Il 17 ottobre è stato pubblicato il DM ripartizione dei punti organico 2013 e sono subito saltate all’occhio le grandi disparità tra i diversi atenei. Per il sistema universitario il turn-over complessivo è fissato al 20%, ma alcuni atenei, Scuola Superiore Sant’Anna (turn-over 212%) e la Scuola Normale di Pisa (turn-over 160%) in testa, non solo conservano tutti i punti organico ma li incrementano incamerando una parte di quelli sottratti agli altri atenei. Come mai? Perché nella ripartizione dello scorso anno, basata su criteri simili, non c’erano tali squilibri? La ripartizione di quest’anno rispetta le regole? Quali saranno le conseguenze pratiche? Queste sono le domande a cui si cercherà di rispondere in questo articolo.

Il 17 Ottobre è stato pubblicato sul sito del MIUR il D.M. di ripartizione dei punti organico 2013. I risultati hanno provocato perplessità e sgomento nel mondo universitario, a causa degli scostamenti molto ampi riscontrati tra punti organico rivenienti dai pensionamenti e quelli effettivamente assegnati tra i diversi atenei. Tali squilibri sono evidenti nelle tabelle che seguono:

 

Per quali ragioni vi sono stati squilibri così grandi?

„Perché nella ripartizione dello scorso anno, dove (almeno apparentemente) sono stati utilizzati criteri simili, tali squilibri non si sono invece realizzati?

„Poteva il Ministro utilizzare tali criteri?

„Quali saranno le conseguenze pratiche di queste scelte sulla vita degli studenti e dei ricercatori?

A tali domande si cercherà di rispondere in questo articolo.

 

1. Chi vince e chi perde

Come noto, il turn-over per il personale universitario, relativamente agli anni 2012 e 2013, è stato fissato al 20% delle risorse rivenienti da pensionamenti e cessazioni dell’anno precedente.

Le tabelle in alto mostrano che i criteri con i quali sono stati ripartiti tali punti organico hanno prodotto situazioni surreali, nelle quali alcune università hanno ottenuto un turn-over effettivo pari anche ad oltre il 200%, cioè – caso quasi unico nel mondo del pubblico impiego in tempi di limitazioni del turn-over – tali atenei potranno assumere oltre il doppio del personale cessato dal servizio, con un guadagno netto che arriva fino ad oltre il 900% di punti organico. Il tutto, però, a discapito di altri atenei.

In termini assoluti, l’ateneo più avvantaggiato da questa operazione risulta essere il Politecnico di Milano, che si ritrova con ben 20,42 punti organico “in più” rispetto a quelli teorici che avrebbe ottenuto con un turn-over al 20%. In termini percentuali, la palma dell’ateneo più fortunato va invece alla Scuola Sant’Anna di Pisa, con un numero di punti organico pari al 964% in più rispetto a quelli teorici.

Il problema, però, è che tali punti organico “extra” sono stati paradossalmente prelevati dai pensionamenti avvenuti in altri atenei, molti dei quali vengono così a ritrovarsi con un turn-over effettivo intorno ad un misero 6%, con una perdita secca del 66% di punti organico.

L’università che ha subito la più alta perdita in termini assoluti è Napoli “Federico II”, con -18,83 punti organico. In termini percentuali, gli atenei più bistrattati risultano essere, ex aequo, Foggia, Siena, Seconda Univ. di Napoli, Bari, Messina, Sassari, Palermo, Cassino, Molise, con una decurtazione pari a -66%.

In pratica il meccanismo perverso messo in atto dal D.M. ha agito come una sorta di “Robin-Hood” al contrario: ha tolto punti organico derivanti dai pensionamenti di ad alcuni atenei (generalmente, ma non sempre, quelli del Centro-Sud) per concederli ad altri (generalmente, ma non sempre, quelli del Nord).

Infatti, a differenza di quanto accadde per esempio con il Piano Straordinario Associati, i punti organico questa volta in gioco non erano “aggiuntivi” o “premiali”, ma si trattava semplicemente degli usuali punti organico da pensionamenti. Da un certo punto di vista quindi, è come se i docenti di Napoli “Federico II” che, andando in pensione, hanno generato quei 18,83 punti organico di cui sopra, siano stati considerati come docenti, per esempio, del Politecnico di Milano (che, appunto, si è ritrovato con circa 20 punti organico “extra”).

 

2. Cosa è successo

Ma cerchiamo di esaminare quali sono le ragioni e i possibili errori che hanno prodotto questi risultati tanto paradossali.

Spulciando la tabella di ripartizione dei punti organico, si può ricostruire che cosa è accaduto.

