In base ad una ricerca di alcuni studiosi internazionali i docenti universitari italiani (nelle tre fasce dei ricercatori, associati e ordinari) avrebbero gli stipendi più alti del mondo, dopo quelli del Canada e del Sud Africa. E pensare che i ‘baroni’ italiani piangono sempre miseria! Ma vediamo un po’ come stanno le cose.

 

 

È quanto risulterebbe dalla ricerca di P.J. Altbach, L. Reiseberg, M. Yudkevich, G. Androuschak e I.F. Pacheco, Paying the Professoriate. A Global Comparison of Compensation and Contracts (annunciato in uscita per il 13 aprile da Routledge) e che ha già destato l’interesse della rete, con interventi di Scott Jaschil,  di Jack Grove (nel sito del Times Higher Education, che pubblica il famoso ranking delle università che tanto fa discutere in Italia), di D.D. Guttenplan; notizia oggi (3 marzo 2012)  ripresa da “Repubblica” e prontamente inserita nel sito del Governo Italiano, che quando si tratta di dare addosso ai docenti universitari non si tira mai indietro. Ma i dati più salienti di tale indagine sono già anticipati nel sito degli autori, alcuni dei quali già qualche anno fa avevano pubblicato una ricerca dello stesso tipo (L.E. Rumbley, I.F. Pacheco e P.G. Altbach, International Comparison of Academic Salaries: An Exploratory Study. Center for International Higher Education – Lynch School of Education, Boston College) che però concerneva 16 paesi e non i 28 come l’attuale; in particolare non prendeva in considerazione l’Italia.

È questo un argomento scottante: già qualche anno fa Roberto Perotti annoverava tra i miti da abbattere nel suo ineffabile volume L’università truccata (Einaudi 2008, p. 44) quello dei bassi salari dei professori universitari italiani. E gli facevano eco A. Alesina e F. Giavazzi che – riprendendone gli argomenti in Goodbye Europa. Cronache di un declino economico e politico, BUR Milano 2008, p. 98) – rincaravano la dose. Era il là per l’ennesima campagna di denigrazione dell’università che portava “Il Giornale” a titolare a caratteri cubitali che gli universitari italiani guadagnano 10mila euro al mese e lavorano solo 3 ore al giorno.

Già abbiamo fatto vedere l’infondatezza di questa analisi, sia in Maledetta Università (Di Girolamo editore 2011, pp. 74-89), sia nel sito L’Italia che affonda (vedi quadri 4.11, 4.12 e 4.13). Ci asteniamo pertanto dal ripeterne gli argomenti per le vicende passate.

Come abbiamo detto, nella ricerca in via di pubblicazione v’è di nuovo il fatto che sono stati inclusi i salari dei docenti universitari italiani, comparati con quelli di altri 27 paesi del mondo. Il valore degli stipendi è quello medio (ma non sappiamo ancora come sia calcolata questa media) nelle tre fasce dei ricercatori, ordinari e associati. Ebbene, lo stipendio medio di un ordinario ammonterebbe, secondo questo studio a ben 9.118 $, a parità di potere di acquisto (PPP – in modo da renderli comparabili tra le varie nazioni). Da ciò risulterebbe che i professori ordinari italiani sarebbero i migliori pagati al mondo dopo il Canada (con 9.485) e il Sud Africa (con 9.330). Non si capisce invece a cosa fanno riferimento i dati riportati da “Repubblica”: se infatti lo stipendio medio di un ordinario fosse di euro 4.345 (netto) non saremmo più al secondo posto (o terzo), ma scenderemmo di parecchio anche dopo aver fatto fa conversione a PPP, venendo così con circa 5.364 superati da ben 14 paesi, in pratica tutti quelli del mondo sviluppato. Solo col lordo andremmo a una cifra comparabile a quella pubblicata da Altbach & C. (vedi la tabella degli autori). Per cui il titolo gridato da “Repubblica” (“Secondi al mondo, dopo il Canada”) sarebbe vero solo operando queste specificazioni necessarie e dopo aver appurato – cosa che ancora non appiano – che anche gli stipendi degli altri paesi siano considerati al lordo.

