Il Governo ha risposto all’interrogazione sulla protesta #stopVQR presentata da un gruppo di parlamentari del Partito Democratico. Ebbene, il Governo ha semplicemente ignorato le domande poste nell’interrogazione. Per il Governo non esiste il taglio brutale e suicida delle risorse, il vero e drammatico vettore di impoverimento del sistema. Al tempo stesso, il Governo ritiene chiusa anche la questione degli scatti: il recupero degli anni perduti sembra essere un problema inesistente e non si fa cenno alle iniziative e ai “tavoli” che altre fonti annunciano invece “aperti” su questo punto. E la conclusione è coerente: «Si ritiene pertanto che, a fronte, del consistente impegno che il Governo e il Parlamento hanno messo in campo a favore del sistema universitario e, in particolare, della categoria dei docenti universitari, le cui problematiche si stanno avviando a soluzione, la prospettata “astensione collettiva” dal caricamento dei prodotti della VQR possa essere ridimensionata». In realtà, ad essere “consistente” è il disimpegno di Governo e Parlamento: il contrasto fra le briciole concesse all’università e i finanziamenti arrivati all’IIT di Genova addirittura per decreto legge è sotto gli occhi di tutti, anche se continua a smuovere solo pochi.

 

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Il «consistente impegno» di Governo e Parlamento a favore dell’università e dei suoi docenti

di Stefano Semplici

Il Governo, dopo oltre tre mesi, ha risposto all’interrogazione presentata da un gruppo di parlamentari del Partito Democratico (primo firmatario l’on. Michele Nicoletti), che riconoscevano nella protesta che si stava diffondendo nelle università un fenomeno che era «talvolta espressione di resistenze al cambiamento, talvolta di sincera preoccupazione per il complessivo impoverimento del sistema e per la penalizzazione dei più giovani». La risposta [riportata integralmente in calce, NdR] del Sottosegretario Gabriele Toccafondi è dunque un testo di grande importanza, perché ci permette finalmente di conoscere la posizione del Governo su quanto è accaduto e accade negli atenei italiani. Si tratta di un atto parlamentare e non di parole in libertà scambiate durante la pausa caffè di un convegno. Il Governo, con parole chiare e distinte, ci dice cosa ha fatto e cosa farà, consentendoci in questo modo di ricapitolare in modo inequivocabile anche quel che non ha fatto e non ha evidentemente nessuna intenzione di fare.

Il Governo ha semplicemente ignorato le domande poste nell’interrogazione e che riguardavano punti cruciali: la necessità di considerare la quota premiale di finanziamento come realmente aggiuntiva rispetto al finanziamento ordinario; un’informazione trasparente e “ufficiale” sulle dimensioni della protesta e sulla sua distribuzione sul territorio nazionale; l’equità di trattamento dei docenti coinvolti rispetto alle sanzioni annunciate da Rettori e Senati accademici; le iniziative messe in atto dal Ministero per «promuovere il dialogo e il coinvolgimento dei soggetti attivi e motivati». C’è, in effetti, una risposta sul secondo punto: il Governo ci fa sapere che oltre il 96 per cento degli addetti ha acquisito l’identificativo ORCID. Il Sottosegretario Toccafondi, riconoscendo evidentemente l’importanza di questa richiesta, non era probabilmente in grado di fare di più, perché il Governo, come noi, non possiede gli strumenti necessari per sapere quanti docenti si sono astenuti, rifiutandosi di caricare i loro prodotti. Peccato, perché questo è il dato che davvero “misura” la dimensione della protesta e che tanti di noi, da tempo e inutilmente, chiedono di conoscere. Era sbagliato ritenere che il Ministro avesse un’informazione aggiornata su questi numeri. Per me è una sorpresa. Forse lo è anche per i parlamentari che hanno presentato l’interrogazione.