Gli atenei sono stati dapprima suddivisi nei seguenti regimi assunzionali:

 

dove

∆ = 15% × [(82% entrate complessive nette) – (spese personale + oneri ammortamento)]

e dove, ricordiamo, l’indicatore di sostenibilità economico-finaziaria (ISEF) è definito come il rapporto

 

 

Come si può vedere dalla tabella, la maggior parte degli atenei, precisamente 53 su 63, conquistano la palma di “ateneo virtuoso”, cioè hanno un indicatore di spese per il personale inferiore all’80% rispetto alle entrate complessive ed hanno un ISEF maggiore di 1.

Pertanto tali atenei, se fosse stato in vigore solo ed esclusivamente il Dlgs 49/2012, avrebbero goduto di un turn-over pari al 20% + qualcosa, dove quel “qualcosa” – è importante sottolinearlo – non sarebbe stato tolto agli altri atenei meno virtuosi.

Tuttavia con la legge 7 agosto 2012, n. 135 (“Spending-review” del Governo Monti), il MIUR è tenuto a ripartire i punti organico con il vincolo che il sistema universitario italiano, considerato nella sua interezza, abbia un turn-over al 20%.

Il MIUR, nella pratica, applica questo principio facendo confluire tutti i punti organico rivenienti da cessazioni e pensionamenti di ciascun ateneo in un unico grande calderone.  In altre parole, agli effetti pratici non esistono più i pensionamenti di Roma “La Sapienza” o di Milano Bicocca o di Venezia “Ca Foscari”, ma ci sono solo i pensionamenti dell’intero sistema universitario italiano. Dopodiché, il MIUR ripartisce tali punti organico in proporzione ai punti organico che ciascun ateneo avrebbe avuto qualora non ci fosse stato questo vincolo del 20% determinato dalla spending-review.

Da un punto di vista pratico, questo significa che la ripartizione è avvenuta non tanto tenendo conto dello stato “virtuoso” / “non-virtuoso” di ciascun ateneo, come avveniva in passato, ma dando punti organico “extra” agli atenei con più alto valore dell’ISEF, a cui corrisponde una eguale decurtazione di punti organico agli altri atenei (anche se questi ultimi sono anch’essi “atenei virtuosi”).

 

3. Le possibili conseguenze: aumento di tasse studentesche e stop a nuove assunzioni

È molto probabile che se questa modalità di calcolo verrà confermata anche per i prossimi anni, pur con un turn-over complessivo del sistema superiore (sarà al 50% per i prossimi due anni, salvo cambiamenti), le università a cui sono stati tolti punti organico quest’anno continueranno a subire decurtazioni di punti organico anche in futuro.

Delle conseguenze a medio-lungo termine di questo drastico ridimensionamento del personale (possibile chiusura di dipartimenti o corsi di laurea) non ci occupiamo in questa occasione.

Vogliamo però cercare di capire cosa ragionevolmente potrebbe fare un rettore di uno di questi atenei penalizzati per difendersi da possibili nuove decurtazioni per i prossimi anni.

Al fine di non subire nuove sottrazioni di punti organico, nel breve termine al nostro rettore non serve affatto migliorare la qualità del reclutamento o della didattica. L’unico suo obiettivo, dal punto di vista ragionieristico, dovrebbe essere soltanto quello di migliorare significativamente l’indicatore ISEF, che ricordiamo è definito dalla formula

Nel breve termine la maniera più immediata per aumentare il valore di tale indicatore è una delle seguenti opzioni:

  1. aumentare le tasse degli studenti, al fine di aumentare il numeratore
  2. diminuire le nuove assunzioni di personale, al fine di diminuire il denominatore

Vediamo quindi in maniera plastica come delle scelte di natura apparentemente molto “tecnica” come può essere il modo di ripartire i punti organico da turn-over possano in realtà avere un impatto così devastante sulla vita di studenti e ricercatori.

4. Qual è il significato della frase “limitatamente all’anno 2012”

 Ma … il Ministro Carrozza poteva davvero utilizzare i criteri che abbiamo appena illustrato?

A partire dall’anno 2012, le modalità di ripartizione dei punti organico sono disciplinate dalla legge 7 agosto 2012, n.135 (“Spending review” del Governo Monti) che afferma:

Per il biennio 2012-2013 il sistema delle università statali, si può procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato e di ricercatori a tempo  determinato nel limite di un contingente corrispondente  ad  una  spesa  pari  al 20% di quella relativa al corrispondente personale complessivamente  cessato  dal servizio nell’anno precedente. […] L’attribuzione a ciascuna   università del contingente delle assunzioni è effettuata con decreto del  Ministro dell’Istruzione,  dell’Università e della  Ricerca, tenuto  conto  di  quanto previsto dall’articolo 7  del decreto legislativo 29 marzo  2012,  n.  49.

