Con circolare datata 5 aprile 2013 il Direttore Generale Daniele Livon ricorda alle istituzioni universitarie quali siano le vigenti norme in materia di programmazione delle assunzioni di personale per il 2013. Il Ministero segnala che

Con l’anno 2013 entra in vigore integralmente quanto previsto in tema di programmazione e reclutamento del personale dal d.lgs 49/2012

Il d.lgs 49/2012, prevede quanto segue (art. 7):

1.  Al fine di assicurare il rispetto dei limiti di cui agli articoli 5 e 6 nonché la sostenibilità e l’equilibrio economico-finanziario e patrimoniale delle università, fatto salvo quanto previsto dal decreto legislativo 27 ottobre 2011, n. 199, e ferme restando le disposizioni limitative in materia di assunzioni a tempo indeterminato e a tempo determinato previste dalla legislazione vigente, che definiscono i livelli occupazionali massimi su scala nazionale, dalla data di entrata in vigore del presente decreto, e comunque limitatamente all’anno 2012, si prevede che:

a)  gli atenei che al 31 dicembre dell’anno precedente riportano un valore dell’indicatore delle spese di personale pari o superiore all’80 per cento e dell’indicatore delle spese per indebitamento superiore al 10 per cento, possono procedere all’assunzione di personale a tempo indeterminato e di ricercatori a tempo determinato con oneri a carico del proprio bilancio per una spesa annua non superiore al 10 per cento di quella relativa al corrispondente personale cessato dal servizio nell’anno precedente;

b)  gli atenei che al 31 dicembre dell’anno precedente riportano un valore dell’indicatore delle spese di personale pari o superiore all’80 per cento e dell’indicatore delle spese per indebitamento non superiore al 10 per cento, possono procedere all’assunzione di personale a tempo indeterminato e di ricercatori a tempo determinato con oneri a carico del proprio bilancio per una spesa annua non superiore al 20 per cento di quella relativa al corrispondente personale cessato dal servizio nell’anno precedente;

c)  gli atenei che al 31 dicembre dell’anno precedente riportano un valore dell’indicatore delle spese di personale inferiore all’80 per cento, possono procedere all’assunzione di personale a tempo indeterminato e di ricercatori a tempo determinato con oneri a carico del proprio bilancio per una spesa annua non superiore al 20 per cento di quella relativa al corrispondente personale cessato dal servizio nell’anno precedente, maggiorata di un importo pari al 15 per cento del margine ricompreso tra l’82 per cento delle entrate di cui all’articolo 5, comma 1, al netto delle spese per fitti passivi di cui all’articolo 6, comma 4, lettera c), e la somma delle spese di personale e degli oneri di ammortamento annuo a carico del bilancio di ateneo complessivamente sostenuti al 31 dicembre dell’anno precedente e comunque nel rispetto dei limiti di spesa di cui all’articolo 66, comma 13, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni;

Il Ministero annuncia quindi l’avvio delle procedure per il computo dei punti organico da assegnare ai singoli atenei per il 2013, invitando gli atenei a trasmettere i relativi dati entro il 22 aprile 2013. Il Ministero ribadisce inoltre le seguenti regole relative alla programmazione:

a) Nell’ambito della quantità di Punti Organico destinati alla assunzione di Professori (incluso il Piano straordinario per professori di II fascia), almeno il 20% degli stessi Punti Organico vanno Impiegati per il reclutamento di soggetti esterni ai sensi dell’articolo 18, comma 4 della legge 240/10.

b) Le Università che al 31/12/2012 evidenziano un rapporto Professori di I fascia/Professori superiore al 50% devono perseguire l’obiettivo di ricondurre tale rapporto, compatibilmente con le risorse disponibili, entro tale percentuale.