Su altri due punti la risposta del Governo fa definitivamente chiarezza. Le proteste – come puntualizza il Sottosegretario Toccafondi – si sono sviluppate intorno alla questione del blocco degli scatti stipendiali e hanno successivamente coinvolto le modalità di partecipazione alla procedura. C’è però una protesta che non riguarda “solo” gli scatti e le modalità della VQR (i cui limiti, peraltro, sarebbero ampiamente sufficienti a imporne il blocco), ma la politica universitaria della quale la VQR è lo strumento fondamentale, perché consente di usare (sfigurandola) la parola d’ordine del merito per costruire un sistema universitario nel quale la ricerca si dissocia dalla didattica, la competizione ad ogni costo per la sopravvivenza del più forte (del più citato) cambia la natura e le finalità del lavoro scientifico e l’equa distribuzione sul territorio nazionale di opportunità formative di eccellenza diventa un optional. Questi sono tutti problemi che per il Governo non esistono o che non hanno comunque niente a che vedere con la VQR. E non esiste, di conseguenza, la protesta che vede proprio in queste scelte, oltre che nel taglio brutale e suicida delle risorse, il vero e drammatico vettore di impoverimento del sistema. Al tempo stesso, il Governo ritiene chiusa la questione degli scatti. Il blocco è eliminato e il sistema di progressione economica basato sulla valutazione «potrà definitivamente andare a regime». Anche quello del recupero degli anni perduti sembra essere un problema inesistente e non si fa cenno alle iniziative e ai “tavoli” che altre fonti annunciano invece “aperti” su questo punto.

La posizione del Governo è infine chiarissima sul futuro. La politica della VQR continuerà senza rallentamenti e ripensamenti, perché possa dispiegare fino in fondo i suoi effetti. La quota premiale salirà fino al 30 per cento e resterà vincolata per la quasi totalità ai punteggi della VQR. E a chi si fosse distratto, il Sottosegretario Toccafondi ricorda che anche la manciata di posti previsti dal piano straordinario di reclutamento dei ricercatori è stata distribuita secondo questo criterio. La voragine fra chi ha e chi non ha si allargherà sempre di più e a chi è rimasto indietro non sarà data nessuna possibilità di recupero, per la banale ragione che, anche se avesse idee e passione per farlo, non avrà i soldi. E giustizia sarà fatta, perché solo gli “eccellenti” sopravviveranno.

Queste sono parole oneste, perché non possono essere equivocate. E la conclusione è coerente: «Si ritiene pertanto che, a fronte, del consistente impegno che il Governo e il Parlamento hanno messo in campo a favore del sistema universitario e, in particolare, della categoria dei docenti universitari, le cui problematiche si stanno avviando a soluzione, la prospettata “astensione collettiva” dal caricamento dei prodotti della VQR possa essere ridimensionata». Chi si è opposto e si oppone alla VQR ritiene che ad essere “consistente” sia invece il disimpegno di Governo e Parlamento, aggravato da uno stile comunicativo che è un tessuto di elusioni, promesse e rinvii e dalla constatazione che ben diversi sono i riconoscimenti e le risorse garantiti ad altre istituzioni. Il contrasto fra le briciole concesse all’università e i finanziamenti arrivati all’IIT di Genova addirittura per decreto legge è sotto gli occhi di tutti, anche se continua a smuovere solo pochi.

Il Governo ha fatto la sua parte, nel senso che non nasconde i suoi obiettivi e gli strumenti attraverso i quali intende raggiungerli. Conta sul consenso o comunque sul silenzio dei professori. A partire da quelli che stanno nei GEV e che si presteranno a svolgere il ruolo di revisori. La campagna contro la VQR diventa così necessariamente un conflitto fra professori. Che va affrontato per quello che è, con serenità e determinazione. Il Sottosegretario Toccafondi non manca di ricordare che gli atenei possono essere penalizzati nella ripartizione delle risorse finanziarie dalla protesta dei loro docenti. Nessuna penalizzazione, evidentemente, incombe sugli atenei dei docenti che si rifiutano di collaborare come revisori e chiedono ai loro colleghi di dimettersi dai GEV, fermando così la VQR (http://firmiamo.org/stopvqr/). Chi non prova a fermare “questa” VQR non sta “in mezzo”. Sottoscrive, di fatto, la tesi del Governo che il “consistente impegno” che è stato dispiegato è la migliore rassicurazione per il futuro delle nostre università e dei nostri giovani. E se ne assume la responsabilità.

