Dopo qualche settimana di assenza di aggiornamenti in merito ai ricorsi ASN, in data 9 maggio sono apparsi sul sito Giustizia Amministrativa circa una settantina di nuovi dispositivi.

Secondo le dichiarazioni del Ministro i ricorsi ASN sarebbero oltre mille.

Ad una media di 70 ricorsi a settimana considerati quelli gia discussi (circa 220), è prevedibile che prima di due mesi e mezzo da ora non sarà conclusa questa fase della ASN. E tanto senza considerare i ricorsi al Presidente della Repubblica e possibili appelli al Consiglio di Stato.

Inutile quindi dilungarsi su eventuali fallimenti della ASN, tantomeno commentare chi parlava di “bassa ricorsività” (pochi ricorsi …) del processo ASN. Piuttosto sarebbe interessante fare un bilancio di quanto è costato tutto questo al MIUR, sia in termini diretti (impegno sul fronte ricorsi) sia in termini indiretti (risorse sottratte alla ordinaria amministrazione) … in tempi di “spending review” chi ha tanto insistito per far marciare questa ASN dovrebbe almeno essere messo di fronte al costo che ha generato per la pubblica amministrazione.

In tutto questo fluire di numeri, ricorsi, spese, norme, decreti, valutazioni, criteri di commissioni … il TAR Lazio continua ad apparire uno dei riferimenti più equilibrati. In linea con il ruolo di garante della ASN (ruolo che di fatto sta svolgendo impedendo il crollo di tutta la procedura pur accogliendo spesso le censure dei ricorrenti), il TAR ci presenta, con il ritorno appunto alla pubblicazione dei dispositivi, un ulteriore elemento di accoglimento dei ricorsi che va ad aggiungersi a quanti evidenziammo tempo addietro: La Disparità di Trattamento.

Le motivazioni di accoglimento spiegano bene il nuovo elemento di giudizio che sta facendo da base ad alcuni accoglimenti di ricorso già dalla fase cautelare.

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“Considerato, ad un sommario esame, che il ricorso appare assistito da sufficiente fumus boni iuris posto che i giudizi elaborati dalla commissione non sembrano ragionevoli nella misura in cui la ricorrente, pur avendo superato due mediane sulle tre di riferimento ed ottenuto un giudizio nel complesso non negativo (e comunque non peggiore di altri candidati giudicati idonei), è stata giudicata non idonea alla richiesta abilitazione;

– che il giudizio finale di non idoneità, seppure assunto all’unanimità dei membri della commissione, non sembra coerente con la stessa motivazione contenuta nelle premesse del giudizio collegiale, soprattutto se rapportato a quanto espresso con riferimento ad altri candidati giudicati idonei;

“Considerato, ad un sommario esame, che il ricorso appare assistito da sufficiente fumus boni iuris posto che i giudizi elaborati dalla commissione non sembrano ragionevoli nella misura in cui il ricorrente, pur avendo superato le tre mediane di riferimento ed ottenuto un giudizio nel complesso non negativo, è stato giudicato non idoneo alla richiesta abilitazione;

– che il giudizio di non idoneità, seppure assunto all’unanimità dei membri della commissione, non sembra comunque sorretto da adeguata motivazione ed in linea con i criteri in precedenza determinati (in particolare, circolare n. 754/2013);

– che anche il giudizio sulle pubblicazioni (dichiarate solo in parte congruenti con il settore di riferimento) sembra contraddittorio nella misura in cui gran parte della produzione scientifica appare comune a quella presentata da altri candidati che invece sono stati dichiarati abilitati;

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Come accennato, finora l’orientamento del TAR era stato di non concedere provvedimenti cautelari per motivazioni che non rientrassero in ben definiti argomenti formali e in particolare sembrava escluso, dalla fase cautelare almeno, l’argomento del confronto tra candidati forse sulla base, motivazione chiaramente errata dal punto di vista logico, ma mediaticamente efficace, della natura non comparativa della procedura ASN; eppure ora interviene la disparità di trattamento.

Argomento principe – la disparità di trattamento – nelle vertenze di questa ASN dove lo stesso Ministro  parla alla stampa delle discutibili condotte delle commissioni.

E quindi ancora una volta il TAR interviene nella ASN, là dove nessuno è mai giunto prima – nella sconosciuta galassia della ragionevolezza, per cui se abiliti A con il titolo X non puoi bocciare B se ha anche esso il titolo X. Relazione logica evidentemente sfuggita ad alcune commissioni … forse a causa della giovinezza della ASN ?