c) Le Università che al 31/12/2012 evidenziano un rapporto Professori di I fascia/Professori superiore al 30% sono tenute a procedere con la programmazione e l’assunzione di 1 ricercatore di tipologia b) ai sensi dell’articolo 24, comma 3 della legge 240/10 per ogni programmazione e assunzione di 1 professore di I fascia (indipendentemente se proveniente dai ruoli dell’ateneo o meno).

d) Si ricorda che i Punti Organico destinati al piano straordinario per l’assunzione del professori di II fascia devono essere utilizzati attraverso le procedure di reclutamento del personale di cui all’articolo 18, all’articolo 24, comma 6 della legge 240/10 e all’articolo 1, comma 9, della legge 230/05. Tenuto conto di quanto sopra e nelle more della conclusione delle procedure per l’abilitazione scientifica nazionale, è consentito agli atenei di procedere con l’assunzione dei professori di II fascia a valere sulle risorse Punti Organico del piano straordinario esclusivamente secondo le procedure di cui all’articolo 18 della legge 240/10 e all’articolo L comma 9.della legge 230/05.

Il Ministero ricorda anche quale sia il regime per i posti attivati con copertura derivante da finanziamenti esterni, segnalando che non sono in alcun modo ammesse coperture parziali, sia per quanto riguarda l’importo che per la durata.

Da ultimo il Ministero

fa presente [..] che la scadenza dei termini per l’utilizzo dei punti organico delle programmazioni 2010, 2011 e 2012 è stata al momento prorogata al 30 giugno 2013 (art. l, comma 388 della legge 24 dicembre 2012 n. 228).

Sarà interessante vedere se la scadenza, che include una tranche del piano straordinario associati, sarà ulteriormente prorogata o se – nell’attuale contesto di caos politico – finirà per essere ulteriormente ridotta, e in modo drastico, la capacità del sistema di assorbire almeno una parte degli abilitati di seconda fascia. Infatti, secondo le stesse proiezioni del MIUR, se dovessero rimanere a disposizione unicamente i fondi del piano straordinario per gli anni 2012 e 2013, sarebbe possibile reclutare poco più di 3.000 nuovi associati, in stragrande maggioranza provenienti dalle fila dei ricercatori ora a esaurimento. Verosimilmente solo una piccola frazione nel mare dei neo-abilitati.

Va da se che nell’attuale quadro, anche a causa del vincolo particolarmente oneroso con i posti di ricercatore di tipo B (il cui costo è in termini di punti organico, pari a quello di un professore associato),saranno in buona sostanza impossibili assunzioni o progressioni di carriera di professori ordinari, le cui abilitazioni paiono fin d’ora, in mancanza di nuovi interventi legislativi, destinate in gran parte a cadere nel nulla, come già si poteva intendere dalle tabelle di Paolo Rossi. Non solo: alla fine varrà anche il reciproco, ossia solo un numero estremamente esiguo di posti di ricercatore a tempo determinato di tipo B saranno effettivamente banditi, bloccando di fatto l’accesso ai ruoli universitari da parte dei più giovani ricercatori non ancora strutturati.

Il testo della nota può essere letto qui: miur su reclutamento1

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47 Commenti

  1. Vorrei evidenziare che, come correttamente riportato, il Dgls 49/2012 recita all’inizio dell’art. 7: “definiscono i livelli occupazionali massimi su scala nazionale, dalla data di entrata in vigore del presente decreto, e comunque limitatamente all’anno 2012”.
    Pertanto nulla si può dire per il 2013, poiché tale decreto rimandava ad atto successivo la gestione del 2013. Siamo quindi in una situazione di vacatio in cui conosciamo solo il vincolo globale ai livelli assunzionali definiti dalla finanziaria ma non i vincoli locali che erano definiti per il 2012 dal succitato decreto.

