Per non precipitare nel cul-de-sac di abilitazioni disabilitate rinnoviamo l’appello al Sign. Ministro Francesco Profumo

 

“[…] Ahimè,
la mia testa è confusa, molte figure
vi si addizionano,
ne formano una sola che discerno
a malapena nel mio crepuscolo.
[…] Se il nome
fosse una conseguenza delle cose,
di queste non potrei dirne una sola
perché le cose sono fatti e i fatti
in prospettiva sono appena cenere.
[…] Se il suo nome
fosse un nome o più nomi non conta nulla
per chi è rimasto fuori, ma per poco,
della divina inesistenza. A presto,
adorate mie larve!

Eugenio MONTALE, Domande senza risposta

Perché è innegabile, sa, signor Meis, che i fenomeni straordinarii della medianità traggono in gran parte origine dalla nevrosi epilettica, catalettica e isterica. Max prende da tutti, sottrae anche a noi buona parte d’energia nervosa, e se ne vale per la produzione dei fenomeni. È accertato! Non si sente anche lei, difatti, come se le avessero sottratto qualche cosa?

– Ancora no, per dire la verità. 

Luigi PIRANDELLO, Il fu Mattia Pascal

——————

Il nostro appello [Salviamo le abilitazioni (prima che sia troppo tardi)] sembra essere caduto nel vuoto. La lettera (datata 21 settembre) inviata dal Ministro Profumo al Presidente del CUN, che abbiamo pubblicato ieri, si conclude con questa affermazione:

le Commissioni hanno un margine di discrezionalità, atteso che possono discostarsi dai criteri e parametri disciplinati dal decreto, incluso quello della valutazione dell’impatto della produzione scientifica mediante l’utilizzo degli indicatori di attività scientifica, dandone specifica motivazione sia al momento della fissazione dei criteri di valutazione dei candidati sia nel giudizio finale espresso sui medesimi”.

Questa frase dovrebbe riuscire a salvare la procedura di abilitazione e ad evitare che affondi nel gorgo dei contenziosi?

1. La mozione bipartisan

Alla lettera del Ministro è seguita la presentazione di una mozione bipartisan alla Camera da parte dei deputati Eugenio Mazzarella, Mariastella Gelmini e Paola Binetti. La mozione tocca tre aspetti.

A) I firmatari della mozione, tra i quali l’ex-ministro Gelmini che ha concepito la riforma e nominato i componenti dell’organo di vertice dell’ANVUR, rimproverano al MIUR il modo in cui è stato redatto il regolamento ministeriale che governa lo svolgimento dell’intera procedura in corso, ossia il D.M. 76/2012.

Scrivono infatti gli onorevoli firmatari della mozione che il D.M. 76 “non è chiaro” sul fatto che “l’effettivo superamento del valore mediano degli indicatori sia vincolante per il conseguimento dell’abilitazione”.

Secondo la mozione, la conseguente “incertezza interpretativa influenza la partecipazione o meno alle procedure”.

Nella mozione si legge che il D.M. 76/2012 “induce qualche dubbio anche sotto il profilo della parità di trattamento tra i candidati visto che introduce una netta differenziazione tra settori bibliometrici … e settori non bibliometrici”. Il dubbio sulla disparità di trattamento tra i candidati, secondo noi, potrebbe porre un corrispondente dubbio sulla legittimità, anche sul piano costituzionale (art. 3 Cost.), dell’intero D.M. 76.

Soprattutto, la mozione contesta alla radice una delle scelte fondamentali su cui si regge l’architettura del D.M. 76/2012, ossia il ricorso alle mediane.

Secondo gli estensori della mozione, “la decisione di ricorrere, per il calcolo di tali indicatori, alle mediane ricavate dalla produzione scientifica dei professori di ruolo nei precedenti dieci anni, anziché a rigorose soglie assolute, introduce nel sistema una forte aleatorietà di metodo e di merito, impedendo tra l’altro ai futuri candidati di conoscere con sufficiente anticipo i requisiti da superare per conseguire l’abilitazione, essendo tali requisiti imprevedibilmente mutevoli, anche in misura assai sostanziale”. Anche questo rilievo si traduce, sul piano giuridico, nel forte dubbio che il D.M. 76 sia illegittimo in tutte le parti che si riferiscono alle mediane, per violazione dei principi di ragionevolezza, uguaglianza e certezza del diritto.

Infine, “la possibilità che tali meccanismi possano essere adottati in Italia ha portato alcuni tra i più validi intellettuali italiani di varie discipline scientifiche e umanistiche a segnalarne le conseguenze potenzialmente disastrose per il futuro dell’università”.

B) I firmatari addebitano responsabilità precise all’ANVUR, per il modo in cui l’Agenzia vigilata dal Ministro Profumo ha condotto, e sta tuttora conducendo, la procedura amministrativa per l’abilitazione scientifica nazionale.

Rispetto alle mediane per come calcolate da ANVUR nel mese di agosto, vengono sollevati “SERI DUBBI SULLA TENUTA algoritmica e GIURIDICA del loro calcolo”; inoltre, si sottolinea la perdurante incertezza sull’affidabilità della base di dati utilizzata e sui meccanismi di calcolo adottati …  dunque sulla significatività dei loro valori”.

Questi esiziali errori metodologici erano stati già “confessati”, in parte, dalla stessa ANVUR [Salviamo le abilitazioni (prima che sia troppo tardi)] e analiticamente individuati, ben prima, da ROARS.

Rispetto al modo in cui ANVUR ha svolto (si tratta di un ente pubblico) la funzione amministrativa, si stigmatizza il fatto che “gli interventi pubblici dei componenti del Consiglio Direttivo dell’ANVUR  non hanno chiarito la situazione e anzi hanno finito col diffondere ulteriori dubbi e col suscitare la predisposizione di comportamenti interpretativi difformi tra le varie aree disciplinari”. Questo non sembra un buon esempio di come un’agenzia ministeriale dovrebbe amministrare la cosa pubblica, a spese delle casse dello Stato.

La mozione ricorda, ancora, che il CUN, in quanto “organo democratico rappresentativo del sistema universitario … ha chiesto al Ministrodi rendere pubblici, in base al principio di trasparenza come fondamento della democrazia amministrativa e a tutela del legittimo affidamento, dell’imparzialità e del buon andamento dell’amministrazione, tutti i dati e gli algoritmi utilizzati per il calcolo delle mediane nonché gli atti e i documenti relativi alla classificazione delle riviste scientifiche in classi di qualità”.

Tuttavia, né il Ministero né l’ANVUR hanno sinora fornito risposta a questa richiesta del CUN. Perché? C’è forse qualcosa che l’Agenzia esita a rendere trasparente, conoscibile, a mettere in piena luce?

C) Anche le conclusioni della mozione sono da sottolineare, per quanto il suggerimento finale sia discutibile e da noi non condiviso: ma su questo torneremo tra breve.

