Nella seduta dell’11 settembre, il CUN è intervenuto nuovamente sulla questione delle chiamate dirette, una sorta di canale di reclutamento parallelo sottratto al controllo delle comunità scientifiche e dello stesso CUN che ne è l’espressione.

Come osserva il CUN

 

non sarà pertanto più assicurata la possibilità di valutare, direttamente o indirettamente, l’idoneità scientifica del reclutato nei ruoli della docenza universitaria e la congruità scientifico/disciplinare del suo inquadramento

 

Il Consiglio Universitario Nazionale auspica pertanto un intervento del Ministero e del legislatore che riveda alcuni aspetti di queste procedure di reclutamento.

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11 Commenti

  1. Vogliamo scommettere che non succederà più nulla? Immagino che la CRUI si guarderà bene dal fare o dire qualcosa, visto che questa faccenda permette ai Rettori di gestirsi il canale parallelo, il CUN essendosi liberato la coscienza, con un documento regolarmente cestinato dai piani alti di viale Trastevere, passerà ad occuparsi di altro.

  2. Leggo che molti si lamentano delle chiamate dirette, ma ho come l’impressione che sarebbe il sogno di non pochi dipartimenti. Tutto ha da rimanere in famigghia… Non passi lo straniero… etc…
    Anzi, sono quasi sicuro che la chiamata diretta popola sogni lavorativo-erotici di tanti…

    PS il tutto detto con ironia quindi vietato incazzarsi.

  3. Poiché ho appena vissuto in prima persona la vicenda delle “chiamate dirette”, mi preme chiarire alcuni aspetti che la semplice lettura della nota del CUN non permette di capire. La disposizione del MIUR datata 9 Agosto 2013 coincide con la decisione da parte del ministro di chiudere la procedura delle chiamate del 2012. Questa procedura è stata a tutti gli effetti la “Caporetto” delle chiamate dirette gestite dal CUN. Dopo quattordici mesi infatti le commissioni dei vari settori disciplinari ancora non avevano concluso i lavori, rendendo impossibile la formazione di una classifica e dunque la chiamata diretta dei candidati. (Per essere precisi: come nel caso delle abilitazioni, alcune commissioni avevano concluso i lavori da tempo, mentre altre ancora non si erano riunite, bloccando il sistema. vedi per esempio: https://www.roars.it/online/cervelli-in-fuga-un-rientro-fallito/) La decisione del ministro va dunque inquadrata in questo contesto. Bisogna tenere conto, inoltre, del fatto che numerosi candidati alla chiamata diretta (forse tutti) ricoprivano all’estero posizioni che sono già per legge equiparate a quelle che essi avrebbero ricoperto in Italia. Laddove la chiamata non prefigura un avanzamento di ruolo – come per esempio nel caso dei vincitori del Programma di Rientro dei Cervelli – il parere delle commissioni del CUN appare dunque ridondante dal punto di vista giuridico. E pure nefasto: a causa del ritardo molti candidati hanno ovviamente cercato soluzioni alternative a quella del rientro in Italia. (Sarebbe interessante avere in proposito alcuni dati dal MIUR – quanti “cervelli” sono davvero entrati o rientrati in Italia? Non basta dare il nulla osta…dopo un anno. Bisogna anche vedere chi è ancora disposto a tornare.)
    Spero che queste informazioni aiutino a chiarire la natura del problema. Riguardo al futuro dei settori scientifico-disciplinari e all’efficacia dei loro “guardiani” – al CUN e altrove – lascio che ognuno si faccia la propria opinione. Credo che la mia – condivisa da tutti coloro che provenienti dall’estero si sono confrontati con le barriere all’ingresso dell’accademia italiana – sia abbastanza chiara.