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Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Giovedì 25 febbraio 2016

nell’allegato al bollettino in Commissione VII (Cultura)

5-06998

Con riferimento a quanto rappresentato dagli Onorevoli interroganti si ricorda che i risultati dell’attività di valutazione dell’ANVUR sulla qualità della ricerca (VQR) delle Università e degli Enti di ricerca costituiscono un criterio di riferimento per l’allocazione dei finanziamenti statali al sistema universitario e della ricerca. In particolare, i risultati dell’ultimo esercizio VQR (2004-2010) sono stati utilizzati a decorrere dal 2013 come criterio di ripartizione della quota premiale del fondo di finanziamento per tali enti.
La quota premiale è parte integrante del Fondo ordinario e la sua incidenza è disciplinata normativamente dalla legge. In particolare, l’articolo 13 della legge n. 240 del 2010 prevede che tale quota sia incrementata annualmente tra una percentuale minima dello 0,5 per cento e massima del 2 per cento. L’articolo 60, comma 1, del successivo decreto-legge n. 69 del 2013, ha poi previsto che la quota premiale sia determinata in misura non inferiore al 16 per cento per l’anno 2014, al 18 per cento per l’anno 2015 e al 20 per cento per l’anno 2016, con successivi incrementi annuali non inferiori al 2 per cento e fino ad un massimo del 30 per cento. Inoltre, tale quota deve essere ripartita tra gli atenei per almeno tre quinti sulla base dei risultati conseguiti nella VQR e un quinto sulla base della valutazione delle politiche di reclutamento, effettuate con cadenza quinquennale dall’ANVUR.
Il Ministero si è fortemente impegnato ad incrementare tale quota ed è opportuno evidenziare che solo grazie all’incremento della quota premiale, pari a 150 milioni di euro nel 2015 e a 25 milioni nel 2016, si è potuta in parte arginare la riduzione del FFO prevista dalle precedenti leggi di stabilità.
Occorre peraltro sottolineare che la legge di stabilità 2016, all’articolo 1, commi 246 e 247, ha ancorato lo stesso finanziamento aggiuntivo al FFO per il piano straordinario di reclutamento dei ricercatori di cui all’articolo 24, comma 3, lettera b), della legge n. 240 del 2010 (per un importo pari a 47 milioni euro nel 2016 e 50,5 milioni di euro a regime dal 2017) ai fini della distribuzione tra gli atenei tenendo conto dei risultati della VQR.
In relazione, pertanto, all’esigenza di disporre di un quadro aggiornato della qualità della ricerca all’ultimo quadriennio (2011-2014) ed al fine di avviare la VQR, con decreto ministeriale n. 458 del 27 giugno 2015 sono state elaborate nuove linee guida per l’attuazione del processo di valutazione da parte dell’ANVUR, introducendo diverse novità rispetto a quelle precedenti. In particolare, si è ritenuto di dover prevedere unicamente un numero minimo ed un numero massimo di prodotti da valutare, ponendo molta attenzione ai risultati attesi dal processo di valutazione, con riferimento soprattutto ai profili di qualità della ricerca utili anche ai fini dell’utilizzo della VQR per la ripartizione di risorse finanziarie, soprattutto con riferimento agli indici di risultato relativi alla competitività dell’ambiente di ricerca in cui operano le Istituzioni ed alla loro capacità di attrazione di finanziamenti competitivi, nonché all’attrattività della formazione dottorale.
A tal proposito, si ricorda che il Consiglio direttivo dell’ANVUR ha prorogato i termini di scadenza per il caricamento dei prodotti da presentare alla VQR 2011-2014 al 14 marzo per gli Atenei e al 30 marzo per gli enti di ricerca, venendo incontro alle esigenze manifestate dalle istituzioni valutate, le quali necessitano di un congruo periodo di tempo allo scopo di poter selezionare i prodotti della ricerca che assicurino i migliori risultati in termini di valutazione.
Le recenti proteste di una parte dei docenti universitari, confluite in una petizione al Presidente della Repubblica, in lettere indirizzate ai colleghi e ai Rettori, nonché diffuse sulla rete internet, si sono sviluppate attorno alla questione del così detto «sblocco» degli scatti stipendiali e, successivamente, hanno coinvolto le modalità di partecipazione dei medesimi nella procedura della VQR, prospettando la loro «astensione collettiva» dal caricamento dei prodotti della ricerca nella piattaforma VQR.
In proposito, si osserva che il comma 466 dell’articolo 1 della legge di stabilità per il 2016 ha di fatto eliminato il blocco degli scatti stipendiali previsto dall’articolo 9, comma 21, del decreto-legge n. 78 del 2010, da ultimo prorogato con l’articolo 1, comma 256, della legge n. 190 del 2014. Pertanto, il sistema di progressione economica dei docenti universitari basato sulla valutazione, previsto dalla legge n. 240 del 2010 ed attuato con il regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 232 del 2011, potrà definitivamente andare a regime.
Si ritiene pertanto che, a fronte del consistente impegno che il Governo ed il Parlamento hanno messo in campo a favore del sistema universitario e, in particolare, della categoria dei docenti universitari, le cui problematiche si stanno avviando a soluzione, la prospettata «astensione collettiva» dal caricamento dei prodotti della VQR possa essere ridimensionata.
Tutto ciò posto, si auspica che gli adempimenti degli Atenei e dei docenti universitari, previsti dalle Linee Guida sulla VQR 2011-2014 (e, in particolare, dall’articolo 4), si svolgano in maniera regolare, allo scopo di evitare che gli Atenei possano subire svantaggi nella ripartizione delle risorse finanziare.
Occorre infine osservare che, da quanto riferisce l’ANVUR, la VQR 2011-2014 procede secondo le scadenze stabilite. Oltre il 96 per cento degli addetti alla ricerca ha acquisito l’identificativo ORCID (Open Researcher and Contributor ID), precondizione necessaria all’accreditamento, a dimostrazione di come il mondo della ricerca italiano abbia compreso e apprezzato il senso di un’operazione volta a garantire nel migliore dei modi la sicurezza e la valorizzazione, anche internazionale, dei frutti del suo lavoro.
Il processo di accreditamento vero e proprio, che si è concluso il 10 dicembre 2015, ha confermato che gli addetti hanno aderito nella quasi totalità al processo, al netto di una quota fisiologica che non è stata accreditata nei tempi previsti. In particolare, alla data del 15 gennaio 2016, dopo che alle Università è stato concesso circa un ulteriore mese per integrare e in qualche caso modificare le informazioni inizialmente fornite, gli addetti regolarmente accreditati da Università e Enti di ricerca sono circa 65.000 su circa 67.000 potenziali addetti accreditabili, con una quota di accreditamento pari quindi ad oltre il 97 per cento.