Ma per vederci un po’ più chiaramente, non entriamo nel merito degli stipendi degli altri paesi, ma limitiamoci a quelli italiani, di cui conosciamo più esattamente la natura e l’andamento “tabellare”; e ci limitiamo a quelli dei ‘baroni’, fonte di tutte le universitarie nequizie (ma il discorso si può estendere altrettanto bene anche per gli associati e i ricercatori, i cui stipendi medi sarebbero, secondo la studio di Altbach & C., rispettivamente di 6.717 e 5.029 $ PPP). Ebbene, per l’Italia il calcolo è facile da fare, perché come sappiamo (e questa è stata una delle lamentele dei neoliberisti, che vedono in ciò una fonte di rigidità che non “premia il merito”) essi sono assai rigidi e stabiliti con tabelle ministeriali valide per tutte le università. A questi stipendi si può aggiungere ben poco, se non per alcune categorie: i proventi dell’attività intra moenia per i medici e gli utili delle consulenze “conto terzi” per una minoranza di docenti (ingegneri, per esempio) che hanno competenze professionali appetibili per il mercato. Inoltre, non sono previsti retribuzioni aggiuntive in base ai progetti di ricerca, se non in misura assai limitata solo per quelli europei. Solo i professionisti, optando per il tempo parziale, possono ottenere laute parcelle. Per tutti gli altri v’è solo lo stipendio tabellare, incrementato con qualche supplenza pagata una miseria (dalle 3.000 alle 5.000 € l’anno circa).

Vediamo allora un po’ cosa ci dicono queste tabelle. Un rapido sguardo alla tabella stipendi degli ordinari dà ad inizio carriera uno stipendio netto mensile in euro di 2897 (arrotondiamo i decimali). A fine carriera (dopo circa 38 anni) 5469. Tali cifre sono confermate nella recente tabella ministeriale (del 9-02-12) dove si ha il passaggio agli scatti triennali, ma le somme iniziali e finali rimangono le stesse (anche se queste cifre non comprendono le addizionali Irpef, calcolate localmente da regioni e comuni, per cui il netto si abbassa ulteriormente); e sono anche quelle riportate su “Repubblica”. Se poi si considera la conversione a PPP in $ (per il 2009 equivalente a 0,81 – vedi il sito), si arriva rispettivamente a dollari 3576 e 6752. Quest’ultimo dato (che è di fine carriera) è dunque assai lontano dal dato fornito dallo studio citato, che è quello medio ed assomma a 9.118 $.

Sarà mai – ci è venuto il dubbio – che Altbach & C. abbiano scambiato lo stipendio netto con quello lordo, depistati dalla circostanza che negli altri paesi di solito questa differenza non viene effettuata? Se prendiamo in esame il lordo (sempre degli ordinari di inizio e fine carriera), abbiamo in euro 4678 e 9640; con la conversione PPP in dollari si ha 5775 e 11.901. Ebbene solo in questo caso lo stipendio lordo massimo degli ordinari italiani è superiore a quello medio fornito dallo studio. Tuttavia non sappiamo come è stato calcolato questo stipendio medio né se per tutti gli altri paesi è stato preso in considerazione il lordo (dobbiamo aspettare la pubblicazione dello studio nella sua interezza), per cui non siamo in grado di capire se esso corrisponda a quanto effettivamente percepito in Italia.

Ma – e qui sta l’importante – per renderci conto di come stiano effettivamente le cose e di quanto possa essere rischiosa e complicata una simile comparazione se non si conosce la struttura della carriera accademica in Italia, bisogna notare il fatto che gli anni di anzianità sono nel ruolo e non nella carriera universitaria. Ciò significa (sino alla nuova legge 240/2010) che al passaggio di fascia (ad es., da associato ad ordinario) si ricomincia quasi d’accapo perché della carriera pregressa vengono riconosciuti al massimo 8 anni. Quindi un associato che ha 20 anni di servizio, nel momento in cui diventa ordinario avrà solo 8 anni di servizio e sarà inquadrato pertanto nella 4a classe stipendiale. Se si considera che lo stesso avviene per il passaggio da ricercatore ad associato, è facile immaginare quanta anzianità si perde. E la situazione non migliora con la l. 240/2010 (art. 8, c. 3) che elimina sì lo straordinariato, ma anche le procedure di ricostruzione delle carriere, facendo solo iniziare la carriera da una classe più elevata che corrisponde, almeno per gli ordinari, alla vecchia ricostruzione.

