Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera aperta di quattordici studiosi che hanno usufruito del Programma di Rientro dei Cervelli i quali denunciano gli intralci burocratici che mettono a rischio la loro possibile immissione in ruolo.
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All’attenzione del Ministro della Pubblica Istruzione Francesco Profumo
Al Direttore Generale Daniele Livon
Alla Giunta di Presidenza del CUN

Gentile Ministro,

I sottoscrittori di questa lettera sono tutti ricercatori che hanno beneficiato del Programma di Rientro dei Cervelli, ritornando in Italia come figure assimilabili a ricercatori o professori delle due fasce. Pochi giorni fa è diventato di dominio pubblico il ritardo dei rinnovi delle borse “Rita Levi Montalcini”, che rischia di provocare una “fuga di ritorno” di molti giovani ricercatori (La Repubblica, 5 Marzo 2013). Con questa lettera vorremmo portare alla Sua attenzione una questione simile e altrettanto grave, che riguarda i vincitori del Programma del Rientro dei Cervelli.
L’ultima edizione (prima della sua trasformazione nel Programma “Rita Levi Montalcini”) risale al 2008/2009. Il MIUR investe ogni anno risorse ingenti per permettere l’immissione in ruolo dei “cervelli rientrati” attraverso il sistema delle chiamate dirette. Poiché negli ultimi tre anni non si sono svolti nuovi concorsi per l’accesso al ruolo di professori, la chiamata diretta costituisce di fatto l’unico modo per evitare che i beneficiari del Programma ritornino all’estero alla scadenza del loro contratto, al massimo quadriennale. Purtroppo, però, la legislazione (in particolare la Legge del 9 Gennaio 2009, Art. 1 bis) induce a ritardare la presentazione delle istanze di chiamata diretta, lasciando pochi mesi per la conclusione del loro iter. Si tratta di una norma irrazionale: se da un lato l’interessato rischia di rimanere senza contratto in caso di ritardi amministrativi, dall’altro l’eventuale esito negativo dell’istanza (anche se comunicato prima della scadenza del contratto) non lascerebbe abbastanza tempo per la ricerca di una nuova posizione accademica all’estero o di un diverso lavoro.

Nonostante questo rischio concreto, molti di noi hanno chiesto ai propri atenei di presentare domanda di chiamata diretta. Dopo un non breve iter all’interno degli organi dell’università che la propone, la domanda deve essere vagliata da una commissione nominata dal CUN che valuta il possesso dei requisiti da parte del candidato. Nel 2012 più di cinquanta domande di chiamata diretta sono pervenute al ministero nel pur breve tempo utile per la loro presentazione, e dunque decine di commissioni sono state nominate dal CUN e stanno completando i propri lavori. Si noti che soltanto una minoranza delle domande in esame riguardano i vincitori del Programma di Rientro dei Cervelli. Tuttavia il Ministero ha deciso di attendere che i lavori di tutte le commissioni siano terminati prima di dare il via libera alle chiamate dei vari atenei.

Sono passati mesi, ma dal Ministero non è arrivata alcuna comunicazione ufficiale. Le commissioni sono composte da colleghi di atenei terzi, che dunque non hanno nessun interesse a sveltire la procedura. Questa vicenda ci sembra emblematica della situazione del nostro Paese, incapace di fare funzionare anche i progetti migliori che ha prodotto con sforzi e impegni finanziari non indifferenti. I contratti di coloro che sono rientrati nel 2009 sono in scadenza nei prossimi mesi. È evidente che l’unica alternativa rimasta è la ricerca di una sistemazione all’estero, nonostante il Ministero abbia investito milioni di euro per il rientro, soldi che rischiano di andare sprecati.

L’assurdità di quanto sta accadendo ci pare evidente. Le scriviamo questa lettera nella speranza che Lei possa intervenire al più presto perché questa vicenda non tolgadefinitivamente credibilità al Programma, che pure viene riproposto e riportato puntualmente all’attenzione dei media come esempio dell’impegno ministeriale per l’incentivazione dell’eccellenza accademica. Non è sicuramente nostra intenzione invocare un provvedimento di stabilizzazione ope legis – che riteniamo sbagliato e contrario al principio di promozione dell’eccellenza – né vogliamo sottrarci a un’approfondita valutazione del nostro operato. Chiediamo semplicemente che tale valutazione venga effettuata speditamente e con tempi certi, in modo da potere programmare il nostro futuro e assicurare continuità alla nostra carriera accademica.