 

Quindi per gli anni 2012 e 2013 il turn-over è fissato al 20% rispetto alle cessazioni avvenute nell’anno precedente, con riferimento all’intero sistema universitario, …  tenuto conto di quanto previsto all’art. 7 del Dlgs. 49/2012, che qui riportiamo:

 1. Al fine di assicurare il rispetto dei limiti di cui agli articoli 5 e 6 nonché la sostenibilità e l’equilibrio economico-finanziario e patrimoniale delle università, fatto salvo  quanto previsto dal decreto legislativo 27 ottobre 2011, n. 199, e ferme restando le disposizioni limitative in materia di assunzioni a tempo indeterminato e a tempo determinato previste dalla legislazione vigente, che definiscono i livelli occupazionali massimi su scala nazionale, dalla data di entrata in vigore del presente decreto, e comunque limitatamente all’anno 2012, si prevede che:

 a) gli atenei che al 31 dicembre dell’anno precedente riportano un valore dell’indicatore delle spese di personale pari o superiore all’80% e dell’indicatore delle spese per indebitamento superiore al 10%, possono procedere all’assunzione di personale a tempo indeterminato e di ricercatori a tempo determinato con oneri a carico del proprio bilancio per una spesa annua non superiore al 10% di quella relativa al corrispondente personale cessato dal servizio nell’anno precedente;

 b) gli atenei che al 31 dicembre dell’anno precedente riportano un valore dell’indicatore delle spese di personale pari o superiore all’80% e dell’indicatore delle spese per indebitamento non superiore al 10%, possono procedere all’assunzione di personale a tempo indeterminato e di ricercatori a tempo determinato con oneri a carico del proprio bilancio per una spesa annua non superiore al 20% di quella relativa al corrispondente personale cessato dal servizio nell’anno precedente;

 c) gli atenei che al 31 dicembre dell’anno precedente riportano un valore dell’indicatore delle spese di personale inferiore all’80%, possono procedere all’assunzione di personale a tempo indeterminato e di ricercatori a tempo determinato con oneri a carico del proprio bilancio per una spesa annua non superiore al 20% di quella relativa al corrispondente personale cessato dal servizio nell’anno precedente, maggiorata di un importo pari al 15% del margine ricompreso tra l’82% delle entrate di cui all’articolo 5, comma 1, al netto delle spese per fitti passivi di cui all’articolo 6, comma 4, lettera c), e la somma delle spese di personale e degli oneri di ammortamento annuo a carico del bilancio di ateneo complessivamente sostenuti al 31 dicembre dell’anno precedente e comunque nel rispetto dei limiti di spesa di cui all’articolo 66, comma 13, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni;

 d) gli atenei con un valore dell’indicatore per spese di indebitamento pari o superiore al 15% non possono contrarre nuovi mutui e altre forme di indebitamento con oneri a carico del proprio bilancio;

 e) gli atenei con un valore dell’indicatore per spese di indebitamento superiore al 10% o con un valore dell’indicatore delle spese di personale superiore all’80% possono contrarre ulteriori forme di indebitamento a carico del proprio bilancio subordinatamente all’approvazione del bilancio unico d’ateneo di esercizio e alla predisposizione di un piano di sostenibilità finanziaria redatto secondo modalità definite con decreto del Ministero e inviato, entro 15 giorni dalla delibera, al Ministero e al Ministero dell’economia e delle finanze per l’approvazione.

 […]

 6. Le disposizioni di cui al presente articolo sono ridefinite per gli anni successivi con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, da emanare entro il mese di dicembre antecedente al successivo triennio di programmazione e avente validità triennale.

Pertanto gli ulteriori vincoli previsti dall’art. 7 del Dlgs. 49 (riassunti nella Tabella 3), e comunque limitatamente all’anno 2012, concorrono a ripartire il 20% del turn-over dell’intero sistema universitario italiano.

Ma allora nel 2013 cosa succede? L’interpretazione letterale di quel “limitatamente all’anno 2012” dovrebbe portare ad affermare che a partire dal 2013 tali regole non si applicano, con la conseguenza implicita che la ripartizione avrebbe dovuto essere proporzionale al peso dei pensionamenti avvenuto in ciascun ateneo.

E di fatti l’art. 7 del Dlgs. 49 stesso, al comma 6 (mai abrogato) disciplina ciò che deve accadere negli anni successivi al 2012:

Le disposizioni di cui al presente articolo sono ridefinite per gli anni successivi con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca […].

Cerchiamo quindi questo “decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri” … con il quale magari il Ministro Carrozza ha potuto, se lo riteneva, confermare i criteri che erano validi “limitatamente all’anno 2012”, oppure (auspicalmente, date le conseguenze che abbiamo descritto) modificarli.

Ma la caccia al tesoro si ferma qui: il DPCM di cui sopra non risulta mai essere stato varato, né d’altronde è citato nelle premesse del DM “Punti organico 2013”.

