«Con la Legge di Stabilità abbiamo ricominciato ad investire nel nostro capitale umano» dichiara il Ministro Giannini che, in relazione al piano straordinario appena varato, osserva che «i ricercatori di tipo b, con questo intervento, saranno più che raddoppiati». Un quadro, quello delineato dal Governo, che secondo Adnkronos «raccoglie il plauso dei vertici accademici». «Una vera e propria iniezione di giovani nelle università» dice, per esempio, il rettore di Roma Tre, Mario Panizza. A fronte di un calo di 7.503 posti (tra professori e ricercatori, anche a tempo determinato) dal 2010 oggi, pare che bastino 861 ricercatori per suscitare il “plauso dei vertici accademici”. Se questo è il leitmotiv, come dare torto al Sottosegretario Gabriele Toccafondi, quando nella risposta all’interrogazione dell’On. Michele Nicoletti rivendica il «consistente impegno che il Governo e il Parlamento hanno messo in campo a favore del sistema universitario»? Nonostante le nostre critiche al governo, sorge il dubbio che a toccare il fondo sia qualcun altro.

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Leggiamo su Adnkronos (18.02.2016):

Via libera al piano straordinario per il reclutamento di 861 ricercatori universitari. Il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Stefania Giannini ha firmato il decreto che dà attuazione a quanto previsto dalla Legge di Stabilità 2016. Si tratta di un’importante iniezione di risorse che consentirà, entro l’anno, di portare il numero di ricercatori di tipo b (tenure track) in servizio presso le Università statali dagli attuali 700 a più di 1.500. … “Con la Legge di Stabilità abbiamo ricominciato ad investire nel nostro capitale umano – dichiara il Ministro Giannini -. Il piano per il reclutamento straordinario di ricercatori di tipo b è un primo importante segnale, insieme allo sblocco del turn over dei ricercatori di tipo a, e ha l’obiettivo di portare energie nuove nella ricerca universitaria. I ricercatori di tipo b, con questo intervento, saranno più che raddoppiati. A questo piano si aggiungono le risorse che abbiamo stanziato per 500 cattedre di eccellenza e i fondi aggiuntivi per il reclutamento straordinario di professori di I fascia”. […] Un quadro, quello delineato dal Governo, che raccoglie il plauso dei vertici accademici. “E’ un segnale importante, è una reale immissione di capitale umano” è il leitmotiv di molti Rettori.

A riprova del leitmotiv, Adnkronos riporta alcune dichiarazioni.

Mario Panizza (Rettore Roma Tre): E’ “una vera e propria iniezione di giovani nelle università” ma, soprattutto, “si rafforza la premialità ed il merito sia dei ricercatori che degli atenei” dando “un segnale importante in un Paese a basso numero di ricercatori ed alto tasso di ‘fuga dei cervelli’ […] “si potenzia di fatto anche la didattica, ringiovanendo il corpo docenti e innescando un circolo virtuoso di recuperi tra ordinari andati in pensioni e nuovi gruppi di professori”.

Eugenio Gaudio (Rettore Sapienza) – Accoglie “positivamente il segnale che arriva dal Governo” anche se, il Rettore dell’Università La Sapienza, Eugenio Gaudio avverte: “E’ un primo segnale, ora servono altri passi”.

Giovanni Franceschini (Pro Rettore Vicario Università di Parma)  considera il piano “un atto concreto” per i giovani ricercatori, un segnale importante che “dà il Governo nel volere investire risorse su di loro”. Franceschini però il esorta il Governo a “far ripartire l’Abilitazione scientifica nazionale, bloccata da due anni”.

A fronte di un calo di 7.503 posti (tra professori e ricercatori, anche a tempo determinato) dal 2010 oggi, pare che bastino 861 ricercatori per suscitare il “plauso dei vertici accademici”. Se questo è il leitmotiv, come dare torto al Sottosegretario Gabriele Toccafondi, quando nella risposta all’interrogazione dell’On. Michele Nicoletti rivendica il «consistente impegno che il Governo e il Parlamento hanno messo in campo a favore del sistema universitario»?

Nonostante le nostre critiche al governo, sorge il dubbio che a toccare il fondo sia qualcun altro.

