero ricorso, cosa si possa fare OGGI, quando la situazione è completamente cambiata dato il riconoscimento dell,illogicità del giudizio derivante dalla regola dei 4/5.
    È utile per me/noi avviare procedimento in autotutela? In caso positivo, avviarlo prima della notifica della sentenza, dopo la notifica, prima di eventuale ricorso del Ministero o dopo? In caso di accoglimento del ricorso è possibile portare la norma alla Consulta?
    Intanto pregherei Roars di raccogliere o coordinare la raccolta dei nomi di coloro che non sono stati abilitati con i 3/5. Potremmo eventualmente verificare se sia possibile avviare una reazione collettiva.

    • Purtroppo è molto difficile capire chi ha avuto 3 giudizi positivi, perchè bisogna leggere i songoli giudizi.
      In alcuni settori concorsuali, neppure leggendo i giudizi individuali, si capisce quale sia il giudizio definitivo del singolo Commissario inmerito all’idoneità del candidato.
      Forse i Commmissari, nel caricamento dei loro giudizi sulla piattaforma elettronica, dovevano esprimere un giudizio finale (idoeno o no).
      In questo caso, almeno per il Ministero, sarebbe semplice capire quanti siamo e chi siamo nella nostra condizione, ma queste informazioni, che io sappia, non sono mai state rese pubbliche.

      Sarebbe comunque assolutamente utile poter discutere in un gruppo di persone nelle stesse condizioni. Spero che Roars possa aiutarci.

      Io, intanto, ho creato su Linkedin un gruppo “ASN 3/5” per cercare di “agglomerare” i portatori di interesse ed invito tutti gli interessati ad unirsi al gruppo.

      https://www.linkedin.com/groups/8439662

  13. Salve. Mi rivolgo a De Nicolao. Potremmo far passare la notizia della sentenza TAR allla stampa? (penso agli articoli di Stella sul Corriere). Credo che la questione 4/5 rappresenti da sola tutta l’inadeguatezza dell’accoppiata ANVUR/MIUR. Nessuna conoscenza dei processi legislativi, illogicità dei provvedimenti, perseveranza negli errori, superficialità. Tutto questo ad un costo sociale, ma anche economico, devastante. E la cosa peggiore è che tutto ciò viene reiterato ancora oggi: i criteri dei GEV, se possibile, sono peggiori di quelli di VQR 1.0. Ricordo fra l’altro che alla luce di una sentenza del TAR Sicilia, a seguito di un ricorso di giuristi, l’estensione dei risultati VQR a qualsiasi tipo di valutazione individuale è assolutamente illegittimo.

  14. Personalmente la sentenza non mi convince quando decide che siccome il regolamento è illegittimo allora se ha avuto 3/5 è idoneo. Ad ogni modo, la sentenza produce effetti solo per il ricorrente, come è successo per il candidato straniero a diritto privato: il collegio era illegittimo, il collega straniero era un commercialista, ma soltanto dopo l’intervento in autotutela le altre bocciature hanno condotto alla rivalutazione dei candidati, peraltro ancora in corso. Aggiungo che l’intervento in autotutela non ha invece toccato gli idonei, i quali hanno preso servizio pur essendo stati valutati dalla commissione illegittima. Dunque, per la vicenda individuale attendiamo il Consiglio di Stato. Gli altri non possono che sperare nell’autotutela, essendo decorsi i termini di impugnazione. Infine, a breve usciranno i risultati di Diritto Privato IUS/01 2012 I fascia e poi 2013 I e II fascia. Qui una nuova Commissione sta valutando sapendo che esiste la sentenza del TAR sui 3/5. Non solo, ma se dovesse giudicare un candidato non idoneo con 3 voti favorevoli su 5, questi potrebbe impugnare la bocciatura, a differenza di tutti gli altri per i quali i termini sono scaduti. Rimane sempre il Consiglio di stato e ovviamente l’autotutela.

  15. Al privatista: devo dedurre dal tuo intervento che per chiunque abbia avuto una valutazione con maggioranza di 3/5, e pure se non aveva a suo tempo fatto ricorso entro i termini, sarebbe ora opportuno inoltrare un intervento in autotutela ?
    E se si entro quanto tempo?

    • l’autotutela è dell’amministrazione, non degli interessati. Se il Miur non provvede, il risultato sarà che i bocciati con tre voti favorevoli, ma non ricorrenti, resteranno tali: appunto, la lotteria di cui parlavo

  16. Come suggerito da alcuni, sto provando a recuperare una lista dei potenziali colleghi interessati alla pronuncia del Consiglio di Stato.

    Per ora ho una lista di 34 nominativi: tutti, a suo tempo hanno ricevuto 3 valutazioni positive su 5 commissari.

    Tra di essi ci sono le casistiche più varie:
    non ricorrenti;
    ricorrenti in attesa di sentenza;
    ricorrenti vincitori in attesa di nuovo giudizio;
    ricorrenti già rigiudicati negativamente;

    Sottolineo,credendo che sia già una indicazione su come dovrebbe orientarsi il Consiglio di Stato, secondo logica, che TUTTI I RICORRENTI con 3 giudizi positivi su 5 arrivati a giudizio hanno vinto il loro ricorso: in nessun caso il TAR ha potuto rilevare una congruenza tra il giudizio collegiale ed i giudizi individuali.

    Il MINIMO passaggio LOGICO fatto con la nuova sentenza “Daniele” è che non sia possibile, di fatto, scrivere un giudizio collegiale negativo congruo con 5 giudizi individuali di cui 3 positivi, e che il vizio si debba pertento ricercare nel regolamento che rende possibile questa eventualità.

    Tra di noi stiamo avviando una discussione su un gruppo Linkedin:

    https://www.linkedin.com/groups/8439662

    Invito tutti gli interessati a partecipare al gruppo.
    Dovete semplicemente registrarvi su linkedin e poi richiedere la partecipazione al gruppo.

    Io accetterò il vostro ingresso appena possibile.

    Da stime “spannometriche” credo che gli interessati potrebbero superare i 3-400 colleghi.

    Chiedo anche a Roars se può aiutarci in qualche modo a reperire le persone interessate, ad esempio segnalandoci un modo, ove possibile, per recuperare i verbali delle valutazioni 2012 e 2013, da molto tempo non più disponibili on-line.

  17. Mi scusi Barbieri, è stato commissario ad ASN? Perchè continua ad inserire post catastrofici. Nessuno di noi pensa che sia una passeggiata di salute. Autotutela da parte dell’ente significa che l’amministrazione ha il potere di annullare o di revocare un suo atto perché ritenuto privo di fondamento e legittimità. Insomma lo fa per evitare guai più grossi, non perchè improvvisamente illuminata da filantropia. Che ne dice di un concorso pubblico in cui con lo stesso identico risultato alcuni hanno vinto e tanti hanno perso, perchè la regola è stata scoperta assurda solo dopo. Un gran casino mediatico no? E allora, un pò di ottimismo!

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