Fra i possibili interventi ci permettiamo di suggerire quanto segue:

  1. Il Ministero, in accordo con il CUN, dovrebbe fissare un termine ragionevole (1-2 mesi) per la nomina delle commissioni e la conclusione dei loro lavori.
  2. Il Ministero dovrebbe autorizzare gli atenei a procedere immediatamente con le chiamate dei candidati che sono già stati valutati positivamente dalle commissioni nominate dal CUN. Dovrebbe inoltre stanziare un fondo provvisorio che copra i costi stipendiali, in attesa che si concludano i lavori di tutte le commissioni e possano essere distribuiti i finanziamenti del FFO.
  3. In alternativa, il Ministero potrebbe autorizzare una proroga di un anno dei contratti del Rientro dei Cervelli, in via eccezionale e soltanto per permettere il completamento delle procedure di chiamata.
  4. Infine, riteniamo importante che il Ministero contatti tutti coloro che sono in attesa dell’esito della procedura di chiamata, per informarli relativamente allo stato della pratica e per illustrare i provvedimenti che sono stati presi in modo da prevenire la comprensibile tentazione della “fuga di ritorno”. Per gli stessi motivi è essenziale ribadire l’impegno del Ministero a continuare a finanziare le chiamate di coloro che non hanno ancora potuto cominciare l’iter amministrativo.

Siamo rientrati in Italia per contribuire alla ricerca e allo sviluppo del nostro Paese, e per restituire almeno parte di quanto abbiamo ricevuto gratuitamente nel corso di molti anni di studio. Ci chiediamo se questa sia stata la scelta giusta, vista la totale assenza di certezze che ben poco ha a che fare con la valutazione di merito del nostro operato, unico metro di giudizio che dovrebbe guidare le scelte in campo accademico. Per questo motivo crediamo che il Ministero debba intervenire per evitare uno spreco di energie e risorse finanziarie ingiustificabile, specialmente in tempi difficili come quelli che l’Italia sta vivendo.

Cordialmente,

Riccardo Avanzinelli
(Dipartimento di Studi della Terra, Università degli Studi di Firenze)

Maurizio Battaglia
(Dipartimento di Scienze della Terra, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”)

Anna Cavallo
(Dipartimento di Fisica “E.R. Caianiello”, Università degli Studi di Salerno)

Giulia Curia
(Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia)

Andrea Gambassi
(Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati, Trieste)

Elisa Greggio
(Dipartimento di Biologia, Università degli Studi di Padova)

Francesco Guala
(Dipartimento di Economia, Management e Studi Quantitativi, Università degli Studi di Milano)

Alessandro Laio
(Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati, Trieste)

Marco Ottavi
(Dipartimento di Ingegneria Elettronica, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”)

Riccardo Salvio
(Dipartimento di Chimica, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”)

Chiara Simeoni
(Dipartimento di Ingegneria e Scienze dell’Informazione e Matematica, Università degli Studi dell’ Aquila)

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2 Commenti

  1. Il piano di rientro puo’ essere considerato un successo solo nel momento in cui “tali cervelli” posso venir integrati e occupati nel nostro paese, altrimenti è una presa in giro per tutti!
    —–
    Leggendo il Vostro appello mi associo ad esso come cittadina e provo profondo sdegno nel sentire come vengono trattate le persone che con tanti sacrifici e con grande coraggio hanno scelto, prima di uscire dal’ Italia e poi di ritornarvi, per poter contribuire alla crescita, alla cultura e ricerca. Ma che cosa hanno ricevuto in cambio se non mancanza di rispetto e offese alla loro dignita’ e intelligenza? Questo uno dei frutti del taglio dei finanziamenti alla scuola e Universita’, della svalorizzazione morale, sociale e politica della scolarità. Constato, molto tristemente, un “analfabetizzazione di ritorno” nel nostro paese, con politiche restrittive del diritto allo studio i cui effetti sociali sono e saranno tremendi. La barbarie perpetrata e ripetuta senza remora alcuna! Una mancanza di visione per il futuro del nostro paese che non è riuscito, né riesce a usufruire delle risorse umane faticosamente formate all’ estero (e in Italia) e il cui contributo potrebbe essere, in breve, perso per sempre. Sottolineo poi, la cecità e incapacità di raffrontassi con le politiche sul’ istruzione e ricerca seguite dagli altri paesi europei e non.

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