Si sono dunque applicati dei criteri che non potevano essere applicati?

Dall’interpretazione letterale delle norme, sembra che questa possa essere una interpretazione verosimile. Ma non è tutto …

5. Punti Organico 2012 vs Punti Organico 2013

Qualcuno potrebbe chiedersi: come mai, se si sono continuate ad applicare nel 2013 – non è ancora chiaro se legittimamente o meno –  le medesime norme in vigore “limitatamente all’anno 2012”, i risultati del DM “Punti organico 2013” sono così tanto squilibrati se confrontati con quelli prodotti dal DM “Punti organico 2012”?

Non si ha ricordo di vibranti proteste, ricorsi, etc. all’indomani della pubblicazione del DM “Punti organico 2012” e di fatti analizzando i dati della tabella ministeriale dello scorso anno non si evincono forti squilibri.

La tabella seguente mostra tale confronto. Abbiamo riportato, per semplicità, le tre università più avvantaggiate e quelle più svantaggiate nel riparto 2012 e 2013:

Dalla tabella si evince che, mentre a livello di sistema il turn-over è al 20% sia nel 2012 che nel 2013, vi è un range di variabilità del turn-over effettivo piuttosto contenuto nella ripartizione 2012 (si va da un minimo del 12% ad un massimo del 30%) e molto elevato nella ripartizione 2013 (si va da un minimo del 7% ad un massimo del 213%).

A cosa si devono tali evidenti differenze tra gli anni 2012 e 2013?

Per capirlo basta disporre i due decreti ministeriali uno accanto all’altro …

… Ebbene, ci accorgiamo che i criteri adottati dei due DM non sono gli stessi!

nel DM “Punti organico 2012” vi è la seguente clausola di equilibrio, che invece è stata inspiegabilmente cassata nel DM “Punti organico 2013”:

Per ogni Istituzione Universitaria statale, e comunque nel limite massimo del 50% dei Punti Organico relativi alle cessazioni dell’anno 2011 di personale a tempo indeterminato e di ricercatori a tempo determinato, sono quantificati i Punti Organico 2012 risultanti dall’applicazione dell’articolo 7 del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 49, e la relativa incidenza percentuale a livello di sistema universitario

Il testo del DM “Punti Organico 2012”, proprio al fine di evitare i paradossali squilibri che si sono verificati quest’anno, saggiamente prevedeva un tetto massimo alla percentuale di punti organico aggiuntivi: ai fini del calcolo dei punti organico che ciascun ateneo avrebbe ottenuto con la sola applicazione del Dlgs 49/2012, vi era la limitazione per la quale tali punti organico non potevano comunque eccedere il 50% di quelli rivenienti dai pensionamenti di quell’ateneo.

Ed infatti, grazie a questo tetto, gli squilibri tra i vari atenei, pur presenti, sono stati limitati, come evidenziato dalla Tabella 4.

Sorgono quindi i seguenti interrogativi:

„È dunque stata una precisa scelta politica del Ministro Carrozza quella di eliminare tale clausola di equilibrio nel sistema, magari senza valutarne appieno le conseguenze, oppure si tratta di una mera dimenticanza di qualche funzionario ministeriale?

„Delle due l’una: o i criteri dell’art. 7 del Dlgs 49, validi “limitatamente all’anno 2012”, sono veramente validi limitatamente all’anno 2012 (poteri della logica) e quindi non potevano essere utilizzati nel 2013. Oppure, nell’ipotesi in cui essi potessero essere implicitamente estesi agli anni a venire, essi dovevano comunque essere i medesimi di quelli utilizzati nel 2012.

Come mai il MIUR ha scelto un’altra strada pur sapendo che queste incongruenze avrebbero di certo dato adito a probabili ricorsi al TAR da parte degli atenei “derubati” dal suo Robin-Hood al contrario?

 

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63 Commenti

  1. Per comprendere in maniera plastica l’entità della “decurtazione” vorrei sottolineare che le Cessazione dell’Università di Napoli Federico II 2012 ammontavano a 143,25 punti organico, i Punti organico base 2013 (turnover 20%) a 28,65, i punti organico reali 2013 a 9,82.
    E’ come fossero andati in pensione oltre 143 professori ordinari mentre posso rimpiazzarli con meno di 10.
    Penso che la norma che abbia mandato in tilt il sistema sia nascosta nella legge di stabilità 2013 (l’ultima di Monti per capirci). Chi è esperto può controllare? La cosa che non si capisce come sia possibile che alcuni atenei siano autorizzati ad un turn over di oltre il 100%.