 

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24 Commenti

  1. “Si ritiene pertanto che, a fronte, del consistente impegno che il Governo e il Parlamento hanno messo in campo a favore del sistema universitario e, in particolare, della categoria dei docenti universitari, le cui problematiche si stanno avviando a soluzione, la prospettata “astensione collettiva” dal caricamento dei prodotti della VQR possa essere ridimensionata”
    .
    Soluzione quale?? La “soluzione finale”??
    Roba da matti.
    Con poche, pochissime, risorse per avanzamenti e reclutamento e senza riconoscimento giuridico del quinquennio, personalmente recupererò con anni di non-lavoro almeno il maltolto.
    Cioè, prenderò lo stipendio senza fare nulla.
    Potranno complimentarsi con se stessi per aver ottenuto l’esatto opposto di quello che volevano.

  2. “il 90% ha acquisito un ORCID” che e’ una iniziativa indipendente da ANVUR, che potrebbe tornare utile a tutti in futuro per evitare omonimie … E CHE NON E’ SERVITA A UN BENEAMATO TUBO PER QUESTA VQR che ha richiesto tutt’altro genere di almucabalistiche interrogazioni, anche “piratate” o prese a prestito, di altri database.

  3. La risposta del Governo è chiara: l’anzianità di servizio “non maturata” durante i 5 anni di blocco è persa per sempre…
    Quindi, al contrario di tutte le altre categorie del pubblico impiego, noi continueremo a subire una significativa riduzione dello stipendio per tutta la nostra vita lavorativa e pensionistica, con un danno cumulato tanto più grave quanto più uno è giovane.
    Almeno ce l’han detto chiaro e tondo!
    Penso che con questi trattamenti sarà ancora più difficile di quanto lo sia già adesso fare venire a lavorare nelle nostre università valenti ricercatori provenienti dall’estero.
    Da parte mia, non mollerò questa battaglia sino alla fine.
    Se la perderemo, saprò cosa fare negli anni di lavoro che ancora mi rimangono prima della pensione. Sicuramente, fra le tante cose che farò, NON ci sarà alcun “prodotto” utile alle successive VQR…
    E’ cosi’ che il Governo pensa di motivarci a tirare la carretta?