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23 Commenti

  1. Diciamo che dopo anni di tagli indiscriminati arriva qualcosa, non e’ certo sufficiente a colmare il disastro (soprattuto la strage di un paio di generazioni di ricercatori) ma sarebbe un segnale importante se da episodico diventasse STRUTTURALE.
    Da noi invece si usa la valutazione (fatta anche nel modo controverso che sappiamo) per tagliare e non per crescere. Io posso anche accettare che uno tagli in qualche caso ma il sistema COMPLESSIVAMENTE DEVE CRESCERE.
    Comunque su questi posti mi pare importante fare una battaglia perché diventino una iniezione di risorse permanente – magari con CADENZA BIENNALE. La certezza del futuro e’ la cosa più importante per tenere le persone in Italia, altrimenti azioni una tantum rischiano solo sprecare risorse.
    Poi sui giovani esiste un problema di SALARI TROPPO BASSI che oramai rasenta l’indecenza.

  2. E’ la solita retorica del governo Renzi, supinamente accettata dai “vertici” universitari: la retorica del “meglio di niente”.
    E’ la retorica ormai incorporata da tempo dalle “governance” degli atenei: “meglio la miseria di 861 ricercatori che niente”.
    Purtroppo, questa retorica è divenuta talmente pervasiva (chiamiamola “retorica dello straccione”) che sarà molto difficile contrastarla. Chi ne metterà in discussione l’apparente necessità (perché diviene necessaria solo dimenticando i tagli precedenti) sarà da ora in poi accusato di “disfattismo” (antica ricorrente accusa contro chi è in disaccordo). Mala tempra currunt sed peiora parantur…

  3. Certo che è meglio di niente. Ma fatto all’ultimo momento, per diminuire e sminuire gli effetti della protesta anti-vqr. Si associa alle 500 eccellenze e ai soldi dirottati sia a favore dell’Anvur sia per l’IIT, che i ‘vertici’ (quanti?) dimenticano volentieri. Come dimenticano la perdita dei 5 anni di anzianità. Come dimenticano che non avrebbero nemmeno questo se non si fosse la protesta.

    • Ufficialmente no, ma sotto sotto sì, se poi sono iniziate tutte le manovre, da decisioni di CdA fino a visite e telefonate personali persuasive, occultamenti di dati ed altro, per far caricare i prodotti, manco fossimo degli (s)caricatori da porto. Con tutto il rispetto per i portuali, s’intende, che però quando s’incazzano … mica come noi.

  4. Decisamente meno sbracati il Franceschini e soprattutto il Gaudio.
    Letteralmente eccitato invece il Panizza. Soglia di contentamento straordinariamente bassa, solita speranza di vedere la leccata premiata dalle cosiddette autorità con una briciola e mezza in più per il proprio ateneo, devozione disinteressata (e quindi tanto più assurda) al pupazzo e al suo raccapricciante partito, o uzzolo di carriera politica (ovviamente du côté de chez pupazzo)?

  5. è stato il classico contentino all’italiana, che arriva tardi e non serve.
    A voi non ricorda il quantitative easing della BCE, che, invece di arrivare nel 2009 è arrivato nel 2015, con 6 anni di ritardo e non ha avuto alcun effetto?

  6. Continuo a pensare che il problema non sia riproporre il bel tempo che fu ma decidere tre o quattro obiettivi importanti e premere in quella direzione. La società italiana e’ molto divisa ma la maggioranza della pubblica opinione e contro l’università’, qualsiasi ministro, politico, opinionista attacca i “baroni” trova consensi trasversali. Poi nessuno spiega che i baroni sono fisicamente le stesse persone che fanno ricerca negli atenei, che se la gente trova lavoro all’ estero e’ perché qualcuno non completamente analfabeta, gli ha insegnato qualcosa che sul mercato del sapere vale ancora molto.
    In politica ottieni le cose se crei consenso e ti poni pochi obiettivi forti e chiari. Non mi pare che in questo momento ci sia nulla di tutto ciò.

