Poco più di un anno fa, con Huffington Post e un gruppo di amici, decidemmo di proporre alcune domande a tre candidati che pensavamo destinati ad avere un ruolo importante. Insieme a Mariastella Gelmini, io scelsi per la scuola e l’università Maria Chiara Carrozza e, appunto, Stefania Giannini. Rileggendo quell’intervista, trovo oggi alcuni temi sui quali dovremo misurare la capacità del nuovo ministro. Il primo resta naturalmente la questione delle risorse, che è una vera e propria emergenza, in particolare per le nostre università. Il secondo tema è quello del metodo o, se si preferisce, delle virtù da far crescere in chi opera al servizio dei giovani. L’ultima indicazione riguarda i giovani e il merito.

Il totoministri di questi ultimi giorni ha confermato – se mai ce ne fosse stato bisogno – quale sia il vero valore che i politici, i giornalisti e l’opinione pubblica attribuiscono al mondo della scuola, dell’università e della ricerca. Il relativo Ministero, in molte liste, non veniva neppure citato. È tuttavia facile immaginare che non si esaurirà per questo la retorica dell’investimento strategico “per il futuro dell’Italia e dei nostri giovani”. Questo refrain ha bisogno di segnali ben più consistenti del sorriso di una manciata di giovanissimi ministri per fermare l’onda sempre più gonfia della rassegnazione. Da dove partirà, allora, Stefania Giannini?

Poco più di un anno fa, con Huffington Post e un gruppo di amici, decidemmo di individuare alcuni settori nei quali il Parlamento che ci apprestavamo ad eleggere avrebbe dovuto operare scelte decisive e di proporre per ciascuno di essi alcune domande a tre candidati che pensavamo destinati ad avere un ruolo importante all’interno dei tre poli principali. Insieme a Mariastella Gelmini, io scelsi per la scuola e l’università Maria Chiara Carrozza e, appunto, Stefania Giannini. Rileggendo quell’intervista, trovo oggi alcuni temi sui quali dovremo misurare la capacità del nuovo ministro di gestire il potere di fare e non più semplicemente la assai più comoda libertà di proporre e auspicare.

Il primo resta naturalmente la questione delle risorse, che è una vera e propria emergenza, in particolare per le nostre università. La professoressa Giannini citava per ben due volte il prestito d’onore come meccanismo utile a sostenere gli studenti capaci e meritevoli e la loro mobilità nazionale e internazionale. Allo stesso tempo, riconosceva la necessità di adeguare i finanziamenti pubblici agli standard internazionali, puntando però sulla “premialità collegata alla valutazione” e avvicinando così il duplice obiettivo di aumentare la qualità media e far emergere le eccellenze. Il prestito d’onore fa pensare – magari a torto – ad un aumento delle tasse e il sistema di valutazione sperimentato in questi anni è ormai difeso quasi solo da chi ha contribuito a realizzarlo. Un dato è invece inequivocabile. L’Italia, nei confronti internazionali, è inchiodata alle ultimissime posizioni per quanto riguarda il totale della spesa per istruzione in percentuale del PIL. Fra i paesi OCSE, in particolare, è addirittura il fanalino di coda per il totale della spesa pubblica per istruzione sulla spesa pubblica complessiva. L’impegno a guadagnare almeno qualche posizione è davvero difficile. Speriamo che gli atti del nuovo ministro siano in linea con i buoni propositi della sua campagna elettorale.

Il secondo tema è quello del metodo o, se si preferisce, delle virtù da far crescere in chi opera al servizio dei giovani. Le due parole chiave indicate da Stefania Giannini erano competizione e cooperazione. Entrambe sono necessarie, mai l’una senza l’altra: la competizione senza l’inclusione garantita dalla cultura della cooperazione genera facilmente discriminazione, mentre l’inclusione senza capacità di competizione, che è il rischio dell’università di massa, produce percorsi e dunque titoli svalutati. In questi anni, purtroppo, abbiamo visto soltanto incentivi alla competizione e alla competizione più brutale, che è quella per la sopravvivenza. La cooperazione diventa peraltro una forma di ingenuo autolesionismo, nel momento in cui si è costretti a guardare in primo luogo alla posizione in una graduatoria: per migliorare la propria, la scelta di aiutare gli altri a fare altrettanto non appare di primo acchito la più razionale. È l’efficienza, non la competizione, la parola chiave della quale la cooperazione che include ha bisogno. Questa competizione “all’italiana”, con la sua concentrazione ossessiva sui prodotti della ricerca, ha premiato la fuga dalla didattica, rischia di portare alla desertificazione universitaria intere aree del paese ed è una ulteriore prova dell’ipocrisia e dell’impotenza della politica, che si rifiuta di scegliere (per esempio quali sedi chiudere) e cerca di nascondersi dietro l’apparente neutralità delle classifiche. Il nuovo ministro dichiarava per esempio di non vedere nel futuro delle nostre università campionati di serie A e di serie B ad accessi differenziati. Oggi conferma questa visione?