  4. Che il governo risponda così non è affatto una sorpresa. Cosa ci si attendeva di diverso?
    Piuttosto, al comunicato del governo, dovrebbe rispondere la CRUI, che, ormai, non rappresenta nemmeno se stessa. E, come sempre accade in Italia, si rimesterà nella confusione, nell’assenza di dati certi, nei ricatti incrociati contro chi protesta, nella “guerra tra poveri” che divide i professori universitari… fino a ribaltare il rapporto causa-effetto. Vale a dire: la colpa della distruzione dell’Università italiana cadrà sulle spalle di chi si oppone a politiche ultradecennali di tagli e umiliazioni. Un film già visto, ahimè

  5. La riposta è un capolavoro di ipocrisia. Va bene per chi non ne sa niente e confida che tra le parti dialoganti si sia istituito quel “patto di sincerità” che sarebbe fondamentale quando si discute di cose veramente importanti. Sarebbe. Infatti nei processi bisogna addirittura giurare di dire la verità. E i membri del governo giurano ma un sottosegretario forse no (o sì?), e se no, il patto di sincerità per lui non vale. Infatti è lui che firma e non i ministro. Si nascondono i problemi e non si dice quel che non si vuol dire, eppure le domande probabilmente c’erano nell’interrogazione. Per poi far capire che ‘noi abbiamo fatto di tutto per accontentarli ma sono loro che non vogliono collaborare’. Un esempio per tutti: i continui rinvii, di cui l’ultimo a metà marzo, lo presentano come se fosse soltanto per venire
    “incontro alle esigenze manifestate dalle istituzioni valutate, le quali necessitano di un congruo periodo di tempo allo scopo di poter selezionare i prodotti della ricerca che assicurino i migliori risultati in termini di valutazione”
    e non dai continui pasticci tecnici e di calcolo precedenti, che continuano a sussistere.
    Niente sul dirottamento dei fondi sul post-expo, come rilevato da Semplici e qualche che giorno fa da Cattaneo.
    E se la risposta, rimandata per 3 mesi per poter anche permettere le manovre persuasive, è “onesta” (Semplici) e chiara per quanto dice, non lo è per quanto non dice ma che noi invece conosciamo benissimo.

  6. Mentono sapendo di mentire. Disprezzano la verità. Vivono in un mondo privo di contatti con il reale. Hanno portato un paese alla desertificazione delle idee e del lavoro.
    Diciamo che secondo i criteri aziendalistici da loro stessi propugnati dovrebbero già essere stati cacciati da un pezzo.

  7. Dovrebbe montare un’ondata di sdegno da parte dell’università e del resto del mondo della cultura, da seppellire qualsiasi credibilità di questa classe politica, la peggiore dal dopoguerra: da rimpiangersi i tempi del “culturame” di scelbiana memoria, quando malgrado siffatta infelice uscita, proprio dall’università usciva la classe dirigente del paese. Invece, pare che una coltre di melma stia coprendo l’accademia italiana, senza che la maggioranza dei suoi membri faccia nulla per contrastarla. In fondo, si chiede solo che università e ricerca vengano finanziate né di più né meno rispetto agli altri paesi dell’Europa occidentale.

    • La storia di questo disgraziato paese, cioè popolo, costringe purtroppo a un forte imbarazzo nella scelta; tuttavia il governo del pupazzo è sicuramente almeno da podio all-times per sciatteria, volgarità, cialtronesca sicumera e cieca e ignorante prepotenza.
      Il motto più caro al pupazzo (i ministri e i compari del suo partito non ne sono che protesi-cloni) è “tireremo diritto”: ascolto zero, un po’ per iattanza, un po’ per giusta sfiducia nella sua capacità di capire quel che (pochi) altri gli contrappongono, un po’ per oscuro timore che le orecchie possano lasciar filtrare filamenti d’idee capaci forse di scuotere un pocuccio i due-tre elementari e rozzissimi piloni della sua visioncina del mondo.
      Complimentonissimi alle valanghe di operatori scolastici e accademici che lo (ri)voterebbero in questo momento stesso (e lo faranno a breve; anche a ottobre, of course)