2. Concordanze e differenze

Apparentemente, sia la lettera del Ministro Profumo del 21 settembre che la mozione bipartisan del 25 settembre sembrano concordare su una soluzione emergenziale: quella favorevole ad interpretare il D.M. 76 nel senso che “il superamento delle mediane degli indicatori bibliometrici è uno dei fattori di cui le commissioni giudicatrici delle procedure di abilitazione dovranno tener conto ma non è condizione necessaria, né peraltro sufficiente, per conseguire l’abilitazione”.

Ci sono, però, due fondamentali differenze tra la lettera del Ministro e la mozione presentata alla Camera.

La  prima differenza è che il Ministro ha ritenuto di poter interpretare il D.M. 76 con semplice lettera.

Invece (e correttamente) la mozione presentata alla Camera smentisce questo modo di procedere. Si afferma che è necessario “un provvedimento NORMATIVO o interpretativo ERGA OMNES” per “chiarire DEFINITIVAMENTE” la questione della derogabilità delle mediane.

Una lettera non interpreta autenticamente alcunché, non vincola alcun organo giurisdizionale. Se invocata in uno dei contenziosi, quella lettera non potrà in alcun modo costringere il giudice a interpretare il D.M. nel senso della derogabilità delle mediane; il giudice potrà optare per un’interpretazione diversa, ad esempio ritenendo inderogabili le mediane, proprio perché non si troverà di fronte a una “autentica” interpretazione autentica.

È però evidente che “un provvedimento normativo o interpretativo erga omnes”, in grado di risolvere “definitivamente” il dubbio interpretativo, richiederebbe tempi che non sono compatibili con i termini della procedura di abilitazione in corso (imminenti sorteggi dei commissari, data del 20 novembre per la presentazione delle domande dei candidati, termini di legge per la chiusura dei lavori delle commissioni).

Un nuovo regolamento ministeriale, infatti, dovrebbe obbligatoriamente essere sottoposto al parere della Sezione Consultiva per gli Atti Normativi del Consiglio di Stato.

Inoltre, occorrerebbe ripetere l’intero procedimento seguito per l’adozione del D.M. 76/2012, con l’acquisizione dei pareri ANVUR, CUN e CEPR, la registrazione alla Corte dei Conti, la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, per il principio del cd. contrarius actus (v. la sentenza dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 9 del 4 maggio 2012, già citata da ROARS).

Ci rifiutiamo, poi, di immaginare soluzioni temerarie come quella di un decreto-legge.

Un D.L., infatti, se mai adottato, resterebbe appeso precariamente e pericolosamente alla sorte di una legislatura che sta ormai per terminare, sotto la spada di Damocle dell’obbligo di conversione in legge da parte di entrambe le Camere. Un decreto legge potrebbe rischiare di non essere convertito nei termini, ad esempio per dissensi tra le forze politiche in corso di campagna elettorale, o di essere modificato in sede di conversione quando ormai la procedura di valutazione sarebbe giunta ad uno stadio avanzato o addirittura alla fine. In entrambi i casi, l’intera procedura precipiterebbe nel caos totale.

Vi è poi la seconda differenza. La mozione bipartisan, a differenza della lettera del Ministro, afferma che le commissioni “dovranno tener conto” delle mediane, insieme agli altri criteri, come “uno dei fattori”; non potranno cioè eliminarle totalmente dal paniere complessivo dei criteri di valutazione.

Si tratta di un’affermazione fondamentale: le mediane, quand’anche derogabili quali soglie di sbarramento, comunque giocheranno un ruolo in sede di valutazione dei candidati.

Non può che essere così. Finché il testo del D.M. 76/2012 non verrà cambiato, nessuna interpretazione, autentica o meno, potrà eliminare e cancellare le mediane, per evitare che entrino nella valutazione delle Commissioni. Per eliminare le mediane servirebbe un nuovo regolamento che modifichi il precedente. Questo significherebbe inevitabilmente adottare nuovi bandi, sia per i commissari che per i candidati, perchè i bandi attuali rinviano al D.M. 76. Ne deriverebbe l’azzeramento della procedura sin qui svolta.

3. Un ordigno disinnescato?

Proviamo ora a fare il punto, alla luce degli sviluppi portati da queste giornate convulse.

C’è un unico elemento chiaro in questa ormai drammatica e kafkiana vicenda delle abilitazioni: le mediane, per come calcolate da ANVUR, sono viziate da illegittimità sul piano giuridico.

Questo è ormai riconosciuto perfino (involontariamente) dall’ANVUR con le sue “confessioni”; se ne mostra consapevole il Ministro, che con la sua lettera indebolisce le mediane perché, evidentemente, nutre dubbi sulla loro legittimità; lo hanno scritto a chiare lettere i firmatari della mozione bipartisan, avanzando “SERI DUBBI SULLA TENUTA algoritmica e GIURIDICA” delle mediane ANVUR.

Se le mediane sono illegittime, va da sé, rischiano di essere accolti tutti i ricorsi che le contestino. E rischia di essere travolta l’intera procedura.

Si scongiurerà l’allarme-ricorsi con l’interpretazione (non) autentica del D.M. 76 proposta dal Ministro nella sua lettera, o con l’interpretazione autentica del D.M. proposta dalla mozione bipartisan?

NO. Per molte ragioni. Il rattoppo delle mediane “derogabili caso per caso” dalle Commissioni non disinnesca i ricorsi. Anzi, sotto più profili, può aggravare i contenziosi.

Proviamo a spiegare perché.

Primo problema. Le mediane illegittime sono state già utilizzate per i bandi degli aspiranti commissari e hanno già condizionato in maniera determinante la presentazione delle domande e la formazione delle attuali Liste di commissari sorteggiabili. Come è stato fatto notare, se le mediane sono illegittime, sono illegittime per derivazione le Liste, e sarà illegittimo anche il sorteggio che si baserà su quelle Liste. Ciò significa che l’applicazione delle mediane vizierà, sul piano procedurale, la legittimità della nomina di tutte le commissioni. Se le commissioni risulteranno illegittimamente selezionate, potrebbero ricorrere sia i docenti che non abbiano presentato domanda da commissario a causa delle mediane, sia  i candidati che saranno valutati negativamente da quelle commissioni.

Se così è, cui prodest un’interpretazione autentica che inviti le commissioni a derogare alle mediane per l’ammissione dei candidati?

Deroga o non deroga, il problema resta inchiodato alla radice dell’albero procedurale (la formazione delle commissioni), prima del suo ramo finale (la valutazione dei candidati).

Secondo problema. Come precisa la mozione bipartisan, anche se alcune commissioni decideranno di non escludere automaticamente un candidato in base alle mediane ANVUR, comunque le stesse commissioni “dovranno tener conto” delle mediane, insieme agli altri criteri, come “uno dei fattori”.