  2. Non si puo’ che concordare con le conclusioni di Banfi. Oltre ai PA si assumeranno forse RUa, ma principalmente con fondi esterni (per chi sara’ capace di ottenerli, ad esempio con fondi europei o con convenzioni con enti di ricerca su progetti). Per PO ed RUb e’ notte fonda. Speriamo che, di fronte a numeri enormi di abilitati a PO, il prossimo governo (se mai ci sara’) si inventi qualche cosa di sensato. Suggerimenti?

    • il sistema è stato costruito per onorare il cosiddetto “patto”, come lo chiamano gli addetti ai lavori, per cui si doveva assicurare in cambio della messa ad esaurimento lo scorrimento di una certa quota di RU a PA. Chi lo ha costruito non ha voluto vedere che per come è stata disegnata la macchina si sarebbero sterminati i non strutturati e si sarebbe rafforzata la gestione verticistica delle università da parte di un numero sempre più ridotto di PO dotati di poteri crescenti.

    • Ok. Questa e’ l’analisi, che condivido. E i rimedi? Personalmente eliminerei tutti i vincoli all’assunzione di PO, come minimo per le universita’ virtuose, ma meglio toglierli in tutte.

    • da un canto andrebbero tolti i vincoli, dall’altro andrebbe ripensato il percorso di accesso dei più giovani. Se si taglia il cordone ombelicale della ricerca con i giovani ricercatori, ci si prepara al collasso. Probabilmente andrebbe comunque ripensato tutto il sistema di computo su punti organico.

  3. va ricordato che la legge 240 conteneva un contrappeso al patto giustamente ricordato da banfi: era giustamente previsto che almeno il 50% del turnover dovesse obbligatoriamente andare a contratti da ricercatore (a o b). In tal modo, parallelamente agli scorrimenti rti-pa, si sarebbe salvaguardata anche la via d’ingresso dei precari nel sistema.

    invece monti-profumo hanno cancellato quel comma sostituendolo con la previsione di un vincolo diretto: ogni po un tdb. Il che, come giustamente osservato nel post, comporta pochissimi po e pochissimi tdb.

    la via d’uscita è nel ripristinare le quote per i td originariamente previste, magari stabilendo che una parte congrua vada in tdb.

  4. Come la programmazione triennale deve essere riproposta/rimodulata e quali sono le normative per l’utilizzo dei punti organico delle programmazioni 2010, 2011 e 2012 ?
    Analizzando il comportamento di diverse università nelle chiamate di idonei del 2010, è difficile evincere quali siano state le linee seguite dalle varie amministrazioni o … non ci sono state linee ?
    qualcuno mi sa rispondere ?

    • le singole amministrazioni dovrebbero aver definito la programmazione a livello centrale (Senato, se non erro) con i relativi rimandi alle norme vigenti.

    • grazie a Antonio e Luca,
      …sempre relativamente al reclutamente, concordo con Antonio che sia compito del Senato deliberare sulla programmazione triennale, la domanda è:
      i criteri da adottare per l’utilizzo di nuovi punti organico devono essere proposti e discussi nei Dipartimenti e portati in Senato o il Senato può arrogarsi il diritto di fissare i parametri e linee guida per le chiamate ? e quindi procedere ?

    • Secondo la L.240/2010 il documento di programmazione triennale è proposto dal Rettore e approvato dal CdA, il Senato dà parere.

  5. Non direi che “non si e’ voluto vedere che si sarebbe rafforzata la gestione verticistica delle università da parte di un numero sempre più ridotto di PO dotati di poteri crescenti.”. Mi sembra piuttosto che sia stato un disegno esplicito (cfr la previsione di drastica riduzione del numero di PO nei SSD). Peraltro perfettamente in linea con tutto l’ impianto verticistico della 240.