L’ultima indicazione riguarda i giovani e il merito. Parlando del concorso tenacemente voluto dal ministro Profumo per gli insegnanti delle scuole, Stefania Giannini sottolineava come i concorsi siano efficaci se e solo se si svolgono regolarmente: “Il concorso per gli insegnanti delle scuole è stato sospeso per 13 anni. La conseguenza non poteva che essere la patologia del precariato. Quindi concorsi regolari, che valutino competenze disciplinari e didattiche”. Questa regolarità e serietà del reclutamento, qui come negli altri settori della pubblica amministrazione, è una delle cose più importanti che il governo dei giovani guidato da Matteo Renzi ha il dovere di garantire a milioni di giovani meno fortunati ma non necessariamente meno capaci e appassionati di loro. È proprio per la loro età che non possono assolutamente permettersi l’irritante giovanilismo della retorica di circostanza. Del ministro Carrozza ricorderemo molte buone intenzioni e alcuni gravi errori. A Stefania Giannini auguriamo maggiore fortuna, chiedendole però di usare fin dal primo momento parole chiare e distinte. La confusione e il pantano burocratico di questi anni hanno già fatto troppi danni.

Articolo apparso su Hiffingtonpost del 24.2.2014.

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10 Commenti

  1. E quelli che non sono piu’ giovani (diciamo nella fascia di molti ministri del nuovo governo) e sono cacciati a pedate dal posto di lavoro che fanno? Tutti parlano di persorsi per le carriere etc…, ma alla fine si rischia di costruire dei mostri. Dare tutto in mano ad arrivisti estremi con le giuste entrature.

  2. Siamo ancora nei pasticci. Una donna di fede Montiana. Che disastro. Hanno ragione i grillini (purtroppo) il denaro pubblico va investito sulle università pubbliche. Sia chiaro non ho nulla contro le donne… solo che come dissi per la Carozza (facendole tutti i miei auguri) avrei voluto D’Alema all’università; cioè pezzi da novanta della costellazione politica. Se donna deve essere allora Rosy Bindi… o di pari stazza; cosa potrà fare costei la Giannini? Nulla! Credo avrete letto gli ulteriori attacchi del corriere filo-bocconiano alle università statali (prati & co Sapienza). Nessuno si inquieta di casi tipo Bassanini Presidente CDP; lanzillotta senatrice (addirittura apparsa come ministeriabile).Provocazione: Boiccotiamo sole 24; corriere; stampa di regime (che gli universitari comprano e leggono) e trasferiamo in cartaceo ROARS :)

  3. per proietti: d’Alema no di certo, quello farà il presidente della repubblica. Ma una qualche altra figura tanto brava, onesta, piena di passione, proveniente da una corrente o un partitino irrilevante o dalla società “civile” di confindustria …donna e inefficace certamente si. O mi sbaglio?

  4. per proietti: appunto! credo che (la) giannini dovrebbe garantire maggiori introiti pubblici anche alla commerciale bocconi…la migliore delle università (private) italiane nota in tutto il mondo. Mica piena di amanti figli parenti e conoscenti come la pubblica… siamo alla frutta meglio rosy bindi?! o no?

  5. Caro Proietti, condivido la tua stanchezza e sono sempre più dissonante da questa politica. Come si può non amare la scuola, la ricerca, l’insegnamento? Come è possibile non trovare interlocutori al Ministero? Come ci siamo ridotti a produrre tonnellate di documenti inutili e a non trovare un euro per fare un contratto?
    In questo paese urgono robuste iniezioni di cultura, onestà, senso dello stato.

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