Inoltre, per poter sviluppare il massimo della carriera, considerando che attualmente il pensionamento è previsto a 70 anni, e così arrivare allo stipendio massimo bisognava diventare ordinario a 40 anni, assumendo di avere già accumulato una anzianità di associato di almeno 8 anni e tenendo conto dei tre anni di straordinariato. Ma come sappiamo (v. l’Undicesimo Rapporto sullo Stato del Sistema Universitario del CNVSU del 2011) l’età media di ingresso in ruolo per professore ordinario ha il suo massimo nel 2008 di 57,3 anni, con una media di 51,4 nel periodo 2000-2010. Per cui si è calcolato che in media i professori ordinari riescono a maturare una anzianità massima di 22-23 anni. Anche con la nuova l. 240/2010 cambia poco e – se non si ha molta carriera pregressa – bisogna diventare ordinari a 35/40 anni per arrivare al massimo della carriera. Quindi lo stipendio massimo tabellare è puramente teorico e appannaggio di coloro che diventano ordinari molto giovani, come Michel Martone. Tutti gli altri sono degli sfigati.

Chissà, perciò, come hanno fatto i loro conti Altbach & C.! Lo sapremo quando avremo preso visione del libro nella sua interezza. Ma scommettiamo che nei prossimi giorni – già sulla base di questi dati assai discutibili e dell’articolo appena pubblicato di Repubblica – si scatenerà al solito una campagna stampa da parte dei soliti noti?

Updated 05-03-2012 h. 21.00

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6 Commenti

  1. riporto qui quanto ho postato questa mattina nel mio blog e sulla pagina Facebook di Roars (non prima di avere inserito questo stesso post tra i rimandi del mio intervento @ http://micheledantini.micheledantini.com/2012/04/03/bouvard-e-pecuchet-3-corrado-zunino/

    “Sul tema: analisi comparative degli stipendi universitari, segnalo:

    Corrado Zunino, ‘Università, prof italiani tra i più pagati’, in: ‘la Repubblica’, 3 aprile 2012, p. 2012.

    L’articolo si apre come recensione e si caratterizza attraverso semplificazioni, omissioni, menzogne tout court. Provo a elencare. Le cifre riportate del salario di ingresso di professori di ii fascia sono (ad esempio) sensibilmente superiori (di conseguenza l’intera progressione è taroccata). Non si ricorda che gli scatti sono bloccati sino a tutto il 2014. Si nasconde tra le pieghe del testo che le retribuzioni comparativamente più alte si trovano alla sommità della gerarchia: ai livelli di ingresso le retribuzioni sono comparativamente più basse (non era forse questa la notizia da dare? Questioni di scelta). Non si fa menzione che non di rado, oggi, i fondi di finanziamento locali alla ricerca sono stati azzerati (di quanto dispone, invece, un docente finlandese, americano o canadese tenured della stesso livello? etc.). Che le spese professionali ricadono dunque pressoché interamente sullo stipendio (libri, aggiornamento professionale, spostamenti, partecipazione a convegni etc.). Non si dice infine quale tipo di precariato senza rete motivazioni più che salde siano costrette a sfidare. In generale: non è ideologico considerare unitariamente ordinari nelle professioni (che esercitano magari secondo e terzi lavoro), amnistiati anni Ottanta e scienziati early career? Siamo certi che processi di selezione, qualificazione, motivazioni, competenza siano comparabili?

    Aggiungo un’osservazione politica (e di “archeologia politica” della testata): è il MIUR, a quanto un lettore comune apprende dalla pagina di Repubblica, a intestarsi la denuncia delle retribuzioni intollerabilmente alte di cui i professori universitari beneficiano in Italia. La circostanza, che potrebbe apparire intimidatoria, merita una riflessione.