  6. Nell’ipotesi migliore, (niente ricorsi, mediane corrette, procedure che terminano entro i tempi prestabiliti, concorsi locali trasparenti, etc etc) nei prossimi anni il risultato tangibile di tutta la procedura di abilitazione sarà la promozione di 3000 RU a PA, con vantaggi economici reali solo per una parte di essi (un RU ha passato la V classe stipendiale non ha effettivo guadagno a diventare PA). Questo dovrebbe creare un’università migliore? Quanti non strutturati poi avranno la reale possibilità di essere inquadrati come PA?
    L’effetto immediato sarà secondo me la demotivazione di una parte significativa di docenti (i 20.000 RU e la quasi totalità dei PA) che realisticamente non potranno essere mai chiamati. Leggendo questo articolo mi convinco ancora di più che l’unica strada utile e realizzabile sia superare una volta per tutte la divisione tra PO. PA e RU costruire un ruolo unico per i docenti universitari e dedicarsi seriamente al reclutamento di personale non strutturato capace, che rappresenta la migliore risorsa su cui investire.

    • Secondo me la migliore risorsa su cui investire sono le persone giovani e collaborative che hanno una produzione scientifica INDIVIDUALE di altissima qualita’.

      Se queste persone non sono stutturate vanno strutturate. Se sono gia’ strutturate vanno premiate economicamente.

      Il premio economico alla permanenza nel ruolo gia’ c’e’.

    • Rispondo a Salasnich:
      il sistema non puo’ reggersi sul soddisfacemento di esigenze sacrosante di una parte ignorando quelle altrettanto giustificabili di un’ altra. Sempre che “premiare il merito” non sia uno slogan valido solo per una parte dei “meritevoli”. Ma allora non stiamo piu’ parlando veramente di merito.

      Se cadiamo nel tranello di fare il ranking tra esigenze fondamentali non andiamo da nessuna parte. Perche’ mai un giovane non-strutturato dovrebbe ambire a diventare strutturato in un sistema che gli precludera’ qualsiasi ulteriore progresso nella carriera, a meno di fasi lunari favorevoli ? E come pensiamo di rendere veramente appetibile il sistema universitario italiano ad uno straniero ?

  7. Infatti molti strutturati (e molte organizzazioni della docenza) si stanno convincendo che l’ unico modo per superare le contraddizioni del sistema attuale sarebbe il ritorno al ruolo unico della docenza universitaria, separando ruolo e progressione economica. Se si aggancia quest’ ultima alla valutazione si otterrebbe finalmente un sistema in cui premiare il merito non sarebbe piu’ uno slogan dietro cui mantenere rendite di posizione ed inefficienze.

    Purtroppo le resistenze contro quest’ uovo di colombo sono moltissime e trasversali.

  8. Rispondo a Luca trovandomi in accordo con Giorgio Pastore:
    Sul meccanismo attuale di reclutamento, lancio una provocazione: nelle aziende USA cosa succede al personale in eccesso? Una bella mattina tutto lo staff è convocato nella sala riunioni, e un dirigente comunica che X, Y, Z rimarranno con la compagna, i servizi di A e B invece non sono più richiesti. A e B sono quindi accompagnati ciascuno da due addetti alla sicurezza alla propria postazione di lavoro per raccogliere gli effetti personali, restituiscono il badge di entrata e sono accompagnati alla porta. Questa situazione assolutamente reale può apparire spietata, ma ha una sua logica: se l’azienda non ritiene di servirsi più delle capacità di qualcuno, allora meglio troncare il rapporto di netto. La filosofia che sta dietro a questi comportamenti è: se ho bisogno di un dipendente lo gratifico (a partire dal punto di vista economico) se non ne ho bisogno taglio tutti i ponti.
    Detto chiaramente: mi auguro che un simile comportamento non accada mai in Italia, nel pubblico o nel privato. Il mio è un esempio limite.

