Giorgio Sirilli ha mandato questa lettera al Corriere della Sera. Vista l’importanza della questione abbiamo deciso di ripubblicarla anche su Roars.

La Redazione

 

 

 

 


Il 18 gennaio è apparso nella prima pagina del Corriere della Sera l’articolo Il CNR degli sprechi, 7 euro su 10 spesi in burocrazia in cui si diceva che “su 10 euro di spesa, 7 vanno a coprire gli stipendi del Cda, delle segreterie, dei dirigenti amministrativi e della burocrazia centrale”. La notizia era falsa: se l’articolista avesse saputo leggere la relazione della Corte dei conti, avrebbe facilmente capito che le risorse destinate alle strutture scientifiche sono oltre il 75% del totale, non il 30%. Ma i lettori hanno ricevuto il messaggio che il CNR è un carrozzone da buttare via e, anzi, da vendere.

Oggi, 26 gennaio, il Corriere insiste. Gian Antonio Stella sferra un sacrosanto attacco a Francesco Profumo per il fatto che mantiene due cariche incompatibili, quella di ministro dell’istruzione e della ricerca e quella di presidente del CNR. Ma anche lui continua a dire che “il CNR assomiglia pericolosamente sempre più ad un carrozzone dove, dicono i giudici contabili, solo il 31% dei soldi finisce nelle strutture scientifiche  e tutto il resto se ne va … ‘negli stipendi del consiglio di amministrazione, delle segreterie, dei dirigenti amministrativi e della burocrazia centrale”. Ancora una volta, falso.

Noi ricercatori del CNR non accettiamo che si continuino a confondere le nostre persone, il nostro lavoro, le nostre strutture, i nostri laboratori con chi è chiamato dai politici a gestire, pro tempore, il più illustre ente pubblico di ricerca nazionale, checché ne dicano i detrattori.

Non capiamo perché ci sia una sorta di “accanimento” contro il CNR, e quindi contro di noi. Se qualcuno pensa di screditare il CNR di fronte alla pubblica opinione per poi svenderlo, sappia che è un analogo intento che non è riuscito nemmeno alla Thatcher in Inghilterra negli anni 80, quando voleva privatizzare i Consigli delle ricerche inglesi: la ricerca pubblica si sostiene, si finanzia, si incoraggia, non si demonizza. Per cui si metta l’anima in pace e ci faccia il piacere di lasciarci lavorare – già abbiamo tanti problemi da risolvere, a cominciare dalle risorse finanziarie e dalla difficoltà di dare spazio ai tanti giovani valenti come quelli menzionati da Stella.

Se poi un giornale vuole fare una bella e approfondita inchiesta sul nostro ente, è il benvenuto e troverà il nostro massimo appoggio e la nostra gratitudine: nella correttezza, nella trasparenza e nel dibattito “scientifico” tutti potremo migliorare.

 

Giorgio Sirilli

 

 

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9 Commenti

  1. Fatta salva la buona fede di Gianantonio Stella, il cui impegno contro la casta (tutta) è indiscutibile, interroghiamoci sul perchè ciclicamente il CNR viene attaccato nel suo complesso, senza distinzioni. Non vi è dubbio che l’inopinata gestione dell’Ente si presta a sonore bocciature. Del resto gli ultimi attacchi del CS sono scaturiti a seguito di rilievi molto pesanti formulati dalla Corte dei Conti o dal MEF. Eppure sappiamo che l’Ente mostra una grande vitalità scientifica testimoniata dal ranking internazionale secondo i principali indicatori bibliometrici riconosciuti, NONOSTANTE il freno che la Dirigenza dell’Ente ha di fatto progressivamente messo alle attività scientifiche. Tutto questo pero’ non viene percepito dalla popolazione e/o dai giornalisti. Se guardate i numerosi commenti all’articolo on-line di Stella, colpisce quello di un professore universitario che afferma la produttività scarsa del CNR in termini di pubblicazioni, cosa palesemente falsa. Nascono allora due domande: 1) Perchè questo scollamento? Seondo me perche’ il CNR non è mai stato del CNR, ma feudo politico e universitario. Come tale la dirigenza non ha mai difeso fino in fondo l’immagine globale del CNR a livello istituzionale, semplicemente perche’ non le era conveniente. 2) Cosa possiamo fare? Anche qui due opzioni: a) aspettiamo il prossimo articolo sfascia-CNR, ci lamentiamo su ROARS, scriviamo la replica al CS che nel migliore dei casi verrà pubblicata come Lettera al Direttore. b) agiamo. Innanzitutto emanando un numero sempre più elevato di comunicati stampa relativi ai risultati delle nostre ricerche; dedicando tempo a tutte le attività di divulgazione. Soprattutto in questo momento bisogna agire politicamente sui mezzi di comunicazione, dicendo a chiare lettere che noi non siamo d’accordo sulla gestione dell’Ente, che la riteniamo privatistica e dannosa e conseguenza dell’assenza di chi lavora all’interno dell’Ente negli organi di governo. Lo dobbiamo fare, però, secondo le regole che, piaccia o non piaccia, la comunicazione impone, cioè in modo da fare notizia. Un punto focale è la protesta e il malcontento che sono diffusissimi nell’Ente, ma non si vedono. Ritengo che aderire al boicottaggio della valutazione ANVUR sia una forma di protesta forte, che i giornalisti capiranno e cui saranno interessati (abbiamo già dei riscontri, se guardate gli articoli di Repubblica di qualche tempo fa). Certo, ci attaccheranno che non vogliamo essere valutati. Posso solo essere certo che non sarà Stella a dirlo, ma i poteri forti che da sempre governano l’Ente e che sono interessati a mantenere i loro privilegi, a costo delle sorti dell’Ente. Tocca a noi dimostrare il contrario