  2. ho scritto un testo analogo chiedendo ad un collega di pubblicarlo
    sul gruppo roars di facebook (a cui non ho accesso). In particolare ho esaminato la situazione salariale di un ricercatore neoassunto con un maitre de conferences francese. La differenza rispetto ai tuoi calcoli sta soprattutto nell’indice ppp che non avevo notato essere quello della penn world tables (pwt), per lo studio di referimento, mentre io ho usato quelli dell’ocse e tenuto conto del rapporto euro/dollaro, il quale mi pare di aver capito sia gia’ incluso nel coefficiente del pwt.
    Essendo queste (la mia e la tua) analisi basate su dati liberamente e facilmente accessibili, ed essendo la questione continuamente storpiata da leggende metropolitane, credo valga la pena integrarle in un unico testo su cui basare commenti sullo “studio” del http://acarem.hse.ru/t2d e sull’articolo pubblicato si repubblica. Incollo sotto in un nuovo commento il mio suddetto testo.

  3. sommario:
    1. paragone salari ricercatore-maitre de conferences (mdc).
    2. commenti sui dati rilevati dallo studio.

    *******

    1. esaminiamo la situazione seguente: scienziato di 35 anni che vince a tale eta’ un posto da ricecatore in italia e uno che vince un posto di mdc in francia.
    Due sottocasi: a=con moglie (convivente) a carico, b=celibe.

    a) Per la legge gelmini, e’ stata cancellata la ricostruzione di carriera, quindi il ricercatore viene inserito nella classe 00 di ricercatore confermato a tempo pieno: 1863€ netti mensili.
    http://alpaglia.xoom.it/alberto_pagliarini/TAB2010Aumento3e09percento.htm

    Il mdc ha una ricostruzione di carriera che include, diciamo, 5 anni di dottorato (23-28anni) e un 5 anni di postdoc. Verra’ quindi inserito nella classe 5e con salario netto mensile di
    2597€
    http://fr.wikipedia.org/wiki/Ma%C3%AEtre_de_conf%C3%A9rences_%28France%29#cite_ref-6
    Mentre sul salario italiano le trattenute alla fonte includono approssimativamente anche le imposte sul reddito (esperienza personale), in francia no, quindi dobbiamo calcolarci a quanto ammontano per il mdc. riferimento:
    http://fr.wikipedia.org/wiki/Imp%C3%B4t_sur_le_revenu_des_personnes_physiques_%28France%29
    Totale netto annuale 2597×12=31164: cade nella tassazione al 14% perche’ con moglie a carico
    quindi l’imposta e’ 31164×0,14-1665×2=1033€ annuali cioe’ 86€ mensili. Conclusione: il salario di un mdc con moglie a carico e’ 2511€ al mese al netto di tutte le imposte.

    b) cambiano solo le imposte per il mdc francese: la classe salariale cade nella tassazione al 30%,
    quindi l’imposta e’ 31164×0,30-7926=1423€ cioe’ 118€ su base mensile. Conclusione: il salario di
    un mdc single e’ di 2479€ mensili al netto di tutte le imposte.

    ——

    Riesaminiamo la situazione dopo 4 anni:

    Il blocco dei salari dei dipendenti pubblici per 4 anni, per la finanziaria di Tremonti 2010, lascia inalterato il salario mensile del ricercatore italiano: 1863€. La perdita di 2 scatti di anzianita’ vita natural durante implica che tale disparita’ con il mdc francese si protrarra’ per tutta la attivita’ lavorativa.

    L’mdc sara’ nella classe salariale 6e (vicino alla 7e). I calcoli di prima danno uno stipendio mensile al netto di tutte le imposte di 2664€, nel caso di moglie a carico e di 2603€ se single.

    ——

    Considerazioni: ho trascurato che il ricercatore italiano godra’ di una tredicesima (meno di una mensilita’) ed il mdc francese di varie indennita’ che variano caso per caso.

    2. Lo studio fatto non specifica se i salari siano lordi o netti: verifichiamolo considerando la situazione francese: vengono dichiarati 3705$ ppp. Il ppp della francia e’ 126
    http://en.wikipedia.org/wiki/Purchasing_power_parity
    quindi il salario non normalizzato sarebbe 3705×1,26=4668$=3509€ al cambio attuale.
    Se ne deduce che il salario riportato sia probabilmente lordo.