    In mia opinione la criticità principale di tutta la procedura di abilitazione+ concorsi locali è che solo una parte minima della comunità accademica ne trae beneficio. La maggioranza no. Sarebbe come dire che l’azienda di cui sopra dica che X avrà una piccola gratifica per i compiti che già svolge, mentre Y, Z, A e B nulla. Tuttavia, ad Y, Z, A e B è lasciato lo stipendio intatto (non sostanzialmente diverso da X) e sono tolti gli strumenti per lavorare. Quale potrebbe essere il futuro di un’azienda che segue questa linea di condotta? Il risultato è che l’azienda paga 5 stipendi per avere un unico lavoratore realmente incentivato (X). Si dirà: ma in Italia è in pratica impossibile licenziare i lavoratori statali.Proprio per questo motivo, sarebbe quanto mai opportuno offrire qualcosa a X, Y, Z A e B, possibilmente scaglionato in funzione del reale contributo all’”azienda”-università. Probabilmente se ANVUR si limitasse con criteri condivisi semplicemente a dare uno scatto in più ai docenti all’interno di un ruolo unico, sarebbe davvero più utile a migliorare l’università.

    • E’ gia’ cosi.

      Gli scatti stipendiali (circa 200 Euro al triennio, attualmente bloccati) in base alla legge Gelmini sono legati ad una valutazione sulla attivita’ (didattica e ricerca).

      Se si fa il ruolo unico con scatti che partono dallo stipendio base del PO post Gelmini (3.200 netti per 13 mensilita’) sono d’accordo. Altrimenti assolutamente no.

  9. Una stipendio iniziale di 3200 euro può sembrare tanto, ma è in linea con quanto, nei paesi del mondo occidentale e non, pagano le istituzioni di ricerca prestigiose i neoassunti.
    In italia però, sarebbe una richiesta per la politica fuori dal mondo in quanto necessiterebbe di risorse economiche che difficilmente sarebbero stanziate.
    Tuttavia, il commento di Luca apre una problema interessante. Le risorse economiche per l’università sono poche, sia per problemi oggettivi (la crisi economica, debito pubblico) sia per scelte politiche. Quale è la soluzione proposta? Limitiamo le promozioni perché mancano i soldi! Questo NON ha senso. Se un docente ha dimostrato le capacità per essere PO, lo dovrebbe diventare indipendentemente dalla congiuntura economica.

    Come paragone, si potrebbe pensare che si estenda a tutti gli studenti anche se hanno terminato gli esami la laurea al 6° 7° anno o indefinitamente perché se si laureassero rimarrebbero disoccupati a causa della crisi economica. Niente laurea e niente lavoro!

    La qualifica e lo stipendio dovrebbero poter essere slegati. Prendiamo gli attuali PA: in pratica hanno una possibilità minima di essere promossi a PO, indipendentemente dalle capacità ma semplicemente perché non vi sono risorse previste nel prossimo futuro.

    Assumendo che i valori delle mediane misurino l’effettivo valore scientifico, si creerà il paradosso che tantissimi PA che superano abbondantemente le mediane non potranno essere promossi, mentre tanti PO che le mediane non le superano rimangono PO.

    Penso tutti ci auguriamo che la procedura di abilitazione/chiamate locali proceda nel modo più spedito possibile ma non dimentichiamo che gli ultimi concorsi da PA e PO risalgono al 2008. Nella migliore delle ipotesi, la nuova procedura beneficerà solo una parte minima di docenti. Nella peggiore il reclutamento sarà bloccato a causa di possibili ricorsi ancora per anni. A questo punto, se almeno si lasciasse perdere l’anacronistica divisione tra RU, PA, e PO, si guardasse il valore reale delle persone e non se hanno avuto la fortuna di entrare in ruolo prima o dopo, l’università non potrebbe che migliorare.

  10. Caro Antonio,
    l’ottimismo della volontà vorrebbe fortemente che tu avessi torto, ma la ragione trova difficilissimo confutare la tua analisi puntuale.
    Speriamo nel nuovo Ministro, ma vivere sperando non aiuta l’Università.
    Grazie, comunque.

