Per non precipitare nel cul-de-sac di abilitazioni disabilitate rinnoviamo l’appello al Sign. Ministro Francesco Profumo

 

“[…] Ahimè,
la mia testa è confusa, molte figure
vi si addizionano,
ne formano una sola che discerno
a malapena nel mio crepuscolo.
[…] Se il nome
fosse una conseguenza delle cose,
di queste non potrei dirne una sola
perché le cose sono fatti e i fatti
in prospettiva sono appena cenere.
[…] Se il suo nome
fosse un nome o più nomi non conta nulla
per chi è rimasto fuori, ma per poco,
della divina inesistenza. A presto,
adorate mie larve!

Eugenio MONTALE, Domande senza risposta

Perché è innegabile, sa, signor Meis, che i fenomeni straordinarii della medianità traggono in gran parte origine dalla nevrosi epilettica, catalettica e isterica. Max prende da tutti, sottrae anche a noi buona parte d’energia nervosa, e se ne vale per la produzione dei fenomeni. È accertato! Non si sente anche lei, difatti, come se le avessero sottratto qualche cosa?

– Ancora no, per dire la verità. 

Luigi PIRANDELLO, Il fu Mattia Pascal

——————

Il nostro appello [Salviamo le abilitazioni (prima che sia troppo tardi)] sembra essere caduto nel vuoto. La lettera (datata 21 settembre) inviata dal Ministro Profumo al Presidente del CUN, che abbiamo pubblicato ieri, si conclude con questa affermazione:

le Commissioni hanno un margine di discrezionalità, atteso che possono discostarsi dai criteri e parametri disciplinati dal decreto, incluso quello della valutazione dell’impatto della produzione scientifica mediante l’utilizzo degli indicatori di attività scientifica, dandone specifica motivazione sia al momento della fissazione dei criteri di valutazione dei candidati sia nel giudizio finale espresso sui medesimi”.

Questa frase dovrebbe riuscire a salvare la procedura di abilitazione e ad evitare che affondi nel gorgo dei contenziosi?

1. La mozione bipartisan

Alla lettera del Ministro è seguita la presentazione di una mozione bipartisan alla Camera da parte dei deputati Eugenio Mazzarella, Mariastella Gelmini e Paola Binetti. La mozione tocca tre aspetti.

A) I firmatari della mozione, tra i quali l’ex-ministro Gelmini che ha concepito la riforma e nominato i componenti dell’organo di vertice dell’ANVUR, rimproverano al MIUR il modo in cui è stato redatto il regolamento ministeriale che governa lo svolgimento dell’intera procedura in corso, ossia il D.M. 76/2012.

Scrivono infatti gli onorevoli firmatari della mozione che il D.M. 76 “non è chiaro” sul fatto che “l’effettivo superamento del valore mediano degli indicatori sia vincolante per il conseguimento dell’abilitazione”.

Secondo la mozione, la conseguente “incertezza interpretativa influenza la partecipazione o meno alle procedure”.

Nella mozione si legge che il D.M. 76/2012 “induce qualche dubbio anche sotto il profilo della parità di trattamento tra i candidati visto che introduce una netta differenziazione tra settori bibliometrici … e settori non bibliometrici”. Il dubbio sulla disparità di trattamento tra i candidati, secondo noi, potrebbe porre un corrispondente dubbio sulla legittimità, anche sul piano costituzionale (art. 3 Cost.), dell’intero D.M. 76.

Soprattutto, la mozione contesta alla radice una delle scelte fondamentali su cui si regge l’architettura del D.M. 76/2012, ossia il ricorso alle mediane.

Secondo gli estensori della mozione, “la decisione di ricorrere, per il calcolo di tali indicatori, alle mediane ricavate dalla produzione scientifica dei professori di ruolo nei precedenti dieci anni, anziché a rigorose soglie assolute, introduce nel sistema una forte aleatorietà di metodo e di merito, impedendo tra l’altro ai futuri candidati di conoscere con sufficiente anticipo i requisiti da superare per conseguire l’abilitazione, essendo tali requisiti imprevedibilmente mutevoli, anche in misura assai sostanziale”. Anche questo rilievo si traduce, sul piano giuridico, nel forte dubbio che il D.M. 76 sia illegittimo in tutte le parti che si riferiscono alle mediane, per violazione dei principi di ragionevolezza, uguaglianza e certezza del diritto.

Infine, “la possibilità che tali meccanismi possano essere adottati in Italia ha portato alcuni tra i più validi intellettuali italiani di varie discipline scientifiche e umanistiche a segnalarne le conseguenze potenzialmente disastrose per il futuro dell’università”.

B) I firmatari addebitano responsabilità precise all’ANVUR, per il modo in cui l’Agenzia vigilata dal Ministro Profumo ha condotto, e sta tuttora conducendo, la procedura amministrativa per l’abilitazione scientifica nazionale.

Rispetto alle mediane per come calcolate da ANVUR nel mese di agosto, vengono sollevati “SERI DUBBI SULLA TENUTA algoritmica e GIURIDICA del loro calcolo”; inoltre, si sottolinea la perdurante incertezza sull’affidabilità della base di dati utilizzata e sui meccanismi di calcolo adottati …  dunque sulla significatività dei loro valori”.

Questi esiziali errori metodologici erano stati già “confessati”, in parte, dalla stessa ANVUR [Salviamo le abilitazioni (prima che sia troppo tardi)] e analiticamente individuati, ben prima, da ROARS.

Rispetto al modo in cui ANVUR ha svolto (si tratta di un ente pubblico) la funzione amministrativa, si stigmatizza il fatto che “gli interventi pubblici dei componenti del Consiglio Direttivo dell’ANVUR  non hanno chiarito la situazione e anzi hanno finito col diffondere ulteriori dubbi e col suscitare la predisposizione di comportamenti interpretativi difformi tra le varie aree disciplinari”. Questo non sembra un buon esempio di come un’agenzia ministeriale dovrebbe amministrare la cosa pubblica, a spese delle casse dello Stato.

La mozione ricorda, ancora, che il CUN, in quanto “organo democratico rappresentativo del sistema universitario … ha chiesto al Ministrodi rendere pubblici, in base al principio di trasparenza come fondamento della democrazia amministrativa e a tutela del legittimo affidamento, dell’imparzialità e del buon andamento dell’amministrazione, tutti i dati e gli algoritmi utilizzati per il calcolo delle mediane nonché gli atti e i documenti relativi alla classificazione delle riviste scientifiche in classi di qualità”.

Tuttavia, né il Ministero né l’ANVUR hanno sinora fornito risposta a questa richiesta del CUN. Perché? C’è forse qualcosa che l’Agenzia esita a rendere trasparente, conoscibile, a mettere in piena luce?

C) Anche le conclusioni della mozione sono da sottolineare, per quanto il suggerimento finale sia discutibile e da noi non condiviso: ma su questo torneremo tra breve.

2. Concordanze e differenze

Apparentemente, sia la lettera del Ministro Profumo del 21 settembre che la mozione bipartisan del 25 settembre sembrano concordare su una soluzione emergenziale: quella favorevole ad interpretare il D.M. 76 nel senso che “il superamento delle mediane degli indicatori bibliometrici è uno dei fattori di cui le commissioni giudicatrici delle procedure di abilitazione dovranno tener conto ma non è condizione necessaria, né peraltro sufficiente, per conseguire l’abilitazione”.

Ci sono, però, due fondamentali differenze tra la lettera del Ministro e la mozione presentata alla Camera.

La  prima differenza è che il Ministro ha ritenuto di poter interpretare il D.M. 76 con semplice lettera.

Invece (e correttamente) la mozione presentata alla Camera smentisce questo modo di procedere. Si afferma che è necessario “un provvedimento NORMATIVO o interpretativo ERGA OMNES” per “chiarire DEFINITIVAMENTE” la questione della derogabilità delle mediane.

Una lettera non interpreta autenticamente alcunché, non vincola alcun organo giurisdizionale. Se invocata in uno dei contenziosi, quella lettera non potrà in alcun modo costringere il giudice a interpretare il D.M. nel senso della derogabilità delle mediane; il giudice potrà optare per un’interpretazione diversa, ad esempio ritenendo inderogabili le mediane, proprio perché non si troverà di fronte a una “autentica” interpretazione autentica.

È però evidente che “un provvedimento normativo o interpretativo erga omnes”, in grado di risolvere “definitivamente” il dubbio interpretativo, richiederebbe tempi che non sono compatibili con i termini della procedura di abilitazione in corso (imminenti sorteggi dei commissari, data del 20 novembre per la presentazione delle domande dei candidati, termini di legge per la chiusura dei lavori delle commissioni).