  2. Però, in cerca, giustamente, di fatti, in una relazione chilometrica la prima cosa che si legge sull’argomento è questa:

    “La lettura congiunta della tabella e del grafico mette in evidenza che le spese
    impegnate per le strutture scientifiche dell’ente rappresentano nel 2009 e nel 2010,
    rispettivamente il 29% e il 31% delle spese totali (a fronte del 34% dell’esercizio 2008),
    mentre le spese impegnate per la struttura amministrativa centrale rappresentano il 71%
    e il 69% del totale impegnato (a fronte del 66% dell’esercizio 2008).”

    Forse bisognerebbe dire esattamente DOVE, nel marasma della relazione, viene detto l’esatto contrario…

    • E’ evidente che quello specifico rapporto è 0,54%. I dati erano stati
      citati soltanto per far vedere che non poteva essere il 30%. Se il
      lettore è interessato a conoscere il valore appropriato del rapporto
      deve fare una riclassificazione del bilancio completo del CNR che,
      come tutti gli altri documenti dell’ente pubblico, è disponibile in
      rete, e non riferirsi alla relazione della Corte dei conti, che
      effettua una analisi per i propri fini di controllo.
      Comunque il risultato è quello che è stato certificato dal Direttore
      generale del CNR, e che è stato pubblicato nella sua lettera al
      Corriere della Sera citata nella replica. Forse si vuole mettere in
      discussione quanto asseverato dal Direttore generale?

    • Il controcommento del giornalista lo mette evidentemente in discussione, anzi, nega che sia corretto. Quindi il CNR non ha guadagnato praticamente nulla, dal punto di vista dell’immagine, dalla replica del direttore.

      Secondo me sarebbe stato meglio dettagliare minimamente il perché del “75%”. È chiaro che il direttore di un’istituzione che vuole dimostrare che l’istituzione funziona è in conflitto di interessi. Quindi deve essere doppiamente attento a proporre dati oggettivi confermati da riferimenti puntuali. Dire “è il 75%” lascia il tempo che trova.

      Le mie obiezioni non sono sui numeri, ma sulla strategia comunicativa: non ho letto in dettaglio né il bilancio del CNR, né la relazione della Corte dei Conti.

    • Il direttore generale del CNR non è in conflitto di interessi. Al contrario, egli è una Autorità nell’esercizio delle sue funzioni e quello che dice e che scrive fa fede – almeno fino a prova contraria da dimostrare nelle sedi giudiziarie – e non è tenuto a dare dettagli non richiesti a chicchessia. Queste sono le leggi del nostro paese democratico che tutti dobbiamo rispettare. Dobbiamo prendere atto che il direttore ha fatto il suo dovere di correggere l’errore
      dell’articolista inviando una lettera al Corriere della Sera – che
      l’ha pubblicata. Se poi il giornale mette in non cale le sue parole e
      continua con gli attacchi al nostro ente utilizzando dati manifestamente falsi, è sua responsabilità. Dire quindi, come fa
      Vigna, ” Dire che è il 75%? lascia il tempo che trova” è un’affermazione del tutto non condivisibile. Vorrei chiudere questa discussione con Vigna dicendo che i suoi
      commenti non mi sembrano rispettosi delle istituzioni; sarebbe inoltre opportuno che legga i documenti e, se lo ritiene opportuno, li contesti nel merito.
      Sul tema della strategia comunicativa del CNR non mi sembra il caso di discutere in questa sede.

  3. L´asserzione „lasciateci lavorare!“ é pienamente condivisibile ma non sufficiente!

    (Breve storiella: “ c´era una volta un muratore che voleva costruire una casa. Lui era bravissimo! Nessun muro era perfetto come quelli che faceva lui, nessun pilastro poteva sopportare carichi e “terremoti” così come li creava lui, tutti lo chiamavano e lo elogiavano! Un giorno propone una cena romantica alla compagna di vita e gli dice: “È tanto che lavoro come muratore per costruire case per gli altri, adesso voglio costruirne una mia!” e Lei gli disse “Certo trovo che sia una bellissima idea, ma credo che dobbiamo partire facendo dei piani della casa!”. Gli uomini che si sá che quanto a ego sono dei giganti, rispose ”Non mi servono!”. Il muratore cominciò a costruire la casa e Lei che vedeva che la struttura non avrebbe retto gli continuava a dire “ Caro guarda che è meglio che facciamo dei piani” e lui “Lasciami lavorare!”. La casa crollò! ).

    Purtroppo non basta “lavorare!” bisogna anche creare una cultura e dei valori su cui “lavorare”. Quello che preoccupa è la visione generalizzata della ricerca che si ha in Italia e come troppo spesso venga minata alle fondamenta con pregiudizi, falsità e mancanza di visioni! Sicuramente l´ambiente di lavoro e la strategia comune sulla ricerca, del popolo, governo, ministro, ente pubblico, ricercatore, industria, in cui ci si trova a svolgere questa nobile attività, è altrettanto importante. Se ciascuno di questi giocatori gioca per sé, è automatico che il gioco è a perdere per tutti.
    La sfida é quella di essere proattivi per………e non di subire e reagire a……..

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