    • sui PO lo escluderei assolutamente, non c’è nessun ritorno politico per una misura del genere. Anzi. Sui PA, vedremo se scadrà o meno la tranche in scadenza del piano straordinario, in ogni caso penso si tratterà di una frazione degli abilitati, per quanto consistente.

    • Se non ho capito male, si cerca di de-incentivare l’avere “troppi” professori ordinari rispetto al totale professori ordinari + associati (ovviamente quale sia la proporzione giusta nessuno lo sa, ogni Paese ha le sue regole e consuetudini). Con l’aumento dell’organico dei professori associati a seguito del piano straordinario, la percentuale di ordinari rispetto al totale dovrebbe diminuire. In prospettiva, quindi, a distanza di qualche anno, dovrebbe ripartire il reclutamento per ordinari, anche se probabilmente con numeri inferiori rispetto a quelli del piano straordinario associati.

  11. Che si cerchi di ridurre il rapporto ordinari/associati è un fatto. E che ci sia spazio a brevo o a medio termine per un significativo reclutamento di ordinari mi sembra incompatibile con ‘ attuale situazione. Qualche rettore si lascia andare a stime dell’ ordine di 500 nuovi ordinari (in tutto) nel prossismo triennio. Cosa questo abbia a che fare con il tanto sbandierato merito resta un mistero.

    Come osserva Marc, ogni Paese ha le sue consuetudini. Purtroppo le consuetudini in Italia sono che un ordinario ed un associato hanno esattamente gli stessi doveri. Su tutti i fronti (didattica, ricerca e attività organizzative-gestionali). Appare perciò ingiustificato mantenere e anzi rafforzare un sistema in cui i diritti siano diversi. Altra cosa è invece il trattamento economico. Ma questo non capisco perché debba basarsi su rendite di posizione invece che su quello che si fa realmente e come lo si fa.

  12. Seguo Roars da tempo e nei suoi post ho spesso, molto spesso trovato analisi ed aggiornamenti utili non solo per i piu’ giovani ma, più in generale per tutto il personale docente e per chi a quel ruolo aspiri. Il piano straordinario per gli associati consentira’ molti upgrading di ricercatori ad associato, ma per gli ordinari sara’ buio pesto. Le università’ avranno una struttura piramidale ad angolo sempre piuu’ acuto. Le differenze salariali e le ristrettezze di risorse danno una parziale spiegazione. Per quale motivo un Ateno dovrebbe chiamare nuovi ordinari che costano maggiormente rispetto agli associati e che in pratica svolgono le stesse funzioni? La tendenza sara’ rivolta ad avere un numero di ordinari in grado di poter gestire le posizioni accademiche che richiedano all’elettorato passivo un ordinario o poco piu’. Un Ateneo con 1000 docenti potrebbe avere 600 ricercatori, 320 Associati, 80 ordinari. Al di la’ delle considerazioni esposte nel post e nelle repliche la mia speranza e’ che il neo Ministro possa aprire una riflessione su quanto avviene nella maggior parte degli Ateni del Paese come conseguenza della riorganizzazione legata alla 240/2010.
    Aver voluto individuare nelle Facolta’ l’origine di tutti i mali e di tutte le pene delle nostre univerisita’ ed aver deciso di cancellarle sta creando problemi di coordinamento e confusioni organizzative in molti Atenei. L’impianto di una Riforma che e’ stata applicata indifferentemente in piccoli, medi e mega atenei va a mio avviso riconsiderato.
    Non si tratta, quindi, di rivisitare solo il ruolo di ANVUR , ma tutto il testo di Riforma che porta la governance dei nostri Atenei nella direzione opposta a quanto avviene, come dimostrato nel testo di Marino Regini e di Capano, in una direzione opposta a quanto avviene in Europa.

    • 1000=600+320+80, mi sembrano numeri un po’ buttati a caso. A regime i 600 sono però precari. Forse è meglio non giocare troppo con questi numeri.