Un nuovo regolamento ministeriale, infatti, dovrebbe obbligatoriamente essere sottoposto al parere della Sezione Consultiva per gli Atti Normativi del Consiglio di Stato.

Inoltre, occorrerebbe ripetere l’intero procedimento seguito per l’adozione del D.M. 76/2012, con l’acquisizione dei pareri ANVUR, CUN e CEPR, la registrazione alla Corte dei Conti, la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, per il principio del cd. contrarius actus (v. la sentenza dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 9 del 4 maggio 2012, già citata da ROARS).

Ci rifiutiamo, poi, di immaginare soluzioni temerarie come quella di un decreto-legge.

Un D.L., infatti, se mai adottato, resterebbe appeso precariamente e pericolosamente alla sorte di una legislatura che sta ormai per terminare, sotto la spada di Damocle dell’obbligo di conversione in legge da parte di entrambe le Camere. Un decreto legge potrebbe rischiare di non essere convertito nei termini, ad esempio per dissensi tra le forze politiche in corso di campagna elettorale, o di essere modificato in sede di conversione quando ormai la procedura di valutazione sarebbe giunta ad uno stadio avanzato o addirittura alla fine. In entrambi i casi, l’intera procedura precipiterebbe nel caos totale.

Vi è poi la seconda differenza. La mozione bipartisan, a differenza della lettera del Ministro, afferma che le commissioni “dovranno tener conto” delle mediane, insieme agli altri criteri, come “uno dei fattori”; non potranno cioè eliminarle totalmente dal paniere complessivo dei criteri di valutazione.

Si tratta di un’affermazione fondamentale: le mediane, quand’anche derogabili quali soglie di sbarramento, comunque giocheranno un ruolo in sede di valutazione dei candidati.

Non può che essere così. Finché il testo del D.M. 76/2012 non verrà cambiato, nessuna interpretazione, autentica o meno, potrà eliminare e cancellare le mediane, per evitare che entrino nella valutazione delle Commissioni. Per eliminare le mediane servirebbe un nuovo regolamento che modifichi il precedente. Questo significherebbe inevitabilmente adottare nuovi bandi, sia per i commissari che per i candidati, perchè i bandi attuali rinviano al D.M. 76. Ne deriverebbe l’azzeramento della procedura sin qui svolta.

3. Un ordigno disinnescato?

Proviamo ora a fare il punto, alla luce degli sviluppi portati da queste giornate convulse.

C’è un unico elemento chiaro in questa ormai drammatica e kafkiana vicenda delle abilitazioni: le mediane, per come calcolate da ANVUR, sono viziate da illegittimità sul piano giuridico.

Questo è ormai riconosciuto perfino (involontariamente) dall’ANVUR con le sue “confessioni”; se ne mostra consapevole il Ministro, che con la sua lettera indebolisce le mediane perché, evidentemente, nutre dubbi sulla loro legittimità; lo hanno scritto a chiare lettere i firmatari della mozione bipartisan, avanzando “SERI DUBBI SULLA TENUTA algoritmica e GIURIDICA” delle mediane ANVUR.

Se le mediane sono illegittime, va da sé, rischiano di essere accolti tutti i ricorsi che le contestino. E rischia di essere travolta l’intera procedura.

Si scongiurerà l’allarme-ricorsi con l’interpretazione (non) autentica del D.M. 76 proposta dal Ministro nella sua lettera, o con l’interpretazione autentica del D.M. proposta dalla mozione bipartisan?

NO. Per molte ragioni. Il rattoppo delle mediane “derogabili caso per caso” dalle Commissioni non disinnesca i ricorsi. Anzi, sotto più profili, può aggravare i contenziosi.

Proviamo a spiegare perché.

Primo problema. Le mediane illegittime sono state già utilizzate per i bandi degli aspiranti commissari e hanno già condizionato in maniera determinante la presentazione delle domande e la formazione delle attuali Liste di commissari sorteggiabili. Come è stato fatto notare, se le mediane sono illegittime, sono illegittime per derivazione le Liste, e sarà illegittimo anche il sorteggio che si baserà su quelle Liste. Ciò significa che l’applicazione delle mediane vizierà, sul piano procedurale, la legittimità della nomina di tutte le commissioni. Se le commissioni risulteranno illegittimamente selezionate, potrebbero ricorrere sia i docenti che non abbiano presentato domanda da commissario a causa delle mediane, sia  i candidati che saranno valutati negativamente da quelle commissioni.

Se così è, cui prodest un’interpretazione autentica che inviti le commissioni a derogare alle mediane per l’ammissione dei candidati?

Deroga o non deroga, il problema resta inchiodato alla radice dell’albero procedurale (la formazione delle commissioni), prima del suo ramo finale (la valutazione dei candidati).

Secondo problema. Come precisa la mozione bipartisan, anche se alcune commissioni decideranno di non escludere automaticamente un candidato in base alle mediane ANVUR, comunque le stesse commissioni “dovranno tener conto” delle mediane, insieme agli altri criteri, come “uno dei fattori”.

Dunque, le mediane non possono essere del tutto eliminate come criterio concorrente di valutazione: esse contribuiranno al giudizio valutativo sui candidati e la loro influenza (per quanto parziale) sul giudizio della commissione lascerà aperte possibili contestazioni, in sede giurisdizionale, da parte dei candidati valutati negativamente.

Terzo problema. Poiché  l’interpretazione autentica vorrebbe lasciare a ciascuna commissione il potere discrezionale di decidere se utilizzare o meno le mediane come sbarramento all’accesso degli aspiranti candidati, deve ipotizzarsi, almeno in astratto, che alcune commissioni decidano di non derogare alle mediane. Che succederà ai giudizi di queste commissioni? Essendo le mediane illegittime, la decisione dei commissari di non derogare alle mediane esporrà tutti i conseguenti giudizi all’illegittimità per derivazione.

Quarto problema, forse il più grave. La soluzione interpretativa avallata dal Ministro Profumo (e dalla stessa mozione bipartisan) conduce a questo scenario: alcune commissioni potrebbero decidere di derogare alle mediane come sbarramento automatico ed altre commissioni di non derogarvi, creando così palesi discriminazioni tra le possibilità dei candidati di accedere alla valutazione da settore a settore, persino tra settori contigui della stessa Area.

Commissioni “medianiche”, investite della sovranità del Leviatano, potranno a loro discrezione decidere di evocare lo spirito delle mediane dal limbo del D.M. 76 o, invece, di lasciarlo giacere nell’ombra.

Siamo abituati a pensare che il giudice sia soggetto alla legge ed obbligato ad applicarla.

Qui accadrebbe l’opposto: la legge (il D.M. 76 rispetto alle mediane come soglia di sbarramento) sarebbe soggetta al giudice (la singola commissione), che potrebbe decidere di applicarla o di non applicarla.

Chiediamo al Ministro: dove è quel minimo di parità di trattamento che, a monte, la legge dovrebbe assicurare a tutti i candidati?

Possibile che un candidato debba nascere giuridicamente “fortunato” o “sfortunato” a seconda della commissione che gli capiti, rispetto non al giudizio di merito, ma alla stessa possibilità di accedere alla valutazione (espulsione automatica o non automatica dalla procedura)?

Questa sarebbe la nuova “meritocrazia” e la lotta senza quartiere alle “baronìe” che era stata promessa?

La deroga “caso per caso” graziosamente concessa dai singoli commissari?

L’art. 3, comma 1, della Costituzione recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

È probabilmente obsoleto. Occorrerà correggerlo con l’aggiunta di un comma 1-bis: “Tuttavia, i candidati alle abilitazioni scientifiche nazionali non hanno pari dignità scientifica e non sono eguali davanti alla legge, essendovi distinzione in base ai commissari che tocchino loro in sorte”.

4. Ultimo appello

Rinnoviamo perciò l’appello che avevamo rivolto al Ministro, sperando che non cada ancora nel vuoto.

Occorre arrestare temporaneamente la folle corsa di un treno sfuggito al controllo.

Consentire un momento di riflessione e di confronto con la comunità accademica, ascoltando le proteste motivate che vengono da gran parte di essa.

Altrimenti, ognuno si assumerà personalmente le proprie responsabilità per ciò che sta accadendo e, soprattutto, per ciò che potrà accadere.