    -Risultato della ricerca: ricercatore italiano=5029$ppp=5481$=4121€
    Il salario lordo per un ricercatore italiano precedentemente considerato e’ di 2709€.

    -fatti eufemisticamente “strani”:

    i)Perche’ il salario lordo per un ricercatore arrivi alla cifra riportata dallo studio, deve essere in classe 10, cioe’ 20+3=23 anni di anzianita’, mentre quello del mdc in classe 5e, cioe’ 9 anni di anzianita’. Anche se lo studio si riferisse al salario “medio” si dovrebbe sostenere che il ricercatore ed il mdc “medi” hanno tali anzianita’ di servizio, che si traducono in ancora piu’ elevate anzianita’ anagrafiche medie (15-20 anni di differenza), visti i ben pochi anni riconosciuti in ricostruzioni di carriera in italia.

    ii) nella colonna “rank 3” il ricercatore viene paragonato non con un mdc francese (spesso un ricercatore italiano e’ ben piu’ scientificamente qualificato di un mdc francese), bensi con un
    insegnante di scuola secondaria che fa assistenza in un universita’. Il salario riportato per
    tali insegnanti e’ assolutamente inverosimile (1973$ppp) visto che un insegnante di scuola secondaria in francia con 6-7 anni di anzianita’ percepisce sui 2000€ netti al mese.

    iii) Secondo lo studio, un ricercatore italiano percepirebbe addirittura di piu’ di un professore francese: 5029$ppp contro 4775$ppp=6016$. Un professore francese con 8 anni di anzianita’ percepisce 4241€=5640$ lordi (classe 2a) e 5389€=7168$ lordi (classe 1a) senza contare le varie indennita’ , premi per la ricerca e quozienti familiari.
    http://fr.wikipedia.org/wiki/Professeur_des_universit%C3%A9s
    non si capisce questa disparita’ rispetto ai valori riportati dallo studio. Inoltre c’e’ un errore di almeno
    il 100% rispetto ai valori riportati per il ricercatore italiano.

    non mi sento di mettere la mano sul fuoco su tutte le cifre ed i calcoli riportati, ma mi sento di metterla sul fatto che i possibili errori non siano molto significativi.

  4. 1) Se ci sono scorrettezze in questo libro e in articoli che lo riportano, essi andrebbero segnalati agli autori stessi e dovrebbe essere richiesta una smentita o una revisione corretta e completa dell´argomento trattato. Questo estremo desiderio “di indagine e analisi comparative” fa pensare che, chi analizza i numeri senza interrogarsi, spesso non resiste alla tentazione di dire cose affrettate. Come dice G. C. Caselli nel suo libro “Assalto alla giustizia” (anche se questo non è lo stesso ambito, ma per alcuni aspetti si possono fare dei paragoni), “è passato il tentativo di snaturare la parola, di piegare i concetti fino a svuotarli di significato per rovesciare sistematicamente la verità… Cose false (o deformate) contrabbandate per vere (o esatte). Verità rovesciate accettate senza fiatare. E chi osa discutere – va da sé – “demonizza l´avversario.” Come fare altrimenti ingoiare all´opinione pubblica la polpetta avvelenata dell´attacco (non ai giudici in questo caso) ma all´UNIVERSITÀ e verso coloro che la compongono?
    2) NESSUNO si deve vergognare di percepire uno stipendio se esso è commisurato all´anzianità e al ruolo che esso svolge e ha svolto! Per questo i “baroni” o professori o ricercatori Italiani NON sono “UN SOTTOGRUPPO SOCIALE catalogabile come indegno e disgustoso perché percepiscono uno stipendio, SICURAMENTE NON tra i più elevati al mondo” oltretutto perché essi hanno sempre pagato le tasse, cosa che di altre categorie in Italia, con stipendi ben più alti, non si può dire altrettanto e hanno svolto un servizio sociale al paese. C´è anche l´altro lato della medaglia, CHI E COME sono state gestite LE UNIVERSITÀ E LA RICERCA IN ITALIA? Quali i finanziamenti? Come sono stati trattati “i dipendenti”?

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