Dunque, le mediane non possono essere del tutto eliminate come criterio concorrente di valutazione: esse contribuiranno al giudizio valutativo sui candidati e la loro influenza (per quanto parziale) sul giudizio della commissione lascerà aperte possibili contestazioni, in sede giurisdizionale, da parte dei candidati valutati negativamente.

Terzo problema. Poiché  l’interpretazione autentica vorrebbe lasciare a ciascuna commissione il potere discrezionale di decidere se utilizzare o meno le mediane come sbarramento all’accesso degli aspiranti candidati, deve ipotizzarsi, almeno in astratto, che alcune commissioni decidano di non derogare alle mediane. Che succederà ai giudizi di queste commissioni? Essendo le mediane illegittime, la decisione dei commissari di non derogare alle mediane esporrà tutti i conseguenti giudizi all’illegittimità per derivazione.

Quarto problema, forse il più grave. La soluzione interpretativa avallata dal Ministro Profumo (e dalla stessa mozione bipartisan) conduce a questo scenario: alcune commissioni potrebbero decidere di derogare alle mediane come sbarramento automatico ed altre commissioni di non derogarvi, creando così palesi discriminazioni tra le possibilità dei candidati di accedere alla valutazione da settore a settore, persino tra settori contigui della stessa Area.

Commissioni “medianiche”, investite della sovranità del Leviatano, potranno a loro discrezione decidere di evocare lo spirito delle mediane dal limbo del D.M. 76 o, invece, di lasciarlo giacere nell’ombra.

Siamo abituati a pensare che il giudice sia soggetto alla legge ed obbligato ad applicarla.

Qui accadrebbe l’opposto: la legge (il D.M. 76 rispetto alle mediane come soglia di sbarramento) sarebbe soggetta al giudice (la singola commissione), che potrebbe decidere di applicarla o di non applicarla.

Chiediamo al Ministro: dove è quel minimo di parità di trattamento che, a monte, la legge dovrebbe assicurare a tutti i candidati?

Possibile che un candidato debba nascere giuridicamente “fortunato” o “sfortunato” a seconda della commissione che gli capiti, rispetto non al giudizio di merito, ma alla stessa possibilità di accedere alla valutazione (espulsione automatica o non automatica dalla procedura)?

Questa sarebbe la nuova “meritocrazia” e la lotta senza quartiere alle “baronìe” che era stata promessa?

La deroga “caso per caso” graziosamente concessa dai singoli commissari?

L’art. 3, comma 1, della Costituzione recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

È probabilmente obsoleto. Occorrerà correggerlo con l’aggiunta di un comma 1-bis: “Tuttavia, i candidati alle abilitazioni scientifiche nazionali non hanno pari dignità scientifica e non sono eguali davanti alla legge, essendovi distinzione in base ai commissari che tocchino loro in sorte”.

4. Ultimo appello

Rinnoviamo perciò l’appello che avevamo rivolto al Ministro, sperando che non cada ancora nel vuoto.

Occorre arrestare temporaneamente la folle corsa di un treno sfuggito al controllo.

Consentire un momento di riflessione e di confronto con la comunità accademica, ascoltando le proteste motivate che vengono da gran parte di essa.

Altrimenti, ognuno si assumerà personalmente le proprie responsabilità per ciò che sta accadendo e, soprattutto, per ciò che potrà accadere.

 

Send to Kindle

122 Commenti

  1. Se la petizione proposta da JUS deve essere presentata, secondo me dovrebbe avere pochi argomenti che possano raccogliere un vasto consenso. Riassumo i punti che secondo me sono emersi dalle discussioni di questi giorni.

    1) Nuovo DM, non “interpretazione autentica” e annullamento del DM76

    2) Criteri statici, qualsiasi essi siano, CUN o ANVUR, basta che siano definiti in modo univoco, siano calcolabili e verificabili in modo trasparente e indipendente. Personalmente, mi sta bene richiedere N pubblicazioni per l’abilitazione in uno specifico settore, che possono essere anche la mediana calcolata da ANVUR con qualsiasi metodo e corretta, ma vorrei che questo numero sia definito in modo certo prima della riapertura del bando.

    3) Indicazione chiara se questi criteri sono rigidi o meno. Personalmente preferirei criteri anche più larghi (indicatori più bassi) ma rigidi per commissari e candidati. O dentro o fuori, altrmenti c’è il caos dei ricorsi dopo.

    4) niente normalizzazione età accademica a livello di abilitazione nazionale ma solo di bando locale.

    Personalmente chiederei anche pubblicazione di tutti i dati grezzi e dell’algoritmo di calcolo, ma non so se questo sarebbe accettato.

    • @ Marco Bella: “trovo almeno singolare la proposta di una petizione da nick anonimo … Trovo difficile convincere qualcuno di un’idea se non siamo noi per primi a metterci la faccia come fanno i redattori di ROARS …”

      Solo una precisazione, ad onor del vero: ho pienamente condiviso, non ideato, la proposta di un documento/petizione che è stata lanciata, in precedenti post, da attenti lettori di ROARS
      (tra i più recenti,
      https://www.roars.it/online/?p=13244#comment-5883 https://www.roars.it/online/?p=13244#comment-5937 ).

      Ovviamente, una petizione non potrebbe mai essere anonima.
      Mi sembra evidente: come avevo scritto, la petizione dovrebbe elencare ciascun aderente “con nominativo ed eventuale posizione accademica”. Questo varrebbe per tutti, me compreso.

      Tuttavia, vedo che dal dibattito sono emerse perplessità e divergenze di opinioni sull’opportunità e sull’utilità di una simile iniziativa.
      Perciò, per evitare che la proposta divenga fattore di divisione, forse per ora è preferibile accantonarla.

      Solo un appunto generale sulla questione del nome e cognome, rispetto ai post.
      La discussione è ovviamente sui contenuti, non sulle persone. Quello che non si può fare è sparare nel mucchio o insultare personalmente qualcuno e poi mantenere l’anonimato. Diverso mi sembra il caso del ragionare. Se si esprimono serenamente delle idee, è utile discutere sul nome delle idee più che fissarsi con l’idea del nome. Se si tratta di interloquire in un blog, l’uso di uno pseudonimo non mi sembra scelta esecrabile.

      Ringrazio comunque Marco Bella per le parole (non so se meritate) di apprezzamento sui contenuti dei miei commenti, come ho già fatto in precedenti occasioni.

