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Uno dei progetti di punta dell’Istituto Italiano di Tecnologia è il robot iCub. Per capire di cosa si tratta vediamo come è stato descritto dal direttore scientifico IIT Roberto Cingolani. Nel 2014 dichiara che tra quindici anni sarà in ogni casa e trent’anni il robot è pronto per il grande salto e diventare forte e intelligente come noi (?):  ICub, il robot bambino che si muove e reagisce agli ostacoli

“Tra quindici anni avremo un robot intelligente in ogni casa. Un umanoide da 5mila euro. Una macchina che collaborerà nei lavori domestici, che curerà gli anziani, come una badante. E fra trent’anni – dice Roberto Cingolani, il direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova – saremo pronti per il grande salto: un robot ricoperto di tessuti biologici, sotto la pelle fibre organiche come i muscoli, capaci di farlo muovere. Sarà forte e intelligente come noi

Ma quanto costa?

Così Genova è diventata il centro del Consorzio di dieci istituti di ricerca europei dedicato allo sviluppo dell’iCub…. Cingolani azzarda persino un costo per il robot “compagno” accessibile al largo pubblico: 5 o 6 mila euro.

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E quale sarà il suo ruolo per l’innovazione del paese?

“Sarà un prodotto a metà strada fra l’automobile e lo smartphone – dice – e potrebbe essere l’occasione per riconvertire gran parte degli impianti dell’industria automobilistica oggi inutilizzati”.

Secondo il Secolo XIX del maggio 2015, che intervista lo stesso Cingolani,   è questione di pochi mesi per avere il robot-scooter

Genova – «Il futuro è la plastica», diceva un saccente amico di famiglia allo smarrito Dustin Hoffman nel film “Il laureato”. Mezzo secolo dopo il futuro è sempre lo stesso a giudicare dall’entusiamo con cui Roberto Cingolani ha annunciato ieri una delle novità dell’Istituto italiano di tecnologia. «Entro fine anno avremo il primo robot di plastica. Un robot che – ha detto il direttore scientifico dell’Iit – costerà come uno scooter». Una variante di iCub, l’umanoide simbolo dell’istituto, meno sofisticata ma molto più economica, pensata per usi domestici.

 

Anche nella presentazione a Ballarò a giungo 2015 si usano toni trionfalistici: il robot, simbolo della rinascita italiana,  farà anche compagnia a un anziano o a un bambino

iCub il robot italiano presentato a Ballarò, il robot bambino dell’IIT di Genova diventa il simbolo dell’agognata rinascita italiana. Simbolo di una crisi che si può vincere e di una rotta che si può e deve invertire. iCub il robot italiano, progettato e realizzato all’Istituto di italiano di tecnologia di Genova è stato presentato a Ballarò. iCub è un’eccellenza italiana, un prototipo avanzato che oggi costa sui trecento mila euro, ma che nell’arco di cinque o di dieci anni arriverà a costare tanto quanto uno scooter. iCub il robot italiano, nel futuro potrà fare compagnia ad un anziano, o ad un bambino.

 

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Insomma il futuro è dietro l’angolo: il robot domestico costa come una utilitaria

Molto prima però – assicura lo scienziato – avremo in casa un robot domestico capace di imparare, connesso a una rete wireless 6G, con un’intelligenza unica su cloud, un business model da city car e al costo di una utilitaria.

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Ma c’è chi è invece molto critico. Secondo la Senatrice Cattaneo  manca la “reale strategia di mercato per il robot” e “Anche in riferimento ad altri robot a quattro gambe di IIT non è chiaro il loro vantaggio comparativo rispetto ai già esistenti

Sono molti i dubbi nel campo circa il valore incrementale di iCub in termini scientifici e di tecnologia, di innovazione, utilità sociale e possibile ritorno economico rispetto a quanto già disponibile nel mondo da decenni. Mancano infatti studi comparativi, confronti diretti o semplici documenti che illustrino le differenze, lo sviluppo tecnologico e i vantaggi di iCub rispetto ad altre simili robot umanoidi sviluppati nel mondo (spesso confrontati direttamente in appositi eventi internazionali). Inoltre, i costi proibitivi di iCub (rimasti tali nonostante da almeno 10 anni si sostenga che presto scenderanno) rendono difficile ipotizzare una reale strategia di mercato per il robot, che infatti risulta sostanzialmente prodotto in poche decine di esemplari, anche perché vaghe sono le applicazioni identificate. La comunicazione IIT su iCub sembra spostare sempre in avanti gli obiettivi da realizzare, come ad esempio nel caso del raggiungimento di target numerici di esemplari realizzati e venduti (finalità dichiarate fin dal primo sviluppo del progetto robot-Cub). Anche in riferimento ad altri robot a quattro gambe di IIT non è chiaro il loro vantaggio comparativo rispetto ai già esistenti. Essendo questo uno degli ambiti di punta dell’Ente, in questo specifico settore sarebbe necessaria una analisi comparativa condotta da esperti del settore per valutare l’utilità delle proposte e la reale possibilità di vendita e ricaduta economica dell’investimento pubblico.

