Segnaliamo ai lettori la presa di posizione del CUN sulla “nuova” Abilitazione scientifica nazionale.

Dal sito CUN:

Il Consiglio Universitario Nazionale, considerata l’audizione del Capo Dipartimento, Prof. Marco Mancini, nel corso della seduta CUN del 17 febbraio 2015, considerate altresì le  dichiarazioni  rese, anche in altri contesti, dallo stesso Capo Dipartimento  in merito alle nuove “regole” che presiederanno al conferimento dell’Abilitazione Scientifica Nazionale, con questo documento sottopone all’attenzione delle competenti sedi istituzionali  alcune analisi e proposte per il superamento delle principali criticità evidenziate dalle prime applicazioni delle  norme che hanno disciplinato queste procedure e le connesse valutazioni.

Segue il testo.

ANALISI E PROPOSTA 18 FEBBRAIO 2015

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16 Commenti

  1. Segnalo fra l’altro che un calcolo dei parametri basato sulle banche dati “elette” sarebbe del tutto falsato. Scopus infatti non carica da più di un anno molte riviste in versione definitiva. I lavori rimangono quindi “in press” (ve ne sono addirittura del 2013). Le citazioni contenute in questi lavori, di conseguenza, non vengono considerate nelle pagine personali degli autori. I due indicatori citazionali (secondo e terzo dei macrosettori bibliometrici) sono fermi in molti casi da un paio di anni. Piove sul bagnato…

    • Segnalo il patente non sequitur iniziale (enfasi mia):
      “L’obiettivo dell’abilitazione scientifica dovrebbe essere quello
      dell’individuazione dei soggetti in possesso di una qualificazione
      scientifica adeguata…, senza peraltro prefigurare un loro diritto alla chiamata stessa. Criteri e parametri per l’abilitazione non dovrebbero *quindi* costituire un meccanismo di individuazione automatica degli abilitati, ma al contrario lasciare un sufficiente margine valutativo alle Commissioni di abilitazione”.
      E’ del tutto evidente che in nessun caso il mero possesso di un requisito può trasformarsi nella prefigurazione di un diritto, indipendentemente dal fatto che tale possesso sia certificato dalla soddisfazione di criteri e parametri automatici o dal giudizio qualitativo di una commissione.

  2. Vediamo se riesco a fare sintesi: dato che una abilitazione formalmente basata su criteri “cervellotici ma quantitativi” imponeva alle commissioni equilibrismi linguistici per far passare chi si voleva e non far passare gli altri (esponendosi a una valanga di ricorsi), è preferibile lasciare ampio margine discrezionale alle commissioni in modo da far passare comunque chi si vuole a discapito degli altri… evitando però il fastidio di ricorsi di chi tenta di difendersi dalle parentopoli… amicopoli… scuolopoli…

  3. Di questo documento CUN non mi convince solo un aspetto: l’idea che si possano/debbano fissare delle soglie di tipo quantitativo (in termini assoluti, ovviamente, e non “medianici”), e poi assegnare alle commissioni il potere di derogare da quelle soglie in casi specifici, pur motivatissimi. A mio avviso, delle due l’una: o si decide di fare come nei paesi civili, e dare a commissioni largamente rappresentative delle loro comunità scientifiche il compito di stabilire, in totale libertà, chi dei candidati abbia o non abbia i pre-requisiti scientifici per fare il professore; oppure, se non ci si fida e si ritiene debbano esssere fissate delle soglie quantitative, queste dovranno essere: 1) valide per un periodo di tempo medio-lungo (almeno 5 anni direi) e 2) assolutamente inderogabili da parte delle commissioni. Solo così i candidati vrranno finalmente messi in condizione di conoscere ex ante cosa ci si aspetta da loro in termini di quantità della produzione scientifica, e si eliminerà un elemento di assoluto arbitrio nei giudizi, con commissioni che in alcuni casi applicano parametri quantitativi, e in altri no.