    • Questi criteri sono molto ragionevoli, personalmente li riterrei sacrosanti se si stesse per partire con la procedura. Purtroppo però la procedura è già partita, e molti candidati la domanda l’hanno già presentata (quando ho inviato la mia, la settimana scorsa, è stata registrata con un numero attorno al dodicimila).
      A questo punto, cambiare “in corsa” i criteri non mi pare proprio possibile (e neanche equo, ma questa è una mia idea personale), e non credo che MIUR deciderà di farlo, stando agli indizi di cui disponiamo. Più facile, se si decide di bloccare tutto, che se ne riparli alle calende di un qualche nuovo governo: speriamo che, a quel punto, si decida di ripartire da capo con le regole qui proposte, e non – come purtroppo a me pare molto probabile – senza alcun “filtro” e totale arbitrio delle commissioni, magari delle sole commissioni locali. Del resto, se la procedura va avanti così com’è ora, con l’azzeramento delle mediane, si attuerà un analogo arbitrio delle commissioni, ne sono del tutto consapevole: ma almeno si rispetterebbero i tempi. Speriamo di non trovarci alla fine con l’identico risultato, avendo però sprecato un altro anno o più della vita di noi tutti: ricercatori, docenti, precari, senza dimenticare gli studenti che hanno legittime attese in merito al fatto che si garantisca loro un’offerta formativa accettabile. Io, lo dico tranquillamente, sono tra quei molti ricercatori che, se la situazione non si sblocca in tempi ragionevoli, decideranno di smettere di insegnare e si dedicheranno ai compiti che la legge prevede per loro.
      Resta il fatto che uno dei motivi per cui il ministro ci penserà un milione di volte prima di stoppare tutto è che ciò equivarrebbe ad ammettere lo sperpero di denaro pubblico tramite il calcolo (inutile) delle mediane ANVUR (senza considerare che il direttivo dell’ANVUR andrebbe di necessità azzerato). Checché se ne dica, argomenti per difendersi nei TAR per il ministero ce ne sono (il dm 76, purtroppo, è sufficientemente confuso da permettere argomentazioni a iosa); ma se la procedura si blocca, come si potrà fingere che quei soldi siano stati ben spesi? Su questo punto, la risposta di Jus mi pare – lo dico senza polemica – un po’ ingenua.

    • Io, lo dico tranquillamente, sono tra quei molti ricercatori che, se la situazione non si sblocca in tempi ragionevoli, decideranno di smettere di insegnare e si dedicheranno ai compiti che la legge prevede per loro.

      Sono d’accordo con te e farò la stessa cosa. Non è giusto continuare così e poi a che pro? Non ho più intenzione di garantire nulla che non sia previsto per legge. Insegno da 10 anni e non ho mai guadagnato un centesimo, non ho mai chiesto nulla e in cambio ho avuto solo tanto lavoro da fare. A questo punto chiudano pure i corsi di laurea e arrivederci e grazie.

    • “Checché se ne dica, argomenti per difendersi nei TAR per il ministero ce ne sono”

      Basta leggere gli articoli su Roars e i commenti di JUS per rendersi conto che la situazione è disperata. Le mediane inattendibili rendono illegittime le commissioni e questo da solo è un colpo mortale.

      “se la procedura si blocca, come si potrà fingere che quei soldi siano stati ben spesi?”

      Tra tutte le difese questa mi sembra una delle più deboli: MIUR e ANVUR si sono comportati così sciattamente da poter usare le loro colpe come giustificazione davanti al giudice amministrativo?

    • Noto che non si ha l’abitudine di leggere con attenzione i commenti altrui prima di replicare. Quando avrei detto che lo spreco di denaro sarebbe un buon argomento da usare davanti ai TAR?
      Per il resto, l’anonimo JUS è diventato ormai il grande esegeta del diritto italiano? Sarà forse lui l’Artefice? Vogliamo capirlo una buona volta che i ricorsi al TAR, anzitutto, bisogna farli? Che non si fanno a forza di petizioni? E che a farli non può essere un qualunque cittadino, ma qualcuno che è stato leso in un suo diritto soggettivo? Un po’ di realismo, accanto alla teoria, a volte non guasterebbe. Per quanto riguarda l’esito del ricorso (autentico, non semplicemente sbandierato) più fondato di cui si abbia notizia, quello dei costituzionalisti, ho già scommeso un euro con lei. Ci risentiamo a gennaio.

    • Devo dire che fp non ha tutti i torti quanto alla questione ricorsi.

      Da un lato è vero che, se ricorsi ci fossero, avrebbero buon gioco a mettere in crisi la legittimità delle commissioni. Tuttavia, in presenza di una modifica in senso permissivo come quella adombrata dalla mozione Mazzarella et al. siamo sicuri che varrebbe davvero la pena per qualcuno di fare ricorso? Soprattutto per un commissario, le cui motivazioni per voler essere a tutti i costi in una commissione potrebbero essere flebili? E inoltre, se anche qualcuno facesse ricorso e avesse ragione, quanto si estende la portata di ciò che viene invalidato dal ricorso? La tutela del diritto soggettivo per un ricorrente invalida le commissioni in genere o solo quella del suo SSD? E siamo così sicuri che siano in molti a volersi inimicare, causando un blocco delle procedure, il proprio SSD?

      Credo che questi dubbi siano fondati e che siano presenti anche a Profumo e C., che anche per queste ragioni non siano particolarmente inclini a chiedere di fermare le macchine, cosa che, per quanto ne so io, sarebbe un evento epocale e privo di precedenti nella storia giuridica italiana (quando mai un concorso nazionale già avviato è stato bloccato a mezz’aria per il timore che vi possano essere ricorsi vincenti?).

      No, francamente, cercando di guardare alla cosa con gli occhi del ministero o anche del parlamento non vedo gli estremi di gravità ed urgenza per giungere ad una decisione gravida di problemi per chi la prende. Il rischio che successivi ricorsi producano un ingorgo è alto, ma è ancora una probabilità, non una certezza, e dunque preferiranno vedere se il ponte (Cassandra Crossing) reggerà.

    • @ fp: “Noto che non si ha l’abitudine di leggere con attenzione i commenti altrui prima di replicare … l’anonimo JUS è diventato ormai il grande esegeta del diritto italiano? Sarà forse lui l’Artefice? Vogliamo capirlo una buona volta che i ricorsi al TAR, anzitutto, bisogna farli?”

      Caro fp, “l’anonimo JUS” non ti ha mai offeso, né ti ha appellato sarcasticamente “il grande esegeta del diritto italiano”, né ha insinuato bassamente che saresti “l’Artefice”.
      Questo modo di discutere si commenta da solo. Francamente, non capisco il motivo di questo attacco personale.
      Quale è il tuo interesse? Difendere lo svolgimento e la conclusione di questa procedura, visto che hai già presentato la domanda? Nessun problema: è assolutamente legittimo. Ma allora perché, in tanti post precedenti, tu stesso continui a scagliarti contro il D.M. 76, contro le falle della procedura, a criticare l’ANVUR, salvo poi a concludere che, siccome sul treno ci sei ormai salito, quel treno va bene?
      Sappi che anch’io intendo presentare la domanda. Quindi il mio interesse egoistico coincide con il tuo.
      Solo che dovremmo guardare, per quanto ci riusciamo, anche un po’ più in là del nostro orticello, perché se l’intero contesto universitario, con questo tipo di abilitazioni, in un modo (perché potrebbe naufragare in sede giurisdizionale) o nell’altro (perché, con la deroga libera, potrebbe condurre al todos caballeros, con totale concentrazione del potere di chiamare chiunque nelle sedi locali), secondo me non garantirà all’università in cui tutti viviamo, per i prossimi anni, alcun salto di qualità.
      Tanto, poi, ci sarà facile lamentarci del cd. “degrado” che, a dire di molti, connoterebbe il nostro mondo: facile, quando invece noi stessi avevamo avallato questo tipo di procedure nel momento in cui ci faceva più o meno comodo.