 

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122 Commenti

  1. Dunque, cari colleghi, al termine di un’estate torrida trascorsa (come la povera Anvur, meschinetta) a seguire, descrivere, analizzare e commentare le vicende che assomigliano oramai più che altro ad una partita di scacchi giunta in un cul-de-sac, inizia l’anno accademico. Condizionato e compromesso gravemente da questo dissesto complessivo in cui si cerca inutilmente di infondere razionalità perché per sua stessa natura è irragionevole, fin dalle premesse. Ogni documento ufficiale o che comunque viene dall’alto, quando e se viene, aggrava la situazione oggettiva, soggettiva e collettiva. Non si potrà lavorarre collegialmente in un’atmosfera rilassata e di collaborazione nonché di fiducia in queste condizioni, le quali tra l’altro risentono già del riordino strutturale ugualmente confuso. Come sarà l’andamento di questo anno accademico che riguarda anche gli studenti, non soltanto il corpo docente? Ma qualcuno vuole finalmente prendersi le responsabilità per cosa sta accadendo da anni a questa parte? Ora ci buttano addosso anche gli accreditamenti dei corsi di laurea. I cui titoli rilasciati non servono a nulla se poi i concorsi per l’insegnamento si fanno come sappiamo da TFA e i successivi concorsi in corso.

  2. 1) tutto ciò è kafkiano. Oltretutto c’è già un problema di correttezza poiché le mediane sono uscite dopo il bando e questo in un paese normale è già giuridicamente impugnabile. In più le domande inoltrate prima dell’uscita delle mediane (almeno mi sembra di aver capito) non sono annullabili (come invece lo sono altre procedure on line, non ultima quelle per la mobilità della scuola).
    2) la presenza di settimanali e quotidiani nell’elenco delle riviste B contraddice lo stesso bando e dimostra che chi ha lavorato quest’estate o era in malafede o non aveva letto il regolamento.
    3) la scientificità di presunte riviste di classe A e B in SSD non di loro pertinenza, anche se inserite con la lodevole volontà di rendere interdisciplinare la presentazione delle pubblicazioni, crea lo stesso problemi di opportunità non indifferenti. Qualcuno riuscirà mai a spiegarmi come sia possibile che una rivista come quella della Polizia di Stato possa rispondere a criteri di scientificità filologica o letteraria (per tacere di altre)?

  3. L’unica amarezza del veder affondare, senza alcuna possibilità di salvataggio, questa nave delle abilitazioni, è il fatto che prima che si possano bandire concorsi decenti, dovrà passare molto, molto tempo…. Se tutto naufragherò all’inizio del 2013 (come sembra), poi ci saranno le elezioni, poi il nuovo ministro farà una nuova riforma, poi forse i concorsi…. 2015?
    Nel frattempo i precari saranno appesi ad un filo, i ricercatori, già demoralizzati, non vorranno più saperne di didattica e altre amenità che sono scaricate dal sistema sui medesimi…. Per gli associati, mi dispiace, ma alla fine sono quelli messi meglio….. che la navi affondi, ma almeno in fretta!

    • Cosa c’entrano gli associati? Ma è possibile che i precari se la devono prendere con i ricercatori a tempo indeterminato e i ricercatori con gli associati? Gli anni passano per tutti e nessuno ha da guadagnarci da uno stop delle abilitazioni. Gli attori della commedia sono altri e per di più profumatamente pagati per recitarla.

    • Questa della conflittualità interna è stata la strategia
      vincente dei nemici dell’Università pubblica (insieme alla propalazione di notizie false sullo stato comatoso della ricerca italiana).
      A partire dal livello mediatico, con la creazione di una questione “precari” del tutto svincolata dalle realtà della pianta organica, ma fondamentale per presentare chiunque svolga il proprio lavoro con un inquadramento stabile (a partire dai ricercatori) come “privilegiato”.
      L’originario impianto della l. 240, con gli attuali ricercatori “ad esaurimento” di fatto interdetti dall’avanzamento di carriera a beneficio delle nuove figure “tipo B” rappresenta l’apice di questa politica.

    • Scusatemi, non volevo fare un off-topic, ma vedendo il titanic che naviga mi è venuo di scrivere.
      Forse mi sono espresso male, non voglio certo alimentare cattivi sentimenti tra i colleghi, precari o meno. Tuttavia credo che la mancanza di concorsi colpisca maggiormente chi ha meno tutele, e chi è attualmente gravato da compiti che spettano a professori (ordinari o associati), pur non essendolo.

    • “L’originario impianto della l. 240, con gli attuali ricercatori “ad esaurimento” di fatto interdetti dall’avanzamento di carriera a beneficio delle nuove figure “tipo B” rappresenta l’apice di questa politica”

      Caro StefanoL, mi sapresti dire quanti RTD b sono stati banditi al momento nell’INTERO sistema accademico nazionale? A due anni dalla legge Gelmini?
      La risposta è nel numero…

  4. Si può dire tutto ciò, punto per punto, in un sobrio documento di sintesi, che in poche ore può essere facilmente sottoscritto. Da quanti? si vedrà. Credo moltissimi, e allora avremo un documento e il numero di suoi sottoscrittori, per esteso nomi, cognomi, qualifica. Penso che ne valga la pena.

  5. Tutto giusto, tutto condivisibile.
    C’è però un problema che non mi risulta chiaro.

    Il rischio principale a questo punto non sembra essere una legittimazione dell’operato dell’Anvur (che dopo la mozione bipartisan mi pare bell’e andata), bensì il deragliamento delle procedure abilitative in ricorsi vari. Ma se questo è il problema mi sorge il dubbio se la richiesta di arrestare il treno e riflettere non comporti nella sostanza gli stessi problemi: se le abilitazioni non partono adesso non partono prima delle elezioni e dunque mi sembra che si rinvia tutto di un anno e mezzo almeno. Ecco, il mio dubbio è se il rimedio sia così chiaramente migliore del male. Se però qualcuno mi porta degli argomenti per spiegarmi che le cose stanno in modo ben diverso, sono assolutamente disposto a sospendere i miei dubbi.

    • Il treno va verso il deragliamento. Se si interviene subito si riesce a rimetterlo sui binari prima dello stop elettorale. A quel punto cammina da solo e arriva a destinazione in tempo per usare le risorse del piano associati. Se non si ferma il treno, c’è il deragliamento e amen.

    • Piu’ che amen direi “ognuno si assumerà personalmente le proprie responsabilità per ciò che sta accadendo e, soprattutto, per ciò che potrà accadere.”

    • Quando mai qualcuno dalle nostre parti si è assunto una qualche responsabilità?

      Condivido i dubbi di Zhok ma personalmente sono giunto alla conclusione forse sia meglio mandare tutto a monte (e lo dico da RU ampiamente sopra mediane PA e PO proprio SSD).
      Per chiunque ottenere la sudata abilitazione lasciandosi alle spalle scie di malcontento in gran parte giustificato sarebbe una vittoria di Pirro.

      Ma sono pronto altresì a scommettere che lo faranno deragliare il treno, si andrà avanti così.

    • OK, ma forse allora manca nella lettera una considerazione propositiva circa cosa bisognerebbe fare in questo ‘momento di riflessione’, altrimenti sembra una frase tipo quelle per mollare l’amante… “Caro, abbiamo bisogno di una pausa di riflessione…”.

    • ritirare i bandi.
      Avviare una rapida consultazione delle comunità scientifiche attraverso il cun per la definizione di soglie statiche
      Modifica del DM 76
      Riavvio delle abilitazioni.

      Certo bisogna volerlo fare.

    • @Antonio Banfi ‘Certo bisogna volerlo fare.’

      Appunto. Dato che credo sia evidente che NON lo vogliono fare (sarebbe un passo indietro epico, mai visto) credo ci si debba preparare al botto del treno…

    • :-)

      Buona osservazione: l’articolo dà per scontato che la ricetta “salva-abilitazioni” sia presente a tutti. Infatti, all’inizio cita l’articolo precedente (“Salviamo le abilitazioni (prima che sia troppo tardi)”, https://www.roars.it/online/?p=12750) che conteneva proprio la ciambella di salvataggio spiegata nei dettagli. La ricopio qui sotto per chi non l’avesse letta o non se la ricordasse:

      =============================================
      Le abilitazioni possono ancora essere salvate,
      prima che sia troppo tardi.
      =============================================
      Per prima cosa, occorre frenare la corsa verso il baratro: è necessario arrestare temporaneamente la procedura, rispetto sia al sorteggio dei commissari che alla presentazione delle domande dei candidati, attraverso un provvedimento di sospensione di entrambi i bandi (lo consente l’art. 21-quater della legge sul procedimento amministrativo, purché si fissi un termine alla sospensione).