    • Caro Francesco, condivido completamente la tua opinione e la tua valutazione sulla fondatezza di eliminare il parere delle commissioni del CUN. Quando fui assunta in UK, la selezione avvenne esclusivamente su base locale, da parte di un “panel” nominato dall’ Università (al massimo, nel “panel” stesso poteva esserci un solo esterno di altra Università, chiamato a dare un parere). C’è una logica precisa per selezioni e decisioni solo locali come nelle Università anglosassoni (e non soltanto): vengono scelti i candidati, anche se provenienti da ogni altro Paese, le cui capacità di fare ricerca e didattica, a giudizio del “panel”, possono offrire il massimo valore aggiunto alla singola Università che intende assumere per un certo ruolo. Una logica semplice, limpida e diretta, che non ha proprio nulla a che vedere con il mondo delle corporazioni accademiche all’italiana a cui, mi sembra, tu ti riferisci. Chissà se il Ministero si è accorto che, se veramente si vuole superare la chiusura del sistema italico e rendere appetibile un ritorno in Italia per chi abbia iniziato il proprio percorso all’ estero e vi abbia conquistato posizioni a tempo indeterminato (come quelle equivalenti al professore associato), occorre introdurre un sistema che sia competitivo rispetto all’estero, e che una possibilità di chiamata diretta sulla corrispondente posizione italiana su iniziativa della singola sede (senza l’ intervento delle corporazioni accademiche) sarebbe la via migliore. Forse ha cominciato ad accorgersene, facendo arrabbiare il CUN (sul quale preferisco non fare commenti). Ciao, un grande in bocca al lupo!

  4. Come al solito la rabbia e la disperazione non aiutano a focalizzare i problemi e a distinguere le responsabilita’. Certamente siamo di fronte a una “Caporetto” delle procedure, ma la colpa, permettetemi, e’ di chi le ha sconsideratamente introdotte, non di chi e’ OBBLIGATO ad applicarle. Per essere espliciti: la colpa e’ della legge 240 e dei successivi decreti FFO 2011 e 2012 (governi Berlusconi e Monti), non del CUN, che in realta’ sta contestando le norme e le procedure relative alle chiamate dirette NON da sette giorni, ma da sette anni. Peccato che tutti i rilievi, ancorche’ ragionevoli e documentati, quando va bene vengono ignorati, e quando va male vengono stravolti (e’ il caso dell’ultima modifica normativa in materia introdotta con il decreto “del fare”). Il CUN non e’ “guardiano” di nulla (ha meno potere del comitato direttivo della bocciofila di Fornacette), sta solo cercando di rappresentare i problemi dell’Universita’ a chi ha poca voglia di sentirne parlare.

    • Paolo Rossi ha perfettamente ragione: il CUN contesta da anni la procedura delle chiamate dirette. Purtroppo alcune frasi inducono a pensare che non sia intenzionato ad abbandonare certe sue prerogative, per esempio quando rileva “che alle Comunità Scientifiche non sarà più assicurata la possibilità di valutare, direttamente o indirettamente, l’idoneità scientifica del reclutato nei ruoli della docenza universitaria e la congruità scientifico/disciplinare del suo inquadramento”. Questo è a mio parere un esito assolutamente auspicabile piuttosto che una criticità, poiché come molti auspico che il sistema dei settori disciplinari sia abbandonato in toto al più presto.
      Infine vorrei sottolineare che non sono affatto disperato – sto per entrare in ruolo e se fosse andata male avrei comunque trovato un lavoro all’estero. Spero che questi commenti servano piuttosto a interpretare le vicende cuniane e ministeriali cum grano salis, cosicché non si legga anche questa vicenda come un cedimento al clientelismo e al familismo.

  5. Condivido in pieno le osservazioni di Francesco Guala: l’iper-regolamentazione e la centralizzazione sono il campo più fertile per i “guardiani” effettivi o per coloro che aspirano ad esserlo. Le osservazioni di Guala andrebbero secondo me estese al reclutamento in generale, non solo alle chiamate dirette.

  6. Salve,

    dalla nota del CUN risulta che le uniche chiamate dirette che sono state tolte dal filtro del CUN sono quelle per i coordinatori di progetti di alta qualificazione: ERC/FIRB/PRIN (non credo quindi che riguardi i “rientri dei cervelli”!).

