innovazioneIl parere della CRUI sulla bozza del decreto di ripartizione del Fondo di Finanziamento Ordinario 2014 sembra riferirsi ad una radicale innovazione che sarebbe contenuta nel decreto ministeriale. Ecco che cosa dice la CRUI:

con riferimento all’art. 4 si apprezza l’intervento che fa emergere gli oneri che il sistema universitario nella sua interezza si trova da tempo a sostenere a favore del SSN e che, tuttavia, dovevano trovare un finanziamento aggiuntivo da parte del Ministero della Salute, anziché una ridistribuzione interna al FFO […]

L’impressione che si ricava leggendo questo parere è che il decreto di ripartizione del FFO, riconosca che le Facoltà (o Scuole) di Medicina svolgono compiti assistenziali, che si aggiungono ai compiti dell’insegnamento e della ricerca comuni alle altre facoltà, e che in relazione a questo riconoscimento si preveda un finanziamento aggiuntivo.

La realtà è ben diversa. Il decreto ministeriale , nell’articolo 4, cui si riferisce il parere della CRUI, si limita a distribuire a quattro atenei (Sapienza, Napoli 1, Napoli 2 e Messina) la somma aggiuntiva di 15.750.000, in ottemperanza ad una “disposizione particolare” contenuta nella Riforma Gelmini e cioè nell’art. 11 della Legge 240 del 2010. Ecco che cosa dice a questo proposito la Legge Gelmini:

Il calcolo degli squilibri finanziari dei singoli atenei può tener conto delle specificità delle università sede di facoltà di medicina e chirurgia collegate ad aziende ospedaliere nate da ex policlinici a gestione diretta.”

La definizione apparentemente astratta di “università sede di facoltà di medicina e chirurgia collegate ad aziende ospedaliere nate da ex policlinici a gestione diretta” comprende esattamente, come si è detto, l’Università Sapienza di Roma, le due università di Napoli e l’Università di Messina. Non si tratta quindi, come parrebbe dal parere della CRUI, di far “emergere gli oneri che il sistema universitario nella sua interezza si trova da tempo a sostenere a favore del SSN”, ma piuttosto di un intervento a favore di quattro sedi universitarie.

Non sono però sedi scelte a caso, anche se è probabile che questa disposizione sia il frutto di un intervento di “lobbying” dell’Università Sapienza di Roma. Sono forse le sedi che hanno più sofferto da un sistema di finanziamento “premiale” che non ha mai considerato l’attività assistenziale ed i suoi costi.

Per capirci qualcosa dobbiamo ricordare che dal 1985, da quando cioè le università italiane godono della “autonomia finanziaria” prevista dall’art. 5 della Legge 537 del 1983, le università statali sono finanziate da un fondo, detto Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO). Il fondo è distribuito alle diverse sedi in massima parte sulla base di quanto hanno ricevuto l’anno precedente (quota storica) e per una percentuale modesta sulla base di criteri oggettivi che dovrebbero tener conto dell’attività didattica e di ricerca (quota di riequilibrio, o quota premiale).

Per quanto la “quota di riequilibrio” sia sempre stata modesta, o comunque soggetta a “clausole di salvaguardia” che ne limitavano gli effetti, il suo effetto cumulativo in quasi venti anni di applicazione ha inciso non poco nella distribuzione delle risorse, come ampiamente documentato, per il periodo 1985-2008, da uno studio pubblicato sul numero di dicembre 2009, della rivista “Universitas” del Ministero dell’Istruzione. Hanno quindi avuto maggiori risorse le università che diciannove anni fa risultavano “sottofinanziate” secondo i parametri utilizzati nella quota di riequilibrio, a scapito di quelle che, sempre secondo questi parametri, risultavano “sovrafinanziate”. In alcuni casi, come quello della Sapienza di Roma, e dell’Università di Messina, c’è stata una vera e propria perdita di risorse al netto dell’inflazione. In altri casi come quello del Politecnico di Milano c’è stato invece un aumento di oltre il 90%.

Cosa c’entrano in tutto questo le facoltà di medicina? C’entrano perché i parametri utilizzati dal Ministero per la “quota di riequilibrio” riguardano la didattica e la ricerca, ma ignorano un’attività che è svolta solo dalle facoltà di medicina e cioè l’attività assistenziale. Questo significa che le sedi che ospitano una facoltà di medicina, specialmente se gestivano direttamente un policlinico (con tutto il personale sociosanitario dipendente stipendiato dall’università), risultavano ed ancora risultano, sovrafinanzate secondo parametri ministeriali che non prendono in considerazione l’attività assistenziale. Non è possibile per queste sedi competere, ad esempio, con i Politecnici di Milano e Torino per l’assegnazione delle risorse assegnate sulla base di parametri, che vengono ritenuti “premiali”. L’esistenza di una facoltà di medicina, anche se efficiente nella didattica e forte nella ricerca, finisce quindi per costituire un peso per l’università che la ospita.

Complessivamente gli oneri che il sistema universitario sostiene a favore del Sistema Sanitario Nazionale sono stati stimati, nel rapporto del dicembre 2008 presentato dal Comitato Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario (CNVSU) a 350 milioni di euro. La stima si basa sul calcolo degli assegni fissi dovuti al personale che svolge attività assistenziale, ipotizzando che il personale docente che svolge attività assistenziale dedichi a questa attività un terzo del proprio tempo.

Siamo ben lontani dalla modesta cifra di 15,7 milioni di euro che il decreto di ripartizione del FFO riserva alle quattro università che gestivano direttamente un policlinico.

Tuttavia, se non si può dire che il decreto di ripartizione del FFO del 2014 riconosca il problema degli oneri sostenuti dal sistema universitario nei confronti del Sistema Sanitario Nazionale, è importante prendere atto che questo problema è finalmente riconosciuto dalla CRUI, che propone che gli oneri derivanti dall’attività assistenziale siano a carico del SSN. Naturalmente in questo caso anche la valutazione di questa attività dovrebbe essere condivisa dal SSN. E’ una proposta che non può essere ovviamente accolta per il FFO 2014, ma che può certamente essere presa in seria considerazione per il 2015. Sarebbe così superata anche la “disposizione speciale” a favore di quattro sedi universitarie che hanno avuto presumibilmente ascolto presso il Ministro di allora.

P.S. Dopo la redazione di questo “post” ho potuto prendere visione del parere del CUN sul decreto di ripartizione del FFO 2014, che a commento dell’art.4 del decreto, contiene la seguente osservazione, interamente condivisibile:

… si ritiene che la soluzione complessiva della questione concernente gli oneri che il sistema universitario sostiene a favore del SSN debba essere ricercata a livello interministeriale e interistituzionale.

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