      Sull’uso dello pseudonimo, credevo di essermi già spiegato: forse non sono io a non avere “l’abitudine di leggere con attenzione i commenti altrui”.

      Quanto al “grande esegeta”, io sono semplicemente un giurista come un milione di altri. Ho espresso un’opinione.
      Non mi dipingere, per cortesia, come un dispensatore di certezze. Nessuno può prevedere con certezza (ogni giurista lo sa) la decisione di un giudice amministrativo, perché le questioni giuridiche hanno sempre un margine di opinabilità.
      Il punto qui è un altro: si tratta del modo corretto in cui dovrebbe agire una pubblica amministrazione quando si avvede che sussistono degli oggettivi RISCHI legati a contenziosi, rispetto a una procedura importante per la vita di tante persone, a seguito di molti segnali già emersi (ordinanza TAR ex art. 55, comma 10, del Codice; documento ANVUR del 14/9; mozioni CUN; mozione parlamentare che mette nero su bianco, testualmente, i rischi di tenuta giuridica del sistema; Liste con riviste del tipo “suinicoltura”; etc.)
      Vogliamo dire che i RISCHI NON ESISTONO e che sicuramente i giudici amministrativi, grazie alla lettera del Ministro, rigetteranno tutti i ricorsi? Diciamolo pure. Mi sembra però che questo, non il mio, sia l’atteggiamento tipico dei dispensatori di certezze assolute.

      Io non so prevedere che cosa accadrà dinanzi ai giudici amministrativi. Non sono un giudice né un “grande esegeta”. Però da giurista mi preoccupo, e molto, per la piega che le cose stanno prendendo. Certamente non festeggerò se, per ipotesi, i contenziosi affosseranno la procedura. Non ne sarò contento per niente. Vorrei solo evitare di arrivare fino a quel punto, confidando sulla ragionevolezza di chi amministra la cosa pubblica e quindi sarebbe chiamato a PREVENIRE possibili disastri, non a fronteggiarli dopo che siano ormai accaduti. Perché i contenziosi, quelli sì, possono durare (in primo e in secondo grado, come minimo) uno/due anni; quelli sì, potrebbero bloccare tutto.

      Tu dici che il Ministro non fermerà mai la procedura e non modificherà i criteri perché dovrebbe sconfessare se stesso e l’ANVUR ed ammettere che sono stati sprecati soldi pubblici.
      Cito da un tuo post: “uno dei motivi per cui il ministro ci penserà un milione di volte prima di stoppare tutto è che ciò equivarrebbe ad ammettere lo sperpero di denaro pubblico tramite il calcolo (inutile) delle mediane ANVUR”.
      In questo modo, tu attribuisci in anticipo al Ministro (offendendo anche lui come persona) una mentalità che all’estero dipingono (dispregiativamente) come tipicamente “italiana”: nascondiamo la polvere sotto il tappeto, aggiungiamo all’errore l’ipocrisia.
      Non ho capito: questa mentalità ti troverebbe concorde o no? Se no, dovresti criticarla, opporti, non avallarne (volontariamente o meno) gli esiti.

      Comunque, in definitiva devo riconoscere che su un punto mi trovo d’accordo con te: sono, molto probabilmente, un ingenuo. Perché mi ostino a non accettare passivamente quello che vedo accadere, tanto questa è l’Italia, non è così?
      L’Italia che diciamo di non volere, ma in realtà forse vogliamo.

      Perciò, caro fp, non ti disturberò più con la prolissità dei miei commenti.

      Un cordiale saluto

    • @ Jus

      Premetto:
      1) che concordo con quanto dici in linea di principio e
      2) che, forse, dissento solo sul piano realistico-descrittivo, giacché non mi pare che DE FACTO ci siano i margini affinché ministero e/o parlamento mettano mano ad una sospensiva o addirittura ad un annullamento della procedura in corso.

      Vorrei chiederti, non avendo io specifiche competenze giuridiche, se dal punto di vista di diritto un ricorso vinto, supponiamo da un commissario, invalidi automaticamente la legittimità delle commissioni in altri SSD. Intendo, se nella motivazione della sentenza di menziona, per dire, l’inaffidabilità del criterio del superamento della mediana. Questo punto mi sembra importante, perché credo probabile che vi siano pochi ricorsi, ma anche altamente probabile che almeno qualcuno vi sia.

    • @ Jus:
      Scusami, ma qui c’è un malinteso. In termini evidentemente sopra le righe – e di questo ti chiedo scusa – non mi rivolgevo affatto a te, ma alla seguente – un po’ superficiale, a mio avviso – affermazione di De Nicolao: “Basta leggere gli articoli su Roars e i commenti di JUS per rendersi conto che la situazione è disperata.”
      La cosa che mi infastidiva di quel commento era l’appogiarsi sulle tue affermazioni (in definitiva, sulle affermazioni di un commentatore di blog come me e tantissimi altri) per descrivere una situazione “ormai già decisa”: cosa che, come tu mi insegni, coi ricorsi al tar (in special modo contro atti ministeriali) non si può certo affermare.
      Nutro viceversa il massimo rispetto per l’analisi giuridica che offri ai lettori di Roars, e per l’estrema urbanità dei toni che usi. Hai molto correttamente colto anche in me un critico del DM 76 e di tutto quel che ne è conseguito: allo stesso modo, avrai avuto modo – leggendo i miei post- di constatare che cerco di ragionare a argomentare, senza assumere posizioni mamichee e soprattutto senza confondere quel che a me parrebbe giusto o logico o normale con quel che penso si verificherà. Sul punto, la mia idea è la stessa espressa qui sopra da Zhok.
      Ultime due precisazioni:
      “tu attribuisci in anticipo al Ministro (offendendo anche lui come persona) una mentalità che all’estero dipingono (dispregiativamente) come tipicamente “italiana”: nascondiamo la polvere sotto il tappeto, aggiungiamo all’errore l’ipocrisia.”
      Sì, del ministro Profumo ho una pessima opinione; si tratta dello stesso ministro che, come sai benissimo, non si è vergognato di inserire nel provvedimento spending review un piccolo comma che ha l’unico scopo di prorogare di un altro anno (dopo quello già usufruito ex-Gelmini) il mandato di una ventina di rettori in Italia (tra i quali il mio, all’università di Perugia): quelli sì “baroni”, quelli sì “inamovibili”, quelli sì “irresponsabili”. A proposito: a Perugia c’era già una sentenza del TAR che dichiarava il rettore decaduto…
      L’accusa di ingenuità (secondo punto) era riferita a un aspetto molto specifico del tuo ragionamento: il fatto che il ministro possa allegramente infischiarsene, di fronte all’opinione pubblica, dei soldi pubblici gettati dal baraccone ANVUR.
      Infine, sull’anonimato: ho letto la tua precisazione, personalmente non la condivido. Non mi piacciono, nei dibattiti pubblici, le situazioni asimmetriche, per approfondite che possano essere le argomentazioni.
      Spero di aver chiarito il malinteso, e ti saluto con stima.