  8. Recitiamo il Mea culpa. In parlamento siedono almeno per il 50% nostri colleghi. Ma evidentemente costoro sono là proprio perché si sono resi conto che insegnare e fare ricerca è impossibile in Italia. Chi è rettore o a Anvur spera invece di andarci. L’altra parte di responsabilità è dei colleghi che non hanno aderito al blocco. Che costoro non osino lamentarsi !
    La strada è tracciata: il dividi et impera ha funzionato. Risorse e fondi a chi ne ha già. Togli al povero per dare al ricco. Atenei del sud ridimensionati, risorse al centro e al nord per alimentare le burocrazie. Soldi alla ricerca industriale (aiuti di stato alla grande industria decotta italiana incapace di competere sui mercati globali) e al settore finanziario asfittico.

    • Prevalgono varie linee: c’è chi tira a campare , chi gli hanno fatto credere di essere un privilegiato, chi non fa nulla, chi ha lo studio fuori, chi ha ricevuto qualche briciola e crede di essere qualcuno, chi pensa di avere qualcosa in futuro (pensa). A questi però va aggiunto uno zoccolo duro che ritiene le modalità della protesta troppo tiepida. Speriamo si arrivi al blocco della didattica, così si renderanno conto di quanto è importante. Il problema non è risolto: è solo rimandato e diventerà esplosivo.

    • L’italiano medio e vero, cioè la nettissima maggioranza del popolo del belpaese (accademici compresissimi), non solo non prova mai indignazione ma nemmeno conosce il significato della parola. Popolo di sottomessi nati, ognuno dei quali, sotto il manganello accettato “a prescindere” della nullità prepotente e sgomitante di turno, s’arrangia ravanando e cercando di arraffare qualche vantaggino e privilegiuzzo rispetto al vicino di stanza, di casa, di città o di regione.
      Historia itagliae superdocet

    • Si leggano e si tragga insegnamento (anche a proposito dell’altezza e della sostanziale vanità di ogni tentativo di smuovere-delobotomizzare l’italiano) da questi mai abbastanza citati versi di un italiano molto falso:

      […]
      L’intelligenza non avrà mai peso, mai
      nel giudizio di questa pubblica opinione.
      Neppure sul sangue dei lager, tu otterrai

      da uno dei milioni d’anime della nostra nazione,
      un giudizio netto, interamente indignato:
      irreale è ogni idea, irreale ogni passione,

      di questo popolo ormai dissociato
      da secoli, la cui soave saggezza
      gli serve a vivere, non l’ha mai liberato.

      Mostrare la mia faccia, la mia magrezza –
      alzare la mia sola puerile voce –
      non ha più senso: la viltà avvezza

      a vedere morire nel modo più atroce
      gli altri, nella più strana indifferenza.
      Io muoio, ed anche questo mi nuoce.
      […]

      P. P Pasolini, “La Guinea”, in “Poesia in forma di rosa”

  9. La parte relativa al blocco degli scatti è esilarante…una vera supercazzola per confermare in effetti tutto l’impianto (niente effetti giuridici degli anni precedenti, niente arretrato dal 1/1/2015)

    • Quindi il governo ha fatto bene a tagliare. In futuro hanno mano libera. Prepariamoci ad altri tagli,vessazioni e burocrazie. Chi è causa del suo male pianga se stesso. In un sistema clientelare come il nostro il popolo è bue.

    • No. Il fondo sarà toccato quando chiuderanno molti corsi. Quando i precari degli atenei si vedranno chiusa la strada per sempre. Per chi non lo avesse ancora chiaro, l’Italia è alla bancarotta. Non sanno più dove raccattare i soldi da dare ai poteri forti
      . I colpevoli sella nostra situazione siamo noi , i colleghi di Anvur , i rettori, tutte le corti dei miracoli e coloro che si sono e continueranno a farsi il proprio misero interesse in un paese ridicolo e in una università pari a quella ghanese.

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