      Sfruttando il periodo di sospensione temporanea, occorre avviare un’immediata riflessione su come modificare o sostituire il D.M. 76/2012 con un nuovo regolamento. La strada migliore, che metterebbe il nostro Paese su un percorso di autentica innovazione, potrebbe essere quella di lanciare una consultazione pubblica on line su una proposta di criteri rigorosi di accesso all’abilitazione, non più basati su mediane instabili, ma su cifre e definizioni precise, determinate, condivise con ANVUR, CUN e soprattutto con la comunità scientifica “dal basso”, la quale potrà partecipare alla consultazione on line inviando le proprie osservazioni sulla proposta.

      Definito lo schema del nuovo D.M. dopo la consultazione pubblica, si potrebbe decidere di abrogare il precedente D.M. 76/2012 o almeno di sostituirlo nelle parti relative alle mediane (questo potrebbe far venir meno i contenziosi volti all’annullamento del D.M. 76 rispetto alle mediane).

      A questo punto, pubblicato il nuovo regolamento, si potrebbero pubblicare nuovi e conseguenti bandi, sostitutivi dei precedenti, che diano avvio a una procedura di abilitazione sana, corretta, saldamente fondata.

      Se questo processo si avvierà subito, i nuovi bandi potrebbero vedere la luce nel giro di alcuni mesi.

    • Devo dire che tra la versione di Banfi:

      “Avviare una rapida consultazione delle comunità scientifiche attraverso il cun per la definizione di soglie statiche”

      e la versione di De Nicolao

      “avviare un’immediata riflessione su come modificare o sostituire il D.M. 76/2012 con un nuovo regolamento. La strada migliore, che metterebbe il nostro Paese su un percorso di autentica innovazione, potrebbe essere quella di lanciare una consultazione pubblica on line su una proposta di criteri rigorosi di accesso all’abilitazione, non più basati su mediane instabili, ma su cifre e definizioni precise, determinate, condivise con ANVUR, CUN e soprattutto con la comunità scientifica “dal basso”, la quale potrà partecipare alla consultazione on line inviando le proprie osservazioni sulla proposta.”

      mi sento più attratto, diciamo così, letterariamente, dalla prima (non me ne voglia De Nicolao).

      Il problema in effetti è che, se è chiaro a tutti che si intende saltare in groppa a paramteri statici tipo Cun, magari un poco rivisti, si può trovare un consenso ragionevole, ma l’idea di ‘aprire una riflessione’ (per quanto intrinsecamente meritoria), temo che suoni tanto come ‘nominare una commissione’: una campana a morto.

    • Ammettiamo che quanto auspicate succeda. Si blocca tutto e si decide di utilizzare criteri fissi (immagino più alti delle mediane, altrimenti non avrebbe senso). Non pensate che quelli che si trovavano sopra le mediane ma sarebbero sotto i parametri fissi avrebbero a quel punto diritto di fare altrettanti ricorsi? Second me ormai o si va avanti così o si blocca tutto per dieci anni.
      V.

    • “Si blocca tutto e si decide di utilizzare criteri fissi (immagino più alti delle mediane, altrimenti non avrebbe senso)”

      Perché più alti? Alla luce di come sono state calcolate, non vedo come le mediane ANVUR possano essere prese a riferimento.

    • ma no, perché? Se cambia la norma ed è ben fondata non c’è un bel nulla da ricorrere. Poi vorrei ricordare che stiamo parlando di criteri *minimi* per l’accesso a una procedura di valutazione. Il punto è evitare assurdità come quella di storia delle matematiche, oltre all’uso di mediane farlocche o di liste di riviste scientifiche del tutto incredibili. Tutto questo ciarpame va spazzato via con soglie fisse che consentano di escludere gli impresentabili. Non è possibile filtrare i migliori a priori attraverso indicatori numerici, pena trovarsi un’accademia che andrà in massa a studiare da El Nashie, per imparare come si fa.

    • A proposito di criteri minimi per accedere alla procedura di valutazione, desidero rilevare che attualmente viene richiesto di superare le mediane calcolate sulla produttività dei professori di ruolo di fascia superiore. Si tratta quindi di criteri selettivi e non certamente una scrematura. Anche per questo motivo, la trasparenza sui dati e sui metodi di calcolo utilizzati è essenziale, come richiesto dal CUN. Questo potrebbe essere oggetto di petizione largamente condiviso.

    • mi sembrano osservazioni molto sensate (così come quelle di Jus). Solo mi domando: ma perché, a questo punto, non impugnate il bando, chiedendo la sospensiva (potrebbero farlo commissari e candidati), anziché lanciare accorati appelli nell’internet, destinati a non essere ascoltati?

  6. Mi inserisco in questo post per comunicare che ho avuto risposta dall’anvur relativamente all’istanza di accesso ai dati (secondo il form pubblicato su ROARS tempo fa)

    La risposta è…(suspance)…niente da fare. I risultati sono disponibili e quindi non c’è altro da verificare.

    Qualcun altro ha avuto più fortuna?

    • Grazie al cavolo! I risultati sono disponibili e quindi non c’è altro da verificare.
      Mi meraviglia il fatto che trattandosi di universitari, molti di aree bibliometriche, non sia venuto loro in mente che quando si fà una peer review il referee può chiedere i dati grezzi da cui si è arrivati ai risultati presentati nel lavoro.
      A parte la legislazione riguardo la trasperenza degli atti, mi pare che in questo caso noi siamo i referee e abbiamo necessità e diritto di vedere i dati da cui sono partiti gli sperimentatori dell’ANVUR!

    • Cosa? Questo è veramente assurdo. Il semplice fatto che l’intero sito cineca non sia pubblicamente consultabile è uno schifo. Cosa significa che poiché i risultati sono disponibili non c’è bisogno di verifiche?
      V.

    • la prossima settimana interverremo ancora per spiegare come insistere per avere questi benedetti dati, peraltro relativi a pubblicazioni, che come dice il nome sono pubbliche…certo che costringere la gente a ricorrere al TAR per avere informazioni di questa natura è pazzesco.

    • La parte sostanziale recita così (dopo le premesse che elencano il contenuto della domanda):

      ‘Tanto premesso, per quanto attiene i dati istruttori richiesti, si rappresenta che il calcolo delle mediane relativamente ai settori bibliometrici è stato effettuato, come previsto dal DM 76, sulla base dei dati e delle informazioni presenti su banche dati di settore, elaborati secondo criteri e modalità definiti dallo stesso regolamento n.76 del 2012 e dalla delibera ANVUR n.50 del 21 giugno 2012, pubblicata sul sito istituzionale dell’Agenzia.

      La determinazione dei valori delle mediane è stata il risultato di articolate elaborazioni automatizzate utilizzando-a partire dal sito docente destito dal Consorzio Cineca per conto del MIUR-decine di migliaia di informazioni per ogni settore concorsuale, elaborazioni effettuate in attuazione dei criteri definiti, il cui risultato-disponibile in atti-è stato pubblicato sul sito dell’ANVUR.

      Non vi sono ulteriori atti istruttori su cui esercitare il diritto di accesso’

      La sostanza è chiara, il burocratese mi è oscuro (ma è un mio limite!)

  7. Esiste un hatù in mano al governo ed al Ministro. Un bel decreto legge (che ha effetto immediato di legge e può modificare una precedente legge – la Gelmini per esempio)che blocca l’attuale procedura (diciamo per due anni) e investe le università della responsabilità dei concorsi locali senza abilitazione con qualche correttivo rispetto agli attuali regolamenti locali di reclutamento. L’ANVUR depotenziato continua a mantenere gli stipendi e tutti vissero felici e contenti. In particolare i Rettori.
    Ricordate il tentativo della scorsa primavera con il Decreto Legge sul merito?
    Scommettiamo?

