La Cina vuole dare un punteggio a tutti i suoi cittadini e questi voti potranno influire su ogni aspetto della loro esistenza. È il Partito Comunista che intende incoraggiare il buon comportamento effettuando una marchiatura virtuale di tutte le persone basata su dati on-line. Agli individui i cui  voti non raggiungono i valori prescritti potranno essere negate libertà di base come l’accesso ai prestiti o il diritto di viaggiare. L’ambizione è quella di immagazzinare in un solo posto ogni singolo bit di informazione che riguardi imprese e cittadini. E poi di assegnare a ciascuno un voto, basato sulla reputazione politica, commerciale, sociale e legale. Il governo non è ancora sicuro di come verrà esattamente implementato, ma il sistema potrebbe essere operativo non più tardi del 2020. No, non è una delle utopie negative che da Orwell a Huxley hanno occupato un posto di rilievo la letteratura del secolo scorso. È un progetto del Partito Comunista Cinese a cui The Independent dedica un articolo meritevole di lettura. Se davvero la Cina adotterà questa VQR (Valutazione della Qualità della Reputazione) basata sui big data, potrà dirsi finalmente superata la fase dell’ “Anvurismo in un solo paese” (il nostro).

Imagine a world where an authoritarian government monitors everything you do, amasses huge amounts of data on almost every interaction you make, and awards you a single score that measures how “trustworthy” you are.

In this world, anything from defaulting on a loan to criticising the ruling party, from running a red light to failing to care for your parents properly, could cause you to lose points. And in this world, your score becomes the ultimate truth of who you are – determining whether you can borrow money, get your children into the best schools or travel abroad; whether you get a room in a fancy hotel, a seat in a top restaurant – or even just get a date.

This is not the dystopian superstate of Steven Spielberg’s Minority Report, in which all-knowing police stop crime before it happens. But it could be China by 2020. It is the scenario contained in China’s ambitious plans to develop a far-reaching social credit system, a plan that the Communist Party hopes will build a culture of “sincerity” and a “harmonious socialist society” where “keeping trust is glorious.

A high-level policy document released in September listed the sanctions that could be imposed on any person or company deemed to have fallen short. The overriding principle: “If trust is broken in one place, restrictions are imposed everywhere.” A whole range of privileges would be denied, while people and companies breaking social trust would also be subject to expanded daily supervision and random inspections.

The ambition is to collect every scrap of information available online about China’s companies and citizens in a single place – and then assign each of them a score based on their political, commercial, social and legal “credit.”

The government hasn’t announced exactly how the plan will work – for example, how scores will be compiled and different qualities weighted against one another. But the idea is that good behaviour will be rewarded and bad behaviour punished, with the Communist Party acting as the ultimate judge. This is what China calls “Internet Plus,” but critics call a 21st-century police state.

China wants to give all of its citizens a score – and their rating could affect every area of their lives

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11 Commenti

  1. In un articolo sulle minoranze mi sarebbe piaciuto riportare questa citazione, ma mi scombinava il testo. La riporto qui perché quanto raccontato a proposito dei progetti informatizzati dei dirigenti cinesi (e certo che si tratta di un progetto di Stato di polizia digitalizzato, mica ci vuole uno speciale approfondimento per capirlo, e ciò in barba a tutte le assicurazioni sul diritto alla privacy dei singoli) corrisponde ad un fenomeno cartaceo-orale abbastanza noto, immagino, a livello storiografico.
    “Non dobbiamo dimenticare: le élites comuniste al potere (dovunque nel mondo) hanno costituito la più consapevole classe dirigente della storia moderna. Così anche la dirigenza di Bucarest: essa “sapeva tutto” [anche senza la sofisticazione digitale], tuttavia anche dai materiali ad uso interno si potevano portare in discussione soltanto certe questioni e soltanto nel modo gradito alla dirigenza. I documenti ufficiali non riescono mai a riflettere la realtà nella sua interezza, e perciò i documenti del potere totalitario necessitano di un esame ermeneutico speciale. In altre parole, non bisogna fidarsi di nessuna delle parole scritte nei documenti ufficiali [se anche si trattasse della progettata raccolta capillare di dati] , ma al contempo ogni riga deve essere trattata con serietà!” (Minoranze etnoculturali. Testimonianze documentali. Gli Ungheresi di Romania (1956-1968), coord. L.Nastasă, Cluj 2003; dalla prefazione di Z.Szász.)

    • Nel vol. “La vita quotidiana durante il comunismo”, 2004, coord. dal sociologo A.Neculau, c’è un contributo che riguarda anche i censimenti degli aborti successivi al decreto sugli aborti (sul loro divieto soprattutto) del 1967 (voluto da Ceaușescu; v. i film “4mesi, 3settimane, 2giorni” e “I decretelli”- cioè i bambini indesiderati post-decreto). Poiché ce n’erano di illegali, di aborti, persino eseguiti in ospedali, dai rapporti che il Ministero romeno della sanità riceveva, riuscivano a capire dal giorno della settimana e dall’ora in cui avveniva l’aborto dichiarato spontaneo, dalla quantità di personale in servizio, se l’aborto poteva essere legale o no. Montagne di rapporti, di carte, che immagino squadre di persone elaboravano a mano, per avere il quadro complessivo del paese e affinché il partito e le autorità “sapessero tutto”.

    • Onore ai compagni cinesi, sempre in prima linea nella difesa degli ideali comunisti, incomparabilmente più importanti dei falsi valori borghesi come il rispetto dei diritti e delle libertà individuali.

  2. Il “Social Credit System” che la Cina intende introdurre nel 2020 è oggetto di un lungo (e inquietante) articolo su Wired UK.
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    “Penalties are set to change dramatically when the government system becomes mandatory in 2020. Indeed, on September 25, 2016, the State Council General Office updated its policy entitled “Warning and Punishment Mechanisms for Persons Subject to Enforcement for Trust-Breaking”. The overriding principle is simple: “If trust is broken in one place, restrictions are imposed everywhere,” the policy document states.
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    For instance, people with low ratings will have slower internet speeds; restricted access to restaurants, nightclubs or golf courses; and the removal of the right to travel freely abroad with, I quote, “restrictive control on consumption within holiday areas or travel businesses”. Scores will influence a person’s rental applications, their ability to get insurance or a loan and even social-security benefits. Citizens with low scores will not be hired by certain employers and will be forbidden from obtaining some jobs, including in the civil service, journalism and legal fields, where of course you must be deemed trustworthy. Low-rating citizens will also be restricted when it comes to enrolling themselves or their children in high-paying private schools. I am not fabricating this list of punishments. It’s the reality Chinese citizens will face.”
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    http://www.wired.co.uk/article/chinese-government-social-credit-score-privacy-invasion?utm_content=buffer51cad&utm_medium=social&utm_source=twitter.com&utm_campaign=buffer

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