    • Gli obiettivi forti e chiari non ci sono per noi. C’è solo un obiettivo: ridurre la spesa pubblica e dirottare le risorse verso il mercato. Se si considerasse l’ istruzione alla stregua di qualsiasi settore industriale, con capacità di attrarre studenti dall’estero e incrementare il PIL, come negli USA o in Inghilterra, allora il governo si occuperebbe del settore maggiormente. Perchè gli studenti cinesi vanno a studiare in Inghilterra (a parte quelli che studiano arte o affini) ? Perchè noi non offriamo corsi in inglese (poco o niente) e non siamo competitivi.Non abbiamo alloggi servizi e strutture. Allora, se c’è un interesse in quella direzione ci sono due strade: razionalizzare la spesa, aumentare la competitività del sistema e immettere denaro nel sistema. Non si aumenta la competitività demotivando i docenti, ma dandogli strumenti per migliorare. Inserendo giovani preparati in grado di tenere un corso in inglese, e liberando i più anziani per altri compiti. Se non si inseriscono giovani, con stipendi adeguati, è la fine. Siamo condannati alla auto-sopravvivenza, allora l’ università rimane un ufficio di collocamento che deve costare il meno possibile.

      E’ chiaro che agli occhi della pubblica opinione non siamo ben visti, ma le colpe sono in parte nostre.

  7. Il mantra dei corsi in inglese si è installato profondamente nei cervelli. Attendiamo l’inglese dal cielo che ci salvi dallo sterminio programmato.
    Inglese, inglese,
    competitività, competitività,
    impresa, impresa, impresa, impresa …

    • Ci si attarda ancora, non dico a prendere sul serio, ma anche solo a prestare una sia pur minima attenzione alle espettorazioni di uno che condisce il millesimo annuncio a vanvera con frasi come “l’italia non è un paese finito ma infinito” e “l’italia col coltello tra i denti è l’italia che ci piace” (così riporta l’articolo, che sorprendentemente, essendo apparso nel sito del perennemente filogovernativissimo Corrieraccio, non appare abbastanza istituto luce; auguro alla De Gregorio di non pagarne il fio)?
      Non è da gran tempo di solare evidenza che il livello degli estensori dei pensierini per i baci Perugina è superiore a quello del soggetto che sta al manganello italico da due anni e ci rimarrà per i prossimi 18 circa (non si può infatti pronosticarne una durata inferiore a quella del figuro di cui è cocco-creatura-clone, dal momento che è utile servo sciocco dei padroni extra-italiani degl’italiani e che il livello culturale-intellettuale e il livello del “gusto” sia etico che estetico degl’italiani, cioè di chi va a votare, è ovviamente destinato a restare immutato in saecula saeculorum, se non a scendere addirittura)?
      Essere governati è un’umiliazione (mettiamo pure inevitabile); esserlo da un soggetto del genere è un’umiliazione eccezionalmente cocente. Ma, si sa, il dono (chiamiamolo così) degl’italiani è di non avvertire le umiliazioni come umiliazioni

    • Ma caro Anto, è invece molto chiaro (se qualcun altro non le ha risposto nel frattempo): 1,5 miliardo per post-expo che sommato al quasi mezzo accantonato dall’IIT, fanno 2mldi. Più gli 861 RTDb, più i 550 eccellenti. La cifra della somara che sta sommando arriva con approssimazione ai 2,5 mldi (che non sono comunque 25 come sta nel link!), per questo è somara. Ma non tanto da non ridere, a stento perché tiene un coltello tra i denti, degli slogan a vanvera (cfr. Ciro), aggiunti ai luoghi comuni alla moda, spazio, biomedicina (infatti dove è andato Renzi?) e agricoltura (ma senza ‘sostenibile’, perché è troppo sofisticato). Spazio = allusione a Cristoforetti, è uscito anche un film… biomedicina= genetica, farmaci, bioingegneria, malattie rare, per carità, più che lecito e utile e necessario (togliendo però fondi dai sostegni alle famiglie con casi disperati in casa, di questo non si parla), agricoltura, ma è evidente che dobbiamo investirci, altrimenti cosa mangiamo?, ma anche qui senza “sostenibile”. E la copertura finanziaria?

  8. Ma i nomi dei funzionari del ministero li scelgono per prenderci per i fondelli? Toccafondi … e poi qualche tempo fa ne girava un altro che adesso non ricordo, ma che era particolarmente adatto. Era uno che si occupava dell’ASN(???) il cui cognome era tutto un programma … qualcuno lo ricorda?

  9. I.soldi ci sono. Però non fa chic spenderli nell’università. Bisogna creare dei posti di lavoro. Precari. In modo che la gente stia col fuoco accesso sotto e corra. Produca. Per poi investire il surplus in guerre in Libia dove creare altri posti di lavoro. È la legge della crescita.

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