  13. Il rapporto 80 ordinari su 1000 docenti non è tanto inverosimile. In alcune università brasiliane di cui ho conoscenza diretta, il rapporto ordinari:docenti è tenuto volutamente entro un massimo di 1:12. Da notare che lì, però, esiste la terza fascia di professori a tempo indeterminato, e che i salari di professori di I, II e III fascia differiscono meno rispetto alla situazione Italiana.

    • Occorrerebbe capire su che cosa si basa una simile gerarchia. Certo è che una gerarchia non è mai il risultato di un confronto democratico ma è sempre imposta dall’alto. Gerarchie a parte occorre però guardare alla composizione td e ti. Supponiamo invece di avere solo ricercatori td. 600 ricercatori td avrebbero un turn over veloce (6 anni?) mentre 400 strutturati ti molto più lento (30 anni?). Come si può gestire una situazione simile? La carriera si aprirebbe solo ad un ricercatore su 7 circa.

  14. Riassumiamo: nell’università italiana ci sono “troppi” prof. Ordinari (secondo buona parte della stampa automaticamente Prof Ordinario=Barone). Il fatto che siano “troppi” è determinato non grazie ad una valutazione di merito, condivisibile o meno, ma semplicemente constatando che i prof. Ordinari “costano troppo”.
    La soluzione proposta fino a questo momento? Si blocca in pratica il reclutamento dei prof Ordinari, indipendentemente dal risultato dell’idoneità nazionale o meno tramite ANVUR. I compiti dei prof ordinari sono in pratica svolti dai prof. Associati. Rimango della mia convinzione: l’idea di legare la carriera alle disponibilità economiche dell’università e non alla qualificazione scientifica è inaccettabile. Se continueranno a mancare le risorse, (e inversioni di rotta a 180° con il nuovo governo sembrano improbabili visto che è sostenuto dalla stessa maggioranza del precedente) tanto vale a questo punto creare un ruolo unico per tutti gli strutturati magari con diverse retribuzioni.

  15. Buongiorno a tutti. Ho un dubbio sulla qualifica di soggetto esterno, riguardo al vincolo del 20% di punti organico, c’è differenza in riferimento al piano straordinario associati tra 1) un ricercatore idoneo associato o abilitato associato e 2) un associato. Mi spiego meglio,
    un associato (soggetto esterno) di una università X che fa domanda per un posto di associato in una università Y (per lui come fosse un trasferimento) si differenzia da un soggetto esterno di tipo 2) di cui sopra?

    Grazie per l’attenzione.

  16. Grazie della risposta. Una ulteriore domanda, che ho chiesto a vari colleghi più anziani di diversi atenei senza avere risposte chiare. Semplifico al massimo: ipotizziamo che l’ateneo X deve chiamare/assumere 2 associati esterni obbligatoriamente. Come sono scelti i settori concorsuali? ex ante dicendo nel bando che il posto del settore A è obbligatoriamente per un esterno? ciò non è anticostituzionale? oppure è visto come requisito di partecipazione?

    a me sembra l’unico modo, come fanno a farla ex post la suddivisione tra chiamate di esterni e altre chiamate? cosa fanno, chiamano (x-2) interni e 2 esterni, avendone da chiamare x? e come suddividano tra settori senza un coordinamento surrentizio tra le commissioni? per evitare che sia (x-1) interni e 1 esterno?

    spero di non essere stato troppo confus(ionari)o. Grazie e buona serata

    • l.240 art. 18 c. 4
      4. Ciascuna università statale, nell’ambito della programmazione triennale, vincola le risorse corrispondenti ad almeno un quinto dei posti disponibili di professore di ruolo alla chiamata di coloro che nell’ultimo triennio non hanno prestato servizio, o non sono stati titolari di assegni di ricerca ovvero iscritti a corsi universitari nell’università stessa.

      La chiave sta in “vincola le risorse”.

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