  4. Caro Renzi, Caro Ministro, Caro CUN
    lo volete capire che l’urgenza è rappresentata dal precariato?

    http://www.corriere.it/scuola/universita/15_febbraio_20/anno-leggere-25-righe-cosi-ricerca-italia-finisce-nulla-709cedd8-b8d8-11e4-b4ca-88f092eacdcb.shtml

    pre-ca-ria-to!!!

    tanto l’ASN privilegia gli strutturati (per ragioni che conosciamo, vale a dire costano meno come budget perché sono già dentro, essendo già strutturati hanno cmq più potere, votano in cons. di facoltà ecc….)

    e stiamo a ri-fare l’ASN, e stiamo e riparlare di ASN,

    così un Paese muore.

  5. La nuova ASN 2.0 (dalle vaghe notizie che attualmente circolano) sembra essere simile alla precedente e forse, solo, con qualche maglia un po’ più larga, probabilmente per evitare ricorsi.
    Penso che, addirittura, ci saranno ancora più abilitati rispetto alle precedenti.
    Quindi facendo le dovute somme, fra qualche mese, avremo decine di migliaia di abilitati che non verranno mai chiamati.
    A questo punto mi chiedo se, invece, non valga la pena stringere le maglie in maniera che l’ASN identifichi invece pochissimi soggetti già eleggibili alla prese di servizio (chiamata). Mi spiego meglio: quando ad un Ateneo serve una figura docente, sceglie direttamente (senza alcuna procedura interna) l’abilitato da un elenco nazionale e lo assume direttamente!
    In questo caso, però, si dovrebbe doveroso porre un limite al numero di abilitabili per ogni Settore Concorsuale (SC).
    Ad esempio sarebbe ragionevole che il numero massimo di abitabili venga fissata in una percentuale fissa, immaginiamo il 5%, degli attuali docenti di quella fascia in quel determinato SC. (Percentuale che dovrebbe essere, per il SC, vicina al numero di cessazioni dal servizio, cambio di SSD, nuove esigenze, etc)
    In questo modo la probabilità che quei pochi abilitati siano scientificamente valida aumenta e questi ultimi, inoltre, avrebbero la quasi certezza di venire assunti in quel ruolo in un periodo ragionevole di tempo.

  6. @joker ma a quali notizie vaghe ti riferisci? Al decreto Madia? Perché quanto saranno strette le maglie dipenderà dalle commissioni e al momento davvero nessuno sa cosa ci sarà nei regolamenti, dl e dpr che regoleranno la asn 2.0. Reputo difficile che le nuove leggi opereranno solo sull’asn senza toccare/uniformare le regole dei concorsi locali, due cose che come sai sono legate a doppio filo.

  7. Per favore, non ricominciamo con i discorsi di abilitazioni a numero chiuso che sono un abominio nei termini e nei fatti.
    Una abilitazione, come detto dal CUN, deve dire se il candidato è “abile” a fare qualcosa (si o no).
    Se si mette un numero chiuso diventa di fatto un concorso nazionale che richiede prove comparative. Insomma un’altra cosa.
    Oltretutto un meccanismo tarato sulla numerosità attuale del corpo docente è quanto di più medioevale si possa immaginare, dato che i settori “nuovi” che nascono grazie al progresso scientifico e culturale, faranno sempre molta fatica ad emergere.
    Piuttosto allora si facciano “certificazioni” dell’abilitazione ex-post, come voleva il ministro Profumo. Le università assumono con concorsi trasparenti e poi il ministero decide se dare loro i soldi per pagare la posizione o meno in base alla “abilità” del candidato.

    • Di ex post in Italia ne abbiamo viste già parecchie, le subiscono solo i posteri. Sul discorso della lista aperta posso essere d’accordo, ma a patto che l’asn rimanga una cosa seria, cioè preveda un momento di discussione dei titoli. Questo è infatti l’unico modo per fermare le rincorse ai parametri e alle citazioni.