Nella “replica analitica” di IIT alla Senatrice Cattaneo leggiamo

iCub è stato pensato come piattaforma di ricerca per gli studi di intelligenza artificiale, controllo automatico, visione, ecc. e come tale è stata “data” alla comunità scientifica che “a sue spese” ne ha comprati circa trenta.

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Ricapitolando: a maggio del 2015 il Direttore Scientifico IIT dichiarava che “Entro fine anno avremo il primo robot di plastica. Un robot che costerà come uno scooter”  e che dovrà “riconvertire gran parte degli impianti dell’industria automobilistica “. Oggi, più di anno dopo, scopriamo che “iCub è stato pensato come piattaforma di ricerca“. Insomma iCub è una piattaforma o uno scooter? E l’industria automobilistica  italiana sarà riconvertita alla produzione di iCub? E la rinascita italiana è compresa nel prezzo? E il tutto avverrà entro fine del 2015, del 2051 o magari del 2150?  

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18 Commenti

    • Mi permetto di dissentire, io direi: NON HA PREZZO ;)
      Chi spaccia la compagnia agli anziani e/o ai bimbi da parte di qualche robot (sia se ci crede veramente sia se stoltamente vuole raccattar fondi abbindolando le masse e qualche politico), bhe, direi che si MERITA di vivere gli ultimi anni della propria vita in compagnia SOLAMENTE di un paio di macchine

  1. Trovo “buffo” il fatto che il dibattito si sia spostato da questioni di principio a questioni di talk-show…
    .
    Il problema non è il merito / demerito dell’IIT, ma il fatto che si è preferito creare un ente non vincolato dalle norme che soffocano l’Università, piuttosto che semplificare quelle norme!
    .
    BTW, personalmente sono sempre più convinto che la responsabilità di tutto questo sia per un 25% della CRUI e per un altro 25% del resto dell’accademia: la mostruosa superiorità in fatto di capacità di comunicazione al grande pubblico dell’IIT non è dovuta solo a stampa di parte ma anche alla nostra inerzia.

  2. IIT tutto orientato ad applicazioni biomedicali o simili (vedi il recente ‘spot’ su Kazzenger) la dice lunga sull’inutilità delle sue ‘ricerche’. Da sempre, quando mancano applicazioni utili di una supposta tecnologia si vira sul ‘biomedicale’ per giustificare sforzi inutili con danaro pubblico. IIT doveva essere il perno della ricerca industriale, ma siamo molto lontani dall’obbiettivo. Questo non assolve però il sistema universitario tradizionale che comunque insegue analoghe ed inutili chimere.

  3. Trovo profondamente sbagliato confondere critica alle modalità di gestione e finanziamento dell’istituto con una analisi superficiale del tema della robotica
    L’uso del ma nel titolo è già indicativo dell’orientamento dell’articolo, che non tiene conto del ruolo che ebbero vespa e lambretta (tra l’altro è un paragone dptpdmam efficace dal punto di vista retorico).

    Questa critica generalizzata all’oggetto di ricerca, non così distante dal noto adagio secondo cui con la cultura non si mangia, mette in secondo piano le più incalzanti domande poste dalla senatrice Cattaneo

    Il problema non è la robotica sociale, ma la validità scientifica dei progetti, il confronto con la comunità nazionale e internazionale, il rapporto investimenti / avanzamento scientifico e tecnologico, la trasparenza su gestione dei fondi e piani industriali.

  4. Trovo profondamente sbagliato (e stolto) confondere il “fund rising” con il far leva su problemi sociali per “educare” le masse sul fatto che “è giusto (!?!) investire in una certa direzione in quanto in quella direzione si troverà la soluzione ai problemi sociali di cui sopra”.
    Dove è finita l’integrità di cui parlava un “certo” Richard Feynman al discorso di innaugurazione al caltech nel lontano 1974? ( per chi non ha voglia/tempo di leggere tutto probabilmente sono significativi anche solamente gli ultimi paragrafetti nell’ultima pagina di: http://calteches.library.caltech.edu/51/2/CargoCult.pdf )

  5. puah! in televisione giusto l’altro ieri hanno presentato un altro modello di robot – diverso da quello di cui si parla qui: l’hanno già abbandonato? o anche loro sono dilettanti allo sbaraglio… coi soldi nostri? – che dovrebbe aiutare ‘nelle faccende domestiche’ e costare solo… 20-25.000 euro, all’inizio; già vedo la corsa ad accaparrarselo delle casalinghe sposate con i dipendenti pubblici!
    Ma una bella inchiesta sull’IIT? magari anche della magistratura contabile, vedi mai…

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