  8. Per quanto riguarda questo appello per me è letto, approvato, sottoscitto in toto.
    Eugenio Di Rienzo
    ordinario di storia moderna
    Facolta di Scienze Politiche – La Sapienza
    solo due cose:
    1. il problema delle mediane provoca anche un’insostenibilie conflitto di interessi tra Gev, attori della VQR e della lista delle riviste, e il loro ruolo di commissari.(altro motivo di ricorso che qualsiasi giudice accoglierebbe)
    2. una risposta a Zhok: meglio aspettare anche tre anni, che partire con un decreto che potenzia di fatto la discrezionalità delle commissioni con il più più che possibile uso tendenzioso delle mediane.
    Ps. alcuni voci raccolte nei corridoi di Montecitorio mi dicono che la mozione bipartisan sarebbe la prima crepa inferta all’Anvur se non per abrogarla almeno per depotenziarla, riducendiola a una semplice struttura di consulenza. Io però non mi intendo di tatticismi politici e preferisco affidarmi al diritto.

    • “meglio aspettare anche tre anni, che partire con un decreto che potenzia di fatto la discrezionalità delle commissioni con il più più che possibile uso tendenzioso delle mediane.”

      Anche no. Aspettare tre anni, mi permetta, è un’idea che può venire in mente serenamente solo ad un ordinario. Poi magari accadrà di peggio, ma non chieda al tacchino di plaudere al Natale…

    • sono d’accordo. Sei mesi è un tempo ragionevole, ma non si può aspettare di più. Inoltre ci vogliono urgentemente correttivi alla 240, la situazione dei giovani ricercatori sta diventando drammatica.

  9. Io vedo più concordanze che differenze fra la lettera del ministro e l’interrogazione di maria-star & C.

    “il superamento delle mediane degli indicatori bibliometrici è uno dei fattori di cui le commissioni giudicatrici delle procedure di abilitazione dovranno tener conto ma non è condizione necessaria, né peraltro sufficiente, per conseguire l’abilitazione”

    “le Commissioni hanno un margine di discrezionalità, atteso che possono discostarsi dai criteri e parametri disciplinati dal decreto, incluso quello della valutazione dell’impatto della produzione scientifica mediante l’utilizzo degli indicatori di attività scientifica, dandone specifica motivazione sia al momento della fissazione dei criteri di valutazione dei candidati sia nel giudizio finale espresso sui medesimi”.

    Se i commissari danno “specifica motivazione” della loro decisione di discostarsi, ne tengono conto pur stabilendo che non è condizione ne necessaria ne sufficiente.

    Mi sbaglio?

    • la mozione chiede un provvedimento normativo, che imporrebbe necessariamente il ritiro dei bandi e lo stop della procedura.
      Inoltre, non terrei in piedi un criterio illegittimo in quanto discrezionale. Se è illegittimo (e anvur ha ammesso che lo è, cioè che le mediane sono fatte un tanto al chilo), deve sparire dai criteri. Non c’è alternativa.

  10. Tra le tante proposte correttive, una che mi sento di promuovere è la rimozione del divieto di chi non ha ricevuto l’abilitazione a ripresentarsi nel prossimo biennio. Personalmente, sono dell’idea che tale vincolo cadrà fisiologicamente una volta che la procedurà andrà rivista (non voglio pensare che non vada rivista), ma sarebbe opportuno farlo cadere sin da prima della scadenza della presentazione delle domande.
    Perchè, questo è chiaro, il campo da gioco è una “terra di mezzo” tra la discrezionalità dei commissari e la fissazione di parametri non rigorosi che è la situazione migliore per dissuadere molti candidati a presentar domanda.
    Non sono infatti persuaso che, stante queste regole, determinati ricorsi possano andare sicuramente accettati, così come alcuni di voi ritengono che sia in questo ed in altri post. Prendiamo il caso di un candidato che si posiziona di poco sotto o di poco sopra le mediane nel proprio SSD e non ottenga l’abilitazione. Per intendersi, di un candidato che non supera in maniera incontestabile le mediane. Nel caso ricorra e dimostri che sono stati computati in modo erroneo alcune sue statistiche (n. articoli, citazioni, età accademica, ecc.), su quali basi dovrebbe vincere un ricorso se, come espressamente affermato dall’Anvur, il superamento delle mediane non è condizione sufficiente per l’abilitazione?

    • Ma che il superamento delle mediane sia una condizione SUFFICIENTE per l’abilitazione chi l’ha mai detto? Nessuno, che io sappia.

  11. e lo sapevo che saremo arrivati al bellum intestinum tra ordinari, associati, ricercatori, non strutturati….qualcuno all’Anvur sta gongolando…almeno questa gli è riuscita…
    comunque se qualcuno si contenta dell’uovo (fradicio) oggi padronissimo di farlo….

    • caro Prof, se aspettiamo tre anni (o anche solo due) per rimettere in moto la baracca, l’Università è bell’e morta. Davvero non se ne accorge?

  12. Ritiro dei bandi e in ogni caso abolizione delle mediane. Sarebbe auspicabile un documento congiunto di società scientifiche e una petizione al Ministro (sulla base dell’appello Roars) firmata dal più alto numero di docenti e ricercatori. che evidenzi il ruolo negativo dell’Anvur, Gev e Gdl (soprattutto riviste e conflitti d’interesse).

    • Ma Signori le società scientifiche ci sono immerse fino al collo! Pensate che non si siano fatti i conticini per poter piazzare i loro pupilli? Io sto monitorando una situazione particolare della mia università per il mio settore (area 5), e per ora quanto previsto si sta avverando completamente. Ancora un mesetto e il pupillo, nonchè genero, di un PO appartenente ad una società scientifica avrà 3 mediane su 3 per diventare PA!

    • Accuse anonime egeneriche come queste a me paiono sconcertanti (e mi creda, non vivo propriamente di nepotismo, né voglio negare che esista nell’Università). Quindi lei sostiene che un singolo PO del settore 5 avrebbe architettato e imposto erga omnes TUTTE E TRE le mediane a immagine e somiglianza del curriculum del figlio?

    • Si ricordi che le società scientifiche sono state consultate anche per le aree non bibliometriche, nello specifico area 11 (andare a controllare il documento finale sul sito ANVUR) e i GEV hanno approvato gli scandalosi elenchi di riviste classe A e non.

    • Non sto dicendo che un singolo PO del settore 5 avrebbe architettato e imposto quanto lei dice. Anche con i precedenti concorsi i PO si mettevano d’accordo, spesso all’interno delle società scientifiche, per distribuirsi i posti e scambiarsi i favori. Ricordiamoci che i personaggi sono gli stessi di prima, nella maggior parte entrato all’università per ope legis.

  13. X fp: chiaro che non è condizione sufficiente, non lo è mai stata! Non è questo il punto che volevo portare all’attenzione, ma come con queste regole non sia così evidente che eventuali ricorsi basati su una cattiva interpretazione della produzione di ognuno o su calcoli erronei vengano accettati senza alcun dubbio!

    • Naturalmente, perché un ricorso venisse acolto occorrerebbe 1) che la commissione di quello specifico settore abbia sancito sovranamente che il superamento degli indicatori bibliometrici (mediane) sia NECESSARIO per la concessione dell’idoneità; 2) che venga verbalizzato dalla commissione che il candidato ricorrente è stato escluso dall’idoneità proprio ed esclusivamente perché non supera i suddetti criteri; 3) che egli possa dimostrare, dati alla mano, di superarli. Se queste tre condizioni ricorrono, non vedo come potrebbe un tribunale non dargli ragione. Certo, è MOLTO difficile che queste tre condizioni si realizzino, a partire dalla prima: quale commissione mai deciderà di attribuire un qualche valore alle mediane, ormai? Secondo me, assolutamente nessuna.

  14. Proverei a distinguere gli scenari.

    Lo scenario attuale vede la proposta (molto confusa) di una INTERPRETAZIONE AUTENTICA del D.M. 76, per rendere le mediane derogabili a discrezione delle commissioni.
    Chi propone l’interpretazione autentica lo fa per un motivo molto chiaro: l’interpretazione autentica NON MODIFICA IL TESTO del D.M. 76.
    “Salvando” il testo del D.M., si spera di salvare gli attuali bandi (quello già chiuso per i commissari e quello ancora aperto per i candidati) che si fondano su quel D.M. Così QUESTA PROCEDURA resterebbe in piedi, andrebbe avanti.
    Questa è l’idea dei sostenitori dell’interpretazione autentica: mettere una toppa alla giacca senza cambiarla.
    Dall’articolo di ROARS si comprende bene che l’interpretazione autentica NON servirebbe in alcun modo a risolvere i contenziosi. Anzi, farebbe cadere dalla padella nella brace.
    Inoltre, l’interpretazione autentica del D.M. richiederebbe tempi paragonabili a quelli della modifica (l’articolo spiega che anche per l’interpretazione autentica bisognerebbe rifare il procedimento e riacquisire tutti i pareri, compreso quello del Consiglio di Stato).
    Se l’interpretazione autentica non risolve i contenziosi, anzi li peggiora, e richiede alcuni mesi, allora che senso ha farla?
    È PER L’INTERPRETAZIONE AUTENTICA che non vale la pena di perdere tempo a vuoto.