  2. Vergognoso. E’ vero che nonostante il turnover a oltre 200% al Sant’Anna stiamo comunque parlando di pochi P.O., ma è il principio ad essere assurdo. In termini concreti, invece, il turnover al 70% al Politecnico di Milano incide in maniera molto molto pesante. La questione è ancora più scandalosa se si considera che, a causa del sistema, sono gli Atenei con le tasse agli studenti più alte a guadagnare in maniera impressionante a scapito degli altri.
    Il modo migliore per far crescere il proprio Ateneo, con questo sistema, è incrementare grandemente le tasse agli studenti, soprattutto ai fuori corso (che non rientrano nel vincolo del 20%, mi pare). Sarebbe più onesto da parte del Ministro ammettere chiaramente che si vuole indurre un forte aumento delle tasse studentesche e subire le conseguenze dell’opinione pubblica, non lasciare il lavoro sporco agli atenei.

  3. Si tratta di una vera vergogna, dovuta al fatto che i vincoli del D.lgls 49/12, scritti prima che la spending review introducesse il vincolo globale del 20%, sono stati illegalmente applicati per il 2013, nonostante tale decreto richiedesse esplicitamente nuovi criteri per il nuovo anno.

    Comunque è ancora più triste indagare sul perché di tali macroscopiche deviazioni. Vi invito a riflettere che
    dal prossimo anno scomparirà il vincolo globale del 20% della spending review, mentre vigerà un vincolo del 50% per ogni ateneo.
    Ciò vuol dire che questi super-regali agli atenei più ricchi potevano avvenire solo quest’anno,
    poiché questi arbìtri ministeriali non saranno più possibili dal 2014… Meditiamo…

  4. A mio avviso il titolo dell’articolo può essere un po’ fuorviante, laddove proprio dal contenuto si ricava piuttosto che l’accentramento con redistribuzione della ripartizione dei punti-organico era stato deciso (almeno per il 2012) “Al fine di assicurare […] la sostenibilità e l’equilibrio economico-finanziario e patrimoniale delle università”.

    Quindi le Università più penalizzate sono state evidentemente quelle che avevano troppo assunto o promosso negli anni scorsi, e ci si dovrebbe anche chiedere con che mezzi alternativi si sarebbe dovuto procedere.
    I vari punti critici esposti (legittimità dell’estensione al 2013, scelta dei criteri per il 2013 “senza rete di protezione”, utilizzo del parametro ISEF, ecc.) non cancellano il problema generale sul merito, cioè rispetto ai fini, richiamati all’inizio.

  5. Nessuna mera dimenticanza, è una scelta politica.
    La “clausola di salvaguardia” presente nel DM 22.10.2012 era una sorta di mediazione per tenere conto che nel 2012 il caos governativo-legislativo aveva dato luogo a 3 successivi e diversi regimi assunzionali.
    In particolare, nella prima metà dell’anno (circa) il turn-over era al 50% (vecchia formulazione del comma 13 dell’art. 66 del D.L. 112/2008). Quando poi il governo Monti ha introdotto il limite di sistema al 20%, al MIUR hanno pensato di rispettare entrambi i limiti (20 per il sistema e 50 per ciascun ateneo), utilizzando allo scopo la colonna 22 della tabella allegata al DM 22.10.2012.
    La riformulazione del comma 13 e l’introduzione del comma 13bis hanno eliminato il limite del 50% per singolo ateneo, lasciando operativo il solo limite di sistema al 20%.
    Quando il governo Letta è intervenuto sul limite di sistema (alzandolo per il futuro), non ha inteso reintrodurre il limite per ciascun ateneo. Non è una dimenticanza: è una scelta del Ministro. Chiaramente, di conseguenza, il DM 2013 non poteva più tenere conto della “clausola di salvaguardia”.

  6. Concordo con Renzo Bubele: fermo restando che il principio di legalità vige ancora in Italia e quindi anche il MIUR deve rispettare le leggi (non inventarsele), mi pare sommamente opportuno favorire chi spende e ha speso in modo responsabile rispetto chi invece fa e ha fatto il furbo (probabilmente “disapplicando” i limiti di legge alle assunzioni di personale, e quindi commettendo vari illeciti contabili se non anche penali).
    Se poi nel far ciò risultino danneggiate soprattutto le università meridionali, è ora di cambiare il modo di ragionare e operare di queste ultime; non è invece proprio il caso di continuare a far pagare alle università virtuose le inefficienze e fuberie altrui.

    • Non è detto che siano stati necessariamente “violati” dei limiti di legge, leo, ma è una questione di “sostenibilità finanziaria” delle singole Università, rispetto a cui – giustamente – lo Stato Paternalista deve intervenire, a fronte di gestioni localistiche “dalla corta veduta”.
      Il problema è “come”, e se gli strumenti scelti dalla Ministra siano i più appropriati.

