A suo tempo, due membri del consiglio direttivo di ANVUR, per difendere le indifendibili liste di riviste scientifiche per l’ASN, paragonarono il Caffé di Pietro Verri alla Rivista di suinicultura [sic]. L’infortunio poteva essere attribuito alla scarsa dimestichezza di scienziati duri e sociali, con le discipline umanistiche. Ma adesso, nel direttivo ANVUR c’è Andrea Graziosi. Ed è suo un colpo di genio degno di umanisti del ventunesimo secolo: arte, musica e cibo. Corsi di laurea in cui si insegna clarinetto e tecniche di frittura; scultura, incisione e impiattamento; arte astratta e cucina decostruita. Il tutto rigorosamente valutato ex-post, con un mix di bibliometria e degustazioni di esperti.

Caffè e Suinicoltura

I lettori di Roars ricorderanno l’infortunio in cui caddero a suo tempo due membri del consiglio direttivo di ANVUR, che per difendere le indifendibili liste di riviste scientifiche per l’Abilitazione Scientifica Nazionale, paragonarono il Caffé di Pietro Verri alla Rivista di suinicultura [sic; ovviamente vi si parla di Suinicoltura]. Così scrivevano Massimo Castagnaro e Luisa Ribolzi:

Oggetto di sarcasmo è in particolare la Rivista di suinicultura … il cui titolo ha colpito la fantasia dei critici.  Del resto, Il Caffè [1764-1766] dovrebbe forse essere escluso dal novero delle riviste che hanno fatto la cultura italiana perché ha un nome che lascia piuttosto pensare alla cucina? 

Suinicoltura

L’infortunio potrebbe essere attribuito alla scarsa dimestichezza di scienziati duri e sociali, con le discipline umanistiche, che secondo molti erano sottorappresentate nel consiglio direttivo di ANVUR.

A rimettere le cose a posto ci pensò la ministra Maria Chiara Carrozza che nominò nel direttivo il professor Graziosi, strenuo difensore degli umanisti. Ed ora proprio il professor Graziosi appare come autore di un documento intitolato “Il futuro dell’AFAM italiana. Come uscire dalle sue contraddizioni e riordinarla in senso europeo” che sta suscitando le ire dei docenti precari delle accademie di belle arti.

Graziosi_afam

Il futuro di cui si preoccupa ANVUR è quello della Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica (l’AFAM, appunto). Nel documento si parla di riordino, federazioni, accorpamenti, differenziazioni, valutazione e ovviamente di moduli da riempire. Niente di nuovo dunque; il consueto armamentario anvuriano. Ma poi arriva il colpo di genio, davvero degno di umanisti del ventunesimo secolo:

Vista l’evoluzione della cultura internazionale e della presenza italiana nel mondo odierno, si dovrebbe prevedere l’allargamento a pochi (3-4?) istituti di alta formazione gastronomica e culinaria (da costituire in collaborazione con Università del gusto?)

Dunque arte, musica e cibo. Corsi di laurea in cui si insegna clarinetto e tecniche di frittura; scultura, incisione e impiattamento; arte astratta e cucina decostruita. Il tutto rigorosamente valutato ex-post, con un mix di bibliometria e degustazioni di esperti.

ANVUR entra nell’era Renzi adottando il modello farinettiano di Eataly. Si dice che ANVUR aprirà anche uno stand ad Expo 2015.

 

 

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1 commento

  1. Beh… dai, ragazzi: volete mettere l’eccellenza di corsi da Mastri Birrai e da Wine Teller, dove esercitare ed affinare al meglio competenze enogastronomiche, ma anche di retorica, public speaking, law and food, il tutto condito con gustose “tavole accademiche” e viaggi in giro per il mondo alla scoperta della food diversity? Certo, i costi della retta sono altini (dai 9.000 ai 16.000 euri l’anno), ma nel prezzo sono compresi anche i testi per gli esami… La rinascita dell’Italia e della sua accademia parte da Pollenzo (e passa dall’alleanza strategica con Verona!). L’ottimismo è il sale della vita!

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