    Tolto lo scenario nichilista (della serie “al diavolo, che naufraghi tutto”) e quello da ruota della fortuna (“andiamo avanti: magari dall’urna del TAR, tra novantanove palline che farebbero cadere la procedura, viene pescata proprio l’unica pallina salva-procedura”) c’è l’altro scenario, quello che propone l’appello di Roars “Salviamo le abilitazioni”. L’unico (fino ad ora) che tenta un approccio concreto PER IL BREVE PERIODO (va da sé che, per il medio-lungo periodo, si potrà discutere più approfonditamente per cercare l’optimum).

    Nell’appello si propone di sospendere la procedura (fissando un termine) e nel frattempo di concentrare tutte le forze, nell’arco temporale delimitato dalla sospensione, per elaborare una proposta di MODIFICA (non di interpretazione autentica) del D.M. 76.
    Il D.M. 76 deve essere modificato ELIMINANDO le mediane e SOSTITUENDOLE CON CRITERI DIVERSI DALLE MEDIANE. Sono le mediane per come calcolate da ANVUR ad essere illegittime e a viziare tutto ciò che ad esse consegue.
    Con quali criteri rimpiazzare queste mediane? Le opzioni sono molte.
    L’appello (correttamente, perché nessuno pretende di avere la verità in tasca) propone una consultazione pubblica on line, in tempi brevi, alla quale tutti i componenti della comunità scientifica possano partecipare.
    Ho letto commenti che dicono, in sostanza: così tutto verrà bloccato chissà fino a quando. Non sono d’accordo.

    Immaginiamo questa sequenza di avvenimenti (e non è necessariamente fantascienza).
    Il Ministero accoglie l’appello di ROARS e decide di sospendere la procedura fissando un termine alla sospensione. In ipotesi: fino al 28 febbraio.
    Con la sospensione, la corsa del treno si ferma. Si può ragionare, sfruttando i CINQUE MESI che ci separano dalla fine di febbraio.
    Come impiegare questi cinque mesi?
    Il Ministero, per eliminare le mediane dal D.M. 76 e sostituirle con qualcosa d’altro, di già disponibile ha solo i criteri a suo tempo elaborati dal CUN.
    Di buono i parametri CUN hanno il fatto di non riferirsi a mediane mobili da calcolare ex post, ma a numeri determinati ex ante, conoscibili sin d’ora, precisi. Che il Ministero parta da quelli come base.
    Entro due settimane, lavorando sui parametri CUN per MIGLIORARLI (ad esempio, togliendone qualcuno più discutibile o aggiungendone altri che mancano; alzando o abbassando qualche valore, a seconda delle Aree), il MIUR potrebbe tirare fuori un nuovo SCHEMA di D.M., senza più mediane.
    A questo punto siamo intorno alla metà di ottobre.
    Quello schema di D.M. deve essere sottoposto a un confronto con la comunità degli studiosi. L’unico modo di farlo con trasparenza e una relativa velocità, alla fine, è proprio la consultazione pubblica on line. Basta assegnare un termine di 45 giorni (per un esempio recente di una tempistica di questo tipo, proprio del MIUR, http://discussionepubblica.ideascale.com/ ).
    La consultazione pubblica potrebbe, così, chiudersi alla fine di novembre/inizio di dicembre.
    Raccolte le osservazioni/obiezioni pervenute da tutti on line, il Ministero le utilizza per correggere lo schema di D.M., migliorandolo e prevenendo almeno i problemi più grossi.
    Altre due settimane: prima di Natale il nuovo schema di D.M. è pronto.
    A questo punto, parte il giro del procedimento regolamentare: pareri ANVUR, CUN e CEPR (dovranno essere sollecitati ad esprimersi in termini brevissimi), parere del Consiglio di Stato (se richiesto con massima urgenza dal MIUR, potrebbe forse pervenire entro un mese/un mese e mezzo). Poi subito la registrazione alla Corte dei Conti e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
    Tutto questo, se non ci sono intoppi, può chiudersi entro la fine di febbraio. Quindi, a fine febbraio avremmo in Gazzetta il NUOVO D.M.
    Il Governo è ancora pienamente in carica.
    A questo punto (siamo a fine febbraio) il MIUR:
    – annulla i bandi attuali per commissari e candidati (che erano stati sospesi fino al 28 febbraio; ovviamente, questo supera tutti gli attuali contenziosi contro quei bandi);
    – predispone NUOVI BANDI, per i commissari e per i candidati, riferiti al NUOVO D.M.
    Inizio di marzo: i nuovi bandi vengono pubblicati.
    Teniamo conto del fatto che il Governo dovrebbe presumibilmente restare in carica fino ad aprile. MA NON IMPORTA PIU’: se anche cadesse, ormai i bandi i camminerebbero da soli.
    I nuovi bandi, peraltro, potrebbero prevedere termini non biblici.
    Ad esempio, 30 giorni per la domanda dei commissari e 60 giorni per quella dei candidati.
    Non conta che le Camere vengano sciolte, né che si voti. Intanto la nuova procedura si starà ormai svolgendo, al riparo dalle contese politiche della campagna elettorale. Non è escluso che tutta la procedura, con le abilitazioni finali, possa concludersi entro l’estate.

    Ora dico: tutto ciò è una possibilità. La garanzia che vada tutto così non è assoluta. Però si potrebbe fare. Anche perché, francamente, non vedo grandi alternative.

    L’idea di un decreto legge che modifichi ora la stessa Legge Gelmini (legge che non mi piace, sia chiaro) è molto pericolosa: un salto nel buio. Il decreto legge chiamerebbe in causa il Parlamento (in scadenza) con la conversione in legge, in pre-campagna elettorale. A me non sembra facile pensare che l’ex ministro Gelmini e il suo schieramento accetterebbero senza battere ciglio di sconfessare (non l’ANVUR o l’attuale Ministro, questo è più facile) ma la stessa Legge Gelmini.

    Perciò, concordo in pieno con il post di Michela Morello.

    ROARS potrebbe condensare l’appello in una lettera-petizione da inviare direttamente al Ministro. Le adesioni all’appello potrebbero essere inviate da ciascuno alla redazione di ROARS, con nominativo ed eventuale posizione accademica. Se le adesioni fossero numerose, l’appello potrebbe essere spedito da Roars all’attenzione del Ministro ed eventualmente divulgato anche in altre forme.

    • E tutto il baraccone già messo in campo (esperti GEV, subgev e quant’altro, con non trascurabile esborso di danaro pubblico) per calcolare le mediane, a carico di chi resterebbe?

    • Altra domanda: a conoscenza di tutti, è mai successo nel mondo che un concorso sia partito con determinati requisiti richiesti al candidato, poi bloccato, quindi sia ripartito con criteri completamente diversi? Chi – poniamo il caso – rientrava nei criteri precedenti, ma non rientrasse in quelli successivi, avrebbe un qualche diritto da far valere da qualche parte o zitto e mosca?
      Lo dico per intendere che secondo me questa ipotesi non verrà praticata. Mi paiono molto più probabili, considerati tutti i legittimi interessi in gioco, queste due soluzioni (nell’ordine): 1) La procedura va avanti così com’è, azzerando – ma solo di fatto e solo per i candidati – le mediane; 2) Si blocca effettivamente tutto, e si inizia a riparlarne tra non meno di un anno: e a quel punto – scommettiamo? – senza più nessun tipo di “sbarramento” all’ingresso, né mediane né altro.

    • Buona iniziativa quella della petizione. Aggiungerei però una specifica accanto ad ogni firmatario: “supera” oppure “non supera” la mediana, con calcolo delle percentuali alla fine del documento. Così…per la trasparenza.
      Del resto, dopo che si sono occupati i binari, mi auguro poi che si giunga ad uno schema condiviso su come far ripartire il treno da parte dei manifestanti. Nei vagoni ci sono forse dei passeggeri che non vogliono arrivare tardi alla meta e che, se si rendono conto che i manifestanti che hanno arrestato il treno sono mossi da intenti misti e che non sono in grado di proporre nulla di pragmatico e concreto, cominceranno ad agitarsi.