    • Se si vogliono limitare le abilitazioni a quelle strettamente necessarie, ex-post è il male minore ed è sicuramente il metodo più efficiente.
      Una abilitazione ex-ante produrrà inevitabilmente abilitati non chiamati.

    • Se ci fossero selezioni giuste e trasparenti non saremmo qui a discutere. Mi sembra ridicolo spender soldi per certificare cose già accadute. Comunque il sistema creato dalla legge Gelmini è dissonante ed è su quello che alla fine si concentrerà la vera discussione.

  8. Siamo al solito meccanismo accademico in cui alcuni ritengono, sentendosi migliori, eletti, di poter disporre delle altrui vite e destini.
    L’arbitrio lasciato alle commissioni è assolutamente il problema italiano (la valanga di ricorsi ne è conferma) in qualunque meccanismo di concorso e/o selezione.
    Se le comunità scientifiche avessero saputo regolarsi da sole, con commissioni in grado davvero di individuare i migliori, riforme e controriforme ben poco avrebbero potuto incidere sulla comunità accademica.
    Peraltro, francamente non si capisce perché l’abilitazione (abile, non arruolato) dovrebbe essere decisa su valutazioni ad personam e su improbabili numeri chiusi.
    Sulla prima questione, abbiamo già dato e visto, credo non ci siano dubbi. Chi è tanto bravo da meritare di essere abilitato pur senza averne i requisiti quantitativi può aspettare un po’ (magari un paio di tornate) e raggiungere i parametri minimi che, se impostati con serietà, sono coerenti ai suoi colleghi di settore.
    Il numero chiuso altro non è, o diventerebbe, che una autentica aberrazione all’italiana: pochi continueranno a decidere per pochi e, quindi, per se stessi e i propri amici.
    Non si capisce perché in un paese in cui l’età media di docenti e ricercatori è elevatissima (nel mio dipartimento i ricercatori hanno una età media credo prossima ai 50 anni) dovrebbero esistere delle gabbie per l’accesso alle fasce superiori. Gabbie, peraltro, decise dalle fasce superiori stesse: avrete notato che in molti SSD spesso i requisiti per la I fascia non sono molto dissimili da quelli per la II: ovvero molti ricercatori (ed al pari i prof. associati) operano ormai da molti con autorevolezza, risultati, attività (didattica, istituzionale, ecc.) che è ben oltre il loro ruolo.
    Ovvero, in barba a tutto, il Miur invece che cercare soluzioni per gratificare chi mette anima e corpo nella ricerca (ad esempio la rimozione di stupidi limiti sul turn ovvero e la logica dei punti organico) ha creato, di fatto, una unica fascia di docenza. Tutto il resto, inoltre, non fa altro che inasprire i rapporti interni (vedi concorsi per le chiamate degli abilitati)

  9. Mi associo su tutta la linea al collega Marco.L’arbitrarietà nelle abilitazioni contraddice lo spirito del concetto di abilitazione stessa.
    In particolare mi risulta davvero indigesta della ASN precedente l’idea di aver dato a 5 persone potere di incidere in maniera sostanziale sulla carriera e la vita delle persone. In alcuni settori piccoli e feudalizzati sono bastati due commissari allineati a decretare le sorti di molti. Paradossale l’esito di non abilitazione in caso di 3 voti a favore e due contrari. Aspettiamo fiduciosi il meccanismo nuovo.

  10. mi associo a Marco e Voltaire nel sottolineare come l’arbitrarieta’ delle abilitazioni sia un non sense: X passa con la commissione Y ma non con la commissione Z…non deve accadere e’ questo il punto, bisogna garantire chi ha i requisiti (minimi, non il nobel!) di poter partecipare ai concorsi senza che si trasformino le abilitazioni stesse in concorsi a cattedra…e’ cosi’ difficile? Non basta mettere dei parametri oggettivi (numero di pubblicazioni in riviste di fascia A etc) per potere dire che un soggetto e’ abile? Aspetto (non molto fiducioso visti i precedenti) il meccanismo nuovo

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