    • Il commento di teo sembra tratto da un comizio di Bossi: processo sommario, luoghi comuni, nessuno straccio di documentazione che provi quello che si afferma

    • Teo, quali limiti di legge sarebbero stati violati secondo te? I vincoli assunzionali alle università “non virtuose” sono entrati in vigore a posteriori, penalizzando scelte fatte prima della loro entrata in vigore. In concomitanza con il taglio selvaggio del FFO e del fatto che gli Atenei meridionali hanno meno entrate sul fronte delle tasse universitarie (perché sono mediamente più basse), oltre a meno finanziamenti esterni, il sistema ha avuto un impatto devastante sugli Atenei del sud. Poi è chiaro, se preferisci i luoghi comuni che al sud sono spendaccioni, è una tua scelta di ignorare i fatti.

    • In più, giusto per completare (se possibile) le risposte degli altri utenti, questa metodologia non premia certo le “vere virtuose”.

  7. Occhiuzzi: non pretendo di convincere nessuno. Tanto meno chi ha approfittato (o avrebbe voluto approfittare) delle furbizie delle università più allegre.
    Trovo solo desolante che l’unico argomento che sei in grado di proporre per tentare di ridicolizzare le altrui posizioni (tralascio le penose allusioni politiche) è che non avrei documentato la mia posizione: a parte il fatto che gli indici di squilibrio finanziario sono dati oggettivi (oppore sei in grado di contestarli?), è ovvio che in un post non si può (anche volendo) documentare un bel nulla. Ma mi permetto di sospettare che se avessimo sotto mano i bilanci di parecchie università e, soprattutto, la relativa documentazione di supporto, ci sarebbe di che divertirsi.

    • Marc: limiti alle assunzioni del personale universitario (non importa adesso se condivisibili o meno) esistono da anni: alcune università li hanno rispettati rigorosamente, ed adesso si ritrovano, come conseguenza, in una sistuazione finanziaria virtuosa. Altre hanno preferito eluderli. Questa, mi permetto di ipotizzarlo, potrebbe essere una delle ragioni dell’attuale squilibrio. Ciò detto è ovvio che ogni situazione locale meriterebbe un’analisi ad hoc, ma fingere che sia tutta colpa del MIUR se alcune università si vedono oggi “punite” mi sembra una posizione acriticamente autoassolutoria.

  8. Non voglio alimentare la polemica, ma fornire una testimonianza che contraddice in modo palese alcuni commenti: il mio ateneo, pur essendo del SUD, è classificato tra i VIRTUOSI ed aveva diritto al 20%+Delta, dove Delta doveva essere un premio. Tuttavia, a causa dei superbonus dati ad altri (e non delle proprie scelte) è sceso molto sotto al 20%.
    E’ quindi evidente che c’è stata una suddivisione scorretta: un criterio senza limiti di premio in presenza di un taglio globale e lineare al 20% è certamente ottuso e penalizza a prescindere dalla “virtuosità”. Inoltre ricordo che il Dlgls 49/12 imponeva la pubblicazione di nuovi criteri per il 2013, cosa che è stata colpevolmente omessa dal Ministro.

  9. Ricordate quando sulla pagina ROARS di FB ho detto che epr me
    MIUR = Ministero Incaricato di Uccidere la Ricerca
    ?
    Cmq la questione dei punti organico e’ di per se scandalosa: a qualsiasi collega straniero io ne parlo dice che in italia siamo governati da pazzi.
    No, non sono pazzi. Vogliono solo ammazzare la cultura nel nostro paese.

  10. Domanda tecnica: dal testo mi sembra si evinca che le procedure di scorrimento interne da RTI/RTD a PA o da PA a PO possono al massimo assorbire il 50% dei punti organico a disposizione, in coerenza (mi sembra) con quanto diceva la legge 240/10.
    Dunque, è questa la risposta al quesito di quante procedure riservate agli interni e quante invece aperte a tutti gli abilitati/idonei/già strutturati nel ruolo gli Atenei possono mettere in campo per il reclutamento di PA e PO? Qualcuno sa chiarire questo punto? Basta rientrare nel limite dei punti organico così stabilito? Quindi, in teoria, fatto il 20% di reclutamento di esterni, poi si possono fare anche tutte procedure riservate agli interni (sempre nel limite del 50% dei punti org. a disposizione)?