    • E’ uno scenario ragionevole quello di Jus, quindi impossibile. E francamente irrealistico sui tempi descritti. Non è pensabile che il Governo Monti (non un altro governo qualunque…) annulli tutto perché si accorge alla fine che ha fatto un casino buttando un sacco di soldi. Siamo realistici per favore. Il problema delle mediane per i candidati NON esiste: non sono vincolanti ma indicative, fine dei ricorsi. Il problema è per i commissari e le soluzioni possono essere due. O si priva d’interesse il potenziale ricorrente (leggi: tutti gli ordinari eleggibili) tenendo conto che i semafori erano solo indicativi e chi li ha letti diversamente “non excusat”; oppure, se effettivamente a qualche ordinario è stato oggettivamente IMPEDITO di concorrere a commissario in base al non raggiungimento delle mediane, riapertura dei termini per i soli aspiranti commissari e conseguente ammissione di tutti gli aventi diritto (cioè tutti i PO in servizio che ne facciano richiesta) e conseguente estrazione. Mi permetto un ultimo commento personale: da Roars un bel “prendiamoci un attimo di riflessione” non me lo aspettavo. E poi cosa facciamo? Apriamo un tavolo? Facciamo un’assemblea? Una bella consultazione online? E intanto i fondi stanziati non spesi dove vanno? Anche se tutta questa situazione è comica siamo costretti a essere seri.

    • Non ho capito. Riflettere fa male alla salute? Guardi che non si sta parlando di anni, ma di qualche mese.
      Non mi pare per nulla assurdo PENSARE, tanto più che non stiamo parlando di assunzioni alla Breda, con tutto il rispetto per l’ (ex) Breda. Se i 7 cavalieri di ANVUR avessero usato il cervello, anziché correre come dannati non avrebbero fatto le porcherie che hanno fatto, Briatore e definizioni “ambigue” di mediane incluse.

    • Va bene allora. “Riflettiamo”. A me sembra un modo molto politico per dire “il prossimo governo farà una nuova riforma”. Cioè ad kalendas. A quel punto però, diciamo nel 2015, nascerà un nuovo blog di nome “Roars” che dirà che la nuova riforma è scandalosa e che occorre annullare tutto e fermarsi a riflettere. E così via. Naturalmente nel frattempo, grazie a una leggina, le singole sedi faranno chiamate dirette. Non mi scandalizzo ma sono un po’ deluso francamente.

    • “nel frattempo, grazie a una leggina, le singole sedi faranno chiamate dirette.”

      Se è per quello, le stanno già facendo.

    • Il blog di nome Roars per il momento non può ancora scrivere decreti legge, né dare direttive al ministro, e neppure controllare quello che decideranno i vari giudici che si troveranno a considerare i vari ricorsi già innoltrati nonché i copiosi che si preannunciano – ma ci stiamo lavorando. Nel frattempo non ho capito di cosa si lamenta, ma se proprio non ha null’altro da fare si può rivolgere alla procura e citare per danni gli artefici di questo pasticcio.

    • “Se proprio non ha altro da fare” non è cortese ad un lettore del suo blog. Mi lamentavo della pars costruens dell’ultimo post di Roars ma forse non ho letto abbastanza Marx per capire a fondo. Non la disturberò più. Anche perché, detto francamente, da fonte molto utile siete diventati sempre più militanti pro domo vestra. Saluti.

    • Da un canto mi spiace che talvolta la discussione prenda toni accesi. D’altro canto penso che sia naturale. Ma soprattutto penso che un signore registrato con un’email anonima (hotmail), un nick anonimo, niente nome né cognome, non si deve permettere di adombrare interessi occulti di chicchessia.

    • Senza polemica, e con il massimo rispetto per le opinioni di tutti.

      Se questa procedura è illegittima, verrà affondata dai contenziosi. Questo danneggerà gravemente TUTTI: anche – aggiungendo al danno la beffa – chi supera le attuali mediane, perché si inabisserà con il treno. È inutile dividersi tra chi oggi ha il biglietto (le mediane) e chi no, contrapponendo gli interessi. Il problema è comune. Nessuno dovrebbe avere interesse a difendere questa situazione. Nessuna “guerra fra sconfitti”, per me, ha senso.

      Se il problema di cambiare binario, con nuovo D.M. e nuovi bandi, riguarda i tempi, si discuta solo dei tempi. Ma costruttivamente. Affermare a priori che sospendere significherà bloccare tutto per anni, mi sembra evidente, è l’anticamera per affermare che è meglio tenersi questo treno e il baratro che lo aspetta.

      Se poi si vuole ancora sostenere che le mediane, così come calcolate da ANVUR, vanno benino, sono difendibili dinanzi a un giudice, magari perché rese ex post derogabili, allora andiamo tranquillamente avanti. Si parla di essere realistici. Se è realistico che la procedura arrivi in fondo, allora comincio a pensare che avessero ragione i surrealisti.

      Se infine la soluzione è: facciamo fare (in che modo, giuridicamente?) i commissari a TUTTI e i candidati a TUTTI, allora perché non abilitare direttamente tutti, per legge? Se si è disposti a questo, benissimo: basta dirlo. L’importante è che il Governo si ricordi di appiccicare a questa procedura il cartellino “meritocrazia”, per sbandierarlo quando sarà necessario, quando si tratterà di vantare le magnifiche sorti di questa tornata di reclutamento, che finalmente avrà spazzato via il nepotismo, l’incompetenza, il degrado universitario, come si era promesso.

      Quanto ai fondi spesi per le mediane: il fatto che siano “costate” alle casse dello Stato le rende legittime o legittima la conservazione della procedura che ne è scaturita? Fortunatamente i consiglieri regionali del Lazio non hanno pensato a questa argomentazione, come giustificazione decisiva per la loro permanenza.

      Ogni critica senza la proposta di una via d’uscita si risolve, alla fine, in cristallizzazione dell’esistente. Lo si voglia o no, ha obiettivamente questo significato e questo esito.
      Meglio, allora, difendere chiaramente le scelte di ANVUR e del Ministero. Questo è sicuramente (a differenza del procedimento di abilitazione sin qui condotto) legittimo.

    • Quoto incondizionatamente il suo commento, che coglie in pieno il senso di quanto sta accadendo e di quello che attenderà l’Accademia tutta, se si continua con queste divisioni.

    • Non sono per nulla d’accordo. Personalmente, sono abituato a distinguere tra ciò che mi sarebbe paciuto fosse accaduto – al passato (un bando che prevedesse al posto delle mediane i criteri CUN), ciò che mi parrebbe ragionevole – al presente (non mandare a monte tutto), e ciò che penso accadrà (una delle due ipotesi che ho scritto sopra: ( 1- La procedura va avanti così com’è, azzerando – ma solo di fatto e solo per i candidati – le mediane; 2- Si blocca effettivamente tutto, e si inizia a riparlarne tra non meno di un anno: e a quel punto – scommettiamo? – senza più nessun tipo di “sbarramento” all’ingresso, né mediane né altro.

    • “1- La procedura va avanti così com’è, azzerando – ma solo di fatto e solo per i candidati – le mediane;”

      Abbiamo spiegato in tutti i modi che azzerare le mediane per i candidati non basta per far andare avanti la procedura. Infatti, l’ANVUR ha reso noto a tutti che le mediane sono calcolate in modo sbagliato e su dati inaffidabili:

      – “Gli altri casi sono dovuti all’eliminazione dal calcolo della mediana di quei docenti che non hanno inserito alcuna informazione sul sito docente.”

      – “ciò ha reso le operazioni connesse all’abilitazione complicate e soggette a imprecisioni ed errori. Di necessità, il sito docente CINECA ha suffragato [sic] la mancanza dell’ANPRePS, e l’ANVUR non potuto far altro che utilizzare le informazioni ivi volontariamente inserite dai docenti”

      Consiglio Direttivo ANVUR – “Sul calcolo delle mediane per l’abilitazione nazionale“
      http://www.anvur.org/sites/anvur-miur/files/mediane_spiegate_definitivo_14_settembre_2012.pdf

      I commissari vengono selezionati in base alle mediane illegittime e di conseguenza qualsiasi candidato può ricorrere perché la commissione è illegittimamente formata. Non ha nemmeno bisogno di dimostrarlo: basta allegare il documento del Consiglio Direttivo dell’ANVUR. Sempre che a ricorrere non sia qualcuno degli aspiranti commissari oppure chi ha ritirato la domanda da commissario sulla base di mediane screditate dalla stessa ANVUR. Si noti che si tratta di ricorsi che affondano l’intera procedura nazionale.