Restando in tema di citazioni cinematografiche, un buon augurio ai tanti nuovi (ci sono ancora sorteggi in corso) e vecchi commissari ASN potrebbe essere:

“Che il TAR Lazio sia con te, novello commissario ASN”

 

 

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65 Commenti

    • Buio pesto…il ministero non si è neanche degnato di comunicarmi che era stata nominata una nuova commissione in esecuzione della cautelare che io avevo ottenuto al TAR!

  1. News dal TAR Lazio

    Con il nuovo presidente della III sezione se viene accolta la cautelare viene fissata la data del merito e solo in pochissimi casi si ordina uma nuova commissione.
    Se la cautelare viene respinta le spese vengono quasi sempre compensate ma in pochissimi casi si condanna il ricorrente al pagamento.

    Qualcuno mi sa spiegare la logica?

    Almeno con Bianchi il comportamento era coerente e uniforme in ciascuno dei due possibili casi…

    Intanto il Miur continua a lasciare i ricorrenti in attesa del giudizio della nuova commissione a cuocere a fuoco lento sulla graticola…

    • Infatti, ma è assurdo.. Un candidato ottiene sospensione della non-abilitazione ma non la possibilità di avere giudizio da una nuova commissione.? Ma che senso ha?

  2. Scrivo per segnalare l’esito del mio ricorso al Tar del Lazio, pensando che la mia vicenda possa essere utile a quanti si trovano nella mia situazione, e anche perché il mio settore concorsuale è 11C3, filosofia morale, disciplina che alcuni credono si debba occupare di concetti come responsabilità, giustizia e onestà. Nel verbale che mi riguarda tre commissari hanno dichiarato la mia non idoneità senza alcuna motivazione, mentre un quarto, l’unica donna, ha fatto riferimento a due mie monografie con errori macroscopici sul loro contenuto, dimostrando non solo di non averne letto neppure l’introduzione o il sommario, ma di non aver neppure compreso il titolo dei volumi. Inoltre, la commissione ha dichiarato che non ho presentato altri titoli oltre ad un premio, dimostrando di non aver letto il mio curriculum, nel quale si presentavano diversi titoli che sono stati considerati pertinenti per abilitare altri candidati. Tra questi, ho conseguito l’Habilitation valida nei paesi di lingua tedesca: esiste un parere del CUN che consiglia alle commissioni dell’ASN di valutarne l’equipollenza, invece, nel mio verbale non è neppure citata.
    Ho presentato ricorso e l’udienza è stata lo scorso 25 settembre. Il mio avvocato ha chiesto di discutere una memoria – contenente alcune argomentazioni del tutto svincolate dai fatti – che era stata presentata dagli avvocati del MIUR nell’ultimo giorno possibile per depositare, rendendoci impossibile rispondere per scritto. Il giudice ha impedito all’avvocato di parlare, dicendo che quanto aveva a disposizione era sufficiente. Ci siamo illusi che i fatti presentati parlassero da soli. Il 28 novembre è uscita l’ordinanza nella quale il ricorso è rigettato, con la motivazione che una delle pubblicazioni che ho presentato non appartiene all’ambito della filosofia morale. Si tratta della monografia “Etica dell’assenso. Se accettare i principi morali sia un problema della volontà”: già il titolo dovrebbe far sospettare che la motivazione è priva di fondamento. Si può però aggiungere che la monografia è stata giudicata da una commissione internazionale di cinque professori ordinari come dissertazione valida per ottenere l’Habilitation; in seguito è stata letta e approvata da due professori ordinari di filosofia morale italiani, prima della pubblicazione. Questi dati sono presentati nell’introduzione, poche pagine che il giudice aveva a disposizione. Ma l’aspetto più sorprendente è che nel verbale della commissione non c’era assolutamente nessun riferimento alla non pertinenza di quest’opera rispetto al settore concorsuale. Al contrario, parte della discussione inerente al ricorso era se il testo trattava temi di bioetica (come affermato dalla commissaria citata) oppure temi di etica generale (come di fatto è). L’argomento della non pertinenza era contenuto però nella memoria presentata dal Miur, e della quale al mio avvocato non è stato permesso di discutere. Che anche il giudice abbia scelto il metodo seguito della commissione, di non leggere i documenti cui aveva accesso e di farsi guidare da criteri del tutto avulsi dai fatti, per me che insegno etica della professione, è perlomeno scoraggiante. Ma al di là della delusione personale, la corrispondenza tra la memoria del Miur e l’ordinanza non può far sorgere il sospetto che ci sia una forma indebita di pressione del Miur sul Tar del Lazio? Se è così, non abbiamo modo di difenderci: come scrisse la Arendt, la dittatura della burocrazia è la peggiore forma di totalitarismo, perché nessuno è responsabile di nulla. Qualsiasi cosa un ricorrente decida di fare, nessuno dei responsabili di vicende come la mia, né la commissione, né i magistrati, saranno chiamati a render conto delle proprie inadempienze.

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