    Questi coordinatori hanno già superato una selezione molto competitiva.

    Parliamo ad esempio degli ERC Starting Grant. Il bando richiede completa indipendenza scientifica del proponente (non esiste cofinanziamento né inclusione di colleghi più senior, si verrebbe scartati immediatamente). La selezione è dura e il progetto è valutato da numerosi referee internazionali. Il progetto viene discusso a Bruxelles davanti a un panel di specialisti. Il numero totale di progetti finanziati in Italia nel 2012 è stato 29, in totale su tutte le discipline. Dalla prima edizione (2007) 121 in totale! Diversi di questi coordinatori sono già professori associati!

    Stiamo quindi parlando della chiamata diretta di persone che sono state valutate dalla comunità scientifica internazionale come in grado di gestire in autonomia un finanziamento dell’ordine del milione di euro ma che sono inquadrati nell’accademia italiana come precari.

    Come si può affermare che queste persone “sono sottratte al
    vaglio della comunità scientifica”? Di quale comunità stiamo parlando?

    Ciao

    • Secondo quanto stabilito dal Decreto Ministeriale 1 luglio 2011 n. 276, mi pare che si parli di coordinatori di ERC, FIRB, e consorzi Cooperation del VII FP (e non di PRIN). Ma la sostanza di quanto dici non cambia ed è giustissima: Si tratta di profili definiti in maniera molto precisa, il cui profilo scientifico ha già superato filtri molto stretti. Non si capisce perché un’organizzazione di eletti dei settori disciplinari (il CUN) si attribuisca il ruolo di comunità scientifica e il diritto di mettere sabbia nei pochi ingranaggi che ancora girano.

  7. Valeria ha colto il segno e purtroppo questo post getta il sasso e nasconde la mano dando informazioni parziali. Il link alla nota del CUN http://www.cun.it/media/122825/ra_2013_09_11.pdf‎

    Nella nota si dice esplicitamente che il riferimento alle chiamate dirette SOLO per i progetti ERC e internazionali e del MIUR, specificati con relativo decreto, come quello gia’ apparso: http://attiministeriali.miur.it/…/luglio/dm-01072011.aspx

    Quindi, almeno in questa nota del CUN, il CUN si preoccupa che alcune chiamate siano state eliminate dal suo diretto controllo, e si preoccupa di “salvaguardare l’intrinseca coerenza del sistema, garantendo altresì parità di trattamento a tutte le sue componenti”. (sigh!)

    Va comunque ammesso che il CUN pone l’allarme su tutta la questione delle chiamate dirette e chiede che il MIUR “dia avvio alla revisione della disciplina in materia di chiamate dirette, come risulta dall’art. 1, comma 9, l. 4 novembre 2005, n. 230 e successive modifiche, anche alla luce dell’istituzione dell’Abilitazione Scientifica Nazionale”.
    Peccato che faccia riferimento alla sola 230/2005 (Moratti)

    Infatti a questo punto andrebbero anche abolite le chiamate dirette (per il 50% dei posti disponibili) previste dalla legge 240/2010 (Gelmini) all’art. 24 comma 6 che prevede che “la procedura di cui
    al comma 5 [chiamata diretta] può essere utilizzata per la chiamata nel ruolo di professore di prima e
    seconda fascia di professori di seconda fascia e ricercatori a tempo indeterminato in
    servizio nell’università medesima”.

    • Sì, è corretto: il decreto del 1 Luglio 2011 identifica fra i programmi MIUR che aprono le porte alle chiamate dirette i FIRB “IDEAS” e “Futuro in Ricerca”. Il decreto non cita il Rientro dei Cervelli o il programma Rita Levi Montalcini. Si noti però che le chiamate in questo caso erano regolate da una precedente normativa (leggi 230 e 240 per esempio) che non credo sia stata abrogata. Quindi suppongo che i vincitori di FIRB siano stati aggiunti alla lista di coloro che possono essere chiamati, senza escludere i “cervelli”. Credo che sarà cruciale vedere come saranno finanziate le chiamate nel FFO 2013 (che latita).

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