      A qualcuno piacerebbe immaginare che la procedura possa andare avanti con il semplice azzeramento delle mediane per i candidati, ma è bene distinguere i desideri da quello che accadrà.

    • “A qualcuno piacerebbe immaginare che la procedura possa andare avanti con il semplice azzeramento delle mediane per i candidati, ma è bene distinguere i desideri da quello che accadrà”

      Gentile De Nicolao, ma è proprio ciò che scrivevo: distinguere i desiderata da ciò che ci pare probabile. A me pare probabile, stando alle ripetute dichiarazioni ANVUR e MIUR di questi giorni, che si vada avanti con le mediane di fatto eliminate (ho detto di fatto: per favore, non spiegatemi ancora una volta che sono calcolate male, ecc… Se le commissioni non le applicano, è ovvio che su questo i candidati non potranno ricorrere: punto) per i candidati. I commissari faranno forse ricorso: vedremo se i TAR daranno loro ragione, io ho dei dubbi dal momento che i semafori – e questo era ben specificato – avevano un valore puramente indicativo.
      In subordine, mi pare probabile (non un mio desiderio: una cosa che mi pare probabile) che tutto sia bloccato, ma non per qualche settimana in modo da modificare in corsa le regole (cosa che, personalmente, troverei un po’ discutibile), bensì, purtroppo, per una di quelle lunghe “pause di riflessione” che hanno caratterizzato il reclutamento negli ultimi anni. Queste mi paiono le due ipotesi più probabili. Sbaglio? Forse, staremo a vedere.

    • “I commissari faranno forse ricorso: vedremo se i TAR daranno loro ragione, io ho dei dubbi dal momento che i semafori – e questo era ben specificato – avevano un valore puramente indicativo.”

      IUS aveva già spiegato perché questo argomento non regge:

      === Commento di IUS https://www.roars.it/online/?p=12265#comment-4721 ===

      I giudici amministrativi non sono esperti in statistica, ma comprenderebbero facilmente che:
      – le mediane sono, alla fine, NUMERI (2, 18, 1, etc.);
      – a questi NUMERI corrispondono SOGLIE DI SBARRAMENTO (le quali dividono gli aspiranti commissari che sono SOTTO tutti e tre i numeri da quelli che sono SOPRA almeno uno di essi);
      – queste SOGLIE DI SBARRAMENTO determinano il PANIERE degli aspiranti commissari (rientrano nel paniere solo quelli che si collocano SOPRA uno dei tre numeri);
      – dal PANIERE (ossia dal numero degli aspiranti SOPRA una delle tre mediane) DIPENDE TUTTO IL RESTO.

      Tutto il resto significa: “scrematura” ANVUR dal paniere; sorteggio dal paniere “scremato”; individuazione dei 4 commissari sorteggiati.

      Il vizio delle mediane (dei numeri) determina il vizio del PANIERE.
      Se è il paniere da cui si sorteggia ad essere viziato per i numeri su cui si basa, non conta CHI venga in concreto sorteggiato.
      I 4 commissari sorteggiati dal quel paniere potranno anche essere i più qualificati, bravissimi: resterà però innegabile che sono “figli” di un sorteggio illegittimo perchè operato su un paniere illegittimo.

      Come ho detto, a Commissione illegittima corrispondono giudizi illegittimi (per il quomodo, “a prescindere” dal quid).

      Per fornire la prova di resistenza bisognerebbe dimostrare al TAR:
      – non che i 4 commissari sorteggiati sono talmente qualificati da essere sicuramente ammissibili con qualsiasi mediana ricalcolata;
      – ma che TUTTI GLI ASPIRANTI COMMISSARI CHE HANNO COMPOSTO IL PANIERE erano iper-qualificati.
      Questo perchè, come ho detto, le mediane illegittime viziano direttamente il paniere, e dal paniere dipende tutto il resto.

      Mi sembra difficile riuscire a dimostrare al TAR che TUTTO IL PANIERE di partenza resterebbe inattaccabile anche ricalcolando (virtualmente) le mediane.

    • Aggiungo – non mi pare qualcuno l’abbia notato, neanche l’arguto IUS – che le esternazioni del ministro, se pure non costituiscono un’interpretazione autentica del DM 76 in senso tecnico, andando nel senso di derogare al criterio delle mediane – inclusa la famigerata terza dei9 settori n.b. – porta acqua la mulino del non accoglimento da parte del TAR del temuto ricorso dei costituzionalisti. Accetto scommesse su quale sarà la sentenza in quel caso.

    • Non si capisce come una lettera senza valore regolamentare possa influenzare un giudice amministrativo.

    • Non si capisce? Allora mi arrendo. Però scommetto con lei un euro che il TAR respingerà la richiesta (anzi, forse i costituzionalisti la ritireranno addirittura).

    • L’idea della petizione di JUS mi piace molto e la firmerei assolutamente. Come già detto, penso che i suoi interventi siano di una chiarezza, precisione ed etica encomiabili. Tuttavia, proprio perché scrive commenti di cui andare orgogliosi, trovo almeno singolare la proposta di una petizione da nick anonimo…
      Trovo difficile convincere qualcuno di un’idea se non siamo noi per primi a metterci la faccia come fanno i redattori di ROARS…

    • Credo che a molti sfugga che se le mediane non sono calcolate secondo le regole (come reso noto dall’ANVUR stessa: http://www.anvur.org/sites/anvur-miur/files/mediane_spiegate_definitivo_14_settembre_2012.pdf) nemmeno il declassamento da vincolanti a indicative è in grado di disinnescare i potenziali ricorsi. La soluzione “tutti commissari” e “tutti abilitati” sembra assai meno realistica dello stop finalizzato a riscrivere il DM 76 “Criteri e parametri”. Tale soluzione, di minimo, sancirebbe la morte politica di Francesco Profumo il cui nome resterebbe associato ad un “ope legis” capace di far impallidire quello degli anni ’80.

      Personalmente temo che l’ipotesi del deragliamento sia la più probabile. I conduttori non hanno la lucidità necessaria per gestire l’emergenza, alcuni passeggeri non riescono a capacitarsi che stanno correndo verso il disastro mentre altri si cullano nell’illusione che il treno sia ancora governabile con qualche aggiustamento in corsa. Intanto, il tempo passa inesorabile.

  15. OK per la petizione, ottimaa idea! Credo che sarebbe più comodo se venisse inserita in uno dei siti che raccolgono petizioni on line per poi mettere (postare) il link in prima pagina sul sito di ROARS. In questo modo ciascuno può diffondere il link via email ai propri contatti e probabilmente la raccolta firme può avanti più velocemente.
    Saluti a tutti e complimenti per l’ottimo lavoro alla redazione di ROARS

    • oops.. ovviamente intendevo dire “probabilmente la raccolta firme può andare avanti più velocemente”. scusate..

    • Grazie, avrei però qualche perplessità sull’idea di una petizione. Se ne fanno tante, forse troppe e spesso non portano da nessuna parte. Credo che dobbiamo insistere con la forza degli argomenti, sperando che prima o poi qualcuno ascolti.

  16. Questa non sarebbe una petizione come tante. Potrebbe essere il nostro modo di essere concreti, propositivi, contarci (perché un gran numero è un gran numero), e soprattutto condividere alcuni obiettivi giuridicamente e moralmente sostenibili. Sommessamente propongo di farla scrivere a Ius.

    • Anche su questo, come sulla questione del calcolo dell’EA da me sollevata a più riprese: benissimo, i TFA sono partiti come sappiamo. Perfetto, le domande sono scandalose e non attinenti. Ma a voi pare normale che degli aspiranti docenti, qui come in altri casi, mettano in atto vere e proprie rivolte per non consentire lo svolgimento delle prove, anziché seguire le vie legali (ricorsi al TAR e quant’altro)? A me questo sembra l’ennesimo segnale di imbarbarimento della nostra società, e che a darne prova (agendo o plaudendo) siano membri della comunità accademica mi pare francamente desolante.

    • Il rischio c’ è. Ma i ricorsi costano e allora è più conveniente denunciare l’accaduto alla digos. Dopo chi ha sbagliato dovrà renderne conto

    • Ma sei sicuro che la digos non sia intervenuta su richiesta del rettore per sedare i rivoltosi? Perché questo hanno fatto i carabinieri a Modena, anche se qualcuno ha capito il contrario.

    • Si, ma era pomeriggio inoltrato. Hanno chiamato la digos e poi ci sono andati in delegazione personalmente.

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