  11. @utente_anonimo_di_qualche_post_più_sopra
    La mia prima impressione (“sembra”) è confermata dagli interventi successivi dell’anonimo interlocutore.
    I dati: il mio Ateneo (Parthenope di Napoli) nel 2011 viene dichiarato “vizioso”, perchè l’analisi dei dati 2010 corrisponde ad un rapporto AF/FFO maggiore del 90%.
    Nello stesso anno 2011, l’Ateneo subisce importanti tagli sia alla quota base che a quella premiale del FFO. Nel frattempo, i costi fissi non diminuiscono, ma anzi crescono lievemente. Le cose peggiorano: gli indicatori “oggettivi” lo considerano sempre più “vizioso”? Niente affatto, i conteggi 2012 relativi ai dati 2011 promuovono l’Ateneo tra i “virtuosi”. Ovviamente è tutto pubblico e verificabile sul sito MIUR.
    Morale: è desolante vedere come persone che dovrebbero fare dell’analisi critica di quanto leggono e/o sentono il proprio principale strumento di lavoro credano veramente, accecati da penosi luoghi comuni, che “gli indici di squilibrio finanziario” siano “dati oggettivi”, che esistano università “allegre” e altre serie, alcune “furbe” e altre ingenue”.
    Gli “indici” sono strumenti politici che vengono confezionati, e di volta in volta cambiati, in modo da sostenere una tesi politica, come d’altra parte dimostrato nell’articolo da cui si originano questo e gli altri post.

  12. Sicuramente sono saltati dei meccanismi di compensazione fondamentali nella ripartizione dei fondi, al Sud come al Nord. Atenei come Catania e Modena e Reggio Emilia, sono teoricamente virtuosi, per cui doveva spettare loro il 20% più la quota premiale. Tra i virtuosi, però sono quelli con gli indicatori più bassi, per cui per il modo in cui è stata impostata la ripartizione dei fondi, si trovano ad avere molto meno del 20%…

    Direi inoltre che il meccanismo di distribuzione per come è stato impostato tende a premiare le realtà medio-piccole rispetto a quelle più grandi, anche a parità di valore degli indicatori (es. Padova vs Verona o Ferrara).

  13. Occhiuzzi: inutile che giri attorno alla questione centrale: l’indicatore attuale si basa essenzialmente sulla spesa per personale, ossia un dato oggettivo. Il che, a mia modesta opinione, è del tutto coerente con la circostanza che si tratti di autorizzare nuove assunzioni sulla base delle dinamiche del pubblico impiego universitario.
    Sei sicuro che la tua università abbia rispettato i limiti assunzionali negli anni scorsi? se non l’ha fatto, eccoti unaa chiara spiegazione del perché è stata penalizzata. Ed io, se permetti, ritengo questo giusto e coerente. Non mi piace che le università che in passato hanno assunto meno vengano penalizzate per le spese di chi ha assunto di più. Se invece sei convinto che la tua università abbia sempre rispettato pienamente la lettera e lo spirito delle normetive in tema di assunzzioni che man mano si sono succedute, allora forse c’è un problema di tasse universitarie troppo basse. Mi spieghi perché al nord le tasse dovrebbero essere più alte che al sud? forse perché le università meridionali non si ritengono sufficientemenete attrattive? allora miglioratevi, invece che lamentarvi vittimisticamente!

    • @teo: “Mi spieghi perché al nord le tasse dovrebbero essere più alte che al sud? forse perché le università meridionali non si ritengono sufficientemenete attrattive? allora miglioratevi, invece che lamentarvi vittimisticamente!”.
      Scusi, ma che frase è? Che vuol dire? Giusto per la precisazione, nell’area 09 (a cui appartengo) l’Università di Messina, secondo le classifiche VQR (prendiamole per buone!), risulta superiore al Politecnico di Milano. Anzi, per dirla tutta, il Politecnico di Milano nell’area 09 risulta al di sotto di molte università del Sud. Visto che l’attuale decreto distribuisce i punti organico, mi chiedo quale logica malsana premia una struttura in toto, senza considerare chi avendo condizioni “migliori” produce pure di meno! Purtroppo, questa non è una logica malsana, ma costruita a tavoli negli anni passati che ha un solo fine. Davvero è inutile girarci intorno!

    • Vittimisticamente? Bisogna essere ciechi o idioti per vedere del vittimismo nelle tabelle di cui sopra. Turn-over al 6% che devono convivere con turn-over al 200%. L’anno scorso nessuno si e’ lamentato troppo perche’ il turnover e’ stato tagliato con criteri ragionevoli, ora si sono creati squilibri che sono degni solo di un progetto di sterminio di interi Atenei. Si taglia la capacita’ assunzionale cosi’ che gli Atenei scomodi precipitino nei prossimi anni come qualita’ della didattica e della ricerca e quindi siano ancor piu’ penalizzati negli anni a venire.

    • Ben detto: le Università non sono gelaterie. La loro Capacità Assunzionale garantisce una effettiva continuità del Servizio, e altrove sarebbe addirittura considerata essenziale proprio in vista di miglioramenti qualitativi mirati a cambiare vecchie attitudini nefaste.