    • Postilla: il fatto di non credere che il ministero o il parlamento arresteranno la procedura abilitativa in corso non implica, ci tengo a sottolinearlo, il non essere disponibili a sottoscrivere un eventuale appello o petizione che richieda di, citando Banfi:

      ” – Ritirare i bandi
      – Avviare una rapida consultazione delle comunità scientifiche attraverso il Cun per la definizione di soglie statiche
      – Modificare il DM 76
      – Riavviare in tempi certi le abilitazioni”

      Credo che questa sia destinata a rimanere una posizione di testimonianza, ma spesso anche le posizioni di testimonianza sono utili.

    • @ Zhok:
      Pur essendo sensibile a tutte le motivazioni sin qui espresse circa la ragionevolezza di bloccare una procedura così mal impostata, io un appello in tal senso non me la sentirei di firmarlo. Il motivo è uno e uno solo: sono convinto che il carrozzone non ripartirebbe prima di un anno o due. Ed è mia ferma convinzione che il sistema università un blocco di altri due anni non se lo può permettere. Finirebbe coi concorsi locali senza idoneità, e questa soluzione a me non piace.
      Se però la procedura si bloccasse davvero – per iniziativa del ministro o a causa dei ricorsi, anche se a me entrambe queste ipotesi sembrano molto improbabili -, allora sarei d’accordissimo nel fare lobbying in tutti i modi per imporre le soglie OBBLIGATORIE “di decenza” (quelle CUN per me andavano benissimo, almeno per il mio settore). Però faccio notare che mi pare maggioritario, tra quanti sono intervenuti su Roars, il parere per cui non si debba accettare nessun tipo di soglia quantitativa. Forse, anche in prospettiva futura, sarebbe utile confrontarsi su questo: siamo d’accordo o no sullo stabilire una qualche soglia di questo tipo?

    • Beh, ovviamente non posso parlare a nome di nessuno, ma non ho avuto l’impressione che qui ci fosse questa contrarietà generalizzata all’introduzione di criteri quantitativi di base a fini abilitativi. Forse sbaglio, ma mi pare che ci possa essere un accordo piuttosto ampio sull’idea dell’introduzione di criteri fissi (non mobili e non comparativi) che stabiliscano una soglia di base sufficiente a scartare eventuali inetti o inattivi.

      Va da sé che non ci si può aspettare che una tale soglia possa ‘fare selezione’, nel senso che può soltanto servire ad eliminare gli ‘inabili’. Ma il punto è che proprio questa e solo questa dovrebbe essere la funzione di un’abilitazione. Chi vi vuole attribuire raffinati ed esigenti intenti selettivi semplicemente non ha capito.

      A mio avviso (ma, insisto, non mi permetto di parlare a nome di nessuno) credo invece che il punto cruciale in un modello di reclutamento funzionante, se avessimo il privilegio di poterlo decidere sovranamente, starebbe nel tener sotto controllo la fase del reclutamento vero e proprio, e non quello delle abilitazioni.

      Per come la vedo io per tenere sotto controllo questa fase bisognerebbe affidarsi soprattutto alla valutazione ex post, la cui efficacia dovrebbe essere garantita dalla cura con cui si evitano i conflitti di interesse tra chi sceglie e chi successivamente giudica l’operato degli scelti. In altri termini, il giudizio ex post è efficace se chi sceglie (chi recluta) non può in nessun modo assicurarsi la benevolenza del giudizio ex post, da cui dipenderanno parte dei suoi finanziamenti. Per quanto anche il giudizio ex post sia destinato in qualche misura ad essere oggetto di contestazioni (vedi RAE/REF britannico), tuttavia dovendo scegliere i propri membri dello staff senza garanzie ‘amicali’ ci si cercherebbe naturalmente di attestare su criteri di scelta ‘obiettivi’, giacché essi sono per definizione quelli su cui è più probabile trovare un accordo con colleghi sconosciuti.

    • ” … alla seguente – un po’ superficiale, a mio avviso – affermazione di De Nicolao: “Basta leggere gli articoli su Roars e i commenti di JUS per rendersi conto che la situazione è disperata.”

      Non così superficiale, direi. Mi spiego meglio. Gli articoli di Roars e anche i commenti di JUS spiegano con dovizia di argomenti le ragioni per cui la tenuta della procedura è a grandissimo rischio. Intendevo dire che chi è di altro parere (posizione rispettabilissima) non ha ancora spiegato perché quegli argomenti non sarebbero validi. Per citarne uno, l’argomento del “paniere” (“Il vizio delle mediane (dei numeri) determina il vizio del PANIERE. Se è il paniere da cui si sorteggia ad essere viziato per i numeri su cui si basa, non conta CHI venga in concreto sorteggiato … a Commissione illegittima corrispondono giudizi illegittimi”, https://www.roars.it/online/?p=12265#comment-4721 ) mi sembra giuridicamente assai limpido. Leggendo anche altri commenti, ho l’impressione che alcuni non afferrino l’effetto domino di certe tipologie di ricorsi. Per esempio, i ricorsi sui vizi delle mediane, se accolti, trascinano giù con loro le abilitazioni di tutti i settori concorsuali

    • Caro De Nicolao, Lei, se non sbaglio, è fra i potenziali commissari. Dunque, perché non propone ricorso al TAR, chiedendo la sospensiva del bando? Davvero non comprendo ….

    • Caro De Nicolao, la risposta è nelle Sue parole:

      1) “Le mediane inattendibili rendono illegittime le commissioni e questo da solo è un colpo mortale”;

      2) “avendo semaforo verde, contro cosa dovrei ricorrere?”.

      Ebbene:

      1) in quanto partecipe del procedimento (essendo – come con orgoglio rivendica – dotato di “semaforo verde”), ha un interesse legittimo alla legalità della procedura (così come qualsiasi candidato, anche prima di essere non/abilitato);
      2) la partecipazione di potenziali commissari selezionati con metodo illegittimo danneggia tutti i potenziali commissari – Lei compreso – in quanto incide sulla composizione delle commissioni;
      3) i criteri contra legem per giudicare i candidati;
      4) da ultimo (si fa per dire), se fossi un professore, mi vergognerei di questa buffonata dei semafori e delle mediane (ma chi ha attribuito il potere di accendere semafori a questa gentaglia?).

      Non avendo un interesse legittimo (in quanto del tutto estraneo al procedimento), non posso proporre ricorso al TAR Lazio e devo limitarmi a questi sterili e inutili carteggi.

      L’appello al Ministro perché fermi il treno impazzito è – per adoperare un eufemismo – velleitario. Ma lo avete visto in faccia?

    • @ ricerc70. Mi permetto di intervenire, solo per contribuire al vostro dibattito. Dal punto di vista tecnico, non posso che concordare con De Nicolao.

      Per ricorrere dinanzi a un TAR non è sufficiente invocare un generico “interesse alla legalità” della procedura. La pretesa alla legalità sarebbe vantabile da qualsiasi cittadino. L’interesse legittimo è invece situazione personale, tale da differenziare il suo portatore dalla collettività. In più, per agire dinanzi a un TAR, non basta neppure la titolarità dell’interesse legittimo (cd. legittimazione), ma occorre dimostrare di aver subìto una lesione personale, diretta, attuale e concreta (non ipotetica e futura) dal provvedimento amministrativo che si intende impugnare (cd. interesse a ricorrere).
      Il docente che, superando le mediane, non abbia per propria libera scelta presentato domanda da commissario, non potrebbe (almeno secondo me) vantare l’interesse a ricorrere.
      Lo stesso dicasi per il docente che, avendo presentato la domanda, è negli Elenchi ed attende il sorteggio: l’interesse a ricorrere non potrebbe sussistere prima del sorteggio.
      Diverso è il caso dei docenti che non abbiano presentato domanda perché sotto le mediane: per questi ultimi, invece, potrebbero sussistere sia la legittimazione che l’interesse a ricorrere (sempre che i motivi di ricorso attengano alla ritenuta illegittimità delle mediane).

      Un esempio di come ragionano i giudici amministrativi.

      TAR Lazio, Sez. III-ter, 15 aprile 2010, n. 7145: “l’azione giurisdizionale amministrativa è data per la tutela non tanto dell’interesse oggettivo alla legittimità degli atti amministrativi, bensì per la tutela delle situazioni giuridiche soggettive incise nel provvedimento amministrativo del quale si deduce l’illegittimità; pertanto, l’interesse a ricorrere deve ritenersi sussistente in relazione alla compresenza dei tre fattori costituiti dall’interesse legittimo, e cioè dalla titolarità di una posizione sostanziale e personale, tale da differenziare il soggetto agente rispetto alla generalità dei consociati; dalla lesione diretta (immediata e attuale, concretamente subita) e dal vantaggio sperato, ricavabile dalla chiesta rimozione giurisdizionale dell’atto impugnato. Non può, invece, riconoscersi la legittimazione processuale al soggetto che agisce solo a tutela del principio di legalità dell’azione amministrativa, in quanto nel processo amministrativo l’accertamento dell’interesse a ricorrere non può prescindere, come sopra affermato, dalla verifica della lesione, concreta e immediata, che dal provvedimento impugnato deriva alla sfera giuridica del ricorrente, e, dunque, in assenza di uno dei requisiti sopra indicati, l’azione è inammissibile”.

  2. Un documento sintetico, scritto per punti: pochi, condivisi, ben argomentati. Questa era la proposta, e non vedo che cosa ci sia di ingenuo. E’ un segnale preciso, pulito, in mezzo a un grande vespaio che sul serio rischia di non portare a niente.

  3. Riguardo all’ultimo reitarato appello continuo ad esprimere il mio scetticismo riguardo al fatto che sarà poi effettivamente possibile far ripartire il treno una volta fermato.
    Sono anche molto scettico sulla soluzione proposta una volta fermato il treno. Non possiamo aspettarci uno sconvolgimento dei parametri, perché in questo caso, chi supera le mediane, si sentirebbe profondamente danneggiato e farebbe sicuramente ricorso.
    Quindi se fermiamo il treno, il risultato saranno altri parametri maggiormente inclusivi che debbano garantire chi è già “dentro” di restarci.
    Chiedo lumi a qualche giurista, ma immagino che non annullando il bando, ma solo sospendendo la procedura, non si possa negare a chi aveva le carte in regola prima di continuare ad averle dopo.

    Aggiungo che, per me, il DM 76, è sempre stato chiaro, ovvero permette alle commissioni di fare quello che vogliono, se lo motivano. Ho capito che questo è lontano dallo spirito della legge, che prevede che sia il ministro a imporre i criteri. Ma dal ministro che ha scritto il DM 76 non mi aspetto altro che la conferma di questo, quindi ritengo impossibile che con questo ministro, se si ferma il treno, questo possa ripartire con un assetto diverso.
    Se cambia il ministro si finisce nel prossimo millennio.
    Con mediane facoltative, difficilmente un TAR darà la sospensiva, e soprattuto, anche qualora le mediane fossero scelte come parametro, non penso che le commissioni saranno così sprovvedute da dire che un candidato è eccellente in tutti parametri ma non può essere idoneato per via delle mediane.
    Il problema resta per i commissari. Ma qui prevedo un qualche gentlemen agreement che sistemi tutto evitando i ricorsi.

    Infine la vera questione di fondo su cui si può effettivamente far saltare tutto è la disparità tra bibliometrici e non, che è testimoniata anche dall’ANVUR e deve essere in qualche modo affrontata. Oltretutto dopo “suinicultura”, mezzo mondo ci ride sopra.
    In questa saga avvincente delle mediane questo è il vero punto dove mi aspetto un colpo di scena. Quindi “restate sintonizzati”, maggiori dettagli dopo la pubblicità!

  4. Concordo! io personalmente ho dato la mia indosponibilità quando sono cominciate le proteste contro la legge Gelmini, e non sono tornata indietro perchè qualcuno agitava la carota delle prossime abilitazioni. Si sarebbe dovuto continuare con l’astensione dalla didattica e far crollare il sistema, ma poichè siamo in democrazia la maggioranza dei ricercatori ha deciso altrimenti.

  5. Qualcuno di voi sa che molti commissari a semaforo verde, seppure sorteggiati, daranno dimissioni dal loro ruolo per tema di essere sepolti dai ricorsi che la confusione, l’arbitrio, l’irragionevolezza del quandro normativo in cui si svolgeranno le abilitazioni, provocherà…?
    Sarà pure una scelta pavida (che io non condivido)ma nonmi sento di gettare la prima pietra sui quei colleghi..

  6. Provo a rispondere alla precisa domanda che ha posto ieri Andrea Zhok
    (suo post https://www.roars.it/online/?p=13244#comment-6071 ). Ovviamente ragioniamo allo stato attuale della vicenda (sebbene le novità, ormai, si accavallino nel giro di pochi giorni).