    • Non entro nel merito dei toni – vorrei solo riportare qualche dato che si cela dietro i numeri.
      Case Study: Politecnico di Milano, ateneo virtuoso. Il Politecnico di Milano fa lavorare a contratto (prima erano co.co.co.) un esercito di professori e numerosi eserciti di esercitatori, selezionati con posticce valutazioni comparative, eludendo la legge – come fanno ormai daltronde la maggior parte delle amministrazioni pubbliche.
      In questo modo, sfruttando il precariato intellettuale, mantiene degli standard elevati nell’offerta didattica, senza essere costretti ad aumentare l’organico.
      In conclusione, a me sembra che tutto questo meccanismo punti a premiare non tanto gli Atenei “virtuosi”, qualunque cosa ciò voglia dire, ma gli atenei che abbiano un managment spregiudicato e degli uffici legali con gli attributi.

  14. No, vabbè, ma come si fa a capire l’esatto opposto di quello che ho scritto?
    Il mio ateneo è virtuoso ormai da due anni, in costanza di continui tagli al FFO. A parità di situazione finanziaria, era vizioso 3 anni fa secondo l’indicatore pro-tempore vigente. Questo dimostra che gli indicatori non hanno niente di oggettivo, ma sono strumenti per fare (legittimamente) politica.
    Caro anonimo, mi arrendo, anche la mia capacità didattica ha un limite!

    • Noto che continui a non rispondere quanto a merito della politica assunzionale del tuo ateneo. Nessun problema. I lettori si faranno la loro idea…

    • MArc secondo me bisogna essere ciechi o idioti a anche solo ipotizzare che il MIUR possa essere mosso da pulsioni leghiste. FOrse cerca solo di spingere a comportamenti piu’ virtuosi. Rivendico il diritto di dire che a me, anzitutto come cittadino_contribuente, non dispiace affatto.

    • Di nuovo: il mio ateneo e’ fra quelli virtuosi, quindi le sue politiche sul personale sono state giudicate buone sia secondo il d. lgs. 49 che dalla vqr. Ma non c’entra niente con i concetti che tentavo di esprimere.

  15. @redazione
    “Mi spieghi perché al nord le tasse dovrebbero essere più alte che al sud? forse perché le università meridionali non si ritengono sufficientemenete attrattive? allora miglioratevi, invece che lamentarvi vittimisticamente!”
    E’ una frase adatta a essere ospitata su ROARS?

  16. Mi spieghi perché le tasse al Nord dovrebbero essere più alte che al sud? Lo spiego subito. E’ noto che gli studenti pagano le tasse per fasce di reddito attraverso l’indicatore ISEE. Non bisogna essere economisti o sociologi per sapere che i redditi al Sud sono più bassi (inclusi i problemi di evasione fiscale) rispetto a quelli del Nord. Per cui a parità di iscrizioni e di attrattivita le università del Sud ricevono un minor finanziamento dalle tasse universitarie. Un sistema politico “sano” dovrebbe aiutare chi si trova in contesti di sofferenza sociale e non introdurre meccanismi che direttamente (minori tasse) ed indirettamente (peggioramento degli indicatori per il finanziamento) penalizzano ulteriormente le aree più deboli del paese. Ma quando si trasforma la politica con la p maiuscola in politiche ragionieristiche il risultato e’ una riduzione delle opportunità di crescita scientifica, culturale ed economica in aree strategiche per lo sviluppo del Paese.

    • Non e’ che magaari (solo per ipotesi, per caritaa’) aal nord sie fanno piu’ controlli sulla effettivita’ del reddito dichiarato che al sud? Non aggiungo altro se no i professionisti del politicamente corretto (meridionalistico) mi denunciano alla redazione (che paura!)

    • Ne’ denunce ne’ paura … questo sito e’ solito ospitare discussioni profonde e documentate, quindi evidentemente impossibili per un professionista della codardia anonima. In piu’, con continue provocazioni “off topic”, disturbi la lettura della discussione. In casi analoghi la redazione ha sbattuto fuori i disturbatori: era questo il senso della segnalazione, che ripeto.

    • @teo: “Non e’ che magaari (solo per ipotesi, per caritaa’) aal nord sie fanno piu’ controlli sulla effettivita’ del reddito dichiarato che al sud?”. Certo che se sono queste le castronerie che si hanno in testa, mi rendo conto poi perchè l’accademia fa questa fine!

  17. In effetti per aumentare l’ISEF si potrebbe aumentare il numero degli studenti (non le tasse che ciascuno di loro paga).
    Ed in un normale sistema di mercato questo si potrebbe ottenere anche abbassando le tasse, ovvero più studenti che pagano un po’ meno ma nel complesso un maggior introito per l’ateneo.
    Questo dovrebbe imporre agli atenei di investire i punti organico in quei corsi che attirano più studenti.
    Lo faranno?

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