    Il MIUR ha deciso di scegliere la strada del BANDO UNICO.
    Bando unico per tutti i commissari, di tutti i Settori Concorsuali e di tutte le Aree (D.D. n. 181 del 27 giugno 2012).
    Bando unico per tutti i candidati, in tutti i Settori Concorsuali e in tutte le Aree (D.D. n. 222 del 20 luglio 2012).
    Proprio la scelta del Bando unico (l’alternativa sarebbe stata “dividere” i bandi per ciascun Settore) potrebbe creare il rischio di un eventuale effetto domino.

    Poniamo il caso di un candidato che non consegua l’abilitazione, in uno dei tanti Settori Concorsuali delle varie Aree.
    Questo candidato avrebbe interesse a ricorrere, perché la “bocciatura” gli farebbe saltare due anni (così stabilisce la Legge Gelmini).
    Per quali motivi potrebbe in astratto impugnare?
    A) vizi SOSTANZIALI del giudizio negativo.
    B) vizi PROCEDURALI e FORMALI del giudizio negativo.
    Soffermiamoci, per semplicità, solo sui vizi del tipo B).
    Tra questi ultimi, uno potrebbe riguardare proprio l’illegittima procedura di (formazione degli Elenchi, sorteggio da quegli Elenchi e conseguente) nomina dei commissari.
    Commissione illegittima = giudizio negativo illegittimo = interesse a ricorrere.

    Per contestare la procedura relativa ai commissari, il candidato bocciato impugnerebbe:
    (1) il D.M. 76/2012 nella parte in cui ha stabilito per i commissari il requisito del possesso delle mediane;
    (2) il BANDO UNICO RELATIVO AI COMMISSARI (D.D. n. 181 del 27 giugno 2012) che, per la formazione degli Elenchi degli aspiranti commissari, ha richiamato il requisito del possesso delle mediane facendo rinvio al D.M. 76 sul punto;
    (3) gli atti (amministrativi) di ANVUR che hanno in concreto calcolato e pubblicato le mediane per gli aspiranti commissari;
    (4) gli atti (amministrativi) di ANVUR e/o del MIUR che, proprio e solo sulla base delle domande presentate in risposta al Bando Unico, hanno formato e reso definitivi gli Elenchi degli aspiranti commissari;
    (5) tutti gli atti successivi e consequenziali, in particolare il sorteggio da quegli Elenchi e la nomina della Commissione;
    (6) per illegittimità derivata, il giudizio negativo formulato dalla Commissione così nominata.

    Gli atti da (1) a (5), molto probabilmente, divengono lesivi (e dunque impugnabili) da parte del candidato “bocciato” solo nel momento (6), cioè quando subisce la bocciatura.

    Il problema è che un TAR, se decidesse di accogliere un ricorso di questo tipo, annullerebbe la sequenza di atti da (1) a (6): compreso il BANDO UNICO (2).
    Proprio perché si tratta di un Bando unico, il problema dell’annullamento del Bando relativo alla selezione dei commissari potrebbe creare, a quel punto, un effetto domino anche per tutti gli altri Settori. Il Bando è infatti lo stesso per tutti.

    Questo scenario rappresenta una possibilità: molto preoccupante, però.

    La sostanza del problema non muterebbe se ad impugnare (in questo caso, immediatamente) il Bando unico, e a vincere il ricorso sulla questione mediane, fossero docenti che non hanno presentato domanda da commissari. Docenti che non hanno presentato la domanda (e non figurano perciò negli Elenchi) proprio perché erano sotto le mediane.
    Rinvio per altre osservazioni a due precedenti post
    https://www.roars.it/online/?p=13043#comment-5470
    https://www.roars.it/online/?p=13043#comment-5545

  7. scusate l’ingenuità ma prima, in tutti i concorsi italici, molti mandavano fotocopie di articoli, libri ecc.

    non vedo francamente che differenza ci sia tra fare le fotocopie e farsi una scansione con relativo pdf.

    in termini di violazione di copyright è esattamente lo stesso. se era possibile fare le fotocopie – anzi era esplicitamente previsto, tanto che si doveva autocertificare che la fotocopia fosse in tutto e per tutto conforme all’originale – allora è possibile farsi le scansioni.
    è una rogna e comporta dei costi, ma non tanto più alti di quelli per le fotocopie

  8. Caro JUS,
    la lesione personale, diretta, attuale e concreta consiste nella presenza in una lista di aspiranti commissari, formata secondo criteri del tutto illegittimi e arbitrari. Dovendo poi partecipare a un sorteggio, mi sembra evidente che non sia indifferente, per chi è in lista, il numero dei commissari presenti/assenti, poiché incide sulla chances di essere sorteggiati,e i criteri adottati per la selezione (nel caso di specie: illegittimi).

  9. Rispetto la tua posizione.
    Tuttavia continuo a ritenere che non si debba confondere il profilo dell’illegittimità con quello della lesione (interesse a ricorrere in senso tecnico).
    Per chi è presente negli Elenchi, e può essere sorteggiato, l’illegittimità c’è già ora, ma la lesione ATTUALE ancora no.
    La prova del nove è semplice: se quel soggetto venisse sorteggiato, pur da un Elenco illegittimo, non avrebbe interesse a ricorrere contro la procedura di nomina dei commissari perchè sarebbe stato scelto egli stesso come commissario.
    Questo conferma che, PRIMA DEL SORTEGGIO, l’interesse a ricorrere (ossia la lesione) non è ATTUALE, ma solo POTENZIALE. Perciò il ricorso, presentato prima del sorteggio, potrebbe essere dichiarato inammissibile.
    Dopo il sorteggio, invece, il non-sorteggiato che intenda contestare la legittimità della procedura vedrebbe attualizzarsi la lesione.

    Mi sembra infine che siamo d’accordo sul fatto che chi non è negli Elenchi per propria libera scelta, ossia perchè non ha voluto presentare la domanda pur superando le mediane, non possa proporre ricorso perchè la lesione diretta (non essere commissario) non sarebbe imputabile all’amministrazione, ma alla volontà del docente di auto-escludersi dalla vicenda sin dall’inizio.

    • diciamo che siamo d’accordo (QUASI) su tutto. Se fossi in lista, proporrei comunque ricorso. Mi sembrerebbe un’iniziativa – a mio avviso fondata, ma, sul punto, la pensiamo diversamente – senz’altro più meritevole, rispetto alla sterile denuncia, che qualsiasi cittadino potrebbe formulare (e dovrebbe, se conoscesse questo indegno spreco di denaro pubblico).

      P.S. sulla “prova del nove”: il soggetto sorteggiato potrebbe trovarsi assieme ad altri sorteggiati, tutti illegittimamente sorteggiati. Il danno non è nel sorteggio, ma, a monte, nella formazione illegittima della lista …

      ma de hoc satis; penso non interessi nessuno dei non giuristi. Nessuno vuole davvero arrestare l’inarrestabile ascesa della stupidità ministeriale-universitaria, di cui sono espressione queste procedure. E’ molto più divertente sbandierare semafori verdi, in fondo orgogliosi della propria mediana, sintomatica soltanto di una certa prolificità

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.